Il borgomastro di Furnes

Simenon non si addentra mai in approfondite descrizioni psicologiche dei propri personaggi: preferisce piuttosto raccontarne azioni, gesti, sguardi. Basta un dialogo o una singola frase per delineare il carattere di un personaggio. Come quando, Joris Terlink, il potente borgomastro di Furnes, rifiuta un aiuto economico a un suo lavorante che ha messo incinta la figlia del suo rivale:

«Rifiuta?».
«Rifiuto».
«Ma perché?».
«Perché ognuno deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Non sono mica stato io a spassarmela con la signorina Van Hamme, no?».
Veniva avanti e Jef indietreggiava.
«Ho sempre vietato che mi si disturbasse a casa mia».

Terlink è tutto qua: non c’è alcuno spazio per i sentimenti nella sua vita perché il mondo funziona in base a calcoli di convenienza e a una rigida routine costruita attorno a una posizione sociale conquistata giorno dopo giorno senza mai fermarsi. Fino a quando in questo meccanismo si apre una crepa e il Baas, così lo chiamano a Furnes, sembra poter intraprendere una nuova strada. Ma si tratta solo di una temporanea concessione:

Non certo per divertimento!
Ma per restare insieme, con Maria e la casa.
Per scambiare quattro chiacchiere…
Perché, se avesse voluto…

Un bel libro, tra i migliori di Simenon, come lo stesso editore Gallimard ebbe a scrivere all’autore: «E’ un libro notevolissimo. Uno dei suoi romanzi migliori. Glielo dico con entusiasmo, non solo per amicizia, da vero lettore disinteressato».


Georges Simenon
Il borgomastro di Furnes
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