Archivio mensile:novembre 2004

Really Simple (Mobile) Surfing

America On Line cerca uno studente molto motivato per costruire un’applicazione java/brew, da istallare su dispositivi mobili, in grado di leggere dei feed rss: l’applicazione deve permettere all’utente di “navigare i feed più popolari di Aol e di ricevere delle notifiche sugli aggiornamenti più significativi direttamente sul proprio cellulare” (via Moco News e The Feature). Cerchiamo di immaginare l’incontro tra cellulari e blog.
Gli rss sono un semplice strumento (rss significa appunto really simple syndication) che permette a chi produce un contenuto di renderlo disponibile ad altri per la ripubblicazione. Lo standard rss si è nato e si è affermato nel mondo dei blog dove consente di condividere e aggregare facilmente i post.
I blog sono un medium altamente sociale: un blogger pubblica un post, poco dopo un altro blogger lo commenta, quindi il post e il commento vengono ripubblicati su un altra pagina con un ulteriore annotazione e così di seguito. Nella blogosfera, una notizia non è un oggetto statico che viene edito da una fonte specializzata, ma un sistema dinamico composto spesso di molte informazioni prodotte da mani diverse. La socialità del processo di produzione assume un ruolo determinante.
Nel mondo della telefonia mobile, nonostante i tanti sforzi degli operatori di proporsi come editori, le killer application rimangono quegli strumenti che aiutano le persona a comunicare: voce, messaggi, oggetti che permettono di personalizzare l’apparecchio. Mentre le CellCo si ingegnano a individuare nuove e strabilianti tecnologie per produrre mini-siti, mini-giornali o mini-canali televisivi, i consumatori insistono nell’adottare semplici strumenti con cui fare cose “banali”: dire ciao, comunicare un’emozione, confermare un incontro…
In entrambi i casi, la parola chiave è socialità. In questo contesto, il passaggio dei social software (e assieme a blog e wiki includerei in questa categoria la posta elettronica) nel mondo della telefonia mobile potrebbe finalmente incentivare l’uso dei dati con una conseguenza cruciale: la perdita, per l’operatore, del controllo su tecnologia e contenuti. E’ facile infatti immaginare che:

  • quando la posta elettronica si diffonderà solidamente tra gli utenti mobili, soppianterà progressivamente gli standard proprietari della rete cellulare come gli sms e gli mms (dal punto di vista della user experience non c’è praticamente differenza tra un mms con testo e immagini e una mail con allegato);
  • quando la maggior parte degli apparecchi sarà in grado di gestire dei feed rss, le persone preferiranno leggere quelle tante storie minime pubblicate nei blog dai loro coetanei piuttosto che gli editoriali del Corriere della Sera.

Ai spaghettari (Roma)

Ai spaghettari è uno di quei ristoranti pieni di fotografie di gente famosa con tanto di dediche. Sulla parete più vicina al tavolo a cui ci fanno sedere ci sono la Bellucci, De Niro e un po’ di personaggi meno noti che faccio un po’ difficoltà ad associare a dei nomi.
Sono a pranzo con Patrizia: prendiamo una pasta e fagioli da dividere in due (€ 7), una tagliata con i funghi porcini (€ 12), una bistecca di manzo (€ 10,50) e della cicoria ripassata in padella (€ 3). La pasta e fagioli è forse un po’ brodosa, ma la porzione è senz’altro generosa. La carne, di ottima qualità, è ben cotta e rimane morbida e succulenta.
In conclusione: un ristorante semplice con un menu rustico e tipicamente romano, servizio cordiale, prezzo giusto per qualità e quantità.

Ai spaghettari
Piazza San Cosimato 58 – Roma
http://www.aispaghettari.it
Tel. 06.5800450
Aperto tutti i giorni

I piaceri del cioccolato

Nessuna delle persone a cui l’ho chiesto mi ha saputo dire che forma abbia il cioccolato prima di diventare una tavoletta. La maggior parte si stupisce nel venire a sapere che il chicco di cacao acquista il suo aroma caratteristico dopo una processo di fermentazione e tostatura oppure nell’apprendere che il cioccolato – quello fondente – è come il vino: ce ne sono varietà diverse e il gusto dipende, oltre che dalla lavorazione, dal territorio in cui viene coltivata la pianta.
Paul Richardson racconta tutte queste cose proponendo un viaggio che parte dal Messico, passa per il Venezuela e tocca vecchio e nuovo continente, dove negli ultimi tre secoli si sono affinate le tecniche di produzione e il cioccolato è diventato un prodotto di massa. L’autore parla soprattutto di questo: delle tante barrette e praline industriali che popolano i banchi dei negozi anglosassoni.
Il capitolo dedicato all’Italia non prende quasi in considerazione i grandi produttori di qualità e si sofferma sui Ferrero Rocher, sulla Nutella e sul sanguinaccio. Confesso che questa selezione mi lascia piuttosto perplesso e sinceramente non mi ritrovo molto in un’affermazione come: “l’amore degli italiani per il cioccolato è eguagliato solo dalla loro passione feticistica per noci e nocciole”.
Il sanguinaccio lo conosco perché ne ero golosissimo da piccolo: me lo preparava la tata di mio padre con il sangue del maiale allevato in casa. Richardson ne descrive la versione di un paesino abruzzese, che differisce un po’ da quella salernitana che mi è familiare. Chissà cosa scriverebbe della crostata di sanguinaccio fatta con la crema legata con della mollica di pane per renderla pastosa e spalmabile. Un’assoluta delizia che fa arricciare il naso di tutti quelli che hanno il coraggio di provarla.


Paul Richardson
I piaceri del cioccolato
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iBS

Monserrato (Roma)

Il primo novembre a Roma è una giornata calda e luminosa, quasi primaverile. Io e Patrizia decidiamo di trascorrere la giornata a passeggio in centro con una coppia di nostri amici e la loro adorabile bambina.
Per pranzo scegliamo il ristorante Monserrato, dietro piazza Farnese. Aspettiamo pochi minuti per avere il nostro tavolo all’aperto apparecchiato un po’ spartanamente. Un signore brizzolato (probabilmente il proprietario) prende le ordinazioni e ci propone un antipasto misto di pesce da dividere: compressa di polipo (molto morbida), polipetti (buoni), pesce spada (decisamente salato) e alici sott’olio appena piccanti (molto buone).
Per primo, mi faccio incuriosire dai bigoli con gamberi, asparagi e pomodorini. Patrizia prende i tagliolini con telline e asparagi, mentre i nostri amici scelgono le fettuccine con porcini e vongole. L’abbinamento tra asparagi e gamberi è indovinato e piacevole: peccato che nel mio piatto ci sia un solo gambero e qualche rondellina di asparago. Il piatto di Patrizia invece è poco saporito; inoltre mi lascia perplesso il fatto che le telline siano tutte sgusciate.
Saltiamo il secondo per indulgere su un ottima crème brulée di cui chiediamo la ricetta: ben 13 uova per un litro di latte!
Una volta a casa sfoglio la guida del Gambero Rosso Roma 2005 e ritrovo il ristorante con un punteggio di 72, di cui 43 per la cucina. Mi sembra troppo generoso se lo confronto con la mia esperienza: probabilmente uno scivolone da giorno festivo. Il bonus per i tavoli all’aperto mi sembra invece decisamente eccessivo: lo spazio non è ben delimitato, la strada è strettissima e l’autobus elettrico sfiora il nostro tavolo più di una volta durante il pasto.
Con una bottiglia di Collio Pinot Grigio Livon, spendiamo complessivamente 96 Euro, ovvero 24 Euro a testa. Una cifra in linea con il prezzo indicato dalla guida del Gambero Rosso (40 Euro). In conclusione: un ristorante a cui concedere una prova d’appello.

Monserrato
Via Monserrato, 96 – Roma
Tel. 06.6873386
Chiuso il lunedì

Claudio (Santa Maria di Galeria)

Claudio è un ristorante un po’ fuori mano a Santa Maria di Galeria, vicino Roma: si trova all’interno di un borghetto che si esaurisce in una fila di case attorno a una piazzetta con fontana al centro. L’ambientazione è suggestiva anche d’inverno e fa sperare in un bel ristorante ruspante dove si mangiano piatti semplici, ma basati su materie prime di grande qualità.
Il locale è articolato in un paio di sale molto spartane con tavoli apparecchiati in stile trattoria: tovaglia a scacchi verdi, piatto e bicchieri grossolani, una forchetta e un coltello.
L’antipasto è quasi obbligato: affettati (molto buono il prosciutto), olive e bruschetta. Ci viene servito su dei taglieri di legno da un simpatico signore canuto e con i baffi che declama il menu a voce (personalmente considero l’oralità un’usanza poco apprezzabile in queste circostanze, ma tant’è).
Per primo, le consuete tagliatelle con funghi porcini, gli spaghetti con la carbonara, l’amatriciana e così di seguito. Scelgo le tagliatelle che arrivano un po’ troppo al dente e poco “unte”: appena sufficiente anche per un ristorante così rustico.
Per secondo, l’inevitabile grigliata e il piatto forte del ristorante: il maialino al forno. Lo ordino insieme a patate e porcini arrosto. Buoni i funghi (difficile sbagliare un piatto del genere), mentre la generosa porzione di maiale risulta un po’ secca. Un mio amico prende la tagliata e ne parla bene: in effetti sembra piuttosto succulenta.
Evito il dolce: lo faccio sempre quando la lista inizia con “torta con crema e pinoli” e punto decisamente sul caffè.
La cantina si limita a una decina di vini di media qualità: prendiamo un novello per accompagnare il primo e un Santa Cristina per il secondo.
In sintesi: antipasto misto, tagliatelle con i funghi porcini, maialino al forno, patate e funghi porcini arrosto, caffè e un paio di bottiglie di vino a circa 38 Euro a testa. Mi sembra un po’ caro per il tipo di locale, anche se capisco che i funghi possano aver tirato un po’ su il conto. Esco non particolarmente soddisfatto e do uno sguardo agli adesivi sulla porta: ci sono quelli del Gambero Rosso per il 1998 e il 1999. Antichi fasti!

Claudio
Santa Maria di Galeria (Roma)
http://www.webeco.it/claudio/
Tel. 06.3046001
Chiuso il martedì