Beppe Grillo e il VDay

Non posso evitare di mettere nel piatto i miei due cent sulla questione del V-Day. Si è scritto molto e si discute di qualunquismo e populismo, se Grillo sia un blogger o meno, se quello sia il popolo della Rete e così di seguito. Il comico genovese e altri con lui sostengono che questo è un nuovo modo di fare politica, ma a me non sembra proprio. Non c’è nulla di nuovo nel portare la gente in piazza soprattutto se l’obiettivo è lo sfogo collettivo. Lo sanno bene i sindacati che ogni tanto organizzano una bella manifestazione più o meno imponente e l’ha imparato finanche il Vaticano che ha portato in piazza qualche centinaio di migliaia di cattolici intransigenti e settari in occasione del Family Day.
Le manifestazioni sono esibizioni di forza e basta. Grillo ha dimostrato di essere in grado di portare in piazza molte migliaia di persone cavalcando il senso di frustrazione di chi non si sente più rappresentato dal modo attuale di fare politica. Invece di imbarcare la gente sui torpedoni si è affidato al passaparola, usando la dimensione virale della Rete. Grillo fa di Internet lo stesso uso che aspira a farne un uomo di marketing: uno spazio per ottenere visibilità a bassa costo spostando l’onere della distribuzione di informazioni sulle persone.
Il problema è che questo modello non è sostenibile per due motivi: a) la rete messa in piedi da Grillo è a stella e senza il suo centro di gravità è destinata a disfarsi; b) oltre la protesta non c’è alcun meccanismo che promuova progettualità e creazione.
La rete dei vaffanculisti assomiglia a quella mostrata in questa figura:
Immagine 12.png
Invece, una rete resiliente assomiglia a quella della figura seguente:
Immagine 22.png
C’è un centro e una periferia, ma il numero di connessioni fa si che il venir meno di un nodo non produce la morte dell’intero sistema.
In merito al secondo punto, i vaffanculisti hanno firmato in massa una proposta di legge di iniziativa popolare. Questa legge cadrà quasi sicuramente nel nulla. Essa sarà messa in discussione perché le proposte di legge di iniziativa popolare devono obbligatoriamente essere inserite all’ordine del giorno di uno (se hanno raccolto 50.000 firme) o due (se hanno raccolto 100.000 firme) rami del Parlamento. Ma chi sosterrà la discussione in aula? Chi le promuoverà? Chi farà attività di lobby?
La proposta di legge sarà bocciata e allora Grillo avrà un’altra occasione per fare una bella manifestazione di piazza dichiarando che questo è un modo nuovo di fare politica.

Technorati tags: , ,

12 comments

  • Complimenti, analisi che appoggio pienamente, ma vorrei porre l’accento su un aspetto che accenni solamente.
    Sebbene la Grilliana resilienza sia evidentemente irrisoria, a preoccupare la mia giovane ed entusiasta mente da “piccolo social networker” è il diffuso “gregarismo” dei seguaci più che fan del comico.
    Lo strumento che Grillo continua a chiamare blog non genera, per la gran parte è logico non voglio generalizzare, discussione ma spesso spedizioni punitive virtuali del tipo noi e loro, con commenti triviali e che nulla aggiungono alla discussione.
    L’agitatore Grillo si è lasciato prendere la mano, cavalcando il caotico affollarsi di una Rete di classe inferiore in quanto a propositività, funzionalità (come sottolinei) e superadditività. Nel caso specifico 1+1 fa sempre 1.

  • Caro Nicola, non ci conosciamo ma siamo tutte e due persone che lavorano sulla rete e che amano la rete. Mi è piaciuto il tuo intervento – anche se non lo condivido – perché affronta il tema in modo alternativo e senza quella risolutezza tipica di chi è contro a prescindere. Ora, guardando un poco al di là del comico in sé, ti invito e invito i tuoi lettori a soffermarsi un istante su quello che Grillo e i suoi meet up (dovresti aver visto lo spettacolo per sapere di preciso cosa hanno realizzato in concreto) fanno ogni giorno per questo paese. Comunque la si voglia guardare, portano qualcosa di buono più che qualcosa di cattivo, cercano – almeno ci provano – a migliorare la società in cui viviamo, propongono alternative. Lascia perdere per un istante i modi, non è forse il risultato – quando siamo tutti a guadagnarci – che conta ? Non sarebbe meglio anche per te se domani in parlamento, per dire la più banale – non ci fossero più condannati in via definitiva ? Potremmo andare all’estero senza avere il timore di essere derisi. Io non sono né di destra né di sinistra, semplicemente vivo la mia vita facendo del mio meglio e senza creare danno agli altri. Un po’ mi spiace però vedere che in un contesto sociale così abbruttito e abbruttente, la prima cosa che venga in mente di fronte a iniziative di questo genere sia di gridare al populismo. Un caro saluto, Filippo

  • @Filippo. Ti confesso che non sono molto d’accordo rispetto al fatto che un condannato in via definitiva non possa rappresentare i propri elettori. Per due motivi: a) se ha scontato la pena il suo debito con la giustizia è esaurito e lui è tornato ad essere un cittadino a tutti gli effetti… se non è stato interdetto a vita dagli uffici pubblici, non si vede perché condannarlo a un ergastolo che non gli è stato comminato; b) se è diventato parlamentare qualcuno l’ha votato e anche se questa scelta potrebbe essere considerata discutibile da qualcuno, va rispettata perché sta alla base del funzionamento di una democrazia. Diceva Salvemini che la democrazia postula in qualche modo che vengano scelti i migliori ed era amareggiato per il fatto che questo non fosse affatto vero nella pratica. Come dargli torto! Ma se questo è vero, il problema è culturale non di sbarramenti.
    Le mie perplessità nei confronti di Grillo sono soprattutto legate alla sostenibilità del suo modello: la mia impressione è che tutta questa energia andrà dispersa.

  • Mah, non so, sono perplesso.
    Immagina il pilota di caccia. Prima di salire a bordo del bolide gli controllano perfino che non abbia nemmeno 1 carie. Il muratore non può essere gracilino altrimenti soccombe sotto i sacchi di cemento. Il critico d’arte deve avere una certa sensibilità nel cogliere determinati aspetti di un’opera mentre il funambolo deve avere grande equilibrio. Il politico di professione, colui che rappresenta i cittadini in parlamento, secondo me deve essere un “esempio” e per essere tale deve poter essere pulito, credibile, onesto. Io la vedo come una qualità essenziale, tu no. Pazienza.

    Piuttosto trovo molto interessante il discorso sulla sostenibilità del modello. E’ indubbio che il fenomeno Grillo nel suo complesso sia al momento qualcosa di unico e atipico, sia per il modo in cui si estrinseca nella realtà di tutti i giorni, sia per il fatto che la sua grande visibilità si è determinata – per la prima volta – grazie alla rete. Se non solo – Grillo era già prima un personaggio pubblico – in modo senz’altro determinante.

    Allora forse, lasciando perdere le considerazioni sul giusto o sbagliato, sarebbe interessante chiedersi se questo genere di “potere” sia un potere nuovo in grado di contastare o competere con quelli esistenti e se sia un potere potenzialmente in mano a chiunque. Alla fine, se ci pensi, non fa altro che proporre idee e soluzioni e catalizzare un “seguito” di persone. Una cosa che non è molto diversa da quella che fanno i politici normalmente. Solo che lui è populista mentre i politici che accontentano tizio o caio no. Ciao, Fil.

  • @Filippo. Io vedo l’onestà come una qualità essenziale, ma credo che se la giustizia ti condanna e tu sconti la pena e la pena ha lo scopo di riabilitarti, non vedo per quale motivo ci debba essere una condanna ulteriore indipendente dalla prima e che dura a vita.
    In merito al secondo punto, non ho molti dubbi: non si tratta di un nuovo potere. Questo tipo di manifestazioni sono vecchie come il mondo!
    Ciao. Nicola

  • però se uno è stato condannato per mafia o per corruzione o evasione fiscale, non mi pare che sia la miglior scelta come persona, anche se ha scontato per intero la sua condanna.

  • […] Al di là delle critiche e delle varie opinioni che sono state espresse sulla questione (per es. leggete i commenti di Nicola Mattina qui e qui, questo post o questo, ma anche il resoconto sul blog di Grillo), siamo qui a ragionare in termini di comunicazione, una prospettiva che appartiene a questo blog. In effetti quello che fa Grillo non è affato comunicare a due vie con la gente o meglio “sulla carta” sembra esistere, ma in realtà non lo è: il sistema dei commenti sul blog serve a dare l’idea di interazione, ma sfido chiunque a leggerli tutti e a interagire effettivamente. […]

  • Forse quello di Grillo non è un nuovo modo di fare politica, piuttosto porta in se il germe di una nuova concezione della politica.
    Questa nuova concezione, che sta alla base della capacità di Grillo di muovere le masse, presenta il seguente, semplice, banale eppure dimenticato, elemento di novità:
    – i politici stanno in parlamento o nelle giunte regionali per stabilire le regole del vivere civile e per lo sviluppo del benessere dei cittadini, mentre i cittadini stabiliscono le regole secondo le quali un politico dovrebbe svolgere il suo ruolo.

    questa relazione tra cittadino e politico si è persa per strada. l’ultima legge elettorale ne è un chiaro esempio.
    Ad oggi le cose stanno cosi: i politici si autoeleggono e autostabiliscono le regole del loro restare politici il + a lungo possibile.

    I cittadini non sono messi nella condizione di esprimere la loro opinione. E non mi si dica che le elezioni danno potere ai cittadini semplicemente perchè è falso.

    Non esiste un soggetto politico che fa di questo semplice concetto una battaglia concreta con delle proposte concrete.

    Grillo ha colto gli umori della gente (poca per il momento) che ha colto questa semplice evidenza, ed ha fatto una proposta concreta: la legge popolare.

    Lo strumento ha evidentemente dei limiti dettati per lo più dal meccanismo con il quale può essere approvata. Passando in Parlamento, dovrà scontarsi con gli interessi dei diretti interessati 🙂
    In pratica si tratta di una partita di calcio in cui i calciatori arbitrano da soli e nessuno può intervenire.

    Ora viene la Rete. Poniamo di avere uno strumento di partecipazione democratica esteso, pervasivo e interattivo. Quale potrebbe essere? Internet naturalmente.

    Prima o poi, mentre i cittadini acquisiscono consapevolezza nel loro ruolo attivo per il loro Paese, arriverà uno strumento in grado di raccogliere con certezza le opinioni degli elettori. A quel punto potrà concretamente nascere un nuovo e concreto modo di realizzare il rapporto tra cittadini e politici.

    Nessuno vuole fare a meno della politica e dei suoi attori. Anzi.
    Semplicemente il sistema deve andare nella direzione di conciliare i ruoli.

  • Nicola,

    1.
    I politici stanno in parlamento o in altri organi perché rappresentano i cittadini. E’ una questione pratica: in comunità estese non è possibile partecipare direttamente alla cosa pubblica ed occorre quindi utilizzare un meccanismo rappresentativo. Il politico è un cittadino, non un marziano o una divinità. La rappresentanza si esprime attraverso il voto: con il voto si decide chi governa e non è vero che non si ha potere nel votare. Di volta in volta si sceglie uno schieramento piuttosto di un altro, lo si conferma o lo si boccia.

    2.
    Grillo cavalca lo scontento… prima di lui in tempo recente a sinistra lo hanno i fatto i girotondini. I partiti cosiddetti radicali a destra e sinistra raccolgo in gran parte voto di protesta contro il sistema, salvo essere organici allo stesso… Dov’è la novità di Grillo? Come si è arrivati alla formulazione della proposta di legge? Chi l’ha scritta? Chi ha stabilito quali fossero gli obiettivi? C’è stato un meccanismo partecipativo? Non ne ho sentito parlare, ma forse sono stato disattento.

    3.
    La Rete non abilita la democrazia diretta. Può però aiutare la partecipazione permettendo innanzitutto un controllo più efficace su ciò che fanno i rappresentanti. Questo sarebbe un modo nuovo di fare politica, perché la possibilità di accedere in modo sistematico ed efficiente alle informazioni pubbliche di fatto non è mai esistito. Ed è probabilmente oggi il punto più debole delle moderne democrazie.

    Grazie per lo scambio di battute. Nicola

By Nicola Mattina