Archivio mensile:febbraio 2008

Democrazia e opinione pubblica (3 di 3)

Arriviamo al terzo post sul rapporto tra democrazia e opinione pubblica, continuando a seguire il ragionamento proposto da Giovanni Sartori nel suo Democrazia. Che cosa è. Ripercorriamo quanto abbiamo detto finora:

Primo, la democrazia postula una pubblica opinione che a sua volta fonda un governo consentito, e cioè governi che sono condizionati dal consenso di quella opinione. Secondo, per essere autentico questo consenso deve fare capo a pubblici che possiedono opinioni autonome; e per essere efficace deve essere accertato ed espresso mediante libere elezioni. Domanda: questo edificio regge o no alla riprova dei fatti? La risposta è che regge nei termini suesposti, e cioè nell’ambito della democrazia di tipo rappresentativo. Infatti, in questo ambito tutto ciò che la teoria richiede dalla pratica è che la pubblica opinione si costituisca come opinione autonoma. Nondimeno è importante stabilire cosa davvero sappia. [...]
I grandi pubblici sono sufficientemente informati, insufficientemente informati, o largamente disinformati? Non importa precisare la domande perché la risposta non cambia: è sempre che la base di informazione dei grandi pubblici è di una povertà scoraggiante e sbalorditiva. Che questo sia il punto debole e dolente di tutto l’edificio è raramente esplicitato ma tacitamente ammesso; e tutti concordano sulla necessità di rimediare. (p. 72)

Come si spiega questo disinteresse? L’informazione è un costo e quindi chi si tiene informato in un settore lo fa a scapito di altri. inoltre, il costo dell’informazione diventa redditizio solo dopo che l’informazione immagazzinata raggiunge una determinata soglia.

In politica, chi ha superato la soglia capisce al volo le notizie del giorno; ma chi resta al di sotto della soglia, chi non ha fatto l’immagazzinamento, fa uno sforzo, non afferra lo stesso, e in definitiva si annoia a morte. Per chi non è informato, dunque, il costo di capire e digerire l’informazione politica si ripropone ogni giorno e non diventa mai gratificante. (pp. 73-74)

C’è, in altri termini, un problema di competenza e il solo essere informato non è sufficiente. E’ palese, infatti, che essere informati di astronomia non ci rende astronomi. Ed è altrettanto palese che uscire dal nostro settore di specializzazione comporta una sensibilissima caduta di rendimento.

Non è questa una conclusione esaltante; ma nemmeno, passo a dire, una conclusione disperante. Anche se la base di informazione dei pubblici di massa resta quello che è, si tratta pur sempre di un punto debole tollerabile e digeribile finché restiamo nella democrazia elettorale, vale a dire finché la pubblica opinione si esprime eleggendo. Quanto votiamo per eleggere, non decidiamo singole questioni di governo. il vero potere dell’elettorato è il potere di scegliere chi lo governerà. Dunque le elezioni non decidono le questioni, ma decidono chi sarà a deciderle.

Insomma, noi scegliamo chi ci governerà sulla base di opinioni, che si possono formare in vari modi, ma sono comunque vittime della nostra incapacità di maturare una competenza specifica nelle faccende pubbliche.
Questo quadro di riferimento, offre un fondamentale stimolo all’azione perché i media sociali hanno dimostrato che possono: a) abbattere il costo di accesso all’informazione b) spostare parte delle competenze necessarie alla loro gestione dagli uomini alle macchine. Al volo, mi viene in mente un esempio legato alle immagini: fino a qualche anno fa, trovare un’immagine da usare in editoria comportava l’accesso a delle banche dati specialistiche e il pagamento di un costo non irrilevante. Adesso, si può fare ancora così, ma si può anche ricorrere al crowdsourcing usando sito come flickr o istockphoto. Quindi, reperire l’informazione che mi serve e farlo a un costo basso è diventato infinitamente più semplice. Allo stesso tempo, le macchine inglobano parte delle competenze necessarie per compiere questa operazione: si pensi ad algoritmi di ricerca in grado di cercare immagini con una dominante di colore o di individuare una faccia.
Penso che queste dinamiche si possano applicare anche alle informazioni utili alla formazione dell’opinione pubblica. Ma di questo parlerò in un altro post.

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Enrico Menduni: intervista a State of the Net

Terza intervista raccolta durante State of the Net: Anna De Bona parla di web tv con Enrico Menduni, che insegna Culture e formati della televisione e della radio all’Università di Roma Tre e Linguaggi radiofonici all’Università di Siena. Un breve scambio battute interessante e divertente:

VEDI: Enrico Menduni: intervista a State of the Net

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MacBookPro: l’epopea di un hardware scadente

Ho usato il mio primo Apple alla fine degli anni ottanta: aveva ben 128 Kb di Ram e due dischetti. Poi sono passato al Dos e a Windows, ma mi è sempre rimasta un po’ di nostalgia, tanto che quando è uscito un il MacBookPro l’ho comprato al volo, istallando sia Mac Os X che Windows Xp. Poi ho scoperto che il sistema operativo di Microsoft non mi serviva e l’ho eliminato del tutto. Ho anche evitato di istallare Office, preferendo il più bello e più economico iWorks.
Purtroppo la soddisfazione per il fatto di avere un computer esteticamente molto gradevole con del software più efficiente e progettato meglio di quello di zio Bill, si è imbattuta contro il fatto che l’hardware della mia macchina è a quanto pare piuttosto scadente. Sarà pure disegnato in California, ma alla fine è fabbricato in Cina anche questo!
Finora ho portato il mio Mac Book Pro in assistenza ben sei volte in meno di due anni: fortunatamente il centro assistenza di Bagnetti a Roma funziona ed è efficiente, perché il massimo che mi hanno fatto aspettare è una settimana e, salvo quest’ultimo problema che persiste, hanno sempre risolto tutto facendo anche il back up dei dati (servizio che i service di altre marche non fanno o ti fanno pagare).
Faccio una breve cronistoria degli interventi eseguiti finora:

  • 7-8 settembre 2006. riformattato hd e reinstallato sistema salvando utente “administrator”
  • 11-18 dicembre 2006. Sostituita tastiera + sostituita memoria ram
  • 3 luglio 2007: sostituita batteria
  • 18 settembre 2007: sostituita scheda logica
  • 13-21 novembre 2007: sostituito display (ero sporco all’interno!)
  • 25-26 febbraio 2008: sostituita batteria

Purtroppo l’intervento di ieri non è stato affatto risolutivo e il problema non era la batteria. Il difetto è rimasto: il computer si spegne quando viene messo in carica, quindi o ricarico la batteria o lavoro. Le due cose contemporaneamente non le posso fare. Ha iniziato a presentare questo difetto già a novembre, ma all’epoca accadeva sporadicamente tanto che non era stato possibile riscontrarlo in laboratorio. Adesso il problema si presenta sistematicamente: appena attacco l’alimentatore si spegne. Se la batteria è scarica, attacco l’alimentare e provo ad accendere si spegne subito, senza neanche arrivare a caricare il sistema operativo. Insomma, sembra proprio un altro difetto di hardware.
Domani riporto il computer in assistenza. Speriamo che questa volta sia quella giusta anche se ho l’impressione che farebbero prima a cambiare tutta la macchina. Certo è che se continuiamo così, non lo so proprio se vale la pena comprare anche un MacBookAir!

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Gaspar Torriero: intervista a State of the Net

Il Nicola Mattina Web Show è stato a State of the Net, la conferenza che si è svolta a Udine l’8 e il 9 febbraio 2008. Gaspar è «un normalissimo tipo qualunque, con una famiglia che amo, un lavoro che mi diverte anche se (o forse proprio perché) non mi darà mai la ricchezza, e un blog». Il suo blog è un’originale mix di sintesi, sagacia, personalità e padronanza del mezzo.

VEDI: Gaspar Torriero: intervista a State of the Net
L’intervista di Anna De Bona e Antonella Napolitano (nel ruolo di Mano ;-) ).

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Che Intruders… che Zoro :-)

Ed ecco il terzo video realizzato da Anna De Bona, la valorosa reporter del Nicola Mattina Web Show, alla serata di Microsoft con i blogger italiani. Questa volta si tratta di un’intervista di Antonella Napolitano a Livia Iacolare e Luca Sartoni di Intruders.tv e di un video rubato al grandissimo Zoro (a proposito, non perdete l’ultima puntata di Tolleranza Zoro).


VEDI: Che Intruders… che Zoro :-)

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Web show: Luca Conti intervista Carlo Rossanigno (Microsoft)

Secondo video tratto dall’incontro di Microsoft con alcuni blogger italiani. Anche in questo caso, lo show è user generated e beneficia del contributo di Luca Conti che intervista il responsabile delle relazioni esterne di Microsoft, Carlo Rossanigo.

Vedi: Luca Conti intevista Carlo Rossanigo di Microsoft (Viddler)

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Democrazia e opinione pubblica (2 di 3)

Nel post precedente, ho seguito il ragionamento sulla formazione dell’opinione pubblica proposto da Giovanni Sartori nel suo Democrazia. Che cosa è. Adesso occorre approfondire la questione di chi ne è artefice. Cominciamo con il dire che la formazione dell’opinione pubblica come lo abbiamo descritto è possibile solo a tre condizioni: libertà di pensiero, libertà di espressione, policentrismo.

La libertà di pensiero postula che l’individuo possa liberamente attingere a tutte le fonti del pensare, e anche che sia libero di controllare quel che trova scritto o sente detto; ed è poca cosa se non è sostanziata da un’ansia di verità di quel che è davvero successo [...] Non possiamo in alcun modo impedire che la libertà di pensiero e di espressione diventino libertà di propagare il falso; ma abbiamo il diritto, e anche il dovere, di pensarne male. Aggiungi che la libertà di espressione [...] presuppone un’atmosfera di sicurezza. Non basta che la libertà di espressione sia tutelata dal sistema legale; occorre anche che non ci sia paura. Là dove esistono intimidazioni, e dove deviare dall’ortodossia dominante ci mette in cattiva luce (se non al bando), la libertà di espressione viene anchilosata e, di riflesso, la stessa libertà di pensiero viene deformata. (p. 69)

Alla libertà di espressione segue naturalmente la libertà di organizzarsi per propagare quello che abbiamo da dire. In questo contesto, è ovviamente rilevante la struttura delle comunicazioni di massa che è, ad un tempo, il prodotto e il promotore della libertà di espressione. In una democrazia, la struttura dei media è policentrica e il grado nonché la configurazione di questo policentrismo varia da paese a paese. In Italia, possiamo arguire che – almeno per quanto riguarda le televisioni – il grado di policentrismo è piuttosto ridotto, dal momento che delle sei reti principali, tre sono di proprietà di un unico soggetto e altre tre sono sotto la fortissima influenza dello stesso soggetto soprattutto quanto conquista il diritto di governare. Più articolata, invece, il panorama della carta stampata, giacché gli editori sono più numerosi.
Tuttavia, per quanto possa essere vero che i media delle democrazie meritino riserve e accuse, non si può negare che il policentrismo rimane centrale per la sopravvivenza di una democrazia. Altrimenti c’è totalitarismo e l’informazione viene sostituita dalla propaganda, che non ammette la formazione di opinioni diverse da quelle che essa diffonde.
Nel prossimo post concluderemo il discorso e ci occuperemo di informazione, disinformazione e competenza.

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Democrazia e opinione pubblica (1 di 3)

La lettura del libro di Sartori (Democrazia. Che cosa è) procede un po’ a rilento, ma non è certo un testo da comodino, soprattutto per la velocità con cui il professore passa da un argomentazione all’altra. Il capitolo V è dedicato all’opinione pubblica e alla sua formazione: un tema centrale per il progetto associativo che finora ho chiamato Cittadini digitali (un cambio di sigla è necessario per motivi di confusione con l’iniziativa di Camisani e per motivi concettuali di cui dirò in seguito).
Dice Sartori che poiché la democrazia è il governo del popolo sul popolo, essa sarà in parte governante e in parte governata. In altri termini il popolo governa quando vota e, ovviamente, questo pone alcuni problemi in quanto le elezioni sono eventi discontinui, stabiliscono chi governerà e assai meno il contenuto del governare e, infine, fanno il computo delle opinioni. Quest’ultimo aspetto è di fondamentale importanza, giacché appare chiaro che il vero fondamento di ogni governo è l’opinione dei governati. Seguiamo Sartori oltre:

Resta da precisare perché diciamo opinione, e cioè perché non diciamo vox populi, pubblica voce o pubblica fama (come Machiavelli) e, anche perché si parli di opinioni e non di “volotà” (come la volontà generale di Rousseau potrebbe suggerire).
Quando la dizione venne coniata, i dotti del tempo sapevano greco e latino; sapevano anche che l’obiezione di sempre contro la democrazia era che il non popolo “non sa”. Proprio per questo Platone invocava il filosofo-re: perché il governare richiedeva epistéme, vero sapere. Al che si è finito per opporre che alla democrazia basta la doxa, basta che il pubblico abbia opinioni. Dunque non cruda e cieca “volontà”; nemmeno epistéme; ma doxa, opinione: niente di più ma nemmeno, sottolineiamolo, niente di meno. (pp. 60-61)

Il nesso tra opinione pubblica e democrazia è costitutivo: la prima è il fondamento sostantivo e operativo della seconda e quindi è necessario capire come questa opinione si forma:

I processi di opinione avvengono, nell’ordine, secondo tre modalità: i) una discesa a cascata dalle élite in giù; ii) un ribollire dalla base in su; iii) identificazioni con gruppi di riferimento. (p. 64)

Nel modello a cascata di Karl Deutsch, i processi di opinione si configurano come getti di cascata i cui salti sono interrotti da vasche. I serbatoi della cascata sono cinque: 1) le élite economiche e sociali; 2) le élite politiche e di governo; 3) la rete delle comunicazioni di massa e di coloro che trasmettono e diffondo i messaggi; 4) i leader di opinione a livello locale, ossia quel 5-10 per cento della popolazione che davvero si interessa di politica, che é attento ai messaggi dei media e che è determinante nel plasmare le opinioni dei gruppi con i quali interagisce; 5) il demos, ossia i pubblici di massa.
Ovviamente, all’interno di ogni serbatoio, le opinioni e gli interessi sono discordi e, per quanto l’andamento della cascata sia complessivamente discendente, esistono delle retroazioni.
Al modello a cascata, si contrappone il modello del bubbling-up, che diventa rilevante soprattutto quando consideriamo settori e problemi che toccano il pubblico da vicino: qui il fenomeno dei brontolii, ribollimenti e magari getti di opinione, non si pone affatto come una sottospecie dell’andamento a cascata. Di tanto in tanto, il pubblico si impunta e agisce in modo inaspettato, non previsto e non desiderato, da chi sta nei bacini superiori.
Veniamo, infine, alle identificazioni, giacché le opinioni dei singoli derivano anche, e non in piccola parte, da gruppi di riferimento: la famiglia, i coetanei, il gruppo di lavoro, affiliazioni politiche e religiose, e così di seguito.

Diciamo, allora, che e opinioni attingono da due fonti eterogenee: da messaggi informanti, ma anche da identificazioni. Nel primo contesto ci imbattiamo in opinioni che interagiscono con informazioni: il che non le rende opinioni informate ma le caratterizza come opinioni esposte e in qualche modo influenzate da flussi di notizie. Nel contesto dei gruppi di riferimento è facile imbattersi, invece, in opinioni senza informazioni. Il che non significa che in questo opinare l’informazione sia del tutto assente, ma che le opinioni sono precostituite rispetto alle informazioni. L’opinione senza informazione è dunque una opinione che si difende contro l’informazione e che tende a sussistere a dispetto dell’evidenza contraria.

Avendo discusso di come si forma l’opinione pubblica, nel prossimo post continuerò a seguire Sartori, occupandomi di chi fa l’opinione pubblica.

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Mobango: il 2.0 italiano

Mobango è uno dei pochissimo progetti italiani che hanno avuto la capacità di diventare internazionali e di accedere al mercato dei capitali di ventura inglese. E segna un tragitto che altri potrebbero seguire, se solo noi italiani la smettessimo di lamentarci che in Italia non ci sono i soldi. E’ vero: in Italia non ci sono venture capital degni di questo nome. Ma non mi sembra che il Wisconsin o l’Arkansas siano messi molto meglio e gli americani che vogliono lanciare delle start up spostano i lombi e vanno in California.
Fabio Pezzotti, fondatore di Mobango, per far crescere la sua azienda è andato a cercare a Londra e ha trovato il fondo Doughty Hanson Technology Venture che ha deciso di investire 2 milioni di euro nel progetto. La sua esperienza mostra che in Italia è possibile far partire delle imprese 2.0, ma che poi è necessario sprovincializzarle per avere delle possibilità di vero successo.
Qualche numero: la community di Mobango ad aprile 2007 contava 1,3 milioni di utenti registrati; a fine dicembre 2007 ha superato i 2,5 milioni. Le comunità locali più attive si trovano negli Stati Uniti, Inghilterra, Italia, India, Sud Africa. L’azienda ha uffici a Londra, Monaco di Baviera e Milano.

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Tony Siino intervista Microsoft

Il Nicola Mattina Web Show inaugura la sua stagione di user generated content con Tony Siino: in occasione dell’incontro organizzato da Microsoft con alcuni blogger italiani, l’autore di Deeario ha intervistato alcuni dirigenti dell’azienda, porgendo loro domande raccolte tramite il suo blog.

Nei prossimi giorni, altri due video dall’incontro di Microsoft e poi molto altro ancora :-) Nell’attesa, potete vedere i video pubblicati da Intruders.tv:
- Intervista a Carlo Rossanigo
- Weblob del 14 febbraio 2008

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Elezioni: questa volta niente Tv

Inizia la giostra delle elezioni e per i prossimi due mesi assisteremo al solito via vai di leader politici in televisione e, prevedibilmente, ai soliti tafferugli verbali e non. Questa volta ho deciso di non guardare neanche un dibattivo in Tv: provo a informarmi solo via Internet inscrivendomi a un po’ di siti e blog. A sinistra, ho messo nell’aggregatore Gianni Cuperlo, Enrico Letta e il mio amico Gianni Pittella, deputato al Parlamento Europeo. Sto valutando se mettere i leader e aspetto per mettere i candidati della mia circoscrizione. Oggi, Pittella mi scrive per segnarmi un suo video. Ve lo propongo, perché sottolinea una dimensione per me molto importante, quella dell’Europa:

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Netwo: il 15 febbraio a Milano per Social Media Lab e Minibar

Purtroppo non potrò esserci, ma venerdì 15 febbraio, a Milano, a partire dalle 15:00 ci sono due eventi a cui collabora il gruppo Netwo e a cui vale sicuramente la pena di partecipare.
Si tratta di un incontro del Social Media Lab dell’università Iulm, dedicato alle sinergie tra web 2.0, marketing e reti di comunicazione informale. A seguire, il primo Minibar italiano, che si svolge in una cornice di tutto rispetto: la Sala d’Onore della Triennale.

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JP Rangaswami a Le Web 3

JP Rangaswami (Confused of Calcutta) è una persona che vale la pena ascoltare. Managing director di BT Design (gruppo British Telecom) dal 2006, è stato Cio di Dresdner Kleinwort Wasserstein. E’ inoltre fellow della Royal Society of Arts e della British Computer Society. A Le Web ha parlato di enterprise 2.0 senza usare mezzi termini:

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Il Web Show cerca un citizen journalist

Mercoledì 13 febbraio, la Fondazione Ugo Bordoni ha organizzato un seminario sui servizi informativi e profilazione automatica dell’utente a cui parteciperà Barry Smith, docente allo University College di Dublino e uno dei massimi specialisti mondiali di intelligenza artificiale e sistemi adattativi. Come sapete, il Nicola Mattina Web Show sta sperimentando (con successo) l’idea che i contenuti siano prodotti direttamente dagli utenti, soprattutto se questi ultimi sono competenti in un certo argomento e quindi possono porre delle domande intelligenti. L’argomento trattato da Barry Smith non è certamente tra quelli che frequento normalmente, quindi non posso candidarmi ad intervistarlo. C’è qualcuno più competente di me sull’argomento che ha voglia di calarsi nei panni del giornalista per animare un video da 10/15 minuti?
Lasciate un commento a questo post e grazie della collaborazione :-)

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Leonardo Chiariglione: digital rights management

Il 30 gennaio 2008 si è svolto a Roma un seminario della Fondazione Ugo Bordoni sul digital rights management. L’argomento è stato trattato da Leonardo Chiariglione, il cui nome è legato alla standardizzazione dell’Mpeg e alla nascita dell’mp3. Nella sua esposizione, Chiariglione, dopo aver ripercorso rapidamente la storia del diritto d’autore fino ai nostri giorni, e sottolineato come l’avvento della digitalizzazione, ridisegnando in parte lo scenario in cui collocare il problema, non lo supera ma piuttosto ne rende ancor più complessa la risoluzione, è passato ad esaminare le possibili soluzioni adottabili: dal lasciare le cose così come sono fino ad arrivare ad un approccio “razionale” che, in estrema sintesi, si traduca in uno standard DRM, flessibile, scalabile e che garantisca l’interoperabilità. Chiariglione ha quindi illustrato le iniziative intraprese in tal senso nell’ambito del Digital Media Project e Digital Media in Italia.
Al termine dell’intervento, ho ottenuto una breve intervista che ripercorre i punti principali del seminario:

Il video integrale del seminario è invece disponibile nel sito della Fondazione Ugo Bordoni: Focus – Seminario Digital Rights Management.

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Cittadini digitali: una proposta concreta

Tra le tante cose che sto facendo in questo periodo, c’è una riflessione attorno al progetto Cittadini digitali. Ne ho già scritto a gennaio varie volte e penso di poter avanzare la seguente proposta.

Finalità
E’ opportuno delimitare il campo di azione altrimenti si rischia di avere un programma tanto ambizioso quanto improbabile. Dal mio punto di vista, Cittadini digitali dovrebbe proporsi di ampliare e facilitare l’accesso alle informazioni pubbliche. E quindi, per esempio, promuovere:

  • un intervento legislativo sul modello del freedom of information act inglese, per garantire l’accesso incondizionato a tutte le informazioni pubbliche;
  • la pubblicazione di tali informazioni su Internet come web service e quindi in modo che possano essere interrogate, rielaborate o aggregate dai cittadini;
  • la neutralità della rete come strumento per garantire l’accesso alle informazioni pubbliche;
  • l’uso di licenze come la creative commons che permettano il riutilizzo dei dati senza dover corrispondere royalties;
  • altre iniziative e progetti che stanno lavorando per raggiungere obiettivi analoghi.

Modalità organizzativa
Credo che la modalità organizzativa da preferire sia quella dell’associazione riconosciuta. Sinceramente non sono un esperto dell’argomento, ma sto studiando un po’ per capire quali sono le opportunità e i limiti di questa scelta. Una qualche forma di riconoscimento mi sembra necessaria, perché non si può pensare che le iniziative dell’associazione non costino nulla e quindi occorre attivare una raccolta di fondi e per la raccolta fondi ci vorrà sicuramente un codice fiscale e un conto corrente.

Nome
Rimarrebbe il problema del nome. A me Cittadini Digitali piace e non vedo sinceramente motivo per cambiarlo, anche perché a suo tempo Claudia Molinari, una brava studentessa dell’Accademia di Comunicazione di Milano, ci ha regalato un bel marchio.

Le mie sono solo proposte e vorrei avere il contributo di chi è intenzionato a partecipare all’iniziativa. Il prossimo passo sarà mettere in piedi un wiki per costruire fattivamente l’associazione e definire un piano di attività. Invece, una prima occasione di incontro e presentazione pubblica potrebbe essere il BarCamp a Torino. Attendo il vostro prezioso contributo.

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