Archivio mensile:gennaio 2006

Il sito perfetto per una campagna elettorale

Josh Hallett individua alcuni strumenti che dovrebbero essere presenti nel sito di un candidato alle elezioni (vedi The Perfect Political Campaign Web Site). Ovviamente condivido a pieno:

  1. Blog. Non vorrei essere ripetitivo (in questo periodo sto proponendo a tutti di aprire un blog), ma sono convinto che sia uno strumento prezioso perché permette di instaurare una conversazione con gli utenti del sito e con altri siti. L’obiezione che mi viene solitamente mossa è: “se apro alla possibilità di commentare, poi mi tocca pubblicare anche le critiche! E comunque voglio poter pubblicare solo quello che piace a me”. Questa gente non è evidentemente abituata a fare conversazione, ma a tenere comizi. Le critiche sono sempre salutari e quelle pretestuose si sgonfiano da sole. Gli insulti, le offese, il turpiloquio non sono mai accettabili: basta dirlo con chiarezza indicando quali sono le condizioni per partecipare alla conversazione.
  2. Newsletter. Ci sono ancora molti utenti che non hanno dimestichezza con i blog e con diavolerie come i feed rss. Per loro è necessaria una newsletter.
  3. Calendario degli eventi. A questo proposito, molto spesso ci si dimentica che servizi come Yahoo! Calendar permettono di rendere pubblico il calendario. Perché spedere soldi per mettere in piedi il proprio sistemino software quando si può utilizzare un servizio gratuito?
  4. Photo gallery. Anche in questo caso si può comodamente utilizzare un servizio gratuito o assai poco costoso come Flickr e pubblicare regolarmente immagini della campagna elettorale.
  5. Donazioni. I pagamenti on line sembrano una cosa complicata, ma è possibile utilizzare PayPal oppure fare qualche asta di raccolta fondi su eBay.
  6. Volontari. I siti politici sono generalmente molto incentrati sui candidati. Eppure dare spazio anche a chi contribuisce al successo della campagna contribuirebbe ad umanizzarla…

Nei prossimi giorni pubblicherò un vademecum su come un candidato alle prossime elezioni politiche può costruire la propria campagna di comunicazione on line.

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Acer Aspire 5024 Wlmi scalda troppo

Mauro Cattaneo mi scrive inviandomi dei rilevamenti fatti sul suo Acer Aspire 5024 Wlmi che riguardano la temperatura di esercizio del portatile. Ecco la tabella:

I dati con la descrizione dei componenti sono forniti dal programma Everest Home Edition, mentre i grafici con le temperature dei sensori invece sono di MobileMeter.

La temperatura l’ho raggiunta facendo la copia di una cartella di
5gb sull’hard disk! Il picco che ho rilevato durante tale spostamento è
stato di 64°!
In idle invece ho registrato valori più bassi del solito (circa
59°) complice la temperatura di dove ho effettuato le prove più bassa
e, forse, l’assenza del drive ottico lasciato a Lainate! Ovviamente
sempre troppi! Visto che Seagate consiglia di non superare i 55°!

Rigiro l’osservazione al marketing di Acer per avere una loro risposta in merito a quello che Mauro di fatto denuncia come un vizio occulto del prodotto.

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Guy Kawasaki: l’arte dello start up

Guy Kawasaki continua a proporre decaloghi su vari argomenti collegati alla sua professione di venture capitalist ed evangelista. Quello di oggi riguarda lo start up di una nuova azienda (The Art of Bootstrapping):

  1. Concentratevi sul cash flow e non sulla profittabilità. Parole sante: i conti si pagano con i soldi che hai in cassa e non con quelli che guadagnerai a fine anno.
  2. Fate le previsioni partendo dal basso. In altri termini, affermazioni come: “questo mercato vale 150 milioni di pezzi, quindi è sufficiente acquisirne solo l’1% e allora le vendite nel primo anno saranno pari a 1,5 milioni di unità” non hanno molto senso. Ha molto più senso dire: “ho 10 punti vendita, ogni punto può distribuire 10 unità del prodotto/servizio al giorno e lavora per 240 giorni all’anno. Quindi posso arrivare a vendere 24.000 unità”.
  3. Andate sul mercato e fate i testi. Bisogna andare sul mercato il prima possibile per cominciare a fare cash flow e per aver riscontro rispetto alle nostre scelte. Non ha importanza se il prodotto non è perfetto: è sufficiente che sia “abbastanza buono”.
  4. Dimenticatevi del gruppo di lavoro di comprovata esperienza. All’inizio, assumete giovani che costano poco, hanno tanta voglia di fare e si adattano in fretta. Avrete sempre tempo di imbarcare gente con esperienze decennali quando le cose andranno bene e ve lo potrete permettere.
  5. Partite offrendo servizi. Anche se il vostro business consiste nel vendere un prodotto, mentre lo state sviluppando cercate di offrire servizi e consulenza legata a quello che state facendo.
  6. Concentratevi sulle funzionalità. All’inizio lasciate perdere il design e concentratevi sulle funzionalità del vostro prodotto.
  7. Concentratevi sul business. Concentratevi sul core business della vostra azienda e lasciate perdere i fronzoli.
  8. Sottosfattate. “Ogni venture capitalist sogna il momento in cui un imprenditore lo chiamerà e gli dirà che ha bisogno di capitale perché le vendite stanno esplodendo. Purtroppo si tratta di fantasie”, quindi non assumete gente sulla base di previsioni fantastiche.
  9. Vendete direttamente. Qualunque cosa produciate, cercate di venderla on line perché i margini sono più alti e cercate di farlo anche prima di raggiungere i canali di distribuzione tradizionali.
  10. Posizionatevi contro il leader. Toyota ha introdotto la Lexus dicendo che era buona quanto una Mercedes ma costava la metà e non si è troppo preoccupata di spiegare perché. Quindi se fate un lettore mp3 potete posizionarlo con l’alternativa economica all’iPod.
  11. Prendere la pillola rossa. In Matrix, la pillola rossa è quella che prende Neo per sapere la verità preferendola a quella blu che gli avrebbe invece assicurato la continuazione dell’illusione. Un imprendito non può mai permettersi di prendere la pillola blu: deve sempre scegliere la rossa.

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Intervista a Luca Conti di Pandemia

Nona puntata della seconda serie di Viaggio nella Rete in onda oggi, 25 gennaio 2006, alle ore 14,30 su Isoradio (Fm 103,3):

Bentrovati con Viaggio nella Rete. Continuiamo ad esplorare il tema delle identità digitali e di come, grazie a Internet, sia possibile affiancare alla nostra identità come abitanti della Terra, una nuova identità come abitanti della Rete. Abbiamo con noi Luca Conti, blogger, ecologista, giornalista. Luca gestisce un network di blog tra cui spicca Pandemia, che è sicuramente uno dei blog più popolari di quella porzione della blogosfera che parla l’italiano.
Ciao Luca, tu sei un utente Internet molto attivo e anche come blogger sei sicuramente molto sopra la media dei tuoi colleghi in quanto a prolificità. Il Luca Conti della Rete che rapporto ha con quello che vive a Senigallia nelle Marche?
[...]
E infatti, io e Luca ci siamo conosciuti proprio on line e non ci siamo mai visti di persona. Abbiamo già detto che Luca vive a Senigallia nelle Marche: in un’altra epoca (parliamo solo di qualche anno fa) questo sarebbe stato per molti versi penalizzante. Ad esempio, Luca il giornalista non avrebbe mai sognato di poter partecipare a una conferenza stampa con i fondatori del principale motore di ricerca del mondo a MontainView in California.
[...]
Ringraziamo Luca Conti per il suo intervento. Viaggio nella Rete torna mercoledì prossimo alle 14,30. Buon viaggio con Isoradio da Nicola Mattina.

Ascolta l’audio:

Ajax: modalità leggi/modifica

Con Ajax, sta diventando sempre più comune nascondere le opzioni di configurazione o modifica per renderle accessibili all’utente solo nel momento in cui ha bisogno di utilizzarle. Prendiamo ad esempio la Personalized Home di Google: in alto a sinistra c’è un bottone “Add content” che fa aprire un pannello con le varie sezioni che possono essere aggiunte alla pagina. Proviamo ad aggiungere le previsioni del tempo per Roma: dopo aver scelto il paese e la città, verrà inserito un box con il seguente aspetto:

Nell’angolo superiore destro del box c’è il link per accedere alla configurazione, che – come la creazione del box – non comporta un cambio di pagina perché è implementata con una logica Ajax. Visualizzando il pannellino di controllo posso cambiare le impostazioni aggiungendo una nuova città o modificando quella già impostata:

Parafrasando Aristotele, il vantaggio di questo approccio consiste nell’unità di azione e nell’unità di luogo: infatti “la situazione iniziale e quella finale sono collegate da una serie di eventi basati sul meccanismo causa–effetto, con esclusione di vicende accessorie” e allo stesso tempo l’azione si svolge in un unico luogo e non richiede il passaggio da una pagina all’altra (vedi Wikipedia per approfondire le unità aristoteliche).

Firefox apre le nuove finestre in una nuova scheda

In questo periodo sto sperimentando Writely per la scrittura collaborativa di documenti e mi piace molto (ne parlerò presto). Il sistema, però, ricorre troppo spesso all’apertura di una nuova finestra (almeno secondo i miei gusti). Ho quindi scritto all’assistenza, chiedendo se fosse prevista un’opzione che mi permettesse di forzare l’apertura delle nuove finestre in un tab di Firefox (invito gli utenti di Explorer, nell’attesa che Microsoft copi anche questa funzionalità, ad approfondire il tabbed browsing).
Da Writely mi hanno risposto velocemente suggerendomi di utilizzare una funzione che già esiste in Firefox e che è accessibile dal menu Strumenti -> Opzioni:

Per celebrare, ho deciso di creare una nuova categoria (tips & tricks) in cui raccoglierò tutte queste piccole conoscenze che facilitano il lavoro: bravo a Firefox perché mi fa usare una sola finestra per fare browsing e bravi a Writely perché mi hanno risolto un problema…

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Nuova odissea con l’assistenza Acer

Riporto integralmente una lunga mail di Mauro Cattaneo in cui mi racconta la sua odissea con l’assistenza di Acer. Da questo momento, invito tutti i lettori di questo blog a segnalare ulteriori problemi con l’assistenza perché è mia intenzione confezionare un dossier da inviare in forma cartacea a Gianfranco Lanci, presidente dell’azienda.

Son qui per segnalare l’ennesima tragedia riguardo Acer! L’avessi solo saputo prima… chissà quanti l’han detto, ahime! Vabbè, dopo aver acquistato il portatile due mesi fa sono entrato in un baratro per quanto riguarda la riparazione della mail e, negli ultimi tampi, girovagando di forum in forum, in un problema ricorrete con tutti i possessori del mio modelo: l’hard disk non riesce a stare nelle specifiche del produttore come temperatura massima durante il funzionamento! Vabbè, qui di seguito l’infinita mail che ho scritto all’asistenza (dal tono tutt’altro che pacato ma dopo due mesi credo di potermelo concedere) dopo aver chiesto un indirizzo per fare un reclamo agli operatori dell’assistenza:

Buon giorno, sono a scrivervi questa mail dopo l’ennesima chiamata (a pagamento) al vostro call center per lamentare la totale inefficienza del vostro centro assistenza e la pseudo garanzia garantitami da una casa che si vanta di essere ai vertici nelle vendite di notebook nel mondo ma, evidentemente, agli ultimi per quanto concerne l’assistenza post vendita, nel mio caso per un prodotto arrivato già difettato!
In data 28 novembre 2005, ho acquistato un Acer Aspire 5024wlmi. Da subito riscontro problemi col masterizzatore che non scrive nulla (o quasi) e provoca fortissime vibrazioni e rumori appena tenta di leggere qualche cd o dvd che per qualche motivo decide non gli stia a genio! Effettuo varie prove sia in ambiente windows che linux ma il risultato è sempre lo stesso: CD e DVD bruciati, illeggibili o processo di masterizzazione che si blocca all’avvio! Il 2 dicembre chiamo il vostro call center per richiedere un intervento in garanzia; al telefono mi viene garantito un tempo di riparazione di 10 giorni lavorativi una volta arrivato il prodotto nei vostri laboratori. Ahimè Acer non ha alcuna politica DOA ma visto che l’unica soluzione possibile è questa faccio aprire la pratica e contatto il corriere per il ritiro del prodotto il quale viene preso in consegna da TNT durante la mattinata del 5 dicembre. La settimana successiva contatto il solito numero a pagamento e lì mi informano dapprima che stanno ancora verificando l’anomalia e nei giorni successivi, a fronte delle mie chiamate quasi quotidiane, mi garantiscono la riparazione e la rispedizione del notebook entro venerdì 23/12. Tutto ciò fino alla chiamata intercorsa in data 21 dicembre, nella quale l’arrivo del pezzo è slittato al 28/29 dicembre per presunti problemi nel reperire la parte di ricambio; ovviamente da questa telefonata in poi non mi è stata più ricordata la tanto decantata riparazione entro i 10 giorni lavorativi! Il giorno successivo richiamo e ci accordiamo per il ritiro del notebook, ancora guasto, nel tardo pomeriggio del medesimo giorno nell’attesa che il masterizatore arrivi. Ritiro il portatile intorno alle 17:00 del 22 dicembre presso al vostra sede di Lainate chiedendo ulteriore conferma alla reception sul fatto che mi avrebbero ricontattato loro appena disponibile il pezzo. Ritenendo la mia piccola odissea ormai in fase conclusiva attendo una chiamata fino al 16 gennaio, quando, sinceramente un po’ stanco dei tempi biblici passati senza aver alcuna notizia, decido di richiamare il call center! Qui mi viene detto che il notebook è stato spedito riparato il 22 dicembre! Spiego la mia situazione all’operatore ed a come eravo rimasti d’accordo a fine dicembre; questo mi fa lasciare il numero di cellulare per contattarmi appena arriverà il (rarissimo?) pezzo di ricambio. Oggi, 20 gennaio 2006, a quasi due mesi di distanza dall’acquisto, la pregiata parte di ricambio non ne vuole sapere di arrivare e pergiunta non vi è neanche una data (visti i precedenti l’avrei comunque definita illusoria) di arrivo del masterizzatore! Probabilmente da questo dovrei desumere che Acer non venda più alcun portatile simile al mio (con annesso masterizzatore) da un po’ di tempo visto che non mi fornisce la parte di ricambio o un pc in sostituzione a quello difettato?!
Concludendo chiedo una risoluzione immediata dei problemi segnalatevi senza arrecarmi ulteriori disagi vista l’assurdità della situazione creatasi e l’impossibilità di usufruire appieno di un prodotto acquistato quasi due mesi or sono e non ancora funzionante!
In aggiunta vorrei segnalare un altro problema, apparentemente di non lieve entità: utilizzando il computer anche solo per un paio d’ore in ambiente office (niente giochi, rendering 3d o applicazioni che possano mettere sotto stress l’HD, la CPU e/o la scheda video) l’Hard Disk raggiunge e si stabilizza alla ragguardevole temperatura compresa fra i 60°e i 62° (vedi immagine allegata con la frequenza e tutte le temperature del sistema); tengo a precisare che la temperatura dell’ambiente in cui ho fatto queste verifiche era di 20°C e che il portatile poggiava su un piano rialzato per favorire l’aerazione della parte inferiore dello chassi! Consultando il datasheet del prodotto, un Seagate Momentus 4200.2 (model number: ST9100822A), a questa pagina: http://www.seagate.com/docs/pdf/ datasheet/disc/ds_momentus4200.2.pdf è facile intuire che la temperatura massima di funzionamento dovrebbe essere compresa fra i 5 ed i 55 gradi centigradi, quindi ben 5-7 gradi sotto i valori registrati! Vorrei avere anche chiarimenti su questo problema in quanto non vorrei trovarmi quest’estate con un portatile fuso!
Cordiali saluti
Mauro Cattaneo

Ed oggi, ecco la risposta dell’assistenza:

Gentile cliente,
in merito la sua richiesta pervenutaci La informiamo che il prodotto va inviato presso i nostri laboratori tramite corriere TNT TRACO con spese a carico del destinatario:
ACER ITALY SRL
VIA LEPETIT 32
20020 LAINATE (MI)
Le comunichiamo inoltre che va inserita una copia dell’ultimo rapportino e una nota tecnica del guasto riscontrato sottoponendolo all’attenzione del Sig. Ernesto Stucchi.
Sarà nostra cura chiudere l’intervento nel più breve tempo possibile.
Distinti Saluti
Cordialmente
Servizio Clienti Acer Italy

Ok, la mia mail è chilometrica ma, in fondo, c’è qualcuno che dovrebbe essere pagato leggerle e non rispondermi con una mail standard! Evidentemente l’unica via che capiscono è quella legale! Il computer ovviamente da casa mia non si schioda! Se solo non avesi deciso di fare 3 ore di coda per arrivare a Lainate verso fine dicembre il mio portatile sarebbe ancora la! Grazie Acer, grazie di volere i miei soldi all’acquisto e di darmi il portatile prima o poi, con calma…

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La mia identità on line

Prendo spunto da un post di Luca Conti (Reti di relazione per la comunicazione e il tempo libero), che dice:

Il bello della rete è la socialità. Il Web 2.0, l’evoluzione di internet, favorisce lo sviluppo della conoscenza personale, con scopi sia professionali, sia ludici.

Concordo! Anchio io uso Skype (utente: nicolamattina), Google Talk (utente: nicola.mattina presso gmail.com) e Msn (nicola_mattina presso hotmail.com) per comunicare e mi piacerebbe poter usare un solo client federato con gli altri network (vedi: Google Talk adotta un sistema federato).
Sono ovviamente registrato su Linkedin sin dagli albori, anche se l’ho sempre utilizzato molto poco e non ho mai concluso un affare grazie ad esso. Infine uso Del.icio.us per i miei bookmark e per effettuare delle ricerche tematiche e ho un po’ di foto su Flickr.
Penso che una delle prossime cose che farò sarà quella di creare una lente agiografica su Squidoo, in modo da raccogliere tutte le cose che mi riguardano in un unico punto :-)

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Sergio Romano, Libera chiesa. Libero stato?

I dibattiti televisivi su questioni come l’aborto, la procreazione assistita o i pacs vedono spesso la presenza di un sacerdote. Infatti, i media danno sempre grande rilievo alle esternazioni della Conferenza episcopale italiana o del Vaticano.
In molti luoghi pubblici c’è un crocifisso e, come documenta Sergio Romano, i diplomatici che giuravano fedeltà alla Repubblica (rito adesso soppresso) lo facevano posando la mano sul Vangelo invece che sulla Costituzione. In altri termini, l’Italia unitaria ha segnato la fine del potere temporale della Chiesa cattolica ma non della sua influenza sulla politica. E’ quanto documenta con grande efficacia Sergio Romano. Come ha commentato un altro lettore sulle pagine di Internet Book Shop (il commento di Giuseppe Tabbia):

Un bel manifesto sul valore della laicità dello stato e sull’importanza della separazione tra potere temporale e spirituale, credo obiettivo nei giudizi e ben documentato. A volte mi è parso di percepire forse un po di nostalgia per una classe politica d’altri tempi, “sabauda” nello stile e nelle idee ma che comunque, secondo l’autore, aveva ben chiaro in mente quella che era la dignità dello stato e i limiti della non ingerenza della Chiesa. Visti i tempi attuali e le recenti vicende un libro che mi ha fatto piacere leggere.

Google Talk adotta un sistema federato

Google ha annunciato di aver adottare un sistema federativo per Google Talk (vedi Open federation for Google Talk). Il concetto è molto semplice: permettere agli utenti di Google Talk di parlare con utenti di altri network di instant messaging e viceversa.
La motivazione è altrettanto semplice: considerare l’instant messaging alla stregua della posta elettronica o del servizio telefonico. In altri termini: se ho un account di posta elettronica con un provider posso inviare e ricevere messaggi da utenti di qualsiasi altro provider; se ho un abbonamento con un operatore telefonico, posso fare e rivecere telefonate a e da clienti di altri operatori. Quindi, indipendentemente dal client di instant messaging che decido di utilizzare devo essere in grado di parlare con utenti che fanno parte di un qualsiasi altro network.
Il ragionamento non fa una piega e dovrebbe suggerire agli operatori di telefonia tradizionale di percorrere questa strada invece di insistere con i contenuti perseguedo l’idea di diventare una “nuova televisione”. Altrimenti tra dieci anni si troveranno a riscuotere solo i canoni delle connessioni perché i servizi di comunicazione saranno offerti da altri operatori.

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Una vita on line con il web 2.0

Sto progressivamente spostando molte delle informazioni che mi riguardano dal mio computer a servizi on line. L’ho già fatto con: la posta elettronica (tutti i miei account confluiscono su Gmail); l’agenda (in questo momento uso Yahoo! Calendar, anche se non ne sono particolarmente soddisfatto); gli appunti e le cose da fare (Backpack); la scrittura collaborativa di documenti (al momento ho sperimetato Writeboard, che trovo ottimo, e sono in procinto di provare Writely); le statistiche dei miei siti (Google Analytics è eccellente soprattutto considerato che è gratuito).
Non gestisco progetti che richiedono un sistema di project management evoluto, per cui utilizzo un blog (WordPress) per ogni cliente o progetto, altrimenti utilizzerei Basecamp. Mi piacerebbe tanto che ci fosse un sistema per gestire la contabilità on line, ma non ho ancora trovato nulla di interessante. Sto per spostare tutti i miei file su un servizio di storage on line (Xdrive), perché non mi fido più tanto del mio portatile Acer Travel Mate 8005Lmi che cambierò presto.
La mia aspirazione è utilizzare un computer che pesi mezzo chilo, che non mi costringa ad istallare path su path, che sia sempre connesso a una rete wireless o wireline, con un autonomia di molte ore e che mi permetta di lavorare appoggiato a un albero in una bella giornata di primavera :-)
A chi vuole approfondire questi temi, consiglio la lettura di A life on line: living decentralized, un whitepaper di MercuryTide.

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Nicolatrino: un ritratto di Paolo Aldi

Capita a volte che ti chiedano una fotografia da inserire nel programma di un seminario o a corredo di un articolo. Poiché sono vanitoso (inutile nasconderlo) ho chiesto al fotografo Paolo Aldi di farmi qualche scatto. Oltre a quelli classici con fondo marmorizzato, Paolo si è divertito a fare questo fotomontaggio che ha chiamato Nicolatrino e che racconta così:

Rappresenta la capacità e volontà di ascoltare, comunicare e far comunicare, con e tra molteplici unità, in uno spazio in cui essere consapevoli dell’altrui diversità, speculare alla nostra diversità.
Tutto dipende dal punto di vista, di partenza, dalla propria compatibilità e disponibilità nei confronti del linguaggio, dell’ascolto, del linguaggio, del rapporto.

Nella testata del blog ne ho usato una porzione. La versione integrale è quella seguente:

Identità: dagli atomi ai bit

Ottava puntata della seconda serie di Viaggio nella Rete in onda oggi, 18 gennaio 2006, alle ore 14,30 su Isoradio (Fm 103,3):

Nelle puntate precedenti abbiamo parlato di come in Internet si stiano sviluppando dei mondi digitali alternativi o complementari a quello che viviamo ogni giorno. In questi mondi le persone costruiscono delle nuove identità, acquistano delle abilità, stringono delle relazioni, e così di seguito.
Le realtà sintetiche dei giochi di ruolo massivi possono essere considerate un’anticipazione di quello che sarà. Sia ben chiaro, non vogliamo certo dire che il futuro sarà tutto virtuale come prefigurato nei film di fantascienza come Matrix. Tuttavia non possiamo ignorare che viviamo una vita sempre più connessa e che svolgiamo un numero sempre maggiore di attività tramite Internet.
In questo mondo interconnesso assume rilevanza come modelliamo la nostra identità digitale. Oggi, le cose non sono così lineari come nei giochi di ruolo: le informazioni che ci riguardano sono disseminate su dozzine o centinaia di siti e noi non possiamo aggregarle e conservarle in un unico posto. Internet è fatto di dati che vengono memorizzati e conservati a volte per poche ore, altre volte per anni. Il semplice fatto di navigare da un sito all’altro rappresenta una traccia che può essere seguita e che può raccontare delle cose su chi siamo, come la pensiamo, cosa ci interessa o di cosa siamo appassionati. Gli Internet Service Provider, ad esempio, sono obbligati a conservare i dati di ogni connessione a Internet e le recenti misure anti-terrorismo hanno rafforzato obblighi e controlli. Ne sa qualcosa chi desidera connettersi a Internet da una postazione pubblica.
Se, oltre a navigare e utilizzare dei siti, produciamo dei contenuti (ad esempio manteniamo un blog), la faccenda diventa ancora più articolata. La memoria di quello che abbiamo scritto rimane per un tempo indeterminato nei motori di ricerca o in siti specializzati come Internet Archive, una fondazione di San Francisco che visita periodicamente milioni di web site e ne fa una fotografia, che permette di studiare la loro evoluzione nel tempo.
Insomma, per parafrasare Negroponte, la nostra identità non è solo quella del mondo fatto di atomi, ma anche quella fatta di bit e quest’ultima potrebbe rivelarsi molto più tangibile della prima.
Viaggio nella Rete torna mercoledì prossimo alle 14,30. Buon viaggio con Isoradio da Nicola Mattina.

Ascolta l’audio:

Possibile pubblicità su Google Maps

Non ditelo ai pubblicitari, ma prima o poi potrebbe aver senso posizionare della pubblicità sui tetti delle case: potrebbe essere fotografata da un satellite e finire su Google Maps! Lo suggerisce Gizmodo in un post in cui compare il tetto di grosso edificio con il logo di Target, ma in questo caso si tratta probabilmente di un fotomontaggio (Gizmodo: Roof Wanted for Google Maps Ad).

Aggiornamento. Apprendo da Software Only (Get ready to spot some RoofSense ads) che non si tratta affatto di un fotomontaggio, ma di un magazzino di Target vicino all’aeroporto di Chicago, come mostra questa sequenza che di screenshot con ingrandimenti successivi che ho fatto da Google Maps:

E’ evidente che la pubblicità sul tetto non è stata messa per sfruttare Google, ma per essere visibile dagli aerei in partenza o in arrivo a Ohare.

Web 2.0: verso la nuova frontiera

Ellyssa Kroski propone un interessante articolo (The Hype and the Hullabaloo of Web 2.0) in cui riassume i tratti salienti del cosiddetto Web 2.0. Citiamo, traducendola, la prima parte del post di cui consigliamo la lettura:

Che cos’è il Web 2.0? Chi propone questo concetto sostiene che si tratta della seconda generazione di Internet. Questa eccitante evoluzione vedere l’utente al centro di un universo virtuale. In questo universo si prendono in considerazione i bisogni di tutti gli utenti e non solo quelli della maggioranza.
Il Web 2.0 presuppone di utilizzare la “saggezza delle folle” per sviluppare software migliore, progettare applicazioni efficienti in grado di rispondere direttamente alle inclinazioni degli utenti, e condividere la tecnologia in modo che altri possano migliorarla e farla evolvere.
C’è stato un fondamentale cambio di prospettiva nell’uso del Web. Invece di leggere una serie di pagine statiche, gli utenti oggi organizzano i propri bookmark, scrivono documenti on line, condividono le proprie informazioni con altri attraverso una nuova generazione di social software. Ciò che è iniziato con i blog e i wiki è fiorito in un fenomeno a tutto tondo…

L’articolo di Ellyssa Kroski prosegue proponendo una serie di considerazioni che prenderò in esame nei prossimi post e che amplierò con esempi e opinioni personali che saranno raccolte in questa nuova categoria.

Leggere a scrocco con Google Book Search

Steve Rubel propone un sistema per leggere un libro gratuitamente senza doversi recare in una libreria o in una biblioteca: basta utilizzare Google Book Search. Il famoso blogger di New York usa questo sistema:

  1. Cerca il libro con Google Book Search e consulta l’indice (è una delle porzioni facilmente accessibili);
  2. Quando ha individuato l’argomento che lo interessa, cerca esattamente il titolo del capitolo con la funzione “Saerch this book”. Poiché si tratta di un titolo, è probabile che la frase sia presente in tutte le pagine che appartengono al capitolo.
  3. A questo punto basta cliccare pagina per pagina.

Questo sistema furbo funziona molto bene con i libri che contengono liste di hacks, ossia di trucchi per fare qualcosa. La O’Reilly ne ha un’intera serie che copre tantissimi argomenti tecnici: una vera e miniera di informazioni :-)

Magie di un footer

Signal vs. Noise segnala un interessante uso del piè di pagina di un sito (leggi il post in inglese: Screens around town). BusinessLogs.com, infatti, ha adottato una soluzione inusuale: inserire nel footer una presentazione istituzionale. In questo modo, chi arriva al blog atterrando direttamente su una pagina e non sulla homepage (è il caso di chi proviene da un motore di ricerca), dopo aver letto il post può farsi un’idea molto veloce di chi lo ha scritto e del perché.
Mike Rundle si BusinessLogs commenta il post di Signal vs. Noise dicendo:

Tanto per parlare di ROI, riceviamo il triplo o il quadruplo di richieste di lavoro alla settimana da quando abbiamo adottato questo nuovo design. Inoltre, i nostri progetti sono più profittevoli, abbiamo conquisito dei clienti interessanti e le sottoscrizioni al nostro feed Rss sono più che raddoppiate. E’ incredibile cosa possa fare un pie’ di pagina.

Non ho idea se Mike stia celiando o se dica sul serio, ma mi sembra verosimile: a volte una piccola cosa può incrementare enormemente il valore di una cosa molto più grande. E’ tutta una questione di ragionare e ri-ragionare e ri-ragionare attorno alle cose. Aveva ragione Gino Bartali: “Gli è tutto sbagliato, tutto da rifare”.

Mart: La Danza delle Avanguardie

La settimana scorsa ho visitato il Mart di Rovereto che in questo periodo ospita una bella mostra dedicata alla nascita della danza come espressione artistica d’avanguardia. La Danza delle Avanguardie è stata una piacevole esperienza: oltre mille opere tra dipinti, sculture, costumi, scenografie, disegni, fotografie che raccontano i magici e straordinari intrecci tra la danza e l’arte. Un percorso che, dai capolavori del primo ‘900, giunge fino alle ultime tendenze dell’arte contemporanea.

La mostra, curata da Gabriella Belli e Elisa Guzzo Vaccarino, si apre con una sala dedicata agli artisti di fine Ottocento che dipingono il teatro e il suo mondo. Edgar Degas e Federico Zandomeneghi rappresentano i momenti più salienti della vita del palcoscenico…
Nei primi anni del secolo scorso gli artisti non si limitano più a rappresentare il teatro ma salgono direttamente sul palcoscenico, realizzando scenografie e costumi, cercando nuovi linguaggi per la coreografia, la musica e il teatro…
Non esiste alcun movimento d’avanguardia, entro la fine degli anni Venti del ‘900, che non contribuisca all’innovazione della scena, in sintonia con la trasformazione della visione e della teoria e pratica del balletto e della danza…
Non c’è dubbio che il grande innovatore di impatto planetario e permanente è stato però Serge Diaghilev, l’impresario dei Ballets Russes. Arrivato a Parigi nel 1908, Diaghilev rivoluziona l’idea del balletto e della scena con la lungimiranza di chi da subito aveva capito che nel nuovo secolo nulla del passato si doveva salvare, lanciandosi così alla scoperta di nuove frontiere artistiche e nuovi talenti…
In questi stessi anni, nel clima di straordinario rinnovamento dell’arte russa che segue la rivoluzione d’ottobre, alcuni dei maggiori artisti, rimasti in patria, focalizzano gran parte della loro attività nella sperimentazione teatrale, che diventa il luogo di proposte fortemente innovatrici: futurismo, suprematismo e costruttivismo trovano nel teatro il loro banco di prova con Alexandra Exter, El Lissitsky, Kasimir Malevich e Vladimir Tatlin…
Nell’ambito della Bauhaus primeggia la figura e il lavoro di ricerca di Oskar Schlemmer a cui la mostra dedica una importante sezione. Faro di una battaglia radicale contro l’estetica conformista del teatro, a lui si deve una delle più folgoranti pagine della storia artistica e culturale dell’Europa degli anni venti. Fu infatti grazie alla sua sperimentazione che chiamò in gioco tutte le arti, dalla scenografia alla coreografia, dall’architettura al linguaggio, dalle arti visive alla scultura, che si poterono gettare basi solide per la rinascita etica ed estetica dell’arte e del teatro del secondo dopoguerra…
Un capitolo importante è riservato allo scenario coreografico della seconda metà del Novecento. La mostra documenta i sodalizi di Joan Miró con Serge Lifar e Léonide Massine e le combine paintings di Robert Rauschenberg che diventano scenografia per Merce Cunningham, ma anche le opere realizzate negli anni Quaranta da Isamu Noguchi per Martha Graham, la grande protagonista della nuova danza americana. Le sue sculture sceniche diventeranno elementi chiave per esprimere i risvolti psicanalitici delle creazioni grahamiane…
Nella Danza delle Avanguardie il Mart presenta anche una sezione dedicata al mondo della moda: i disegni e i costumi realizzati da Gianni Versace per Maurice Béjart e per William Forsythe, sempre per Forsythe le creazioni di Issey Miyake, gli abiti di Christian Lacroix per Bianca Li, i bozzetti e i costumi di Yves Saint-Laurent per Roland Petit, e i costumi di Jean-Paul Gaultier per Regine Chopinot.
Vicino a queste creazioni, gli scatti dei fotografi di moda, che sperimentano curiose incursioni nel mondo della danza. Bruce Weber, Peter Lindbergh, Deborah Turbeville, Ellen Von Unwerth, Koto Bolofo fissano sulla pellicola immagini forti e inedite di questo mondo in movimento.

MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (Trento)
Infoline 800 – 397760
0464 438887
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Guy Kawasaki: le dieci bugie degli aspiranti imprenditori

Il blog di Guy Kawasaki (Let the Good Times Roll) ha solo pochi giorni, ma ha attirato la mia attenzione anche per il suo humor. Dopo aver dedicato un post alle dieci bugie più frequenti dei venture capitalist, eccolo che si cimenta con le dieci bugie più frequenti degli imprenditori:

  1. “Le nostre stime sono conservative”. Mi sono trovato più di una volta in questa situazione quando ero alla ricerca di soldi da parte di un venture capitalist e h ragione Guy: la maggior parte delle volte, quando si inizia un nuovo business, non si ha la più pallida idea di quali saranno le vendite. Il problema è che se sei onesto, il tuo potenziale finanziatore ti guarda con aria stranita come a dire: “come faccio a dare soldi a questo tipo se non sa quanto vale ciò che sta per fare?”.
  2. “Gartner dice che il nostro mercato varrà 50 miliardi di dollari nel 2010″. Quando non sai quanto potrai vendere ti rifai a delle stime e prendi le statistiche delle principali società di consulenza, che si rivelano immancabilmente sbagliate. Anche qui ha ragione Guy: meglio lasciar perdere Gartner.
  3. “La Boeing firmerà un maxi ordine la prossima settimana”. Personalmente non ho mai millantato credito in modo così patetico. Però, anche in questo caso si tratta di un cane che ci morde la coda, perché alcuni venture ti dicono chiaramente che un contratto con un’azienda importante sarebbe sicuramente d’aiuto. Il problema è: “se io sono ancora in fase di start-up e busso alla porta del finanziatore per sviluppare il prodotto, come faccio ad avere già un contratto importante per la sua vendita?”.
  4. “I nostri impiegati chiave sono disponibili a venire con noi appena avremo i soldi”. Anche in questo caso non mi sono mai arrischiato a millantare credito in modo così evidente. Meglio essere onesti e puntare su quello che si ha: ormai sono veramente pochi i casi in cui è necessario avere accesso al guru di una tecnologia così specifica, senza il quale il tuo business non sarebbe possibile.
  5. “Nessuno fa quello che facciamo noi”. Concordo con Guy: a meno che non facciate qualcosa di veramente costoso e di nicchia è inverosimile che qualcun altro non sia in grado di farlo.
  6. “Nessuno può fare quello che facciamo noi”. Una frase del genere si commenta da sola: meglio lasciar perdere soggetti che non si sono accordi che siamo nell’era della riproducibilità di qualsiasi cosa…
  7. “Sbrigatevi, perché molti altri venture capitalist sono interessati”. Questa è una tattica da agente immobiliare. Quando ci hanno provato con me per l’acquisto di una casa gli ho risposto molto semplicemente: che si accomodino.
  8. “Oracle è troppo grande/stupida/lenta per essere una minaccia”. Confesso di averlo pensato anche io, ma la realtà è che se il business in cui vuoi cimentarti è interessante per una grande azienda, prima o poi per quanto sia elefantiaca, stupida o lenta, cercherà di mettere la sua zampona sulla tua testa.
  9. “Abbiamo un management team collaudato”. Guy dice che questa è la frase tipica di chi viene dalle società di consulenza.
  10. “I brevetti rendono il nostro prodotto difendibile”. Personalmente non credo molto nei brevetti e nella mania di difendere e tutelare qualsiasi cosa. Ho letto da qualche parte che una banca americana ha brevettato il processo di accoglienza dei visitatori allo sportello: oltre a considerarlo uno spreco di soldi, mi sembra demenziale.
  11. “Tutto quello che dobbiamo fare è conquistare l’1% del mercato”. Anche io ho cercato di tranquillizzarmi con questa idea: l’1% è una percentuale piccolissima è vero, ma può diventare anche un ostacolo insormontabile. E’ un modo per non guardare in faccia alla realtà.