Festival delle idee: il secondo giorno

Secondo giorno al Festival delle idee di Piacenza. Era possibile partecipare ai tre forum che sono iniziati ieri (libertà, mobilità e natalità) oppure ai quattro seminari su Sud, Nord, Europa e partito democratico.
Ho deciso di partecipare per un paio di ore al seminario Il Pd che vorrei e ho video-registrato parte degli interventi. Ne ho tratto le seguenti indicazioni:

  • praticamente tutti i partecipanti si sono lamentati del fatto che questo partito nasca eleggendo prima il segretario e poi stabilendo che tipo di partito deve essere. La logica avrebbe voluto che si decidesse prima in che direzione andare e poi si scegliesse il leader in grado di andarci;
  • gli oratori provenienti dal territorio (ho ascoltato rappresentanti della Lombardia, della Sardegna e del Trentino) hanno lamentato l’invadenza delle direzioni centrali e l’approccio settario di chi (se non ho capito male l’imputato principale era il Ds) non sta promuovendo la mescolanza tra schieramenti a livello locale;
  • non ci sono più argomenti di destra e di sinistra e non esiste più un’identità univoca delle persone. Al contrario, gli individui si aggregano temporaneamente in funzione di interessi e obiettivi, che cambiano di volta in volta.

I miei due cent (purtroppo non sono riuscito a fare un intervento per mancanza di tempo). Mi piace quando si parla di wiki-partito. Qualcuno ha detto che in fin dei conti è una tautologia, perché un partito dovrebbe essere partecipazione per definizione. Ma, andando oltre questo aspetto, c’è da dire che un wiki non è semplice partecipazione: è condivisione e creazione di valore che è messo a disposizione non solo di chi vi partecipa attivamente, ma anche di tutti gli altri. A me sembra che oggi i partiti siano soprattutto fonte di valore per chi li gestisce e che il più delle volte costoro aspirino alla partecipazione degli altri solo quando c’è da montare i gazebo o applaudire il leader.
Inoltre, il wiki-partito dovrebbe avere dei sistemi di controllo e verifica che oggi non esistono. Se è vero che ogni voto preso vale 10 euro nel corso di una legislatura, che fine fanno questi soldi? Non mi sembra i bilanci vengano pubblicati nei siti delle formazioni. Oppure, volando un po’ più alto, quando si prende l’impegno di perseguire certi obiettivi, si può cercare di individuare dei sistemi per misurare la coerenza delle azioni alle mete?

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By Nicola Mattina