Archivio mensile:luglio 2008

Pliz, visit the uebsite

Oggi Nova24 pubblica un mio editoriale sulla vicenda di italia.it. Lo trovate di seguito arricchito di qualche link:

A quanto pare, Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega al turismo, ha preso in mano il destino del portale Italia.it. Per chi non avesse seguito la vicenda, il progetto nasce nel 2004 con l’obiettivo di rilanciare il turismo italiano. L’impegnativa sfida viene affidata, con un bando di gara di Sviluppo Italia, a Ibm per circa 8 milioni di euro e, nonostante l’urgenza, il sito vede la luce solo nel 2007.
Alla presentazione, le critiche sono pressoché unanimi: il sito è obsoleto, non rispetta la normativa sull’accessibilità, i testi sono farciti di errori. In molti si chiedono come abbia fatto Ibm a riuscire nell’impresa di produrre un progetto così mediocre con un budget così ricco. Alcuni cittadini indagano, individuano molti passi oscuri e pubblicano i loro resoconti online: purtroppo le inchieste, per quanto accurate, rimangono monche perché le richieste di accedere alla documentazione della gara e ai documenti di progetto vengono rigettate facendosi scudo della legge sulla cosiddetta trasparenza amministrativa.
La situazione del sito è irrimediabile, tanto che Rutelli decide di chiudere il sito e di passare la patata bollente all’Enit. Nelle ultime due settimane, Italia.it è tornato a essere argomento di discussione, grazie all’annuncio del sottosegretario Brambilla, che ha dichiarato di voler rilanciare il progetto, che dovrebbe avere ancora una dotazione economica di tutto rispetto, dal momento che inizialmente sono stati stanziati 45 milioni di euro.
Al sottosegretario e al neo presidente dell’Enit Matteo Marzotto diamo tre suggerimenti:
1. Essere completamente trasparenti. Purtroppo la legge sulla trasparenza amministrativa è fatta per inibire l’accesso agli atti della pubblica amministrazione e italia.it è un caso di studio da questo punto di vista. Per una volta si potrebbe invertire la tendenza e fare del portale turistico un caso di come si può rendere evidente cosa viene fatto e come vengono spesi i soldi pubblici centesimo per centesimo.
2. Usare la ricchezza dei social network. La Brambilla ha dichiarato di aver istituito un comitato di esperti. Sarebbe bello se questo comitato non fosse autarchico e fungesse invece da centro di attrazione e coordinamento di una rete spontanea in grado di raccogliere competenze multidisciplinari: un network a cui prendano parte esperti di comunicazione online, di media sociali, di tecnologie web, ma anche semplici cittadini appassionati.
3. Usare intelligenza collettiva e creative commons. Italia.it era costruito usando esclusivamente contenuti acquistati da editori specializzati o prodotti da una redazione. Perché, invece, non attingere al patrimonio di informazioni prodotto dagli utenti della Rete? Basta guardare su Flickr per scoprire un mondo di foto bellissime che ritraggono le grandi destinazioni turistiche e i tantissimi piccoli tesori di cui è piena la nostra penisola. Adottiamo il crowdsourcing, facciamo in modo che siano le persone a parlare dell’Italia ai turisti. Invece di comprare contenuti, adottiamo quelli già disponibili con licenza creative commons. E in più, rilasciamo tutti i materiali pubblicati sul sito con le stesse licenze in modo che chiunque li possa distribuire e riutilizzare per promuovere l’Italia.
Non sono certo novità assolute per la pubblica amministrazione, anche se si tratta spesso di casi isolati frutto della lungimiranza dei singoli. Basti pensare, per esempio, che sono più di due anni che il sito della Polizia di Stato ha adottato una licenza creative commons per permettere ai cittadini di riutilizzare le tantissime informazioni prodotte dalla redazione con soldi pubblici.

Aggiungo due siti per approfondire la vicenda di italia.it:
Scandalo Italiano
Million Portal Bay

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DemCamp: un barcamp sulla democrazia

Il 4 ottobre, Radio Radicale organizza a Roma il DemCamp per “mettere a confronto blogger, attivisti, movimenti, comitati di cittadini e organizzazioni civiche sulla crisi della democrazia e le iniziative e le nuove forme di partecipazione politica necessarie per contrastarla”.
Io ci sarò e ho proposto un intervento sul tema dello Spazio pubblico digitale, argomento che vado esplorando con sempre maggiore profondità. Vi invito a fare altrettanto, con l’augurio che la discussione non sia monopolizzata da inconcludenti quanto inutili proclami alla Guzzanti :-)

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Vodafone Lab e l’iPhone

Oggi Vodafone lancia ufficialmente il Lab, una community in cui “clienti e non clienti possono esprimere opinioni, bisogni, idee. Vodafone ascolta, partecipa alle conversazioni, raccoglie i suggerimenti e offre il suo punto di vista.” La formula sembra interessante ed è sicuramente presto per esprimere dei giudizi. Dobbiamo aspettare: 1) che la comunità degli utenti cominci a interagire e faccia massa critica; 2) di vedere come reagirà Vodafone rispetto alle critiche e ai suggerimenti.
Non so se il lancio del Vodafone Lab e quello dell’iPhone siano un caso o il frutto di una attività consapevole e pianificata. Fatto sta, che le polemiche sulle tariffe abbinate all’apparecchio di Steve Jobs sono sicuramente un bel banco di prova per capire se l’azienda ha effettivamente intenzione di ascoltare e raccogliere i suggerimenti. Finora ha sicuramente fornito il suo punto di vista in un post in cui si parla del perché ci sia un limite di 600 Mb sulla navigazione Internet. La giustificazione, francamente, sembra un po’ naive, tanto che il post ha raggiunto velocemente circa 170 commenti quasi tutti di biasimo. Reazioni analoghe nel forum dello stesso sito e, più in generale, nella blogosfera.
Sembra chiaro che un segmento dei potenziali acquirenti dell’iPhone rinuncerà perché considera il prezzo eccessivo e perché ritiene che i 600 Mb siano troppo pochi per le proprie esigenze. Si tratta degli heavy user, che vedono nell’iPhone la possibilità di rimanere connessi con un terminale data driven sostituendo parte del tempo speso davanti al computer con tempo speso titillando il cellulare. Questi potenziali clienti sono evangelisti quando sono contenti e diventano detrattori quando vengono contrariati.
Tuttavia, non è detto che la reazione iniziale non sia stata calcolata e che il lancio dell’iPhone e del Vodafone Lab siano stati abbinati proprio per fornire uno sfogatoio ai potenziali scontenti. Magari il marketing dell’azienda ha fatto i suoi calcoli e ha stabilito che il target che vuole raggiungere non è quello dei geek, ma un altro… che so: alto-spendenti fighetti che comprerebbero l’apparecchio solo per esibirlo in giro, ma che non hanno idea di cosa sia Facebook; utenza aziendale in sostituzione del Blackberry per dirigenti e così di seguito.
Come faremo ad avere un quadro più completo della situazione? Anche qui dobbiamo aspettare. Tra qualche tempo potrebbe accadere una delle seguenti cose:

  • comunicato stampa trionfale. Se l’ufficio stampa di Vodafone uscirà con un comunicato stampa trionfale, allora vorrà dire che il marketing aveva ragione ed è riuscito a vendere l’oggetto ai fighetti alto-spendenti o ad altri segmenti di clienti che non si preoccupano di tariffe e limiti di traffico. Attenzione però a leggere i numeri: nel fantomatico comunicato si potrebbe parlare di terminali consegnati ai negozi e non effettivamente venduti…
  • silenzio. Il silenzio significa sconfitta e un po’ di persone che fanno riunioni su riunioni cercando eventualmente un capro espiatorio. Non so quale sia il clima interno di Vodafone, ma non mi è difficile immaginare il marketing che cerca di prendersela con il commerciale e vice versa.
  • riduzione di prezzi e tariffe. In caso di sconfitta, sarebbe ragionevole aspettarsi un abbattimento dei costi. Nel breve periodo questo si può fare con delle offerte speciali, mentre ho idea che per avere qualcosa di più strutturale bisogna aspettare l’ingresso di Tre oppure dare il tempo al cartello VodaTim di trovare un nuovo equilibrio.

La commercializzazione dell’iPhone prima dell’estate, comunque, mi sembra una mossa tattica per capire la reazione da parte del mercato. Non sono un esperto di telefonia mobile, ma mi sembra che in questo periodo si facciano molto promozioni sui consumi mentre la scatoletta con la mela morsicata è perfetta come strenna natalizia.
Quali che siano le sorti dell’iPhone in Italia, il progetto Vodafone Lab mi sembra interessante: mi piace l’abbinata blog più forum, mentre sono scettico sul wiki e sui video. Per il wiki, prevedo che ci saranno pochi contributi da parte degli utenti, mentre i video mi sembra sinceramente troppo ingessati e fighetti. Avrei preferito di gran lunga un approccio alla Scoble quando stava in Microsoft, cosa fattibilissima anche in Vodafone, perché se non mi hanno informato male, hanno una televisione interna e producono emplyee generated content :-)

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Contro le leggi ad personam

Cento professori ordinari di diritto costituzionale e discipline equivalenti hanno sottoscritto un appello contro le leggi ad personam, ossia il decreto blocca processi e il lodo Alfani. In merito al primo, con il quale si intende sospendere per un anno i processi per reati con pene inferiori a dieci anni commessi prima del 30 giugno 2002, i professori fanno notare che:
a) non ci sono i requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77 della Costituzione;
b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111 della Costituzione);
c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 della Costituzione), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri – flessibili – cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza;
d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale;
e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti.
In merito al lodo Alfani, invece, gli stessi professori notano che:
a) le deroghe al principio di eguaglianza davanti alla legge in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni. E quindi, non si applicano ai reati comuni.
b) l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

Via: Uguale per tutti

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RomeCamp2008: iniziamo a parlarne

Potrà sembrare temerario decidere di organizzare il RomeCamp2008, in un momento in cui l’epoca d’oro dei barcamp italiani sembra in qualche modo in esaurimento. Io e Vincenzo, invece, crediamo che sia arrivato il momento di ripensare il fenomeno puntando a raccogliere e valorizzare quanto di buono c’è nell’idea dell’un-conference (la possibilità di ascoltare cose inaspettate e imparare da persone insospettabili) ed eliminando tutto il resto (le derive verso la caciara).
Il RomeCamp2008 nasce con largo anticipo per permetterci di:

  • stabilire collettivamente un’agenda con l’idea di ottenere un evento che si sviluppi attorno a uno o più temi chiave;
  • pensare collegialmente la formula organizzativa (di questo parlerà da domani Antonella);
  • organizzare l’evento al meglio, garantendo che sarà un’esperienza di qualità sia sotto il profilo dei contenuti che sotto quello delle relazioni umane.

Questo post serve per avviare una conversazione attorno al RomeCamp2008: la potete continuare nei commenti, sul vostro blog e sul wiki. Noi ci mettiamo in ascolto :-)

UPDATE. La conversazione sul RomeCamp2008 si sposta nel blog ufficiale dell’evento: www.romecamp.it.

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Il principe senza legge

Cito un bell’articolo di Stefano Rodotà apparso sulla Repubblica di oggi:

Torna tra noi il principe sciolto dall’osservanza delle leggi, e quindi legittimato a liberarsi di quelle che contraddicono questa sua ritrovata natura.
E’ qui il vero senso del cambiamento: non nel fastidio per questo o quel tipo di controllo, ma nel radicale rifiuto di correre i rischi della democrazia.
Delle telefonate del Presidente del consiglio mi inquietano molte cose, ma soprattutto il fatto di essersi posto al centro di un sistema di feudalità dal quale nasce, quasi come una conseguenza inevitabile, la pretesa dell’immunità.
Un corteo lo accompagna nel tradurre in fatti questa sua pretesa.
Scompare il governo, integralmente sostituito dagli scatti d’umore del suo Presidente, che ne muta le deliberazioni a suo piacimento, che lo vede come puro luogo di registrazione.
La tanto pubblicizzata approvazione in soli 9 minuti dell’intera manovra economico-finanziaria del prossimo triennio è stata presentata come un miracolo di efficienza, mentre era la prova della scomparsa della collegialità della decisione, della discussione come sale della democrazia: non un segno di vitalità, ma di morte, come i 21 grammi che si perdono appunto nel morire, raccontati nel film di Alejandro Gonzalez Inarritu.
Il Parlamento ha clamorosamente rinunciato ad esercitare la sua funzione di controllo e di filtro, sembra ignorare il fatto che il procedimento legislativo non è cosa di cui il Presidente del consiglio possa disporre secondo la sua volontà.

Via: Uguale per tutti.

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