Archivio mensile:agosto 2008

L’advcamp sarà ripreso da Dolmedia

All’advcamp ci saranno (con tutta probabilità) alcune decine di persone: gli esperti e gli appassionati della materia che hanno deciso di partecipare alla Blogfest. Inutile dire che la platea di persone potenzialmente interessate agli argomenti che saranno trattati è ovviamente molto più numerosa (basti pensare al numero di partecipanti agli IabForum).
Per questo motivo, uno degli obiettivi che ci siamo posti da subito è la videoregistrazione di tutti gli interventi. Avremmo potuto farlo artigianalmente con la mia telecamerina: invece Fabrizio Ulisse (aka wouq aka Biccio), responsabile di Dolmedia, ha deciso di contribuire all’iniziativa mettendo a disposizione parte della sua struttura.
Questo significa che: avremo dei video di buona qualità con un audio che non rimbomba o che si perde in lontananza: tutti gli interventi continueranno a vivere anche dopo il 14 settembre; potremo rivedere Gaspar mentre viene picchiato dalle concessionarie di pubblicità ;-)

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advcamp: il primo si terrà alla Blogfest

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Ci provò un po’ di tempo fa Giovanni Calia a organizzare un barcamp dedicato all’advertising online, ma alla fine la cosa non si fece. Allora, vale la pena riprovarci perché di questo argomento nei barcamp italiani si è sempre parlato assai poco: eppure la pubblicità (almeno adesso) è la cosa che fa girare tutto il resto.
Ecco perché, d’accordo con Gianluca Neri e con il supporto di Windows Live, ho deciso di prendere in carico l’organizzazione dell’advcamp che si terrà domenica 14 settembre in occasione della Blogfest di Riva del Garda.
Tra ieri e stamattina abbiamo messo in piedi il wiki che trovare, come di consueto, insieme a tutti gli altri nel sito barcamp.org. Mi sono anche divertito a fare una variazione del logo ufficiale utilizzando un effetto moire in omaggio alle pubblicità degli anni ’60. Pian pianino (compatibilmente con il fatto che molti sono ancora in ferie) si sta riempendo anche la lista dei partecipanti e degli interventi: se vi va, è utile sapere quanti saremo per organizzare il tutto al meglio, quindi grazie a tutti quelli che segnaleranno la propria partecipazione all’indirizzo http://barcamp.org/advcamp.
Un paio di info sulla location e sulla logistica: sperando che faccia bel tempo, l’advcamp si terrà in piazza Battisti, che è probabilmente uno dei posti più suggestivi di Riva del Garda; tutto l’evento sarà video registrato (ulteriori dettagli in un prossimo post) con l’obiettivo di non mantenere una traccia dei contributi.
Infine un’anticipazione: nella pagina del wiki trovere il riferimento a un progetto che sarà presentato proprio in occasione della Blogfest. Si tratta del Club dei media sociali: è un’iniziativa a cui lavoro da un po’ e che porterò alla vostra attenzione con l’obiettivo di discuterne per costruirla insieme.
Se avete bisogno di contattarmi, lasciate un commento :-)

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Blogfest: chi ci sarà?

Dal 12 al 14 settembre sarò a Riva del Garda per la Blogfest per tanti motivi. Per esempio: mia moglie è rivana e quindi è la scusa per portare le bimbe dai nonni; il 13 settembre ricorre l’undicesimo anniversario del nostro matrimonio che ovviamente si svolse lungo il lago; devo aiutare un cliente a organizzare la sua partecipazione all’evento; prenderò un carico l’organizzazione di uno dei tanti barcamp previsti; presenterò il progetto Club dei media sociali; devo assolutamente fare scorta di formaggio Vezzena opportunamente stagionato ;-)
Insomma di motivi, personali e professionali, per andare alla Blogfest ne ho a go go. Però, devo dire, che della cosa si parla ancora molto poco in rete e non ho capito chi ci sarà. Lasciate un commento a questo post se partecipate? Magari con due righe su come pensate di organizzarvi? Nei prossimi giorni posterò altre informazioni sui miei programmi.

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Raccolta differenziata: manca la segnaletica

La Campania, per fortuna, non è tutta come Napoli: nel paesello del salernitano in cui mi trovo in questo momento (Buonabitacolo) si fa la raccolta differenziata anche con grandissima precisione. Plastica e alluminio, vetro, carta, umido e indifferenziata, con tanto di manuale di cosa si può mettere in un contenitore piuttosto che nell’altro.
Il risultato è che la cucina è cosparsa di cartelli con istruzioni per il corretto smaltimento dei rifiuti. D’altro canto non è tanto intuitivo che i tovaglioli di carta possano andare nell’umido, mentre non tutti i tipi di plastica possono andare nell’apposito contenitore. E così di seguito.
Vabbe’, direte voi, con un po’ di pratica si impara. Vero, ma non per tutte le generazioni: ovviamente anziani e bambini fanno più difficoltà ad accoppiare materiali a contenitori. Eppure la cosa si potrebbe risolvere molto facilmente: basterebbe scrivere sul contenitore in che sacchetto può essere inserito. Sarebbero sufficienti delle icone.

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Matteo Marzotto: presidente dell’Enit (sic!)

Nella conferenza stampa in cui ha vestito per la prima volta i panni di presidente dell’Enit, Matteo Marzotto ha spiegato ai giornalisti presenti che poteva occuparsi di promuovere l’immagine dell’Italia nel mondo perché viaggia molto e perché suo nonno aveva una catena alberghiera.
Il 19 agosto, con un pezzo sul Sole 24 Ore nella pagina dedicata alle Olimpiadi, ha voluto farci sapere che è anche uno sportivo, cosa che immagino dia tutto un altro senso alla sua presenza a Pechino. Riporto per intero il temino da scuola media:

Lo sport per me è un valore che orienta, una vera scuola di vita. Sicuramente nello sport c’è una forte componente etica: dà insegnamenti semplici, forti, mai ambigui, e ci indica quali sono le regole da rispettare.
Sono uno sportivo appassionato, corro in moto, faccio gare in bicicletta e di fondo sulla neve. Lo sport è anche un’occasione per contemplare e vivere la natura: il piacere che provi di fronte alla sua bellezza risveglia in me, ogni volta, sensazioni davvero intense.
A proposito di intensità, confesso che questo è un momento importante per la mia vita professionale. Mi è stato chiesto di mettere le mie esperienze di uomo e di imprenditore al servizio dell’Enit. L’emozione più forte, per un appassionato di sport e di azione, è esordire nel nuovo incarico istituzionale proprio qui, a Pechino. Siamo nel posto giusto al momento giusto, in un Paese che sprigiona energie potenti e che crede nel futuro, e che oggi con le Olimpiadi rappresenta il centro del mondo.
Ci sono molti più punti di contatto con l’Italia di quanto potessi immaginare, e sono convinto che fra i nostri Paesi ci possa essere un interscambio positivo. Il peso crescente della Cina anche dal punto di vista turistico mi spinge a pensare che, se sapremo intensificare ulteriormente gli sforzi compiuti negli ultimi anni e mettere a punto strategie adeguate, l’Italia potrà puntare molto in alto su questo mercato. De resto, il Belpaese in Cina è conosciuto per la sua storia millenaria, ma è anche amato per il suo inconfondibile stile di vita.

Immagino che se si tentasse di approfondire quali sono i punti di contatto tra Cina e il Belpaese, il tenero Matteo risponderebbe: gli spaghetti!

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Pensieri civili #3

Il Sole 24 Ore del 14 agosto dedica una pagina all’analisi dei dati elettorali degli ultimi quindici anni, mostrando come gli italiani si siano costantemente orientati verso il centro-destra. I tre grafici che abbiamo ricostruito mostrano chiaramente la (scoraggiante) situazione:

Sinistra e destra dal 1994 al 2008, Camera, voti proporzionali
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Le coalizioni di centro-sinistra e di centro-destra dal 1994 al 2008, Camera, voti maggioritari nel 1994, 1996, 2001; voti proporzionali nel 2006 e 2008
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Sinistra moderata e destra moderata dal 1994 al 2008, Camera, voti proporzionali
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Roberto D’Alimonte e Fabrizio Forquet commentano i dati così:

Le ultime elezioni sono state solo una cartina di tornasole. La prova sperimentale di una realtà “strutturale” della politica italiana: in mancanza di novità sostanziali nell’offerta politica in Italia esiste da almeno 15 anni una maggioranza stabile a favore del centro-destra. [...]
E’ un fatto: almeno dalla caduta del muro di Berlino l’immagine della sinistra resta negativa per la maggioranza dell’elettorato italiano. Serve, perciò, un discontinuità forte, che permetta un allargamento stabile e profondo sull’elettorato di centro.

Personalmente, non vedo alcun reale elemento di discontinuità nel modo di fare politica del Partito democratico rispetto ai partiti che lo hanno formato e – peggio – rispetto al Popolo della libertà. Lo stesso approccio dall’alto verso il basso, una fortissima spinta all’auto-referenzialità, l’attaccamento tenace alla poltrona, la politica vista come mezzo per esercitare il potere invece che come servizio ai cittadini. A questo, i dirigenti della sinistra (soprattutto gli ex-comunisti) aggiungono quel fastidioso senso di superiorità morale che non ha oggettivamente alcuna base reale.
Se discontinuità ci deve essere non può che partire dal basso: dalle radici!

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Pensieri civili #2

Per la seconda puntata di pensieri civili, voglio essere propositivo: condivido quindi un’idea che mi gira da un po’ in testa e a cui ho dato il nome di Radici democratiche.
Parto da tre considerazioni in ordine sparso: per partecipare attivamente alla vita politica occorre avere informazioni e competenze che permettano di formarsi un’opinione non (troppo) superficiale; gran parte delle politiche che riguardano la qualità della vita e il benessere delle persone avvengono a livello locale (si pensi alla scuola, alla sanità, alla sicurezza, al decoro urbano, al rapporto con la pubblica amministrazione e così di seguito); esiste una generazione di persone che non si riconoscono nelle attuali forme di aggregazione politica e che cerca nuovi modi di animare lo spazio pubblico (non penso tanti ai grillini, quanto a movimenti come i 40xVenezia).
Se queste tre cose hanno un senso, allora si può pensare a un percorso di questo tipo.

Uno.
Cerchiamo di capire perché in alcuni posti si vive meglio e in altri peggio e facciamolo al di la dei facili luoghi comuni, con dei dati alla mano. E’ troppo facile dire che a Catania si vive peggio che a Bolzano, dobbiamo avere dei dati oggettivi che ci dicano in che termini si vive peggio. Per esempio, ogni anno Il Sole 24 Ore stila una classifica della qualità della vita nei capoluoghi di provincia italiani prendendo in considerazione essenzialmente delle dimensioni economiche. Io ne farei una in cui si cercasse di misurare cose come: quanto tempo ci si mette per andare e tornare dal lavoro e quanto costa; quanto costa l’assistenza agli anziani e l’accudimento dei bambini se tutte le persone attive di una famiglia lavorano; qual è la percentuale di raccolta differenziata; quante multe vengono elevate ogni giorno per colpire quali infrazioni e così di seguito.
Alla fine avremmo una serie di classifiche che ci permetteranno di individuare i comuni più virtuosi e quelli meno virtuosi materia per materia. Potremmo quindi cercare di capire – per esempio – perché nel comune A la raccolta differenziata è all’85%, mentre nel comune B è al 70%. I cittadini del comune A potrebbero farsi spiegare dagli amministratori come si fa a raggiungere quel risultato ottimo e lo potrebbero mettere su un wiki a disposizione di tutti gli altri cittadini.
Così facendo, avremo generato conoscenza attorno alle cose che ci fanno stare meglio, che migliorano la qualità della nostra vita, non in modo astratto, ma concretamente. Saranno piccole cose, ma si tratta di argomenti che possiamo trattare con dimestichezza, di cui abbiamo esperienza concreta e su cui possiamo influire più facilmente.

Due.
Disponendo di informazioni su chi fa meglio e su come lo fa, i cittadini del comune B possono fare pressione sugli amministratori della propria municipalità affinché emulino gli amministratori del comune A che sono oggettivamente più bravi. Senza il bisogno di fare indagini, rapporti, dossier, incaricare esperti o creare autorità, perché le informazioni che servono sono state raccolte dai cittadini e sono disponibili nel wiki. Inoltre, gruppi di cittadini potrebbero occuparsi di singoli temi maneggiabili senza avere la velleità di cambiare la propria città portandola all’eccellenza in tutti i settori possibili e immaginabili.
Per esempio, io vorrei che nei parchi di Roma ci fossero i giochi per le mie bambine, così come accade in altre città che visito regolarmente e sarei più che disposto a dedicare del tempo per fare pressione affinché il municipio XVI (in una città grande il confronto deve avvenire a livello sub-cittadino) se ne occupi in modo sistematico. Perché al laghetto dell’Eur ci sono altalene e scivoli e a villa Pamphili no? Vi sembra una questione minima? Lo è, però com’è piacevole vedere i bimbi che socializzano e giocano insieme!
Se tra gli indici presi in considerazione, ci fosse una misura dell’attenzione dei comuni verso i bambini, potrei sapere quali sono le amministrazioni che eccellono e perché. A questo punto potrei cercare di fare una proposta al mio municipio consegnando un dossier a chi di dovere e mobilitando altri cittadini attivi verso un obiettivo concreto e misurabile.

Tre.
Serve un facilitatore competente. Spesso, infatti, il tempo e l’impegno dedicati da cittadini volenterosi si perde perché non vengono intraprese le azioni giuste, quelle che possono far cambiare idea al politico di turno. Soprattutto se l’impegno assume la forma della protesta scomposta (quella dei grillini per esempio): in questo caso, il politico o l’amministratore non si impressiona molto perché aderire o meno alla richiesta non gli crea un vantaggio o uno svantaggio.
Per esempio: qualche tempo fa, nel mio palazzo hanno eliminato un garage e hanno fatto un supermercato. Alcuni condomini si sono attivati: uno scriveva interminabili quanto inutili lettere al municipio; un’altra voleva bloccare il traffico per sensibilizzare non si sa chi; una terza ha praticamente messo una tenda dai vigili urbani. Inutile dire che oggi sotto casa mia c’è un supermercato. Magari, agendo in modo più competente, si sarebbe potuto almeno trattare sulle caratteristiche dell’esercizio e fare in modo che il condominio ne potesse avere un vantaggio. Certo è che se la decisione di consentire un supermercato o meno poteva essere influenzata a livello politico, nessuno dei tre condomini avrebbe mai potuto impensierire gli eletti a livello circoscrizionale.

Per il momento mi fermo qui: adesso che ho raccontato l’idea di Radici democratiche, voglio farla sedimentare e raccogliere un po’ di reazioni. Fatemi sapere :-)

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Pensieri civili #1

In vacanza sono tornato a leggere il giornale di carta, sfogliandolo lentamente sotto l’ombrellone, mentre Beatrice gioca con la sua amichetta estiva Alice, Patrizia parla con mamma di Alice e Ludovica schiaccia un pisolino sul passeggino.
Leggere il giornale una pagina alla volta ti da il tempo per pensare, una possibilità che l’aggregatore non ti concede più di tanto: lì si leggono solo i titoli e al limite si clicca se qualcosa incuriosisce. Non c’è impaginazione e la ricchezza semantica di titoli, occhielli e sommari si perde completamente.
Mi diverte l’idea di fare una pseudo-rubrica a cadenza irregolare come si conviene a un blog. Inizio con un lamento da uomo di sinistra: il Partito democratico mi piace sempre di meno per tanti motivi. Cercherò di dirne qualcuno in ordine sparso, prendendo spunto dalle letture agostane.

Primo. Salva l’Italia. Possibile che l’opposizione di Veltroni sia la fotocopia esatta dell’opposizione di Berlusconi? Qualcuno ricorderà che l’anno scorso, Forza Italia lanciò una raccolta di firme millantando di aver coinvolto ben sette milioni di italiani: il dato è un atto di fede, visto che non ci fu alcuna possibilità di controllarne o certificarne la veridicità. Oggi, il nostro caro Uolter fa una raccolta di firme, ma gli strateghi della comunicazione si mettono davanti un paio di mesi invece di soli tre giorni, così danno il tempo a Bassolino, Cacciari e un po’ di altra gente di dissociarsi. E la raccolta di firme, alla fine, diventerà una sonora presa per i fondelli, anche se il Pd dichiarerà milioni di sottoscrittori. E’ anche facile prevedere che il 25 ottobre in piazza ci saranno non meno di un milione di persone e che la questura ne conterà più o meno la metà. Detto per inciso: portare in piazza le persone non è una cosa così difficile, basta avere i soldi per pagare pullman, pranzi al sacco e un po’ di bandiere.

Secondo. Vorrei ma non posso. Uolter decide di farsi la televisione in casa e la chiama YouDem. Con tutta probabilità starà sul satellite vicino a Nessuno Tv e insieme a tutti i vari canali di Sky che cominciano con 8, tipo SuperPippaChannel, TelePadrePio e altre amenità simili. Mi immagino lo share e soprattutto mi immagino l’elettore del centro destra che si sintonizza e si fa convincere: eh si, caro Uolter, perché il problema di un paese con un elettorato storicamente sbilanciato a destra è che devi convincere quelli che votano per il Popolo delle Libertà che tu sei meglio e che conviene che cambino schieramento. Ma se fai una televisione rivolta a sinistra, bello di casa, quello che vota dall’altra parte col cavolo che se la guarda, altrimenti comprerebbe l’Unità invece di Libero, il Giornale o la Padania.

Terzo. La faccia come il culo. Mi riferisco a quella di Bassolino e confesso che devo ancora decidere se considerarlo un malfattore oppure un cretino, anche se propendo per la prima ipotesi. Nel tentativo di archiviare il problema dell’immondizia, è disposto a fare comunella con Berlusconi con il beneplacito del Partito democratico. Qui finisce che per fare sgarbo a Uolter, D’Alema gli trova pure un posto alle europee. Ecco, se il Pd candiderà Bassolino o la Russo Iervolino alle europee, io – anche se abito a Roma – annullerò la scheda. Mi rifiuto di appoggiare ancora un partito che, dopo avermi costretto a votare la Madia, ha intenzione di mandare al Parlamento europeo due loschi figuri simili. Tanto vale votare l’Udc di Cuffaro.

Quarto. Il Partito democratico perderà anche le europee, su questo non ho grandi dubbi. E la cosa avverrà con grande godimento di Massimo D’Alema che non vede l’ora di togliersi dalle scatole il povero Uolter. Fatto fuori anche lui, qualcuno dice che rimarranno Bersani e Letta. Sinceramente non vorrei essere nessuno dei due: diventare segretario per stare con le palle in mano a D’Alema non mi sembra una prospettiva molto allettante,

La lista potrebbe andare oltre, ma per il momento ci fermiamo qui. Domani, magari, la lettura del Corriere mi suggerirà altre considerazioni :-)

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