Archivio mensile:novembre 2007

Corporate blogging: parte 2

Proseguo il discorso sulla fenomenologia del corporate blogging, introducendo altri due tipi di blog: il testimonial blog e il brand/product blog.

5. Testimonial blog
Il testimonial blog si muove sulla falsa riga del Ceo blog: una persona mette la propria faccia per perorare la causa aziendale. In Italia mi viene in mente Antonio Tombolini che ha attivamente bloggato a favore di San Lorenzo conquistandole le simpatie della blogosfera. Antonio ha iniziato inviando pacchi di prova ai blogger e ha proseguito spedendo aiuti alimentari per sfamare i partecipanti ai barcamp. Poi ha creato un vero e proprio social network su Ning e ha organizzato l’iniziativa “Il vino lo portiamo noi”. Alla fine, però, l’idillio si è interrotto: San Lorenzo, infatti, è risultata particolarmente antipatica quando è diventato di pubblico dominio il suo atteggiamento nei confronti degli operatori del call center. A questo punto, Antonio ha di fatto sospeso la sua attività di proselitismo verso i blogger, coerentemente con l’approccio dell’azienda che ha adottato la tattica del silenzio. Da quello che leggo, rimane in piedi solo l’iniziativa “Il vino lo portiamo noi”.
Un altro esempio interessante riguarda il network di blog di Telethon: anche in questo caso, non si tratta di persone che lavorano direttamente per l’organizzazione. Molti di loro, infatti, sono ricercatori che beneficiano dei fondi e rappresentanti delle associazioni dei malati. Costoro ricevono dei contributi da Telethon e testimoniano il loro supporto all’associazione anche così.

6. Brand/Product blog
Alcune aziende decidono di avere un blog collegato al proprio marchio o a uno specifico prodotto, ospitando i contributi dei propri dipendenti. In funzione dell’ampiezza dell’argomento potremo parlare quindi di brand o di product blog. Tra gli esempi internazionali, possiamo citare il blog ufficiale di Google, in cui i diretti responsabili trattano solo temi importanti per l’azienda: per esempio, è abbastanza frequente che vi siano annunciate le acquisizione e che l’annuncio sia dato direttamente dal management dell’azienda acquisita. Per l’Italia, potrei citare The Duck Side, il blog della Mandarina Duck, che si presenta come una vera e propria conversazione attorno all’azienda. Il tutto è così naturale e ben fatto, che una delle autrici principali del blog è la signora Valeria, l’assistente alla presidenza e alla direzione generale e le biografie dei blogger non sono curricula, ma candide auto-biografie.
I product blog sono invece molto focalizzati su uno specifico prodotto (o linea di prodotti) e sul team che lo sviluppa. Oracle, per esempio, ne ha un buon numero, come quello del gruppo che si occupa della sicurezza. La stesso cosa in Microsoft, dove – per esempio – è possibile leggere quello del team che sviluppa Internet Explorer. E così di seguito. Questi blog rendono conto dell’attività, forniscono informazioni e suggerimenti, annunciano le nuove release e raccolgono feedback. Nel mondo del software, in particolare, servono per tenersi in contatto con le comunità di sviluppatori.

Nella prossima puntata prenderemo in considerazione employee blog e product management blog completando questa carrellata. Grazie a chi ha fornito suggerimenti finora: i vostri contributi sono sempre preziosi.

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Corporate blogging: parte 1

Quali sono gli approcci possibili al corporate blogging? Penso che si possa delineare una progressione che parte dall’atteggiamento difensivo fino ad arrivare al coinvolgimento degli utenti nel processo di disegno ed evoluzione di un prodotto/servizio.

0. Fake blog
Quello del blog fasullo è l’approccio dei relatori pubblici inetti e incompetenti. L’idea luminosa sarebbe quella di simulare un cliente entusiasta che ha deciso di scrivere meraviglie dell’azienda. Peccato che in Internet, le bugie abbiamo le gambe corte, come ha mostrato Wal-marting across America, un blog fasullo inventato da Edelman per Wal-Mart e smascherato nel giro di qualche settimana.

1. Commenti
Alcune aziende fanno monitoraggio delle conversazioni online ed intervengono per rettificare informazioni errate. Una di queste, per esempio, è Vodafone, il cui ufficio stampa interviene in modo trasparente in newsgroup, forum e con commenti ai blog. In questo stadio, si ascolta e si agisce soprattutto per evitare il formarsi di catene di sant’Antonio.

2. Press blog
Con Press blog intendo la trasformazione dell’area ufficio stampa di un sito web in un vero e proprio blog, con commenti, feed Rss e widget. In un mondo dominato ancora dalle aree riservate ai giornalisti accessibili con password e dai comunicati stampa in formato pdf, non sono molti gli esempi che si possono citare: in Italia c’è l’area news di Samsung Italia. In questa categoria, inoltre, possiamo annoverare gli esperimenti di Edelmann, che ha rivisto la formula del comunicato stampa introducendo il social media news release.

3. Marketing blog
Il marketing blog è un blog gestito da professionisti della comunicazione, che serve a sostenere il lancio di un prodotto o di un servizio. Un buon esempio italiano è rappresentato da Quellichebravo, che viene scritto a quattro mani da due product manager di Fiat e da due consulenti (uno dei due è Marco Massarotto). E’ un passo avanti rispetto al press blog, perché c’è il coinvolgimento di persone che normalmente non vengono esposte al contatto con i clienti: costoro vengono aiutati da professionisti che si occupano essenzialmente degli aspetti relazioni del blog.

4. Ceo blog
Poiché la pratica del blogging suggerisce che sia una persona ad apparire come autore perché la blogosfera è una conversazione tra individui, occorre individuare un portavoce aziendale che ci “metta la faccia”. La prima scelta è ovviamente l’amministratore delegato o il presidente, giacché egli svolge già il ruolo di rappresentante aziendale ed è l’unico che può assumersi la responsabilità di quello che dice a nome di tutta l’azienda. Ovviamente occorre avere un capo presentabile e disponibile come Jonhatan Swartz di Sun, cosa non troppo frequente. Il Ceo blogging ha un difetto perché i vertici delle grandi aziende cambiano con una certa frequenza. E’ accaduto, per esempio, in Ducati, anche se il nuovo amministratore delegato (Gabriele del Torchio) ha raccolto l’eredità lasciatagli da Federico Minoli trasformando Desmoblog in un brand blog.

Fine della prima parte. Nel prossimo post: testimonial blog, brand blog, product blog, employee blog, product development blog e internal blog.

P.s. Avete commenti o casi con cui contribuire a questa analisi? Non siate timidi :-)

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Le Web 3: pianifichiamo la trasferta

Sto cercando di pianificare la trasferta parigina, ma confesso di avere qualche difficoltà perché non conosco Parigi molto bene. Al momento ho capito solamente che la sede di Le Web 3 è in un posto periferico scomodo da raggiungere, quindi ci sono due possibilità per l’alloggio: dormire vicino all’evento o scegliere il centro.
Per comodità sarei orientato verso la prima soluzione, anche perché ormai gli eventi europei iniziano all’alba come quelli americani: per il primo giorno Cathy Brooks ha pensato di offrirci una full immersione di 11 ore, dalle 8:30 fino alle 19:30! Però, visto che ci sono un po’ di italiani, vale la pena essere un po’ socievoli: dove dormite?
Ho messo su una Google Map: riusciamo a localizzarci?


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D-Day: piccola cronaca della giornata

Arrivo alle 10 e qualcosa: la sala è gremita e c’è molta gente in piedi lungo le pareti. Riconosco subito il Mantellini sul palco, accando a Lilli Gruber che parla dell’inevitabilità di Internet. La segue il sostituto di Riotta che parla dell’ineluttabilità della rete e testimonia che anche al TG1 ormai si usano le mappe prese da Internet. Continua su questo leit-motiv anche il Ceo di Rcs Media Group e l’impressione è che chi viene dal mondo dei media non si sia ancora ripreso dalla botta e arranca travolto dalla velocità. Eppure a me sembra che il problema non sia tanto la velocità (anche se questa sembra essere la maggiore preoccupazione), quanto il sistema di produzione e distribuzione delle notizie.
Peter Kruger, consigliere new media del Ministero delle comunicazioni, non è molto convincente: bofonchia qualcosa su Wikipedia ed evita di rispondere alle domande sulla legge Levi-Prodi e sulla riforma del sistema radio-televisivo.
Paolo Barberis, Ceo di Dada.net, ricorda che la sua creatura è al quattordicesimo posto dei social network nel mondo con oltre 20 milioni di utenti.
Beppe Severgnini, in una registrazione video, sottolinea che l’unica cosa che può differenziare i media tradizionali è l’affidabilità. In effetti, è sempre più frequente lo smascheramento di articoli mal scritti e poco documentati, così come è sempre più frequente la polemica in rete su come i giornali trattano i fenomeni della rete.
Adesso parte il dibattito. Napolux solleva il problema dell’accesso ai commenti del Corriere della Sera: risposta piccata da parte di Rcs che difende la registrazione e sostiene che ogni commento viene rivisto da un giornalista, perché tutti i contenuti del Corriere devono essere validati. Corretto, però ci sarebbe da dire che i commenti non sono articoli!
Provo anche io a fare una considerazione, anche se – come al solito in questi casi – non mi riesco a spiegare bene (uffa!). Quello che cerco di dire è: andiamo per un attimo oltre la questione della velocità, il dato più rilevante è probabilmente quello dell’agenda setting. Dal mio punto di vista esperimenti come WikiNotizie rischiano di compromettere la capacità dei media di massa di decidere quali sono gli argomenti di discussione. Ed è chiaro che nel momento in cui i massa media perdono questa capacità, allora perdono anche l’appeal del potere del politico e l’interesse da parte degli industriali.

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Tiscali: quattro video per conoscerla meglio

L’11 ottobre 2007, il gruppo Netwo è stato ospite di Tiscali presso la sede cagliaritana di Sa Illetta: ne ho già scritto in questo post. Avevo con me la telecamera e ho registrato gli interventi del management: Mario Mariani, amministratore delegato; Klaus Ludemann, responsabile della divisione media & Vas; Stefano Loffredo, vice direttore della testata; Franco Saiu, responsabile della piattaforma di blog. Sono quattro video utili per capire meglio l’azienda, il suo passato e il suo futuro: buona visione :-)

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L’Occidentale Tv: un esperimento ben riuscito

Questo fine settimana sono al lavoro per aiutare un mio cliente, l’Occidentale, a coprire la manifestazione di Forza Italia, Subito al voto. Ci è stato chiesto di mettere in piedi una Web Tv, producendo sia contenuti da mostrare on demand che un servizio live. In questo momento, stiamo quattro canali video utilizzando (ma forse sarebbe meglio dire, sperimentando) vari strumenti:

  • Live. Mentre scrivo, un giornalista è a Roma presso il gazebo di Piazza San Lorenzo in Lucina con un computer portatile a cui abbiamo collegato una webcam, un microfono e una connect card di Vodafone. Per fare broadcasting, abbiamo scelto Mogulus, che si è dimostrato un ottimo prodotto per questo tipo di trasmissione: infatti permette di avere diverse fonti video, sia in diretta che registrate, e di creare un palinsesto aggiungendo facilmente sottotitoli e cartelli. E’ prevedibile che, uscendo dalla versione beta, il servizio permetterà di personalizzare la grafica e risolverà qualche bug (per esempio, noi non siamo riusciti a registrare il live). Nel complesso, però, il prodotto è veramente ben costruito e l’unica vera limitazione che abbiamo con il live riguarda la durata delle batterie del computer, che ci obbliga a fare la spola con la sede della testata per ricaricare.
  • Rassegna video. Abbiamo prodotto una rassegna di video tratti dai telegiornali nazionali. Poiché non abbiamo a disposizione un servizio di video clipping, stiamo catturando il materiale da Internet usando principalmente Vlc. Tutto il materiale viene caricato su YouTube e quindi viene importato in Mogulus. In questo caso, stiamo usando il “pilota automatico” che permette di creare un rullo di contenuti da far girare con continuità.
  • Interviste. Abbiamo due troupe che si spostano per fare interviste sia agli attivisti che ai politici di Forza Italia. Una delle troupe, che attualmente è sul barcone con Berlusconi, è composta da un giornalista, un fotografo e un cameraman professionista. A fine giornata, verrà prodotto una clip montata con la cronaca dell’evento teverino. La seconda troupe ha una dotazione tecnologica meno impegnativa (la telecamera in uso, infatti, è la mia Panasonic NV-GS250) e oggi si è mossa nel centro di Roma al seguito del direttore della testata. Il canale delle interviste è trasmesso on line con la stessa tecnica della rassegna video: un rullo su Mogulus.
  • Berlusconi ai gazebo. Ieri sera, una giornalista e un’operatrice con la mia telecamera hanno presidiato il gazebo a Piazza San Lorenzo in Lucina per intervistare Silvio Berlusconi e hanno fatto un lavoro notevolissimo: sono riuscite a non farsi schiacciare dagli operatori dei telegiornali raccogliendo nove minuti di intervista con una qualità che non ha nulla da invidiare a quella dei broadcast televisivi. Anche in questo caso, il video è stato caricato su YouTube e abbiamo preferito usare il suo player, per permettere la visione on demand.

Finora è stata un’esperienza molto interessante, soprattutto perché abbiamo usato un mix di tecnologie diverse. Il passaggio successivo sarà molto probabilmente la sperimentazione di Brightcove per la gestione degli asset prodotti e la produzione di una vera e propria Web Tv.

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Nova 24 compie 100 numeri

Mi è dispiaciuto proprio tanto non poter andare a Milano per i cento numeri di Nova 24, ma chi fa il consulente a volte rimane ostaggio dei propri clienti. Sarebbe stata anche l’occasione per fare qualche domanda a Sterling perché devo dire che il suo ultimo libro proprio non l’ho capito.
Parallelamente, però, sono molto contento perché da oggi è in edicola anche Nova 24 Review, dove un mio breve saggio sui media sociali compare in copertina. Ho cercato di inquadrare in modo sistematico il tema con l’obiettivo di delineare le caratteristiche salienti del fenomeno e ho proposto la seguente definzione:

I media sociali sono media digitali basati su reti neutrali di computer. Localmente, essi assumono la forma di strumenti e pratiche che gli individui usano per condividere contenuti, spesso generati da loro stessi. Globalmente, se coinvolgono un numero sufficiente di individui e connessioni, essi mostrano i fenomeni di auto-organizzazione, emergenza e imprevedibilità tipici dei sistemi complessi.

Mi fa piacere ricevere i vostri commenti, anche perché questa definizione nasce proprio dall’interazione con chi ha avuto la pazienza di leggermi finora :-)

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Lo Skypephone e Tre: cattivo marketing e comunicazioni allo sbaraglio

Tre e Skype si mettono insieme per confezionare un cellulare che, oltre ai normali servizi radiomobili, permette di accedere al network Skype per chiamate e chat. In breve tempo si scatena la polemica: pare che l’offerta sia poco chiara e che nasconda qualche tranello. Almeno così sostiene Francesco Minciotti nel suo post Skype e 3: la disonestà fatta operatore. Mentre scrivo questo post, come descrive bene anche Luca Conti, il post di Francesco è stato ripreso da decine di altri blogger e compare al secondo posto quando si cerca Skypephone con Google.
La vicenda si presta ad alcune considerazioni. La prima riguarda la fiducia: non ho approfondito le testi di Francesco e non so se abbia ragione o meno, ma la maggior parte di quelli che lo hanno linkato ha dato per scontato che ci fosse la fregatura e che l’offerta di Tre nascondesse dei tranelli. Come dare loro torto? Gli operatori mobili ci hanno abituato a offerte che reclamizzano vantaggi mirabolanti e nascondono svantaggi che spesso sono assai superiori. E’ legittimo che vi sia diffidenza da parte dei consumatori e che, di fronte a qualcosa che appare poco chiari, si pensi subito male.
La seconda considerazione riguarda il target. Chi può essere interessato a un’offerta che permette di accedere al network Skype? Per esempio, io ho oltre cento contatti: l’offerta potrebbe essere molto appetibile. E come me tante altre persone che usano la Rete senza particolari inibizioni e che ormai sono abituate a cercare informazioni online e a non fidarsi dei venditori. La tattica del corpo 7 non funziona: tanto quello che non mi dice Tre nel sito, me lo dice qualcun altro, per esempio Francesco, magari interpretandolo a modo suo. Quindi, nascondere, offuscare, omettere è un atteggiamento un po’ idiota.
La terza considerazione riguarda il fatto che, mentre le relazioni esterne dell’azienda non comunicano, un dipende con un blog prende le difese dell’azienda. Si tratta di Massimo Cavazzini che il 2 novembre aveva già dedicato un post al prodotto della sua azienda e che lascia un commento maldestro nel blog di Francesco in cui esordisce così: “Francesco, hai scritto una marea di cazzate. Oh, ma proprio tante eh, non una sola: mai viste tante cose sbagliate in un unico post. L’unica cosa che può giustificarlo è la malafede, perchè da sola l’ingoranza non sarebbe bastata a scrivere così tante bufale.”
Che dire? Tre una qualche riflessione su questa vicenda la dovrebbe fare: un ventaglio di offerte complicate che alimentano la diffidenza del consumatore, una carente valutazione del target e una comunicazione allo sbaraglio non mi sembrano un bello scenario. E qualche riflessione la dovrebbe fare pure Skype, che normalmente comunica molto bene e che, in questa occasione, tace, rinviano al sito di Tre per qualsiasi informazioni sulle tariffe.
Ultima nota. Come andrà a finire? Tre comunicherà con Francesco o incaricherà uno studio legale di occuparsi della faccenda? E inoltre, cosa accadrà a Massimo, che, dopo aver dichiarato di essere un dipendente di Tre, lascia commenti pieni di parolacce per difedendere la sua azienda?

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Tre: un esempio di cretinismo

Sono cliente di Tre semplicemente perché è l’operatore mobile che costa in assoluto di meno, almeno è stato sicuramente così fino a settembre perché adesso hanno modificato il piano tariffario riducendo in modo sostanziale l’autoricarica.
Nonostante io non abbia particolare considerazione dei servizi di Tre e detesti il loro servizio di “assistenza” ai clienti a pagamento, se io e Gianluca Magalotti non abbiamo fatto male i conti, questo operatore rimane quello più economico sul mercato sia per le offerte voce che per quelle dati.
Stamattina, armato di visura camerale e carta di credito aziendale, vado al negozio Tre di viale dei Colli Portuensi a Roma per sottoscrivere un abbonamento dati. Iniziamo la procedura, ma a un certo punto la signorina (che mi ha accolto dall’inizio con una faccia piuttosto scocciata e annoiata) mi dice che ha bisogno anche dei dati bancari. Io rispondo che ho con me la carta di credito, ma lei ribadisce che non basta e che anche se decido di pagare con la carta c’è bisogno di avere i dati del conto corrente su cui è appoggiata la carta. Comincio a sospettare che per fare questo contrattino da 19 euro al mese, prima o poi mi chiederanno una fideiussione. Vabbe’: il solito cretinismo del marketing, ritorneremo nel pomeriggio.
Prima di uscire, chiedo un’informazione. Di cosa c’è bisogno per passare dalla mia ricaricabile a un abbonamento aziendale? La signorina mi risonde che non si può fare direttamente e mi fornisce una procedura a dir poco sorprendente. Devo fare la number portability verso un altro operatore, quindi rifare la number portability verso Tre. E qui raggiungiamo una vetta di cretinismo veramente ineguagliabile: per passare da una ricaricabile a un abbonamento (che, per quanto ne so io, è un contratto più pregiato per un operatore) devo prima andare da un concorrente e poi tornare indietro. Complimenti per la pensata :-)

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La net neutrality che non piace agli operatori mobili

Come spiega bene il sempre ottimo Stefano Quintarelli, la Commissione europea sta discutendo di eliminare la regolamentazione del settore mobile e questo rischia di eliminare del tutto la concorrenza dal mercato della telefonia mobile. Stefano suggerisce di inviare l’email che trovate di seguito. Io l’ho fatto e vi invito a fare altrettanto :-)

sg-web-president@ec.europa.eu, viviane.reding@ec.europa.eu, Neelie.Kroes@ec.europa.eu, joseph.hennon@ec.europa.eu, cab-archive-barrot@ec.europa.eu, guenter.verheugen@ec.europa.eu, CAB-KALLAS-WEB-FEEDBACK@ec.europa.eu, franco.frattini@ec.europa.eu, stavros.dimas@ec.europa.eu, Gerassimos.Thomas@ec.europa.eu, cabinet-huebner@ec.europa.eu, Cabinet-Borg@ec.europa.eu, cab-grybauskaite-commissaire@ec.europa.eu, janez.potocnik@ec.europa.eu, Cab-FIGEL@ec.europa.eu, Philippe.Brunet@ec.europa.eu, cab-rehn-web-feedback@ec.europa.eu, Sabine.weyand@ec.europa.eu, Laszlo.Kovacs@ec.europa.eu, Neelie.Kroes@ec.europa.eu, Mariann.Fischer-Boel@ec.europa.eu, Patrick.Child@ec.europa.eu, Charlie.Mc-Creevy@ec.europa.eu, V.Spidla@ec.europa.eu, peter.mandelson@ec.europa.eu, cab-piebalgs-archives@ec.europa.eu, Eliana.GARCES-TOLON@ec.europa.eu, CAB-ORBAN-CONTACT@ec.europa.eu

Subjetc: market 15 (mobile access and origination)

Dear President Barroso, dear Commissioners Reding and Kroes, dear members of the European Commission:
I hereby express my disapproval and concern for your envisaged intention to eliminate market 15 (mobile and access origination) from the list of regulated telecommunications markets. Such decision would be against my interests as a European Citizen and consumer as it would irreversibly affect the level of competition in the mobile market.
On the contrary, I believe that market 15 should be kept in the list of regulated markets and that any step should be taken to ensure that the mobile market remain as competitive as possible. Access of competitors to mobile networks should not be left to the discretion of few dominant Mobile Operators, but be mandated through regulation for the benefit of consumers and in the interest of a healthy and competitive development of convergent services.
Kind regards

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Il mio RomagnaCamp in video

Sono passati due mesi e questo segna il maggior ritardo nella produzione di un video da barcamp. Però alla fine ce l’ho fatto con l’aiuto di Anna, che da questo momento in avanti mi assiste nella produzione di video. Confesso che non ne sono particolarmente soddisfatto perché ho fatto le riprese in modo molto disordinato e di conseguenza il materiale da usare per il montaggio non era moltissimo. Ad ogni modo, Anna ha fatto un buon lavoro soprattutto nell’aggiungere un po’ di ironia al tutto. Buona visione :-)

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