Archivio mensile:dicembre 2008

Gardaland: una mezza delusione

Ieri sono stato con le bimbe a Gardaland: ci sono andato perché in questi giorni c’è un’apertura invernale a tema che si chiama Magic Winter con spettacoli dedicati al Natale (almeno così dice il sito).
A Gardaland ci sono le cose che ti aspetti: giostre e giochi per bambini di varie età, trenini, montagne russe e tutto il corredo di pupazzetti e addetti in maschera. Beatrice (tre anni e mezzo e meno di un metro di altezza) si è molto divertita tra giri sul Volaplano, sul trattore che passava in mezzo a una fattoria piena di animali animati e sulla barca dei pirati. Invece siamo tutti rimasti molto delusi dagli spettacoli. Ne abbiamo visti due: il Winter Fun Show al Convention Center e il Christmas Spectacular Show al Gardaland Theatre.
Il primo era un triste spettacolino di trasformismo, con un attore che si attaccava cose sul petto per sembrare Napoleone, Braccio di ferro o Superman. Una roba da tirare pomodori e insalata.
Il secondo era decoroso tecnicamente ma assolutamente fuori luogo. Voi cosa vi aspettereste andando a vere uno spettacolo dedicato al Natale in un parco giochi per bambini? Io pensavo a qualcosa di fiabesco, con elfi, renne e signori barbuti vestiti di rosso; una rappresentazione dedicata ai bambini, insomma.
Invece lo spettacolo inizia con un presentatore che annuncia che Babbo Natale è andato ad ubriacarsi e continua con uno balletto di fanciulle scosciate (belle cosce, per carità). La cosa prosegue con vari sketch che culminano con una bella mora che presenta la sua lista dei desideri: avere a disposizione un numero imprecisato di uomini. Forse io sarò un po’ bacchettone, però a me non è sembrato propriamente uno spettacolo adatto a dei bambini.
Ulteriori note negative riguardano i fasciatoi e il cibo. In merito al primo punto, è sicuramente positivo che sia stata prevista una nursery, ma c’è da dire che ce ne hanno segnalata una sola in tutto il parco. Questo può obbligare a una bella camminata, mentre per cambiare un pannolino basterebbe un fasciatoio nei bagni (Ikea docet).
Per quanto riguarda il cibo, infine, è probabile che io non abbia cercato bene, ma le due o tre opzioni che abbiamo valutato, alla fine, erano una variazione dello stesso fast food a base di patatine fritte, hamburger, wurstel e crocchette di pollo. Verdure manco a parlarne e frutta solo sotto forma di macedonia. Per carità, io sarò forse troppo esigente dal punto di vista culinario, ma – dal momento che mi rifiuto di portare le mie figlie a mangiare le schifezze di McDonald’s – mi da piuttosto fastidio dover constatare che di fatto l’unica cosa che posso dare da mangiare a mia figlia in un parco giochi per bambini è del cibo spazzatura.

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Sostituisci aborigeno con Walter

Per tutti coloro che pensano di creare community, social network, gruppi su Facebook per promuovere servizi e prodotti, perorare cause inutili, coinvolgere cittadini e consumatori. E anche a chi ha pensato che basti scopiazzare malamente YouTube per recuperare un dialogo con i propri elettori.

Ecco, sostituite la parola aborigeno con Walter e poi cercate di dare una risposta. Non ci riuscite, vero?

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Pensieri civili #7

Non posso che citare e concordare con Alessandro Gilioli quando scrive:

Ecco, può darsi che anche questa volta ci sia una “regia” dei magistrati, ma se il Pd non avesse al suo interno una discreta quantità di faccendieri, corrotti e collusi con la criminalità, Veltroni e tutti noi elettori democratici adesso ce ne staremmo bei sereni a parlare di politica concreta – la recessione, i salari, i precari, le questioni sociali ed etiche etc – anziché terrorizzarci perché ci sta crollando la casa addosso.

Qualche giorno fa si parlava con amici di fare qualcosa di nuovo e concreto: questo qualcosa non può passare per i partiti e i politici attuali, su questo non ci sono molti dubbi.

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I media sociali e la comunicazione d’impresa

Pubblico su Slideshare una presentazione che ormai è diventata un mio cavallo di battaglia e che sarà il mio punto di partenza per un libro che stiamo strutturando a quattro mani insieme ad Alessio Jacona, con il quale negli ultimi mesi si è avviata una bella collaborazione.

Ho usato queste slide in varie occasioni (l’ultima per una lezione che ho tenuto la settimana scorsa alla Luiss): il loro obiettivo è fornire alla platea degli strumenti che li aiutino a interpretare il fenomeno. Il limite di tutte le mie slide sta nel fatto che io non scrivo quasi niente perché preferisco usare delle immagini che diano agli interlocutori un’idea, senza impegnarli in una lettura che li distragga dall’ascolto (a me gli occhi, pleaz…).
Fatemi sapere cosa dovrei aggiungere o togliere :-)

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Pietro Scott Jovane (Microsoft) a colloquio con Luca De Biase

Premesso che Microsoft con il marchio Windows Live è founding partner del Club dei media sociali (che è un progetto gestito da Elastic, la società di consulenza di cui sono fondatore), questo scambio di battute tra Pietro Scott Jovane e Luca De Biase è molto interessante:


Luca De Biase incontra Pietro Scott Jovane from MClips on Vimeo.

Lo è ancora di più se si considera che si tratta del primo episodio di una serie di “colloqui unplugged tra un blogger e Pietro Scott Jovane o altri colleghi di Microsoft” (leggi il post di Carlo Rossanigo).
Un solo suggerimento: comprate un paio di microfoni lavalier, perché l’audio di questa telecamera è veramente orrendo.

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Ci sono pure io ;-)

Che cosa fanno due baldi giovani una domenica pomeriggio a Roma? Vanno a rimorchiare? Oppure si dedicano a una visita culturale a un museo? Giammai, stanno per strada a importunare la gente ;-) Ovviamente ci sono pure io tra quelli con la faccia da scemo che non sanno cosa dispondere…


Tribute to fiftypeopleonequestion in Rome from Luca Sartoni on Vimeo.

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Obamania: la politica ai tempi di Internet

Ieri sera, ho avuto il piacere di essere ospite di Fabio Bistoncini che ha organizzato un aperitivo per parlare di Internet e politica. Ovviamente, non potevo non parlare di Obama e, dopo aver passato un po’ di giorni online a leggere il blog del presidente eletto e una piccola porzione della valanga di post e articoli sull’argomento, ho deciso di focalizzare l’attenzione sull’uso degli strumenti. Ne è venuta fuori una presentazione che ho messo su slideshare e che trovate qui di seguito:

Obama
View SlideShare presentation or Upload your own. (tags: history case)

Poiché, generalmente nelle slide scrivo molto poco testo, è opportuna una piccola spiegazione. Il punto di partenza è il messaggio che permea tutta la campagna: “abbiamo bisogno di un cambiamento e possiamo averlo solo se ci lavoriamo tutti insieme”. Se questa è la premessa, allora gli strumenti che occorre mettere in campo devono servire a riempire di contenuti il messaggio. Il resto della presentazione, quindi, è semplicemente una raccolta di episodi che mostrano l’enfasi sull’azione e il perseguimento di molti obiettivi tattici differenti.
E’ sufficiente una rapida occhiata alla homepage del sito di Obama per constatare che non c’è spazio per l’autocelebrazione e che tutti gli elementi sono disposti per incoraggiare gli utenti all’azione: donare dei soldi, organizzare o partecipare a degli eventi, iscriversi alla liste elettorali e così di seguito. Ma è dall’analisi delle campagne di comunicazione organizzate in occasione delle votazioni nei singoli stati che si può apprezzare la robustezza dell’approccio: ogni stato, infatti, ha le proprie peculiarità e quindi ha bisogno di azioni specifiche.
Insomma, l’uso della Rete diventa un elemento di vantaggio competitivo perché riempie di contenuto un progetto politico e una promessa. Questa considerazione rende anche immediatamente evidente quale sia il reale problema dei tanti, velleitari, tentativi dei politici (non solo italiani) che si affacciano sulla Rete per conversare, ma non si capisce bene di cosa e con quale obiettivo. Oppure della sostanziale inutilità di progetti come YouDem, dove non è chiaro per quale motivo si debbano condividere dei video, quale sia il progetto collettivo cui si dovrebbe aderire.

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Due nuovi barcamp nella capitale

Nei primi mesi del 2009, ci saranno almeno due nuovi barcamp a Roma ed entrambi meritano attenzione: si tratta del KublaiCamp e del Barcamp Innovazione PA.

KublaiCamp
Il progetto Kublai è una rete sociale che si propone di aiutare la costruzione di progetti legati alla creatività (arti e cultura, moda, comunicazione, design, software) pensati per favorire lo sviluppo locale. Attualmente, il social network conta oltre 400 iscritti e 53 progetti in discussione e i kublaiani hanno deciso di incontrarsi il 24 gennaio per discutere di creatività e sviluppo del territorio: http://www.barcamp.org/KublaiCamp

Barcamp InnovazionePA
Cito Gianluigi Cogo che dice: “nella Pubblica Amministrazione italiana ci sono molti operatori che hanno ben interpretato al funzione di public servant e alcuni di questi, da un po’ di mesi, si trovano su www.innovatoripa.it. Immagino che qualcuno storcerà il naso e dirà: “un altro social network?”. Beh!, nella Pubblica Amministrazione non è facile fare qualcosa di “informale”, “disintermediato” e come si dice in gergo, senza “commitment”. Eppure, grazie agli amici del Formez, ce l’abbiamo fatta.” Per maggiori informazio: http://barcamp.org/InnovatoriPA

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Cambiamento tecnologico nella politica italiana?

A un mese dall’elezione di Obama negli USA si è svolto un incontro organizzato da Codice Internet presso la Camera dei Deputati a Roma per discutere su come Internet può essere utilizzato come strumento nella politica. Questo è l’intervento di David Orban che espone con tre esempi, della legislazione FOIA sulla trasparenza degli atti amministrativi, della diffusione dei documenti delle amministrazioni in relazione alla legge Urbani e dell’utilizzo di internet nelle famiglie come Internet deve essere uno strumento di buon governo.

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Più blog: il resoconto

Lunedì 8 dicembre, su invito di Leo Sorge, ho avuto il piacere di moderare un panel che si è svolto nel corso della manifestazione Più Libri Più Liberi. Lo stesso Leo ne fa una efficace sintesi su ZeroUno, che cito quasi integralmente:

Il valore del legame sociale
Il valore si produce quando un dipendente trova una soluzione e immediatamente la mette a disposizione di tutti in azienda, senza fare la solita trafila burocratica che in genere porta a poco o nulla e in gran ritardo. Il dipendente stesso guadagna immediatamente in visibilità; i vertici devono predisporre l’immediato delivery in tutta l’organizzazione.
“In azienda i social network spontanei e non informatici esistono e colmano le lacune della struttura, facendo funzionare la baracca e innovando i processi”, ha detto Giacomo Masòn, da qualche anno consulente dopo una carriera interna all’azienda. “La rete sociale destruttura l’organigramma e disintermedia il rapporto tra dipendenti e dirigenti”, spinge Masòn, “portando fuori competenze e soluzioni nascoste”. E questo crea valore. “Facendo attenzione ai quadri intermedi, che in questo cambiamento dell’azienda ci perdono”, ha completato Mattina.

La semantica del legame sociale
E’ stato poi sollevato il problema della “semantica del legame sociale”, ovvero la gestione delle relazioni e della loro migrazione tra diversi account di reti sociali. In buona sostanza Mattina ha equiparato le reti di relazioni ad un contenuto sì generato dall’utente, ma ad uso personale. E’ una questione piuttosto importante, punta dell’iceberg del rapporto tra rete di contatti e piattaforma ospite. Un altro modo di dire la stessa cosa è che le attuali piattaforme non consentono di percorrere la strada che porta alla creazione del valore in azienda.
Un altro lato della semantica del legame porta direttamente alla nuova incertezza del confine tra dati pubblici e dati privati dall’altro.
“Non confondiamo data portability e relationship portability”, ha precisato Tara Kelly, presidente di Passpack; “inoltre dovremmo poter controllare quando e a chi saranno resi disponibili i nostri dati”. E’ questo il percorso che porta alla corretta gestione e portabilità della reputazione e dell’identità on-line.

Vedi: PiùBlog: l’ingegnosità diffusa dei social network

Più Blog: podcast

Vi segnalo quattro podcast che introducono i dibattiti che si terranno a Più Blog tra venerdì 5 e lunedì 8. Si tratta di quattro interviste ai moderatori dei panel:

Vi ricordo che il mio panel si terrà lunedì 8 dicembre alle 16:30 e che il luogo è il Palazzo dei Congressi di Roma.

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Pensieri civili #6

Sono due giorni che questi idioti che ho votato alle scorse elezioni (ma vi assicuro che non mi inculeranno più, la prossima volta si annulla la scheda) rompono le palle per sta benedetta Iva di Sky. Bene hanno fatto a parificarla a quella degli altri servizi e dovrebbero estendere questo provvedimento a tutti i prodotti editoriali: se proprio ci deve essere un’Iva agevolata che sia sulla connessione a Internet.
Non ho sentito analoga indignazione per l’eliminazione de facto degli sgravi fiscali legati al risparmio energetico. O queste misure erano del tutto inefficaci, oppure è una vera e propria forma di ottusità. In questo modo si scoraggia il ricorso a tecnologie e soluzioni che migliorano il nostro impatto sull’ambiente e si incoraggia l’evasione fiscale. Infatti, è facile prevedere che la gente sceglierà i prodotti che costano di meno (che tipicamente non sono quelli che favoriscono il risparmio energetico) e, non potendo detrarre la spesa dalle tasse, preferirà pagare in nero per non pagare l’Iva.
A questo si aggiunga che: a) il provvedimento è retroattivo e di conseguenza chi ha fatto le richieste potrebbe non godere degli sgravi che si aspettava; b) si introduce il demenziale principio del silenzio-dissenso per cui se il fannullone di turno decide che non c’ha voglia di lavorare la tua pratica, allora tu cittadino te la prendi in quel posto perché la richiesta è rifiutata!
Nossignore, io mi sono stufato di votare per questa manica di imbecilli che si masturba tutto il giorno con questioni irrilevanti per le persone. E scusatemi lo sfogo :-)