La costruzione sociale della tecnologia

Riporto un brano tratto da Le metafore del computer di Davide Bennato, che parla della costruzione sociale della tecnologia.

Molteplici sono le teorie che partono dal presupposto che la società giochi un ruolo molto importante nella messa a punto della tecnologia, ma senza dubbio la più famosa è la teoria della costruzione sociale della tecnologia (Social Construction of Technology – SCOT).
Secondo l’approccio SCOT una tecnologia non assume una forma compiuta in maniera lineare, ma tante forme quanti sono i gruppi sociali che partecipano al dibattito creatosi attorno a essa. Le fasi con cui una tecnologia viene ideata, sviluppata e diffusa sono essenzialmente tre.
a) La fase della flessibilità interpretativa (interpretative flexibility), ovvero una funzione ben specifica viene a essere incorporata – da un inventore, da un’impresa, da un gruppo di ricerca – in un artefatto, la cui forma non è definitiva, ma è anzi destinata a subire profondi cambiamenti.
b) Con la seconda fase entrano in scena i gruppi sociali pertinenti (relevant social groups) che si arrogano il diritto – per vari motivi – di influenzare la forma che ha assunto l’artefatto. In questa fase solitamente si viene a creare un pubblico dibattito su quale sia la forma migliore che l’artefatto debba assumere, dove migliore non vuol dire solo tecnologicamente ottimale, ma anche socialmente accettato.
c) Quando i vari gruppi sociali coinvolti in questo dibattito cominciano a essere d’accordo su quale sia la forma ottimale, si viene a creare un meccanismo di chiusura (closure mechanism) che ha lo scopo di definire una volta per tutte l’artefatto. Tale meccanismo procede attraverso differenti gradi di stabilizzazione finché l’artefatto risultante non viene più a essere considerato un problema.

Se pensiamo al microblogging e al life streaming, possiamo apprezzare il processo, che parte probabilmente dall’uso telegrafico che alcuni facevano o fanno dei blog, prosegue con la creazione di un artefatto digitale che è Twitter, si articola in tanti rivoli che interpretano quanto proposto da Ewans e soci (da Jaiku fino ai messaggi di stato di Facebook e degli instant messager). La comunità degli early adopter inizia a usare gli strumenti e a creare delle pratiche. Si pensi, per esempio, ai reply su Twitter che vengono adottati abbastanza omogeneamente da tutti gli utenti e trasformano il microblogging in una sorta di chat asincrona.
In alcune comunità prende piede la pratica del Re-Tweet molto usata tra i geek della Silicon Valley ma praticamente sconosciuta in Italia. E così di seguito: sono sicuro che se dessimo un’occhiata alle varie pratiche sociali che si sono sviluppate attorno a Twitter, ne troveremmo una grandissima varietà con rilevanti connotazioni geografiche.
Tutte queste pratiche hanno un impatto sul divenire della tecnologia e ne producono nuove interpretazioni: alcune di queste si consolideranno e diventeranno mainstream, altre sono destinate a dimanere di nicchia, altre ancora si estingueranno.

2 pensieri su “La costruzione sociale della tecnologia

  1. Luca Mearelli

    interessante, in particolare l’esempio di twitter, che mi fa pensare a come in effetti la flessibilita’ e la ‘semplicita’ di uno strumento sia anche una chiave che ne puo’ favorire l’evoluzione secondo i meccanismi sociali descritti nella citazione i.e. tanto piu’ una tecnologia e’ neutra e semplice, tanto piu’ sara’ capace di accogliere le influenze e di adattarsi agli usi di un numero maggiore di gruppi sociali…

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