Non sarà il primo caso di reportage da un luogo lontano che, grazie a una piattaforma di blogging, ci informa degli sviluppi di una particolare situazione. Mi pare in questo senso però molto significativa l’esperienza che ha avviato Marco Prati, volontario della Fondazione “aiutare i bambini” che, prima della sua partenza per una regione dell’India, il Gujarat, ha deciso di aprire un Blog per raccontare la sua esperienza, con l’impegno come scrive lui stesso nel primo post “a tenere in piedi questo blog con le unghie”, nonostante le ovvie difficoltà di comunicazione.
Marco infatti è uno dei tanti volontari che, per conto della Fondazione, ogni anno si recano in visita ai progetti per documentarne le attività e, come in questo caso, si attivano direttamente per migliorare le comunicazioni fra i responsabili locali del progetto e la base operativa a Milano. Nei 24 giorni della sua permanenza avrà l’opportunità di conoscere di persona il responsabile di un progetto di adozione a distanza, di toccare con mano il contesto e le comunità in cui i bambini adottati vivono, ma soprattutto di trascorrere un po’ di tempo con loro, inviando tante notizie e fotografie con cui la Fondazione potrà aggiornare i loro sostenitori.
Non a caso questa iniziativa nasce sulla spinta di una volontà precisa del fare comunicazione in modo trasparente e diretto, missione che caratterizza da sempre il lavoro di questa Fondazione nata nel 2000, il cui sito raccoglie una quantità enorme di informazioni dettagliate su tutti i progetti in corso, e su tutte le attività correlate. Questo nuovo Blog rappresenta un modo innovativo per comunicare in tempo reale, senza filtri, a costo zero e in maniera condivisa.
Archivio mensile:ottobre 2005
Nick Hornby, Non buttiamoci giù
Non buttiamoci giù è la storia di quattro persone che si incontrano l’ultimo dell’anno sul tetto del palazzo dei suicidi a Londra: Martin, presentatore televisivo finito alla gogna per aver avuto una relazione con una minorenne; JJ, musicista americano fallito; Jess, ragazza intrattabile e sboccata figlia di un ministro inglese; Maureen, cinquantenne madre di un ragazzo handicappato in stato vegetativo.
Tutti e quattro avrebbero voglia di farla finita, ma decidono di darsi un’altra possibilità e di rimandare la dipartita: da quel momento i loro destini si intrecciano e, con tutti i limiti di quattro personalità “disturbate”, cercano di sostenersi l’un l’altro.
Il libro è scritto in prima persona: Martin, Jess, JJ e Maureen si alternano raccontando la propria versione dei fatti con il proprio, personalissimo, stile. Il tono è molto colloquiale: i personaggi “scrivono come parlano”, una scelta poco apprezzabile perché appesantisce molto la lettura e questo vale in particolare per i brani di Jess e JJ, che risultano sgrammaticati, inarticolati e spesso volgari.
Il libro è deludente anche per la trama: l’inizio è promettente, ma, andando avanti nella lettura, i personaggi – nonostante qualche sprazzo di introspezione – risultano superficiali e con poco da dire. Da aspiranti suicidi ci si aspetterebbe di più.
· In vendita in italiano su Ibs
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Assistenza Acer: Matteo ha risolto
Matteo torna a scrivermi per segnalarmi che il suo problema con l’assistenza Acer sembra risolto (i dubbi e la cautela sono d’obbligo). Ecco il suo messaggio:
Pochi minuti fa mi ha contattato un tecnico, molto gentile, dell’Acer che mi ha chiesto se ero disponibile a montare un modello differente di scheda madre(il tecnico mi ha confermato che ha le stesse caratteristiche di quella da sostituire ma monta RAM DDR2 e ha garantito che monterà due banchi da 512 MB DDR2 sostituendo gli attuali due banchi da 512 MB DDR) dato il ritardo nella spedizione del pezzo di ricambio.
Io ho risposto subito di si!
Il tecnico mi ha rassicurato che il notebook tornerà in mio possesso in pochi giorni (parlava già di lunedì).
Non so che dire, questa telefonata è stata del tutto inaspettata e insperata. Che il merito sia tuo e del tuo blog? Comunque per esprimere ulteriori giudizi sull’assistenza Acer aspetto di testare il mio notebook riparato.
Dopo aver pubblicato i messaggi di Matteo, ho spedito una mail ad Acer segnalando il post. Stamattina ho ricevuto un po’ di visite dall’azienda (nei miei log c’è questo indirizzo): forse pecco di presunzione, ma penso proprio che l’improvvisa e sollecita attenzione di Acer nei confronti di Matteo non sia una fortunata coincidenza. Da un lato mi fa piacere. Dall’altro mi impensierisce un po’ il fatto che per ottenere una cosa cui si ha contrattualmente diritto sia necessario tutto questo trambusto. Sarebbe stato più semplice se Acer – nell’impossibilità di onorare il suo impegno nei confronti di un cliente – avesse proposto subito a Matteo di sostituire la scheda madre con un modello differente (ovviamente migliore): Matteo non sarebbe stato costretto a chiamare ripetutamente un numero a pagamento, non avrebbe dovuto spendere del tempo a cercare su Internet una soluzione, non mi avrebbe scritto per lagnarsi e sfogarsi. Tutto questo per pochi dollari (immagino sia questa la differenza tra i due modelli di scheda madre) e una procedura di trouble ticketing messa a punto malamente.
Adesso sono curioso di sapere cosa accadrà: spero proprio che Matteo riabbia il suo computer perfettamente funzionante.
Aggiornamento: il 27 ottobre, Matteo mi scrive ancora annunciando di aver ricevuto il suo notebook riparato. Come promesso dal tecnico di Acer, il pc monta 1 Gm di Ram Ddr2 (533MHz) e sembra che funzioni correttamente. Matteo si riserva di provare le varie componenti (masterizzatore, scheda wireless, scheda di rete…) prima di mettere la parola fin a questa spiacevole avventura.
Assistenza Acer: l’esperienza di Matteo
Ecco un’altra storia di ordinaria follia di cui è protagonista l’assistenza Acer. Matteo me la racconta in due email che mi ha scritto il 18 e 19 ottobre. Pubblico il suo resoconto e segnalo la vicenda all’ufficio stampa dell’azienda, auspicando che vogliano risolvere il problema di Matteo e propormi la loro versione dei fatti.
Il 17 giugno 2005 ho acquistato presso un centro Euronics di Palermo il notebook Acer Aspire 1693wlmi al prezzo di 1399 euro.
Il 14 settembre 2005 mentre stavo ripassando degli appunti universitari in attesa di svolgere un esame nel pomeriggio il notebook improvvisamente si è spento senza più riaccendersi.
La mattina seguente ho chiamato l’assistenza Acer e dopo aver esposto il problema e aver tentato una prova a mio avviso assurda, tenere il pulsante dell’accensione pressato per qualche secondo, ho registrato il notebook ottenendo il codice RMA (841307S), tutta l’operazione sarà durata circa 6 minuti.
Il giorno dopo, 16 settembre 2005, ho spedito il portatile tramite corriere espresso nella sede di via Lepetit 32 in Lainate, Milano.
Il 21 settembre 2005 ho telefonato al call center per sapere lo stato e il tempo di riparazione. L’operatrice di turno mi ha riferito che il problema si sarebbe risolto con la sostituzione della scheda madre, già ordinata,e che per la riparazione sarebbero passati circa 10 giorni.
Inutile dire che i tempi non sono stati affatto rispettati e dopo inutili e costose telefonate al call center Acer (un numero da 14 centesimi al minuto!) dal quale ho ricevuto sempre la stessa risposta, ovvero, aspettare(a causa di un ritardo nella spedizione del pezzo di ricambio) e richiamare qualche
giorno dopo, e dopo aver fatto diversi solleciti, che sembra non abbiano sortito effetto, il notebook non è ancora stato riparato.
Oggi 18 ottobre 2005 esausto di aspettare ho richiamato per l’ennesima volta 199 50 99 50 e dopo aver aspettato per circa 5 minuti ascoltando una musichetta che già non sopporto più, mi ha riposto un operatore al quale ho chiesto un recapito telefonico o un indirizzo e-mail dell’azienda responsabile, a detta di Acer, del ritardo nella riparazione del notebook ed il codice di spedizione del prodotto, ottenendo come risposta:”non conosco il numero telefonico so solo che è un’azienda olandese”, non sapevo se ridere o piangere. A questo punto sono molto arrabbiato dato che il notebook mi serve principalmente per studiare.
Una cosa è sicura non comprerò mai più un prodotto Acer e sconsiglierò questa marca tutti i miei amici e conoscenti!Oggi, 19 Settembre 2005, ho ricontattato l’assistenza Acer, mi ha risposto una signorina piuttosto educata, che ha detto che non risulta nessun sollecito per la spedizione del pezzo di ricambio.
Quindi ogni qual volta io ho richiesto un sollecito questo non è mai stato fatto! Quindi ogni volta l’operatore di turno: “faremo subito un sollecito”, mi ha preso in giro.
Un altra cosa che volevo dirle è che ho domandato la data di richiesta del pezzo di ricambio, ottenendo come risposta 27 settembre 2005. La cosa strana è che quando ho chiamato il 21 Settembre 2005 l’operatrice mi aveva assicurato per il pezzo era stato già ordinato. Si è inventata la richiesta di spedizione del pezzo di ricambio?
Non so proprio cosa pensare.
Anche io non so proprio cosa pensare, perché dal racconto di Matteo si prospettano due scenari: gli addetti al customer care di Acer vengono istruiti per prendere in giro i clienti, oppure il management del contact center di Siracusa non ha alcun controllo di cosa accade e non riesce a governare i processi di caring. Non so quale delle due ipotesi sia peggiore.
Isoradio – puntata 13: identità digitali
La tredicesima e ultima puntata di questo ciclo di Viaggio nella Rete che Isoradio ha mandato in onda oggi (13 ottobre 2005) è dedicata alle identità digitali. Ecco la traccia della trasmissione:
Con questa puntata si conclude un ciclo di tredici appuntamenti dedicati a Internet e alle nuove forme di socializzazione che sono rese possibili da strumenti come i blog, i wiki e le reti sociali.
Internet è definitivamente uno spazio, un’altra possibile realtà che si sta sviluppando e urbanizzando: un luogo dove passiamo parte della nostra vita. In questo luogo proiettiamo le nostre identità o ne creiamo di nuove per partecipare ad aggregazioni più o meno inedite.
Siamo rispettabili venditori quando offriamo oggetti su un sito di aste on line e contemporaneamente spietati sanguinari quando partecipiamo a giochi di ruolo ambientati in mondi fantastici popolati di fate e draghi. C’è un artista italiano, Marco Cadioli, che entra in queste comunità digitali per scattare delle fotografie e documentare ciò che vede sul proprio schermo: i suoi reportage su internetlandscape.it mostrano sperimentazioni di nuovi ambienti e interazioni, personaggi sintetici animati da sistemi di intelligenza artificiale oppure i giochi dove si rievocano guerre passate e si inventano quelle future.
Al di là dei luoghi di frontiera in cui si addentra Marco Cadioli, che sono frequentati da minoranze di avanguardia (intellettuali che curiosano e sperimentano, giovani e giovanissimi che partecipano a giochi on line), esiste una nuova forma di socializzazione che, forse per la prima volta nella storia, supera in modo sostanziale la barriera del tempo e dello spazio. In queste agorà, che vivono e crescono grazie a una fitta rete di interconnessioni, si incontrano persone reali, con cui è possibile instaurare relazioni professionali, di amicizia 0 legate a un interesse comune. Non dobbiamo necessariamente frequentare queste persone anche fisicamente: spesso e volentieri sarebbe difficile o impossibile. Possiamo conoscerle leggendo i loro blog ed esplorando le altre tracce che lasciano nella rete, consapevolmente o meno.
Non si tratta del grande fratello che ci controlla dallo schermo di un computer, ma di una forma nuova di incontrarsi in un mondo che diventa ogni giorno più piccolo.
Buon viaggio con Isoradio da Nicola Mattina
Isoradio – puntata 12: social network
La dodicesima puntata di Viaggio nella Rete che Isoradio ha mandato in onda oggi (6 ottobre 2005) è dedicata ai social network. Ecco la traccia della trasmissione:
Prima o poi a tutti capita di pensare a quanto sia piccolo il mondo. Succede, ad esempio, quando scopriamo di avere delle conoscenze in comune con dei perfetti estranei e che una persona dall’altra parte del pianeta è più vicina a noi di un collega di lavoro.
Accade perché abbiamo una visibilità molto approssimativa del nostro network sociale. In altri termini, se qualcuno ci chiedesse di disegnare una mappa delle nostre relazioni, non avremmo alcun problema a mettere sulla carta tutte le persone che conosciamo direttamente. Potremmo inoltre facilmente qualificare il tipo di legame, distinguendo tra amici, colleghi, fornitori o clienti e aggiungere informazioni su professione, azienda di appartenenza o hobby. Se, invece, ci chiedessero di arricchire la mappa inserendo anche gli amici degli amici o i contatti di un collega, difficilmente riusciremmo a indicare più di qualche nome.
Esistono siti Internet specializzati che permettono di gestire e ampliare la nostra rete di connessioni sociali: il loro funzionamento è molto semplice. All’inizio ci si iscrive o si viene invitati da un utente già iscritto. Una volta registrati, si può iniziare a invitare a far parte della comunità i propri amici o conoscenti e ricreare quindi on line la propria rete di connessioni e relazioni. Il risultato di questa operazione di mappatura è che io posso vedere tutti i contatti dei miei amici o di persone con cui intrattengo rapporti di affari e che hanno aderito alla comunità. Viceversa i miei contatti possono vedere chi sono le altre persone a cui sono collegato.
Esistono social network dedicati all’amicizia come Friendster e altri dedicati agli affari come Linkedin. Nel primo caso, l’obiettivo è conoscere altre persone per condividere il tempo libero. Nel secondo, invece, si tratta di individuare partner, clienti o fornitori.
Immaginiamo di usare un social network per lavoro e di aver bisogno di una certa figura professionale: possiamo cercare se nella comunità esiste una persona con i requisiti di cui abbiamo bisogno e sapere se è qualcuno dei nostri contatti lo conosce. In caso affermativo, possiamo chiedere al nostro contatto informazioni ed eventualmente di fare una presentazione. La stessa operazione condotta per telefono sarebbe molto più lunga e noiosa.
Buon viaggio con Isoradio da Nicola Mattina