Archivio mensile:aprile 2008

Al Gore: fate la vostra domanda

1790843301Il bello delle cose grass-root è che possono essere un po’ caotiche definendosi giorno per giorno (per dirla alla romana: fa gnente se uno la butta un po’ in caciara :-) ). C’è una novità per le domande ad Al Gore: se ne volete proporre una dovete andare sul sito di Current.Tv a questa pagina Roma 8 Maggio: Domande ad Al Gore. L’idea intelligente è quella di usare la piattaforma di Current.Tv per animare l’evento così si prendono due piccioni con una fava :-) Bravi a Montemagno e a Tessarolo.

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Seminario sul Corporate blogging

Elastic organizza il suo primo seminario a pagamento, anche se in realtà si tratta di un format sperimentato con successo: la struttura dell’incontro, infatti, è stata affinata nell’ultimo anno grazie ad alcuni seminari di cui sono stato docente. Citando la brochure:

Il seminario inquadra il fenomeno dei blog dal punto di vista delle aziende e si propone di fornire ai partecipanti gli strumenti concettuali e operativi necessari a definire una strategia per il loro impiego nell’ambito della comunicazione d’impresa e del marketing.
Al termine dell’incontro, i partecipanti: saranno in grado di valutare se il corporate blogging rappresenta una risposta adeguata a un’esigenza di comunicazione esterna o interna; potranno definire quale approccio si adatta meglio alla propria realtà organizzativa.

L’appuntamento è a Roma il 20 maggio. Chi ne vuole sapere di più può scaricare la presentazione (che include la scheda di iscrizione ;) ): Elastic – Workshop.pdf

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I contenuti generati dalle aziende secondo Mauro Lupi

Segnalo tre post di Mauro Lupi che contengono alcuni interessanti considerazioni sul tema dei contenuti generati dalle aziende. Il primo è un articolo pubblicato da Nova 24 (Company Generated Content):

La pubblicità rimarrà una delle forme principali di comunicazione da parte delle imprese. Ma oltre alla visibilità che è possibile “acquistare” esistono diverse possibilità di guadagnarsela: naturalmente facendo ottimi prodotti e servizi beneficiando del conseguente passaparola, ma non basta. La vera guerra è l’attenzione degli individui, distratta da un’infinità di contenuti e canali disponibili, ubicati peraltro su device sempre più differenziati, sviluppati dai professionisti dei media ma anche da milioni di individui senza un diretto modello economico sottostante. È ora che le aziende scendano in campo e partecipino a questo gioco, contando soprattutto su internet per arrivare direttamente ai propri stakeholder.

Il secondo (Contenuti generati dalle aziende) aggiunge un efficace schema che aiuta a visualizzare la differenza tra visibilità pagata e visibilità guadagnata.
Il terzo (AAA Annuncio per le aziende), infine, contiene questo video molto ben fatto:

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Reporter diffuso: vanity post

Sabato scorso (il 19 aprile 2008), ho avuto il piacere di essere ospite di Marco Montemagno a Reporter Diffuso e abbiamo parlato di Internet, politica e comunicazione d’impresa. E’ stata un’esperienza interessante: la mia prima volta in televisione.

Un paio di riflessioni. La prima è che i media tradizionali hanno un appeal ineguagliabile: apparire in televisione o pubblicare un articolo su un quotidiano aumenta la tua credibilità presso certi pubblici. Lo stesso (anche se in tono minore) accade se ti chiamano a fare una lezioni all’università oppure una testimonianza a un convegno.
La seconda è che, nonostante io abbia partecipato a qualche media training quando lavoravo in un’agenzia di relazioni pubbliche all’inizio degli anni novanta, evidentemente ho imparato assai poco: la mia posizione, infatti, è completamente sbagliata. Ma questo è un problema solo per la mia vanità ;-)

P.s. Devo ringraziare Patty Torchia, una stagista di Sky Tg 24, con cui ho scambiato qualche chiacchiera prima della trasmissione, che si preoccupa di mettere online su Blip.Tv le puntate di Reporter Diffuso :-)

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Al Gore: novità sull’incontro dell’8 maggio

Innanzitutto grazie a chi ha suggerito delle domande per l’incontro di Al Gore dell’8 maggio (vedi il post precedente), sul quale ho un aggiornamento e una considerazione:

1. L’aggiornamento è che gli inviti sono stati aperti a tutti coloro che lo desiderano e che non è più necessario avere un codice di invito, quindi chiunque voglia registrarsi all’evento può farlo semplicemente riempendo la form che si trova in questa pagina. Se vi si chiede comunque di mettere il codice invito, scrivete semplicemente Nicola Mattina… anzi scrivetelo comunque così mi fate fare bella figura con Marco ;-)

2. Oggi a pranzo ero a tavola con un po’ di persone che organizzano o partecipano al BlogLab ed è venuta fuori la polemica di alcuni (il post di Axell) per le modalità con cui Marco ha coinvolto la “blogosfera”. Io, sinceramente, non ci vedo proprio nulla di censurabile: Marco ha coinvolto le persone che del proprio social network chiedendo loro di coinvolgere i propri contatti a cascata. Più 2.0 di così! L’unico appunto che gli si potrebbe fare è che ha scritto un post chilometrico, mentre in questi casi una comunicazione sintetica funziona molto di più ;-)

Concludo: io all’evento di Al Gore ci vado e vi invito a fare la stessa cosa. Vi invito anche a seguire l’evoluzione dell’organizzazione sul blog di Marco. Ci vediamo all’Ambra Jovinelli.

P.s. Visto che ci siete leggete pure questo post di Sartoni che io condivido in pieno.

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Al Gore incontra i blogger a Roma l’8 maggio

Al Gore

Al Gore sarà a Roma l’8 maggio per presentare Current TV e, nel pomeriggio, incontrerà blogger e internauti all’Ambra Jovinelli: Marco Montemagno è l’animatore dell’incontro e ha chiesto a una trentina di blogger con cui è in contatto direttamente di partecipare attivamente all’organizzazione dell’evento (tutte le info sono nel blog di Marco). Il nostro ruolo è duplice:

1. ciascuno di noi ha a disposizione 20 inviti, per cui chi legge questo blog, vuole partecipare e vuole essere sicuro di poter entrare all’Ambra Jovnelli (che ha una capienza di 500 spetattori) può lasciare un commento al post per ricevere un codice, che gli permetterà di registrarsi tramite questa pagina.

2. ciascuno di noi dovrebbe poter rivolgere una domanda ad Al Gore (il condizionale è legato al fatto che non sono ancora stati definiti i dettagli organizzativi). Allora, io rigiro ai frequentatori di questo sito la possibilità. Che gli domandiamo? Anche in questo caso lasciate un commento :-)

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Barcamp Torino 2008: gli ultimi tre video

Pubblico, con colpevole ritardo, gli ultimi tre video realizzati per il Nicola Mattina Web Show in occasione del Barcamp di Torino. Si tratta degli interventi di Luca Grivet, Matteo Ariano e Vittorio Bertola.


GUARDA: Barcamp Torino 2008: Luca Grivet


GUARDA: Barcamp Torino 2008: Matteo Ariano


GUARDA: Barcamp Torino 2008: Vittorio Bertola

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Tipi stressanti

Oggi mi è capitato sotto mano un periodico femminile e, sfogliando la rivista durante l’abbiocco postprandiale, mi è capitato di leggere un articolo sulle “persone stressanti”. Ne cito un brano perché in questo periodo sto riflettendo su quali siano le caratteristiche da individuare nella selezione di un collaboratore e sono arrivato alla conclusione che quello che fa la differenza non sono le competenze, ma la personalità. Puoi essere più o meno bravo, ma – soprattutto in una struttura piccola come Elastic – contano anche altre cose. I sette tipi descritti dall’articolo sono effettivamente destabilizzanti.

Presuntuosi
Vogliono avere ragione a tutti i costi, rifiutano le idee altrui, tranciano giudizi, non ammettono critiche, hanno sempre qualcosa da dire su tutto. Presentano le loro argomentazioni con una tale autorità (o meglio arroganza) che è impossibile non soccombere.
Inutile cercare il dialogo, una discussione con loro è sempre un monologo. Quando è possibile cercare piuttosto di cambiare argomento.
Tenete presente che a volte giocano a fare gli esperti perché si sentono fondamentalmente insicuri.
Controffensiva: fate finta di ascoltare e ignorateli

Accondiscendenti
Sono i tipi “nessun problema, ci penso io”, quelli che si mostrano pronti a tutto, ma non concludono nulla. Disponibili all’apparenza, alla lunga diventano esasperanti perché fingono di essere volenterosi, ma solo nello sforzo di piacere.
Incoraggiateli a impegnarsi concretamente, oppure ridimensionate le loro promesse impossibili.
Non aspettatevi troppo, così non sarete delusi.

Indecisi
La loro incapacità di scelta è intollerabile perché finisce per condizionare la vita di chi li circonda. Diventano davvero stressanti – e pericolosi – quando il vostro lavoro dipende dai loro continui tentennamenti.
Se aspettate un loro assenso, premunitevi, fornendo loro tutte le informazioni che servono.
Cercate di stabilire insieme un limite massimo di tempo per la decisione definitiva.
Spiegate loro che se impegnano troppo tempo a decidere vi rendono la vita inutilmente difficile: è probabilissimo che non se ne rendano conto.

Pessimisti
Non importa quello che dite o come: la loro reazione è sempre e comunque negativa. E’ impossibile superare le loro critiche. Esasperano tutto, e si guardano bene dal proporre una qualunque alternativa.
Non lasciatevi travolgere dal loro atteggiamento ostile: è solo il loro punto di vista.
Chiedete loro di proporre delle alternative possibili, concrete: potrebbero stupirvi.

Indifferenti
Hanno un partner d’eccezione: il silenzio. Non rispondono alle richieste, alle sollecitazioni, alle proposte, agli inviti. Il loro tacere è spesso un modo per controllare le situazioni, per esercitare il loro potere, per evitare la collaborazione con gli altri. In fondo, la loro è una variante subdola dell’egoismo.
Ponete loro quesiti aperti, in modo che non possano rispondere soltanto con un perentorio si o no.
Stanateli, cioè cercate di incontrarli di persona: è più difficile essere ignorati da qualcuno che è li presente, che ti guarda negli occhi.

Aggressivi
Ridicolizzano, umiliano e criticano gli altri. E, invariabilmente, usano la loro aggressività per ottenere quello che vogliono. Osservateli: spesso assumono un’aria di sfida, lanciano sguardi di fuoco per intimorire, alterano il tono della voce, mimano l’attacco con i muscoli protesi verso l’avversario.
Non rispondente con pari aggressività, ma cercate piuttosto di spiazzarli: suggerite di riprendere la conversazione in un altro momento.
Difendete la vostra posizione, chiedete di essere più specifici nelle loro critiche.

Lamentosi
Si lagnano di tutto e tutti continuamente. Non sono mai contenti (soprattutto di se stessi), ma non fanno nulla per cambiare e ignorano suggerimenti e consigli. Non tentate di salvare uno/a di loro. Sono fatti così: nati insoddisfatti. Stressanti perché monotoni, insistenti, noiosi.
Non entrate nella loro spirale viziosa; ascoltate suggerite e cambiate subito argomento.
Se si tratta di lavoro, chiedete di mettere nero su bianco le loro lamentele, così potrete risolvere i problemi evitando inutili recriminazioni.

Ovviamente il tutto è molto semplicistico come si conviene a una rivista che le fanciulle leggono dal parrucchiere, ma alzi la mano chi non ha a che fare tutti i giorni con almeno uno di questi rompiballe :-)

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Frammenti di una sconfitta

Mentre si consumava la sconfitta del partito democratico, Zoro, Svaroschi e Vincos presidiavano la sala stampa del partito, raccontavano quello che accadeva e scattava fotografie.
Zoro (I don’t like mondays) racconta che:

ore 20.45
Vabbè. Sulle immagini di X factor Walter è uscito dal loft prendendo una scorciatoia per raggiungere la sala stampa. Noi abbiamo tutti smadonnato perché ci aveva fregato anche stavolta e quando so arrivato avevo già tutti per terra pronti a sentirlo dire che aveva telefonato a Berlusconi per dirgli, in sostanza, mo so cazzi tua.
Detto ciò, Fassino è dimagrito assai, la Finocchiaro è sempre bella, Rosy Bindi corricchia vispa per la sala. Con Realaccia già non ci parla più nessuno. Telese mi ha riconosciuto e abbiamo discusso in maniera accorata dei mali di questa classe dirigente. Mi ha fatto un po’ impressione vederlo così acceso; quando si occupava degli studenti medi lo era molto meno.

E poi in un post sul blog della Sette (El gabinete penumbra) di oggi si incazza giustamente:

Quella logora parata del dopo voto era davvero triste a prescindere dalla tristezza del momento, impresentabile oltre misura e sentire le parole shadow cabinet pronunciate da Veltroni il giorno dopo il voto fa incazzare ancora di più. Non è così che si parla all’operaio leghista che non ti ha votato non è così che si parla alla professoressa in pensione che ti ha votato (o viceversa).

Vincos ha fatto delle bellissime foto, in cui molti compaiono con lo sguardo rivolto verso l’alto. La più rappresentativa forse è proprio questa:

Immagine di Vincos

Infine, oggi, Gianni Pittella mi scrive segnalandomi un suo post di commento ai risultati delle elezioni: devo dire che non ne condivido l’ottimismo, che forse è dettato dal fatto che la Basilicata è una delle poche regioni che non ha punito il Pd.

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Elezioni 2008: come un calcio nelle palle

Che sarebbe stata una brutta giornata l’avevo capito dal giorno prima, quando ha cominciato a farmi male un testicolo. Un dolore che ha continuato a crescere la mattina e mi ha convinto ad andare al pronto soccorso con una certa apprensione. Ci deve essere stata sintonia tra la gonade (quella destra, oltretutto) e il risultato elettorale: più cresceva il risultato a favore del cavaliere e più faceva male.
La conferma è arrivata quando mi sono seduto in sala d’aspetto e il televisore era sintonizzato su Rete4: ecco, mi sono detto, tra un po’ esce Fede con la sua facciona sorridente e annuncia che il suo Silvio ha vinto. Invece la mattinata è trascorsa tra una telenovela e l’altra e alcuni medici che scrut(in)avano la parte.
Ma il destino è beffardo: proprio intorno alle quindici – privato della vista di Fede e sdraiato sul lettino – è arrivato il verdetto: una vigorosa stretta e la fitta!
“Non si preoccupi, non è nulla di grave – dice il dottore – basta un anti-infiammatorio e alcune analisi”
“Se lo dice lei… visto che c’è mi prescriva pure un anestetico per i prossimi cinque anni”

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10domande: punto e a capo

Oggi pomeriggio, ho finito di caricare le ultime risposte per il progetto 10domande: le ho ottenute all’ora di pranzo da Fabiana Stefanoni, candidata del Partito d’Azione Comunista (con tanto di battuta sulla rivoluzioni bolscevica). Con lei si chiude il progetto e vale la pena fare qualche piccola considerazione.

1. E’ evidente che i candidati (a prescindere dall’età) non hanno alcuna comprensione di come sia possibile usare la Rete per coinvolgere gli elettori e creare consenso. I loro staff si muovono ancora in modo rudimentale e applicano a Internet le stesse categorie dei media di massa: è ovvio che in questa ottica, una qualsiasi iniziativa che si esaurisce online non può competere con la Tv, la radio o i giornali. In più di un’occasione, siamo stati respinti perché c’era prima il programma della Rai, di Mediaset, della Sette e così di seguito: sono convinto che siamo riusciti a strappare le adesioni di chi ha risposto solo perché il progetto era ospitato dal sito del Sole 24 Ore.

2. Soprattutto a sinistra, si sono scimmiottati gli americani producendo video virali, ma nessuno si è accorto che la vera novità della campagna di Obama è usare la Rete per gestire un sistema di relazioni, ossia come strumento per governare l’attività di centinaia di migliaia di volontari, che si muovo attivamente sul territorio. Ad ogni modo, nonostante i tanti video che sono circolati su YouTube, molti degli staff dei candidati non erano attrezzati per produrre dei video e questo è stato uno dei motivi per cui non siamo riusciti a raccogliere molte risposte: banalmente non è stato possibile incrociare le agende dei candidati.

3. Fare un progetto di giornalismo partecipativo insieme con una testata giornalistica ha pro e contro. Andrea Beggi fa notare che “la funzione del medium tradizionale sembra quella di veicolare gli interventi verso l’interlocutore, vestendoli con un abito rassicurante”. E’ vero ma solo parzialmente, perché in un progetto come 10domande non ci può essere controllo editoriale e quindi la lista delle domande non si può indirizzare in una direzione piuttosto che un’altra. Il ruolo del giornalista professionista in questo caso diventa notarile e questo mette a disagio sia lui che il suo interlocutore. Come si fa a inserire i quesiti del nostro progetto nella linea editoriale di un quotidiano come Il Sole 24 Ore? Non si fa e questo, inevitabilmente, raffredda gli entusiasmi della redazione e lascia perplessi anche gli intervistati perché rende l’esposizione mediatica meno prevedibile.

Concludo: 10domande è stata un’esperienza estremamente interessante. Per un verso è stato un successo: la qualità delle domande era ottima; i feedback ricevuti da chi ha partecipato ci hanno permesso di imparare moltissime cose che sistematizzeremo e condivideremo in un report nelle prossime settimane. Per un altro verso è stato un insuccesso, per esempio: a eccezione dello spazio dedicatogli da Nova 24, il progetto ha ricevuto pochissima visibilità fuori dalla rete; non abbiamo previsto che sarebbe stato necessario andare con una nostra telecamera a registrare le domande.

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Live blogging delle elezioni: facciamo il punto

Riprendo in mano l’idea del live blogging dei risultati elettorali, che per i miei tanti impegni è rimasta un po’ ferma: da più parti mi giungono sollecitazioni a concretizzare e allora che liveblogging sia ;-)

1. Presidio dei luoghi
Ci sono dalle due alle quattro posti da presidiare: Partito democratico, Popolo delle libertà, Sinistra Arcobaleno e Udc. Penso che sarebbe poco interessante andare al Viminale perché in quella sede vengono dati solamente i numeri, ma non ci sono politici o commentatori. Tenderei quindi ad escluderlo.
Abbiamo già contattato gli uffici stampa e il problema di fondo sembra essere il fatto che per accedere a una sala stampa occorre essere giornalista certificato. Questa obiezione è stata posta di fatto da tutti, salvo che dalla Sinistra Arcobaleno. Tra domani e lunedì verificheremo come superare l’impasse.
Vi vengono in mente altri posti che potrebbero essere interessanti? Avrebbe senso andare in qualche sezione di partito? Oppure c’è qualcuno che fa il rappresentante di lista e che può raccontare la cosa da dentro una sezione? O che altro ancora?
Fabio Malagnino si è detto disponibili a offrire qualche commento dal Piemonte. Magari Elena Zannoni ci può raccontare lo spoglio in quel di Lugo. E poi? Chi altri bazzica i luoghi della politica e può raccogliere impressioni, emozioni, notizie o commenti dai diretti interessati? Questo ci porta al secondo punto.

2. Contenuti
Dal mio punto di vista non ha molto senso mettersi in competizione con i giornalisti professionisti, quindi l’obiettivo non dovrebbe essere coprire la notizia in tempo reale, quanto fornire un diverso modo di guardare alla giornata. Gran parte del successo del progetto sta nella qualità dei contenuti che verranno prodotti. Molti verranno prodotti dalle persone che parteciperanno attivamente al progetto, ma nel corso della giornata si scriveranno sicuramente tantissime cose nella blogosfera: probabilmente ha senso prevedere due flussi. Ha senso cercare di fare un piano editoriale?

3. Formati, tecnologie e mash up
Sicuramente i post nei blog. Poi le fotografie che potrebbero essere aggregate su Flickr grazie a un tag (es. elezioni2008). Se riuscissimo, si potrebbero fare dei video in diretta usando Mogulus o altri servizi più semplici, come Ustream. Sicuramente si può creare un account su twitter o aggregare i twit sulla base di un tag.
L’ottimo Luca Sartoni sta facendo un po’ di fattibilità tecnica con l’obiettivo di creare un mash up che permetta di aggregare le varie fonti in modo efficace: passo a lui la palla ;-)

Dichiarazione di voto

Oggi il Corriere della Sera pubblica un interessante articolo di Giovanni Sartori (Voto di sfiducia costruittivo) che offre un’alternativa a chi avrebbe deciso di asternersi oppure non riesce a prendere una decisione. Dice il professore che votando un partito alla Camera e un partito al Senato, la somma del voto sarebbe di fatto zero, ma il vantaggio sarebbe aver comunque esercitato il proprio diritto di voto. E questa è una possibile risposta al senso di disagio del cittadino di fronte al prossimo week end.
Un’altra interessante strategia è quella dell’elettore marginale suggerita da Robert Castrucci, che sostiene che anche con questa legge elettorale si può esprimere la preferenza: basta concentrare la propria attenzione sui candidati che potrebbero essere o non essere eletti. Per costoro un voto in più diventa determinante e quindi corrisponde a esprimere una preferenza. Come sapere qual è il candidato per cui state per esprimere la vostra preferenza? Robert ha elaborato un complesso foglio excel che permette di capire più o meno quanti candidati potrebbero essere eletti nel vostro collegio (Ecco chi manderemo a Montecitorio con i nostri voti: fuori i nomi): ci vuole solo un po’ di buona volontà.
Io sono un pigro e adotto uno schema molto più semplice: parto dal presupposto di votare per uno dei partiti maggiori, quindi la scelta si limita al Partito democratico e al Popolo delle libertà. Piuttosto che votare per Berlusconi mi farei tagliare una mano e quindi mi rimane il Partito democratico o, in ultima istanza, l’Italia dei valori. Confesso di non essere particolarmente convinto né dell’uno né dell’altro: ancora una volta “voterò contro” invece che “votare a favore”. Sicuramente non sono contento di far eleggere la Marianna Madia, perché un candaditato per Partito democratico che dichiara di essere completamente d’accordo con le analisi e le soluzioni di Tremonti tanto sveglio non può essere! Mi piacerebbe che il risultato elettorale permetta di arrivare fino al diciannovesimo candidato, perché si tratta di Amedeo Piva, che è una persona che conosco e che mi piace. Ma ho i miei dubbi.
Al Senato, la situazione è sicuramente migliore, almeno per i primi due nomi (Franco Marini e Anna Finocchiaro). Peccato che al quarto posto ci sia Luigi Zanda, che non mi piace per un motivo molto semplice: nel 1999 sono stato dipendente per un breve periodo dell’Agenzia Romana per la preparazione del Giubileo che lui amministrava e non posso certo dire che dirigesse un ente utile o che abbia speso bene i soldi pubblici. Anzi!
Vorrei poter esprimere una cazzo di preferenza, maledizione. Vorrei poter dire: questo lo voglio e questo mi fa schifo. Invece insieme al voto a gente meritevole, mi tocca eleggere gente che non mi piace o che non stimo.
A Roma si vota anche per la provincia: darò la mia preferenza a Nicola Zingaretti. L’ho già votato alle europee e mi sembra una persona meritevole, senza considerare che ha promesso il wi-fi in tutta la provincia ;-)
Al comune la scelta è tra correre e scappare, ma mi tocca Rutelli: anche in questo caso voto contro Alemanno più che a favore del candidato del centro sinistra.
E, infine, il municipio: ci sarebbe il presidente uscente che si chiama Fabio Bellini, ma mi rifiuto di votarlo per due motivi: il primo è che il sedicesimo municipio è amministrato con il culo (e scusate il francesismo), il secondo è che il signore non gode certo di grande reputazione per quanto riguara la trasparenza. Di conseguenza annullerò la scheda.

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Il mio Mac ha bisogno del Dr. House

Due giorni fa ho portato il mio Mac Book Pro per la settima volta in assistenza in due anni. Sono mesi, infatti, che il computer si spegne improvvisamente soprattutto quando è collegato alla corrente elettrica: negli ultimi tempi dovevo scegliere se caricare la batteria o lavorare, perché le due cose contemporaneamente non erano ammesse.
Ho già raccontato la storia di tutte le riparazioni che ha subito il mio computer (MacBookPro: l’epopea di un hardware scandente): questa è la terza volta che lo porto in assistenza per il problema dello spegnimento improvviso e, poiché il difetto ha iniziato a presentarsi dopo la sostituzione della scheda logica, ne devo dedurre che a settembre dell’anno scorso la scheda difettosa sia stata sostituita con un’altra scheda difettosa!
Ieri pomeriggio ho chiamato il centro Bagnetti (il centro assistenza di Apple a Roma da cui mi servo e che mi ha sempre trattato benissimo) e mi hanno detto che la macchina è sul banco di test e che non riescono a capire cosa abbia, ma che ci vorranno ancora un po’ di giorni e che forse sarà pronto all’inizio della prossima settimana. Mi sono immaginato una scena alla Dr. House: tutti nella stanzetta a cercare di analizzare i sintomi e richiedere analisi nella speranza di trovare qualcosa… povero il mio Mac :-(
Sta di fatto che, a parte le questioni affettive, in due anni il mio computer è stato fermo un bel po’ di tempo e questo mi ha provocato molto disagio, anche perché ogni volta che devo portare la macchina in assistenza tra andare e tornare se ne va quasi una giornata di lavoro. Insomma, sette giorni di lavoro andati in fumo per i trasporti, più il disagio di non avere tutti i miei strumenti e documenti (adesso mi arrangio rubando il Mac di Patrizia quando non le serve e lavorando con Windows Vista quando proprio non ne posso fare a meno!).
Speriamo che il Dr. House salvi il paziente!

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Lettera da Sant’Elena

Prometto che questo è l’ultimo post su Luca Luciani. Devo aggiungere tre cose. La prima è il meraviglioso video di Zoro che mixa il discorso di Luciani con il video virale del Pd:

La seconda è la lettera da Sant’Elena che Luciani ha mandato a tutti i dipendenti di Telecom e che, in men che non si dica, ha attraversato i confini dell’azienda:

Cari colleghi,
credo che tutti voi siate a conoscenza della rappresentazione mediatica a cui sono stato esposto sul web e in televisione.
Mi rammarico per la gaffe in cui sono incorso e per il tono che, estrapolato dal contesto, anch’io trovo inopportuno e criticabile; e’ un errore che riconosco e del quale chiedo scusa a tutti voi.
Ma quando si mette passione nelle cose che si fanno, a volte si sbaglia; e di passione per questa azienda io ne ho tanta.
Considero quanto e’ accaduto una lezione di cui faro’ tesoro.
Oltre alle scuse, quindi, sento il dovere di ribadire che il mio unico obiettivo e’ quello di contribuire ai risultati della nostra azienda.
Come sempre, insieme a tutti voi.
Luca Luciani

Tono misurato e sintetico: le scuse sono ovviamente doverose. La terza cosa è l’intervista comparsa sulla Stampa, che sembra un po’ troppo costruita per risultare spontanea, con tanto di citazione familiare… con “tengo famiglia” in Italia si rimedia a qualsiasi cosa :-)

E con questo di Luca Luciani su questo blog si è parlato pure troppo…

Considerazioni sul caso di Luca Luciani

Il precedente post con il video di Luca Luciani ha ricevuto una quantità assolutamente inaspettata di attenzione e di commenti, il che – data la natura di questo blog – va molto oltre le intezioni dell’autore. La storia si presenta a varie considerazioni dal punto di vista della comunicazione. Tra queste:

1.
L’episodio mostra che non esistono confini aziendali invalicabili e che le organizzazioni sono porose al di là di qualsiasi desiderio di chiusura del management. Mi ricordo ai tempi dello smembramento di Blu, quando comparve in rete un sito (se non ricordo male Blu Eyes) fatto da un dipendente in incognito e che raccontava tutte le trattative per filo e per segno: ci hanno messo un bel po’ per capire di chi si trattava, ma nel frattempo quella era diventata una delle fonti di informazione di riferimento della stampa sulla vicenda della gara Umts. Certo la situazione in Telecom Italia non è delle più rosee e mi immagino i giramenti di palle dei dipendenti per anni e anni di continue ristrutturazioni. Gli episodi come il video di Luciani trovano terreno fertile in un clima in cui manager e azionisti sono percepiti come sanguisughe il cui unico obiettivo è spolpare l’azienda finché resiste. Insomma, il problema è che le aziende tendono a dilatare i pori proprio quanto i manuali di comunicazione dicono che dovrebbero non farlo.

2.
Ovviamente la censura fatta sul video di youtube non serve a niente (anzi a gnente ;-) ), perché il filmatino è ricomparso nel giro di poco. Fossi stato in Luciani ne avrei girato uno prendendomi in giro da solo, magari con in testa una bella feluca. Invece, il tentativo di copertura finisce per confermare l’immagine di arroganza del personaggio (e sottolineo immagine, giacché io non l’ho mai incontrato quindi non ho idea di come sia di persona).

3.
Da quello che leggo negli ultimi commenti al mio post, c’è chi sostiene che il video sia stato messo in Rete ad arte per screditare Luciani che – a quanto si dice – non naviga in buone acque dopo l’arrivo di Bernabè. In altri termini, lo sputtanamento dentro e fuori dell’azienda potrebbe essere un metodo di fare spoil del nuovo vertice aziendale: questa potrebbe essere una novità. Capace che tra qualche tempo, l’azienda decida di licenziarti mettendo un video su YouTube e mandandoti il link :-)

Che altro possiamo aggiungere?

UPDATE: Stefano aggiunge questo divertente fotomontaggio :-)
luca_napoletone.jpg

Le lezioni di storia di Luca Luciani di Telecom Italia

Un video che merita: una grande lezione di management e di oratoria aziendale, nonché la dimostrazione che non c’è master che tenga con certa gente.

Luca Luciani, attualmente Head of Domestic Mobile Services di Telecom Italia quando è stato registrato questo video, ha fatto il master all’Insead: deve essere proprio là che gli hanno raccontato la storiella, perché si sa che ai manager le cose bisogna speigarle per aneddoti e in modo semplice, magari con qualche disegno. Gli avranno raccontato la battaglia di Austerlitz, ma evidentemente il nome era troppo complicato da ricordare: ecco allora che il nostro per motivare i lavoratori di Telecom Italia o di Tim li esorta ad andare sulla spianata di Waterloo. Adesso stiamo proprio tranquilli :-)

UPDATE. Il video originariamente embeddato in questo post è stato rimosso da YouTube, ma si sa che queste sono operazioni velleitarie. Ce sono varie copie online e c’è anche utente che si premurato di farmene avere l’mp4.

ERRATA CORRIGE. Un utente mi scrive per dirmi che ha controllato nel DB degli alumni dell’Insead e che non c’è il nome di Luca Luciani. Io non posso controllare: la notizia l’avevo trovata in questo profilo pubblicato nel sito di Nokia. Un altro profilo è disponibile nel sito di Forbes.

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