At Digital Economy Forum in Venice, I had a chat with Hermione Way and she recorded this brief video, where I talk about the emerging startup ecosystem in Italy, H-Farm, Enlabs and why Italian entrepreneurs should move outside Italy to scale their businesses.
Minimum Viable Segment
Molti neo-imprenditori nell’area dei prodotti digitali hanno probabilmente familiarità con il concetto di Minimum Viable Product. Durante la Seedcamp Week, Carlos Eduardo Espinal ha tenuto un keynote sul Product Market Fit Cycle, ossia il modello che Seedcamp applica per accelerare le startup che fanno parte del programma.
Uno dei concetti più importanti di questo percorso è quello di Minimum Viable Segment, ossia il segmento di mercato da cui partire per testare le ipotesi alla base del Minimum Viable Product. Ne parla Michael Skok in questo video:
E non perdetevi anche tutti gli altri video dello stesso autore, perché sono decisamente di valore.
Stamplay selezionata per la Seedcamp Week [comunicato stampa]
C’è anche Stamplay tra le startup che parteciperanno alla Seedcamp Week che si terrà a Berlino la prossima settimana. E’ l’unica azienda italiana selezionata dal più importante acceleratore europeo, che vede nel suo comitato di investimento i partner dei maggiori fondi di venture capital del vecchio continente.
Durante l’evento, le startup saranno valutate da un nutrito gruppo di mentor, business angel e venture capitalist, che decideranno quali saranno le aziende ammesse al prossimo programma di accelerazione che inizierà a Londra il 20 maggio.
Stamplay, fondata da Nicola Mattina e Giuliano Iacobelli, sta sviluppando una piattaforma che permette ai designer e alle agenzie di comunicazione di creare delle applicazioni web senza dover programmare o occuparsi di tutti gli altri aspetti tecnici legati alla messa in produzione e alla gestione dei server.
«Ogni giorno, designer e agenzie fanno sviluppare software per realizzare progetti di comunicazione e marketing. E’ un processo lento, costoso e non privo di rischi. Per questo motivo – ha dichiarato Nicola Mattina – abbiamo deciso di creare una soluzione che permetta di creare un’applicazione web con la stessa facilità e velocità con cui oggi si crea un sito di contenuti. Stamplay è come una scatola di Lego: tanti mattoncini con cui i creativi possono concentrarsi su quello che importa ai brand, invece che sui limiti imposti dalla tecnologia e dal budget».
«Siamo molto contenti di essere stati selezionati dal team di Seedcamp», ha detto Giuliano Iacobelli. «La consideriamo una preziosa opportunità per portare avanti il nostro processo di internazionalizzazione della nostra attività. Il nostro obiettivo è costruire l’azienda leader nel segmento di mercato del Web Development as a Service, sviluppando il business globalmente e mantenendo la produzione del software in Italia, dove esistono professionalità eccellenti troppo spesso sottostimate e che faticano a trovare il giusto riconoscimento».
Partita nell’agosto del 2012, Stamplay è stata inizialmente finanziata grazie alle risorse apportate dai soci e dalle famiglie. Attualmente il team è composto dai fondatori e da tre ingegneri del software. Nell’advisory board siedono Carlo Fornaro e Lorenzo Barbantini Scanni.
Sul sito di Stamplay è possibile avere una prima overview del servizio.
Qualche riflessione sulle promozioni dei negozi
Qualche mese fa, mi hanno chiesto una riflessione per un progetto di promozione dei servizi commerciali locali. Ho lavorato qualche giorno e ho scritto un documento delineando le caratteristiche di un urban game. Del progetto non si è fatto più nulla, come spesso accade quando qualcuno pensa di aver avuto un’idea geniale, vaneggia di costruirci sopra una startup e poi si rende conto che in fin dei conti l’idea non era poi così geniale. Riporto uno stralcio del documento che riguarda la definizione delle scenario di riferimento.
E’ opportuno inquadrare il Progetto XYZ in un contesto più ampio con l’obiettivo di individuare delle opportunità da cogliere e di individuare per tempo eventuali rischi. Infatti, il progetto si colloca nell’intersezione di due mercati: da un lato, quello emergente dei cosiddetti servizi so-lo-mo (social, local and mobile) in cui sono in corso molte sperimentazioni e, dall’altro, quello più consolidato dei portali di couponing.
La maggior parte delle startup nell’area dei servizi so-lo-mo guardano alla promozione degli esercizi commerciali locali in un’ottica ludica con l’obiettivo di rendere prevalente la dimensione dell’esperienza rispetto a quella della convenienza economica tout-court. In questo spazio, l’azienda di maggiore successo è probabilmente Foursquare. Questo popolare servizio è stato probabilmente il primo a introdurre delle meccaniche di gioco in una guida agli esercizi commerciali di un territorio. Tali meccaniche sono essenzialmente quattro:
- ogni volta che un utente entra in un locale, può effettuare un check-in segnalando la sua presenza (tale check-in può essere condiviso su altri social network);
- gli utenti ricevono dei riconoscimenti per particolari combinazioni di check-in. Per esempio, facendo check-in in cinquanta posti differenti si ottiene il badge Superstar; effettuando il check-in in quattro posti diversi in una nottata il badge Crunked; e via di seguito. Un brand può anche richiedere dei badge speciali;
- l’utente con il maggiore numero di check-in in una determinata venue, ne diventa sindaco (major) e questo può dargli diritto a sconti e promozioni (ovviamente, solo se il locale ha attivato la funzionalità);
- ogni settimana, l’utente compete con i suoi amici per essere il giocatore con il maggior numero di check-in, ottenere il maggior numero di badge e quindi guadagnare il maggior numero di punti.
Foursquare si configura come un vero e proprio urban game, dove il campo di gioco è il territorio fisico e le “mosse” sono valide in quanto avvengono in una particolare location. Le meccaniche di gioco incoraggiano gli utenti a fare frequentemente check-in e a ripetere l’azione in diverse venue per conquistare nuovi badge, diventare major e accumulare punti.
Foursquare, e la miriade di servizi che lo hanno imitato variando in modo più o meno significativo il modello di base, hanno dimostrato le potenzialità di introdurre delle meccaniche di gioco nella promozione del commercio al dettaglio. Allo stesso tempo, hanno reso evidente un limite sostanziale. Infatti, la maggior parte delle startup che operano nel mercato so-lo-mo sono partite puntano a crescere globalmente e velocemente dimenticando che, quando si parla di servizi geolocalizzati, il valore dello stesso servizio dipende dalla densità di utilizzatori in una determinata area geografica.
In altri termini, un servizio che distribuisce delle promozioni locali ha valore per i negozianti se permette loro di raggiungere potenziali clienti che sono nella zona dei punti vendita e, allo stesso tempo, ha valore per i consumatori se contiene un numero sufficiente di offerte. La strategia di acquisire gli utenti a macchia di leopardo senza una strategia di insediamento su un territorio se, da un lato, ha aiutato alcune di queste a farsi finanziare dai venture capitalist (Foursquare ha raccolto oltre 70 milioni di dollari), dall’altro, rischia di essere un boomerang nel lungo periodo, perché non è detto che il servizio riesca ad espandersi oltre la prima cerchia degli early adopters.
Altre aziende si occupano di promozione dei servizi commerciali locali in un’ottica più tradizionale. Ci riferiamo in particolare ai servizi di couponing come Groupon e tutti i cloni che sono nati negli ultimi anni, dopo l’exploit dell’azienda di Seattle. Questa categoria di servizi punta esclusivamente sulla convenienza economica dell’offerta, con sconti che superano spesso il 50% del prezzo iniziale. E’ un settore molto vitale, in cui nascono quotidianamente nuove aziende che cercano di imitare l’exploit di Groupon e di risolvere i problemi strutturali del sul modello di business, ossia:
- il costo per il negoziate è troppo alto e a spesso il numero di coupon che vengono distribuiti è eccessivo rispetto alla possibilità dell’esercizio commerciale di offrire i propri servizi sotto costo;
- ribassi di prezzo così importanti (che arrivano frequentemente all’80%) attirano i consumatori meno pregiati che si muovono di sconto in sconto e che non tornano ad acquistare lo stesso servizio a prezzo pieno;
- questo tipo di promozioni di fatto non si adattano alle merci, ma solo ai servizi alla persona (acconciature, massaggi e via di seguito), alla ristorazione, all’ospitalità e – più recentemente – ad alcuni servizi legati alla salute come le analisi mediche;
- le aziende in questo spazio sono costrette a presidiare il territorio in modo molto attivo e si dotano di imponenti reti commerciali per sostenere un flusso continuo di offerte da parte dei negozianti e questo contribuisce a rendere il business più difficile da sostenere, perché la struttura aziendale si irrigidisce, il costo di acquisizione di un esercizio commerciale è elevato e si remunera solo nel lungo periodo.
Il Progetto XYZ si inserisce in un mercato in cui convivono le offerte tradizionali come Pagine Gialle, i servizi di couponing come Groupon e i servizi so-lo-mo come Foursquare. In questo contesto, ci sono almeno tre punti che occorre tenere a mente:
- è necessario trovare un punto di equilibrio tra la convenienza economica (il fattore su cui puntano i servizi di couponing) e la componente esperienziale (che caratterizza i servizi come Foursquare) perché i due ingredienti vanno combinati insieme con l’obiettivo di costruire un servizio che sia allo stesso tempo interessante e conveniente sia per i consumatori che per gli esercizi commerciali;
- sia i servizi di couponing che quelli so-lo-mo sono rivolti essenzialmente ai servizi invece che alle merci. I primi perché propongono sconti che non sono sostenibili se l’oggetto della vendita è un prodotto fisico; i secondi perché privilegiano la dimensione dell’esperienza, che è più significativa in un ristorante o in pub piuttosto che in un supermercato o un negozio di biancheria. Esiste quindi un potenziale non espresso nei negozi che vendono merci;
- il costo di acquisizione dei negozi che partecipano alle promozioni ha un impatto significativo sul modello di business. In questo contesto è opportuno escogitare un sistema di vendita del servizio ai commercianti che: a) non faccia affidamento esclusivamente su una rete di agenti; b) punti a instaurare una relazione di lungo periodo con campagne che durano nel tempo e possono essere rinnovate con meccanismi semi automatici.
P.s. L’intero documento è lungo ben 11 pagine. Se per capire la fattibilità di un progetto è necessario un approfondimento del genere, fatevi pagare in anticipo. Vedrete che, nella maggior parte dei casi, il potenziale cliente rinuncerà in partenza
Una filippica e qualche riflessione sulla Gdo ai tempi della trasformazione digitale
In questi mesi di lavoro su Stamplay, a un certo punto – sollecitati da un potenziale investitore – abbiamo cominciato a lavorare su un prodotto per la Gdo. E’ stato estremamente frustrante, perché se è chiaro che c’è tantissimo da inventare, è altrettanto chiaro che non saranno gli attuali attori a percorrere strade nuove. Sono troppo impegnati a stampare milioni su milioni di compie di volantini. Al termine di questa escursione nel magico mondo dei supermercati, ho scritto questa filippica che contiene un po’ di riflessioni sull’esperienza.
Nel mio palazzo, periodicamente le cassette delle lettere si riempiono dei volantini promozionali dei supermercati della zona. Ho sempre guardato con curiosità a questa pratica pubblicitaria, chiedendomi se non ci potesse essere un modo più efficace e più rispettoso dell’ambiente di comunicare degli sconti. D’altro canto, occupandomi di comunicazione e di marketing online, so perfettamente che moltissime decisioni di acquisto ormai vengono formulate online, anche quando la transazione viene materialmente effettuata in un negozio fisico. Quindi tutta questa carta mi sembra uno spreco inutile.
Allora ho cominciato a studiare con maggiore attenzione il settore, scoprendo con un certo sgomento che in Italia si spende oltre un miliardo di euro l’anno per stampare e distribuire dei volantini. Parallelamente, ho iniziato a parlare con gli addetti ai lavori, per cercare di capire meglio quali sono le logiche che governano il marketing della grande distribuzione. E, dopo aver parlato con direttori marketing, esperti, giornalisti, imprenditori e professionisti che lavorano con il retail mi sono fatto due idee. La prima è che in questo settore ci sono grandi spazi di innovazione; la seconda è che tale innovazione difficilmente sarà prodotta dagli attuali attori.
Ovviamente, la mia è una visione ancora molto parziale di questo mondo, ma non penso di sbagliare proponendo alcune considerazioni sulle cose che mi sono saltate all’occhio. La prima cosa che mi ha colpito è il fatto che la maggior parte dei supermercati hanno un’enorme difficoltà a usare i dati raccolti tramite i programmi di loyalty per produrre in modo sistematico delle offerte personalizzate, come fanno i siti di e-commerce. Nonostante le tecnologie utilizzate da aziende come Amazon siano di dominio pubblico, non sono ancora riuscito a trovare qualcuno che abbia dimestichezza con cose come i sistemi di raccomandazione basati sul collaborative filtering. Ossia quegli algoritmi che analizzano la storia degli acquisti di un cliente e sono in grado di suggerirgli nuovi prodotti o di fargli avere degli sconti personalizzati.
Penso di poter dire che il passaggio a sistemi di profilazione dei clienti più sofisticati di quelli attuali non è solamente una questione tecnologica, ma di cultura del settore. Mentre prendevamo un caffè, il direttore di una grande catena mi ha detto scherzando: «il problema è che il nostro target è cani e porci da 0 a 99 anni, perché in un supermercato entrano tutti». Questa battuta aiuta a capire la propensione ad adottare soluzioni low-tech come il volantino carteceo, il coupon stampato al momento del check out e via di seguito. In altri termini, a spingere poco sui canali digitali come strumento di relazione con i clienti.
Si tratta di un ragionamento pericoloso, soprattutto in un mercato in veloce movimento. Perché, se è vero che la pensionata continuerà a sfogliare il volantino recapitato nella cassetta della posta, è altrettanto vero che un quarantenne cercherà una soluzione alternativa. Non solo: se ha maturato un minimo di sensibilità verso le tematiche ambientali, penserà che questa tecnica promozionale sia uno spreco al limite del tollerabile. Nel mio piccolo, ho fatto una veloce indagine empirica tra i miei coetanei: si tratta per lo più di persone che lavorano nel terziario avanzato o nella pubblica amministrazione. Senza avere pretese statistiche, ho registrato che la maggior parte di loro già sfoglia i volantini in formato pdf. Qualcuno consulta anche siti come Klikka Promo, Risparmio Super o Dove Conviene, nonostante l’esperienza utente che offrono sia veramente terribile. Ovviamente, quasi tutti tendono a fungere da “mediatori tecnologici” per cercare di avvicinare i propri genitori ad apparecchi come i tablet e gli smartphone, che sono oggetti accessibili anche agli anziani. Io stesso, ho aiutato mia madre settantenne a comprare regali di natale e costumi di carnevale su Internet, semplificandomi la vita e risparmiando almeno il 30% rispetto a quanto avrei speso in un negozio di giocattoli o in un ipermercato.
Mentre il mondo del commercio elettronico cresce senza sosta, la stragrande maggioranza della Gdo considera il volantino in formato pdf quasi una conquista tecnologica. Non solo: ho avuto la netta sensazione che, per il direttore marketing, assolva a una funzione più psicologica che pratica, in quanto consente di archiviare la pratica delle promozioni online in modo rassicurante. Infatti, se da un lato, non si può non avere le promozioni sul sito del supermercato, dall’altro, cosa c’è di più semplice di esportare un file pdf e pubblicarlo? Il risultato è che l’investimento dedicato al web rimane una frazione infinitesima dei soldi che vanno alla tipografia per stampare milioni su milioni su milioni di pezzi di carta.
Insomma, l’idea che mi sembra pervadere il mondo della Gdo è questa: poiché il target è generalista allora lo strumento deve essere analogico. E non si capisce proprio perché visto che oltre la metà della popolazione italiana usa Internet e che, di questi, praticamente tutti hanno un account su Facebook.
E qui veniamo alla seconda considerazione: i supermercati subiranno l’innovazione, invece di abbracciarla. Il motivo è semplice e risiede nel modo con cui un gruppo di persone adotta le nuove tecnologie.
All’inizio, le novità interessano sono gli innovatori, quelli che devono sperimentare tutto ciò che c’è di nuovo. Questa piccola porzione di consumatori è preziosa, perché è appassionata e aiuta chi produce un prodotto o un servizio a perfezionarlo e renderlo più aderente ai bisogni espressi dal mercato. Dopo la primissima fase di sperimentazione, le novità arrivano nelle mani degli early adopters, ossia quelli a cui piace far vedere di essere sempre aggiornati. E poi seguono tutti gli altri: la maggioranza e i ritardatari.
Oggi, gli innovatori e gli early adopter rivestono un ruolo particolare per ogni azienda perché sono i consumatori disponibili a costruire una relazione più approfondita con l’organizzazione, fanno da tester per la sperimentazione di nuovi prodotti e nuovi servizi, influenzano le decisioni di acquisto di amici e parenti.
E’ evidente che un’azienda concentrata esclusivamente sui bisogni della maggioranza e sui ritardatari, non solo livella la propria comunicazione verso il basso (forse è anche per questo che i volantini promozionali sono di una bruttezza grafica scoraggiante), ma lascia completamente inutilizzato il potenziale di quella fascia di consumatori che sarebbe disposta ad adottare nuove modalità di relazione e, in prospettiva, nuovi modelli di commercio, in cui l’acquisto e la consegna della merce è supportato da strumenti digitali.
Non voglio citare le sperimentazioni di Tesco in Corea e in Inghilterra, perché ormai sono un fatto acquisito. Trovo più intriganti servizi come l’inglese mySupermarket.co.uk e l’americana Instacart. Il primo permette di fare una lista della spesa che viene smistata verso i sistemi di e-commerce di più supermercati per la consegna a domicilio. I risparmi sono notevolissimi. Il secondo è ancora più interessante perché è un servizio che ti mette a disposizione un personal shopper, che fa la spesa al posto tuo (bypassando completamente il supermercato): la novità è che sono talmente bravi nell’ottimizzazione che riescono a consegnare la spesa in 3 ore per 4 dollari.
Questi servizi, mentre i direttori marketing della Gdo discutono di grammature e carta migliorata, si accaparreranno la relazione con la parte più attiva e alto spendente dei consumatori: quelli che escono tardi dall’ufficio, quelli che preferiscono spendere 4 dollari per recuperare un’ora in più da trascorrere con i propri figli, quelli che non hanno voglia di mettersi in fila alla cassa mentre la pensionata cerca gli spicci nel portafogli e recupera i bollini (i bollini!) da attaccare sulla scheda della raccolta punti.
Questo signore sta esagerando, direte voi. Forse! Però negli ultimi quindici anni ci sono stati interi settori che sono stati travolti dall’ingresso prepotente del digitale e la cui geografia è radicalmente cambiata. E non solo perché l’oggetto della produzione è diventato digitale, come l’industria dei contenuti. Basti pensare all’elettronica di consumo, oppure a un’azienda come Kodak che ha negato per anni l’evidenza sostenendo che la fotografia digitale era una moda passeggera e che alla fine ha dovuto portare i libri in tribunale.
Eppure, a me sembra evidente che si tratta di una resistenza futile. Chi si è crogiolato nell’illusione di poter resistere a quest’epoca di continui cambiamenti cercando il confronto di un’effimera coperta di Linus, ha visto nuovi attori occupare gli spazi che aveva lasciato scoperti. Non mi sorprenderei se, nei prossimi anni, anche un settore così tradizionale subisse qualche deciso scossone.
Post Scriptum. Non date mai retta ai potenziali investitori e non fatevi suggestionare. Sono loro che devono salire a bordo della vostra visione e non viceversa.
La mia esperienza con Angel List costruendo il profilo di Stamplay
Angel List è diventato un punto di riferimento per le startup e gli investitori in tutto il mondo. Fondato da Naval Ravikant e Babak Nivi, alla fine del 2012 raccoglieva i profili di oltre centomila startup e aveva agevolato più di mille investimenti early stage (fonte: Techcrunch). Da alcuni mesi, inoltre, è diventato lo strumento per sottoporre la propria candidatura a molti eventi e acceleratori (tra cui TechStars, 500startups o l’italo-americana Mind The Bridge).
Per un imprenditore è un’arma a doppio taglio. Da un lato, permette di raggiungere “facilmente” investitori e altri imprenditori di tutti i principali hub tecnologici. Dall’altro, mette i founder e le startup sotto il riflettore di molte persone: fare un errore su Angeli List ha un costo molto più alto rispetto a un percorso tradizionale in cui si incontrano pochi interlocutori alla volta.
In questo post faccio una sintesi di quello che ho imparato finora. Sono partito studiando le esperienze condivise da altri imprenditori e frequentando il social network con l’obiettivo di farmi un’idea del suo funzionamento e delle pratiche sociali più diffuse. Quindi ho cominciato a costruire gradualmente il mio profilo come imprenditore e quello della mia startup. Non so ancora se Angel List avrà un ruolo importante per il funding di Stamplay: per il momento è stato un ottimo esercizio e mi ha aiutato a focalizzare meglio la strategia di presentazione dell’azienda.
Non dimenticate i fondamentali
Business angel e venture capitalist sono alla ricerca sempre delle stesse cose, quindi anche per Angel List valgono i fondamentali: un grande team, dei progressi regolari, evidenza della traction, un prodotto difendibile e un business scalabile in un mercato potenzialmente molto grande. La prima cosa da fare è curare il profilo personale (il mio è qui).

I punti più importanti del profilo sono la breve descrizione subito sotto il nome, la fotografia (un primo piano che faccia vedere bene la faccia), il portfolio e la rete sociale.
A mio avviso, è importante scegliere un messaggio da veicolare: personalmente ho puntato sull’esperienza e, quindi, accanto a Stamplay ho inserito l’attività di director del capitolo romano del Founder Institute e come advisor di alcune startup. Queste ultime, però, non sono state ancora confermate e quindi non compaiono nel mio profilo pubblico.
Per il resto, ho cercato di sintetizzare al massimo, rimandando a Linkedin per i dettagli. In termini generali, infatti, preferisco concentrare le informazioni in un unico posto, per evitare di avere troppi profili da gestire. Tutte le mie esperienze professionali significative sono su Linkedin, dove ho costruito anche una robusta rete sociale: è più facile e utile rinviare il lettore a questa fonte che tengo costantemente aggiornata.
Costruite la rete sociale
Costruire e alimentare una rete sociale è sempre un’operazione lunga e laboriosa. Fortunatamente, Angel List permette di fare leva sui social network che già frequentate a partire da Linkedin. Se connettete i vostri profili, il sito individua automaticamente le persone che sono già presenti su Angel List e vi permette di seguirle automaticamente.

La pagina Find Friends va visitata periodicamente, perché Angel List verifica se altri contatti si sono registrati sulla piattaforma e vi da la possibilità di aggiornare automaticamente la lista delle persone con cui siete in contatto con un click.
Avviate la startup
Quando il vostro progetto imprenditoriale è sufficientemente maturo, potete creare il profilo per la startup. Non dichiarate di essere fondatori e CEO di un’idea appena abbozzata: è semplicemente ridicolo. Anche io in passato ho fatto questo errore, ma è un approccio che non paga: avere un’idea e annunciarla al mondo non costa niente. Realizzare un’idea, farla diventare un prodotto, investire dei soldi, magari convincere amici e parenti a finanziarla è decisamente un’altra cosa. Se non siete disposti a fare questo percorso, lasciate perdere.
Impostando il profilo della startup, scegliete con cura la lista dei mercati (avete a disposizione 4 tag, quindi sceglietene due o tre ampi e uno o due più circoscritti) e delle location (gli investitori investono localmente, soprattutto gli angel).
Questo è il profilo di Stamplay:

E’ molto utile avere un video di presentazione che non duri più di un minuto: permette alle persone di farsi un’idea di quello che state facendo con un sforzo cognitivo minimo. Commissionatelo a dei professionisti, perché è un investimento che dura e ha un ottimo ritorno in termini di immagine. Inoltre, includere un video vi permette di avere qualche statistica in più.
Stamplay – Instant web development for creative professionals from Stamplay on Vimeo.
Se usate la versione Pro di Vimeo, per esempio, potete sapere quante volte è stato caricato il player e quante volte qualcuno ha cliccato sul pulsante play. Secondo Vimeo, nelle prime due settimane su Angel List, la nostra pagina è stata visualizzata circa 500 volte e più del 10% dei visitatori ha visto il video fino in fondo.
La dashboard
Una volta che avete lavorato al profilo della startup, potete controllare il risultato tramite la Dashboard. Questa è quella di Stamplay:

Date un’occhiata ai Tips per ciascuna sezione e controllate se potete effettivamente migliorare e arricchire le informazioni che avete già inserito. Nonostante il lavoro fatto, il profilo di Stamplay può essere ulteriormente migliorato. Costruire una buona presentazione è un processo iterativo e richiede tempo: bisogna essere pazienti e determinati.
Infine, consultate la preview per verificare come vi vedranno gli altri utenti di Angel List.
Nella prossima puntata entrerò nel merito dell’attività di fund raising, illustrando come ho impostato le informazioni riservate ai potenziali investitori e come sto tessendo la rete sociale necessaria a raggiungere gli investitori.
Ovviamente mi interessa molto conosce le vostre esperienze per integrarle con la mia e costruire un quadro più completo possibile di come usare al meglio Angel List. Scrivetemi le vostre osservazioni a nicola.mattina [at] stamplay.com.
Questo post è stato originariamente pubblicato su Ninja Marketing.
Un paio di citazioni da un libro sulla Lego
Nell’ultimo anno ho letto diverse biografie di imprenditori o storie di imprese più o meno leggendarie, a partire da Steve Jobs e dalla Apple. L’altro giorno mi è capitato tra le mani un libercolo dedicato alla Lego edito da Egea. Il testo è poco più di una banale cronistoria dell’azienda dalle origini ai giorni nostri, quindi non ne consiglierei la lettura perché spiega assai poco. Mi limito a citare un paio di passi. Il primo riguarda le «dieci regole Lego» promosse negli anni 50 quando l’azienda si diede una struttura manageriale che fosse in grado di gestire la crescita internazionale:
1. Essere persone vere e obiettive
2. Essere persone positive e semplici
3. Essere economi
4. Essere internazionali
5. Risvegliare l’entusiasmo
6. Incoraggiare l’immaginazione e l’attività
7. Tenere presenti i «requisiti Lego»
8. Lasciare in secondo piano l’interesse personale
9. Tenere d’occhio l’intero progetto
10. Seguire l’idea di base dell’azienda
Il secondo passaggio riguarda proprio questo decimo punto:
La forza di un’attività incomincia con un’idea chiarissima, cristallina, sul motivo per cui si è lì, e la sua sopravvivenza dipende dal modo in cui la leadership la percepisce. Se la fiducia in quest’idea viene meno, l’attività è in pericolo. Ma la fiducia non è una cosa che si possa valutare leggendo un bilancio. La crisi finanziaria della Lego è cominciata come una crisi di fiducia: si puntava alle stelle, ma non si avevano più i piedi per terra. Il problema è che, quando le cose vanno bene, spesso ci si dimentica di chiedersi per quale ragione stanno andando così bene. Questo è un esercizio importantissimo: se non si dà una risposta a questa domanda, nel momento in cui la crisi colpisce, si rischia di commettere errori.
Il primo passaggio segna il momento in cui il figlio del fondatore (Godtfred Kristiansen) mette per iscritto i punti fondamentali su cui si basa l’azienda, un mix di prescrizioni etiche, modello organizzativo ed enunciazione della missione aziendale. Il secondo passaggio, invece, riguarda il momento in cui il successore (Kjeld Kirk Kristiansen) si rende conto che la crescita dell’azienda ne ha minato le fondamenta, perché l’eccessivo ottimismo nato dal successo ha prodotto una dispersione di energia in mille direzioni diverse defocalizzando l’azienda dalla sua missione principale.
How we will change web development with Stamplay
It is now some months that we are working on the last version of Stamplay, and I would like to share some information about our work. We started in August 2012 with the aim of solving a problem that we’ve experienced in the first person as consultants: the creation of an online communication campaign often requires the development of custom software. Most advertising agencies outsource these activities supporting additional costs, delaying delivery to the client and increasing the risk due to software malfunctions.
The first solution we identified was to build a marketplace of pre-packaged applications for communication and marketing campaigns. Anyway, during customer development process, we realized that we would have struggled to quickly scale the business model, so we began to study alternative approaches.
In December, we have identified the right solution and we have decided to make a radical pivot. Today, our vision is to help web designers to create web application without the support of programmers, without knowing a programming language or know how to configure a server. Our solution allows agencies to reduce the time of delivery to the client, the cost and risks of failures of software built in a hurry and not adequately tested.
Last week we put online a new version of the site and posted some videos. Check it out and tell us what you think.
We have defined a work plan for the next 18 months with three major milestones:
1. first semester: put online the public beta version (private beta already on its way);
2. second semester: put online the commercial version;
3. third semester: reach the breakeven point and prepare to scale massively.
We started to collect the first reservations to use the beta version of the service and in three days and no pr activity we have already collected more than 550 contacts of web designer and some nice compliments. We really like this one from @guiseiz, a London designer:
HOLY. SHIT. @Stamplay is probably the best thing I’ve seen in a long time – http://stamplay.com/ #IFTTTforWebApps
We agree… Stamplay will revolutionize the way communication agencies work and will open up a new world of opportunities to engage consumers
My partner Giuliano Iacobelli haw written a very good post (in Italian) on our experience so far: Pianificando i lancio della vostra startup: le basi.
kompany (Luca Sartoni) è tra le startup selezionate il palco di The Next Web Conference
C’è anche Luca Sartoni con la sua kompany nella lista delle startup che parteciperanno a The Next Web Conference il prossimo 25 e 26 aprile ad Amestardam. Questa è la lista completa delle startup che saliranno sul palco. In bocca al lupo al Luca e a tutto il team di kompany
- kompany empowers professionals with easy access to international business background information.
- Drippler helps mobile users make the most of their smartphones and tablets.
- Guide turns your favourite online news and blogs into videos.
- Hubskip, always the best price for your flight. Even after the price drops.
- Infogr.am is a web-based infographic creator for making, publishing and discovering illustrated data.
- Itembase enables you to build the digital collection of your belongings.
- Monolith turns consumers into shoppers and shoppers into customers.
- Marfeel automatically converts any web page into the best reading experience ever.
- Nine Connections helps you discover shareable content that increases audience engagement, by predicting what people will see and share next.
- Nutrino is the world’s first personal virtual nutritionist. Nutrino creates a personalized dietary plan that is tailored to your personal needs and preferences – your goals, medical profile, and culture.
- PeerReach tries to make sense out of the world we call social media by analysing, ranking and labelling people and their public messages.
- Powered Now is a business admin platform for field service companies (electricians, builders, plumbers, although anyone could use it), making it easy to quote, bill and manage your clients and most importantly get paid – fast!
- Sush.io is Raw Data Made Fresh. The tailored SAP+BO experience for you, today’s entrepreneurs.
- Swipe is the world’s simplest, most beautiful presentation tool. The focus lies on the experience of presenting, bringing real-time interactive slideshows to any screen, anywhere in the world.
- Tyba: Re-imagining the way young talent and companies interact.
- Zeppelin helps executives understand how their company is performing and see what is going on across their team from a single place.
Startup in Action al Codemotion
Oggi a Codemotion ci sono dieci startup alla ricerca di developer.
Zing è una piattaforma di social commerce che permette di realizzare campagne promozionali direttamente su Facebook distribuendo coupon in modo estremamente “targettizzato”. Ovviamente, la piattaforma offre un completo strumento di analisi dei risultati. La startup ha partecipato a H-Camp ed è pronta per andare oltre la fase di test.
Wanderio aiuta a pianificare i viaggi dall’inizio alla fine evitando all’utente la peregrinazione tra un sito e l’altro per capire come spostarsi o cosa prenotare. E’ sicuramente un area di lavoro molto interessante e, da frequent traveler, sarei iperfelice di poterla utilizzare
Suggerimento: scappate via dall’Italia il prima possibile, altrimenti non riuscirete a confrontarvi ad armi pari con i vostri competitor!
Teech.io è una piattaforma che offre agli sviluppatori componenti pre-confezionate per realizzare applicazioni dedicate all’insegnamento online. Il team ha iniziato a lavorare al progetto alla fine del 2011 vincendo Working Capital e adesso sta lanciando la versione commerciale del prodotto. Bel team di due ragazzi giovanissimi: molto bello il sito. Bravi!
Rollnext si occupa di mobile marketing per i centri commerciali (sia i mall che i cosiddetti centri commerciali naturali). Si tratta di un’applicazione mobile con cui i negozi possono costruire delle reti all’interno delle quali si scambiano reciprocamente dei coupon. Il sistema, inventato da Salvatore Di Romeo, il secondo imprenditore di questa carrellata che ha partecipato al Founder Institute Roma, permette di ridurre in modo consistente il costo di distribuzione dei coupon rendendoli economicamente sostenibili per i commercianti.
iQuestio è una piattaforma che permette di fare sondaggi online in modo molto semplice ed immediato, premiando gli utenti che hanno partecipato all’iniziativa. La startup lavora in un mercato molto ampio e in continua crescita, perché gran parte delle indagini di mercato si sta spostando progressivamente verso la rete. Riccardo D’errico è un developer ed è uno dei partecipanti al Founder Institute Roma che si è appena concluso.
Gamepix vi aiuta a conquistare la terra… per gioco e divertendosi, ovviamente
Un quarto della popolazione mondiale gioca ai casual game ogni giorno: con Gamepix, il giocatore può usare un unico avatar per giocare a migliaia di giochi unificando le esperienze e trasferendo gli achievement da un gioco all’altro. Progetto estremamente ambizioso, ma se funzionasse… the winner takes it all
Un bel gruppetto di ragazzi giovani e simpatici. Tifo per loro
Energie Etiche sviluppa un software per valutare le dinamiche del vento in un determinato luogo e permette di ridurre i tempi di analisi da 6 a 3 mesi. Grazie all’analisi prodotta, è possibile individuare il miglior impianto da istallare nella zona prescelta. Non ne capisco molto di micro-eolico, ma questo progetto mi piace proprio molto. Bravi
Buzzoole è nata durante Vulcanicamente e si occupa di influencer online, ossia di quella porzione di utenti che è in grado di influenzare le decisioni di acquisto di tutti gli altri. Ovviamente, tutti i brand hanno interesse a individuare e gestire gli influenti e Buzzoole si propone di supportarli. La startup è in fase alpha da due mesi e ha cominciato ad avere i primi risultati in termini di ricerca. Cercano un developer Php/Java che abbia esperienza con strumenti di analisi del testo e la gestione di grossi volumi di dati.
Stamplay si trasforma e diventa IFTTT per le Web Application
Da quando abbiamo cominciato a lavorare a tempo pieno a Stamplay e abbiamo formato il team di developer che stanno alacremente sviluppando il codice, sono successe tante cose. Il costante (faticoso e spesso frustrante) lavoro di customer development ci ho portato ad aggiustare progressivamente il tiro e alla fine siamo arrivati a costruire la visione definitiva: una piattaforma che permetta di sviluppare web application dedicata ai web designer o, come l’hanno chiamata i ragazzi di Ilenoliukgo che hanno realizzato il video, l’IFTTT per le le Web Application.
Oggi mi sento un po’ come un ciclista al Giro d’Italia che si appresta ad affrontare le tappe in montagna
Fate un giro sul sito e iscrivetevi se volete rimanere aggiornati su quello che stiamo facendo e volete essere tra i primi a usare la nostra piattaforma…
Codemotion 2013: dal 21 al 23 marzo a Roma

Anche quest’anno le infaticabili Chiara Russo a Mara Marzocchi insieme con tutto l’incredibile gruppo di ragazzi che si prodigano per mettere in piedi l’evento, hanno organizzato il Codemotion alla facoltà di ingegneria informatica di Roma Tre. E come al solito, sarà una figata
Si comincia con un aperitivo il 21 marzo presso l’Acquario di Roma: parteciperanno gli amministratori delegati di Microsoft e Officine Arduino. Poi si prosegue per due giorni in via della Vasca Navale con la consueta carrellata di 100 talk tecnici, un hackathon, 10 workshop, laboratori per bambini e tanto altro! Sono attesi più di 3000 partecipanti fra sviluppatori software, maker, studenti e appassionati della programmazione.
Allo Startup in Action, parteciperanno 10 startup, tra cui due neo diplomate del Founder Institute: iQuestio e Rollnext. E’ la seconda uscita pubblica dei founder che hanno partecipato al primo semestre romano. Al primo giro, WeTipp ha vinto Techgarage: vedremo come se la caveranno Riccardo D’errico e Salvatore Romeo.
Qualche appunto sugli activity tracker
Recentemente – probabilmente complice, la proverbiale crisi di mezza età
– ho comprato un activity tracker scegliendo un FitBit One. Si tratta di un aggeggetto che si tiene in tasca o attaccato alla cintura, che conta, passi, rampe di scale, chilometri calorie e via di seguito. La novità di questi device rispetto ai tradizionali contapassi è che si sincronizzano in modo molto semplice via bluethoot sia con il computer che con lo smartphone.
Ho scelto il FitBit perché non amo indossare braccialetti o altri ninnoli e questo ha escluso il più popolare e cool Nike FuelBand. Incuriosito ho fatto una rapida ricerca e ho scoperto che quello degli activity tracker sembra essere un settore in grande fermento: sia nuovi player che attori consolidati stanno immettendo sul mercato nuovi device (il costo si aggira tra i 100 e i 150 dollari). Le funzionalità e i sensori sono sempre più o meno gli stessi. Finora ho trovato:
- Nike Fuel Band: braccialetto molto cool, che funziona solo con iPhone ed è integrato con il servizio Nike +;
- Jawbone Up: braccialetto di cui si è parlato molto negli ultimi mesi e che verrà commercializzato nel corso del 2013;
- FitBit: vari tipi di device, sia da mettere in tasca che da indossare come braccialetto. Possono essere sincronizzati con iPhone, Android, Mac Os e Windows. La startup ha recentemente ricevuto un investimento per 30 milioni di dollari con una premoney valuation a 300 milioni;
- Misfit Shine: progetto conclusosi con successo su Indie Go Go. Ha la forma di una monetina che può essere indossata come braccialetto o ciondolo. Si sincronizza con iPhone;
- LarkLife: braccialetto piuttosto bruttarello che si sincronizza con iPhone;
- Amiigo: braccialetto che non si limita a contare, ma che è in grado di interpretare le gesture e quindi sa dire se chi lo indossa sta camminando, saltando o quali esercizi fisici sta facendo. Si sincronizza con iPhone.
Considerando che i software sul cellulare sono molto molto semplici (di fatto si tratta di dashboard che mostrano i dati), mi meraviglia che non vengano fatte le versioni per tutte le piattaforme. Così come mi meraviglia che non esista una soluzione hardware che possa essere usata da un qualsiasi developer che desidera costruire la propria applicazione per il tracciamento delle attività fisiche o magari un gioco
Le prime nove startup del Founder Institute a Roma
Ieri sera abbiamo consegnato i diplomi alle prime nove startup laureate dal Founder Institute a Roma.

Sono stati mesi molto impegnativi sia per i founder che per il sottoscritto, ma ne è sicuramente valsa la pena, perché oggi abbiamo dieci neo imprenditori fortemente motivati, che hanno lavorato duramente per mettere in piedi il proprio progetto di impresa. Li cito uno per uno con i propri progetti:
- Andrea Gentili con YouCare, che aiuta a mantenersi in forma e in salute grazie a un prezzo vantaggioso grazie a coupon per visite mediche e analisi;
- Damiano Ramazzotti con WeTipp, che aiuta le persone a trovare cose interessanti, divertenti e utili da fare e le associazioni a individuare persone da coinvolgere sulla base delle passioni;
- Daniele Di Gregorio con Gastromama, che aiuta turisti speciali a sperimentare l’autentica cucina del posto mettendoli in contatto con famiglie disposte a ospitarli;
- Enzo Augieri e Patrizia Polito con Avalizer, che aiuta le persone a gestire i propri file e ad averli a disposizione su più device con una semplicità mai vista prima;
- Katerina Cigulevska con Kidoco, che aiuta i genitori a gestire i task quotidiani come accompagnare i figli a fare le tante attività che normalmente svolgono durante la settimana;
- Michele Silletti con RingPay, che si propone come un nuovo circuito di e-money basato su un’app per smartphone;
- Riccardo D’Errico con iQuestio, che aiuta le aziende a raccogliere dati dai consumatori attraverso questionari molto semplici e immediati erogati attraverso uno smartphone;
- Salvatore Romeo con Rollnext, che aiuta i negozianti a creare delle reti commerciali e a incentivare gli acquisti all’interno della rete attraverso uno scambio reciproco di coupon;
- Valerio Massaroni con Musing, che aiuta i club a trovare musicisti da ospitare e i musicisti a promuoversi attraverso eventi live.
A loro vanno tutti i miei complimenti. Ai mentor che si sono prodigati per aiutare e consigliare i founder un enorme grazie. Sono sicuro che sarete orgogliosi di aver aiutato queste nove startup a muovere i primi passi:
- Adeo Ressi, Founder Institute
- Andrea Di Camillo, Boox
- Andrea Genovese, The Blog Tv
- Antonio Leonforte, Fhoster
- Arianna Bassoli, Frestyl
- Augusto Coppola, Innovaction Lab
- Davide De Guz, Clickmeter
- Davide D’atri, Soundreef
- Fabio Brunelli, Studio Di Tanno
- Fabrizio Capobianco, Funambol
- Francesco Fullone, Ideato
- Francesco Capitta, Studio Di Tanno
- Gianluca Granero, Memopal
- Giuseppe D’antonio, Circle Me
- Luca La Mesa, Publisoft Web
- Marco Trombetti, Translated
- Marco Magnocavallo, Boox
- Marco Massarotto, Hagakure
- Massimo Melica, Melica Scandelin & Partners
- Silvio Gulizia, Wired.it
- Stefano Quintarelli, Garden Ventures
- Stefano Tresca, iSeed
Last but not least, un grande ringraziamento va a Microsoft BizSpark e, in particolare a Mario Fontana, che ci ha messo a disposizione gli spazi per gli incontri presso la bella sede di viale Avignone 10. Tutte le startup del Founder Institute Roma fanno parte del programma BizSpark, che è nostro partner a livello globale.
E adesso cosa succede? Il 10 aprile organizzeremo un primo investor day a Roma: in questo periodo le startup lavoreranno per terminare le demo dei loro prodotti e fare i primi esperimenti veri sul mercato.
Founder Institute: cerimonia di laurea e puntata di Smart & App
Questa settimana, su La Tre, è andata in’onda una mia intervista registrata per il programma Smart & App condotto da Silvia Vianello.
Il primo gruppo di startup del Founder Institute Roma riceverà il diploma martedì prossimo e abbiamo organizzato un piccolo aperitivo. L’appuntamento, per chi vuole partecipare e festeggiare con noi, è il seguente:
T-Bar
Via Ostiense 182b
Ore 18:00
(il prezzo dell’aperitivo è da 8 a 10 euro a buffet libero)
E domani per chi voto? Per fortuna ci sono le regionali
Sono giorni che me lo chiedo. Domani per chi voto? Io ho sempre votato a sinistra, dalla prima volta che sono entrato in una cabina elettorale, ma questo giro non riesco a trovare un valido motivo per votare il Partito democratico. Più a sinistra non potrei votare perché sono un socialista liberale e mi riconosco nell’etica che fu di Sandro Pertini o di Riccardo Lombardi o dei fratelli Rosselli. Comunista non lo sono mai stato e mai lo sarò: è una lettura della storia sconfitta dalla stessa storia e un’ipotesi politica che ormai ha perso qualsiasi contatto con la realtà. Quindi è escluso che io possa in qualche modo identificarmi con Vendola e, meno che meno, con Ingroia (anche se quest’ultimo, più che di estrema sinistra, mi sembra solo un esaltato).
Negli ultimi quindici giorni, ho anche accarezzato l’idea di votare per Fare per fermare il declino, di cui condivido molte posizioni pragmatiche sulla necessità di alleggerire la presenza dello Stato, anche perché qui non è più questione di decidere con ragionamenti più o meno raffinati dove debba finire il perimetro della pubblica amministrazione. La sua dimensione in Italia è talmente esorbitante che è innanzitutto necessario procedere a una dieta dimagrante di quelle serie per mere questioni di sopravvivenza. Di Fare ho anche molto apprezzato il fatto di aver messo in piedi un programma dettagliato e documentato: sarebbe stato un perfetto voto di protesta, se non fosse venuto fuori l’affaire Giannino. Come ho scritto altrove, comprendo gli aspetti umani e penso che si debba essere indulgenti con l’uomo (ognuno ha le sue miserie). Ma, allo stesso tempo, ritengo che si debba essere severi con la figura pubblica e con quello che voleva rappresentare: mi sembra inverosimile che nessuno si sia posto il problema di verificare le credenziali del leader, mentre si verificano quelle di tutti gli altri.
Ho quindi deciso che annullerò sia la scheda per la Camera che quella per il Senato. Perché alle elezioni politiche non mi sento rappresentato e non c’è altro da aggiungere. A metà dei candidati che ci sono in lista non affiderei neanche la macchina al parcheggio: figuriamoci un seggio in Parlamento.
Per fortuna che ci sono le regionali, altrimenti questo week end sarebbe stato veramente deprimente (almeno dal punto di vista di cittadino). Qui non ho dubbi, sia sul candidato a governatore (Nicola Zingaretti) che sulla preferenza da esprimere, che va senza esitazione a Carlo Alberto Pratesi. Conosco CAP (come si firma nelle email) da tanti anni e ne ho grande stima, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale. Sono sicuro che, se verrà eletto, farà un ottimo lavoro.
Il DNA di un imprenditore di successo secondo il Founder Institute
Quali sono le caratteristiche di un imprenditore di successo? Secondo i dati raccolti dal Founder Institute, occorre sfatare alcuni miti soprattutto in merito all’età. Infatti, come sottolinea Mashable:
The best entrepreneurs are ones who work in their field first, gaining valuable real-world knowledge and experience for a decade or more. Every year of life improves an entrepreneur’s chances up until 40, but they don’t diminish thereafter. Take heart, grey-haired founders!
L’esperienza di tre anni e mezzo di lavoro del Founder Institute e di oltre 15.000 test di personalità somministrati è sintetizzata in questa infografica:
Appunti su come usare Angel List al meglio
Condivido alcuni appunti che ho preso studiando come trarre il maggior vantaggio possibile da Angel List. Le fonti migliori che ho trovato sull’argomento sono tre:
- Deconstructing AngelList: How to Optimize Your Funding Profile
- Hacking Angel List
- Startups: How to Hustle with AngelList in 10 Steps
I fondamentali valgono sempre
Business angel e venture capitalist sono alla ricerca sempre delle stesse cose, quindi anche per Angel List valgono i fondamentali: un grande team, dei progressi regolari, evidenza della traction, un prodotto differente in un mercato potenzialmente molto grande. La differenza di Angel List rispetto ad altri strumenti è la velocità e il livello di esposizione, quindi fare un errore ha un costo molto più alto rispetto a un percorso tradizionale in cui si incontrano pochi interlocutori alla volta.
Curare il profilo
E’ necessario curare il profilo della startup facendo leva in particolare su alcuni aspetti chiave:
- impostare correttamente la lista dei mercati (avete a disposizione 4 tag, quindi sceglietene due o tre ampi e uno o due più circoscritti) e delle location (gli investitori investono localmente, soprattutto gli angel);
- in Italia siamo abituati a pensare in termini di raccomandazione, ma gli anglosassoni la chiamano più correttamente social proof: sapere che avete una reputazione presso determinate persone è rassicurante e aiuta a farsi un’idea più precisa di chi siete e che tipo di relazioni sociali avete.
Costruire un team
Fornire “prove sociali” significa anche costruire un vero e proprio team allargato per la vostra startup, quindi dovete arruolare il maggior numero possibile di persone come membri attivi della promozione della vostra azienda. I primi sono i collaboratori diretti, che devono curare il proprio profilo aggiungendo tutte le informazioni utili a valutare la bontà del team. Nel profilo di Angel List, inoltre, c’è la possibilità di inserire un referral, ossia una persona (possibilmente molto visibile e con un’ottima reputazione nel settore) che vi faccia un po’ da testimonial: avere un buon referral è considerato da alcuni un ottimo viatico. E poi, man mano che si aggiungono gli investitori, è utile chiedere loro di “spargere la voce” e di condividere attivamente le novità della startup (d’altro canto è nel loro stesso interesse farlo).
Aggiornamenti costanti
Per essere visibile su Angel List occorre essere attivi e quindi postare degli update regolarmente: aggiornando il profilo ogni giovedì permette di comparire nell’email che viene mandata settimanalmente agli iscritti.
Per i dettagli vi rimando ai post, che forniscono tutta una serie di tips and tricks operativi su come migliorare la propria presenza su Angel List e su come aumentare le proprie chance si successo nel fund raising
Niente condoni sulla trasparenza
Mi scrive Enrnesto Belisario e io ripubblico integralmente la sue email perché il tema è molto importante:
Il Governo sta per mettere i bastoni tra le ruote di chi lotta contro corruzione e sprechi di denaro pubblico mettendo in discussione uno degli strumenti più importanti: la trasparenza totale di ogni spesa pubblica. Solo se riusciremo a riempire il web e i media con le proteste di chi non vuole che l’Italia faccia passi indietro sulla trasparenza, si convinceranno che tutto cio’ avrebbe un effetto boomerang e si dovranno fermare.
Il provvedimento, secondo le intenzioni del governo, dovrebbe servirebbe a modernizzare il nostro Paese, ma le bozze che circolano ufficiosamente mostrano che avrebbe paradossalmente l’effetto opposto! Abrogherebbe la rivoluzionaria norma che obbliga a pubblicare in modo più accessibile possibile, in formato “open data”, tutte le informazioni sulla spesa pubblica, rimandando di almeno un altro insostenibile anno la pubblicazione comprensibile e in un unico luogo di tutti i dati su come vengono gestiti i soldi delle nostre tasse. L’ennesimo regalo per tutti gli amministratori “furbi” che non hanno ancora adempiuto all’obbligo, tra cui rientrano, incredibilmente, proprio tanti Ministeri! Ma per fortuna non è ancora detta l’ultima parola: il testo finale sarà approvato solo nelle prossime settimane, dopo aver raccolto anche il parere del Parlamento e un’importante mobilitazione può convincere il governo a fermarsi o a correggere il testo.
Non c’e’ tempo da perdere, l’Italia messa in ginocchio per lo spreco di denaro pubblico e per fenomeni diffusi di corruzione, non si può permettere un condono sulla trasparenza e quindi su corruzione e sprechi. Clicca sotto per firmare subito e condividere con tutti:
http://www.agoradigitale.org/nientecondonisullatrasparenza
Il governo sta introducendo in tutta fretta questo nuovo provvedimento senza averlo discusso né con i cittadini, né con la società civile, ma neppure con le amministrazioni. Contiene degli obblighi molto più vaghi delle norme precedenti sulla modalità di pubblicazione dei dati e questo diventerà un alibi per molte amministrazioni. Alcune parti del vecchio obbligo sono incluse, ma vengono indebolite e sparse in numerose sezioni dei siti web delle amministrazioni, complesse e poco comprensibili, e diminuiscono le garanzie per i cittadini di trovare on-line le spese delle amministrazioni. Questa non è trasparenza!
E’ ancora più incredibile che il governo ha annunciato di avervi incluso una norma sul modello del “Freedom of Information Act” (FOIA), che in america consente ai cittadini di accedere a qualsiasi documento: ma quello che si ritrova nella bozza del governo italiano è ben diverso e sembra uno scherzo: il diritto ad accedere ai documenti … che già dovrebbero essere pubblici! Monti è in campagna elettorale e non può permettersi passi falsi. Facciamogli capire che gli italiani non vogliamo condoni sulla trasparenza e che non crederanno a finte rivoluzioni.
Clicca sotto per firmare subito la petizione al Governo e al Ministro Patroni Griffi e poi condividi con tutti per sommergere il governo e le forze politiche di messaggi!
http://www.agoradigitale.org/nientecondonisullatrasparenza
La comunità di Agorà Digitale ha appena mobilitato migliaia di persone creando su www.eradellatrasparenza.it il primo report collaborativo sulla trasparenza delle amministrazioni: gli effetti sono stati immediati, con molte amministrazioni che ci hanno contattato e forze politiche che hanno usato il nostro report per fare pressione sulla loro amministrazione. Ma questo incredibile lavoro sarà vanificato se il decreto del governo passerà. Dobbiamo impedirlo.
Forza!
Ernesto, Marco, Alberto, Martina, Matteo, Marco, Luca, Roldano, Christian, Jacopo e tutto il team di Agorà Digitale
PER APPROFONDIRE:
Una analisi delle problematiche della bozza di decreto proposta dal governo (include una copia del provvedimento del governo)
La Settimana della Trasparenza di Agorà Digitale (Servizio della trasmissione Agorà, Rai 3)
Più Rete, meno corruzione. Sul web nasce la pagina ‘L’era della trasparenza’ (L’Espresso)
Pa: al via eradellatrasparenza.it, da cittadini la ‘Corte dei Conti 2.0′ (Agenzia Adnkronos)
Gli sviluppatori software sono i nuovi cottimisti
Recentemente mi è capitato più di una volta di parlare con amici sviluppatori che vengono affittati da società di body rental. Questo mercato (orrendo) funziona più o meno così. Una grande società di consulenza prende una commessa importante da una grande azienda o dalla pubblica amministrazione. Nella commessa è previsto che la società di consulenza “eroghi” un tot di giornate uomo per lo sviluppo di software o per attività di gestione e manutenzione di applicativi e via dicendo. Gli sviluppatori o i sistemisti svolgeranno il lavoro presso il cliente. La tariffa giornaliera è, per esempio, 400 o 500 euro.
La grande società di consulenza assegna al progetto delle risorse interne che tipicamente si occupano di produrre una grande quantità di documentazione inutile, tra cronoprogrammi, specifiche, analisi dei flussi e delle procedure, rendiconti di vario genere. Nella maggior parte dei casi si tratta proprio si supercazzole: fuffa che va presentata per approvazione e che permette poi di emettere la fattura.
Per contenere i costi di struttura, la grande società di consulenza subappalta parte del lavoro a un’altra azienda più piccola che gli fornisce gli sviluppatori e i sistemisti. Ovviamente tiene per sè un margine, quindi la tariffa pagata per la risorsa passa da 400 a 250 euro al giorno (è solo un esempio). Questa seconda società di body rental recluta sul mercato le risorse che gli servono, prendendole con contratti di vario genere, dalla collaborazione coordinata, alla partita Iva. Alcuni sviluppatori hanno anche aperto delle società.
Ovviamente, la società di body rental deve tenere per sè un margine e quindi la cifra che è disposta a pagare al lavoratore è, nella maggior parte dei casi, inferiore ai 200 euro al giorno all included, che corrisponde a un costo aziendale 2.400/2.500 euro al mese ossia un netto per il lavoratore (pardon: consulente) inferiore ai 1.500 euro.
Ma non è finita qui. Lo sviluppatore va dal cliente e formalmente è un consulente indipendente. Di fatto è un cottimista: viene pagato solamente per le giornate effettivamente lavorate e spesso il cliente lo sottopone a un controllo piuttosto stretto per evitare che si distragga. Ovviamente non si può ammalare altrimenti non riceve alcuna retribuzione.
Questa è la situazione di molti tecnici, persone altamente specializzate a volte con dei curricula notevoli alle spalle, che lavorano nel magico mondo del system integration. A me ha fatto rivenire in mente un bel film degli anni settanta: La classe operaia va in paradiso.

