Nova 24: Niente paura! C’è l’hacker

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di partecipare alla conferenza Dld organizzata da Burda a Monaco di Baviera: molti interventi interessanti tra cui quello di Pekka Himanen, autore di Etica Hacker. Confesso che fino ad allora non avevo letto il libro, che ho recuperato al volo al mio ritorno (anzi devo ringraziare Luca per avermi segnalato l’intervento del filosofo finlandese).

Oggi Nova 24 ospita un mio articolo, che sintetizza e mette insieme il talk di Himanen con il panel sulla crisi economica (video). Un accostamento un po’ ardito, ma ogni tanto bisogna osare 😉 Buona lettura.

Niente paura! c’è l’hacker
Passione, libertà e creatività. Ma anche la fiducia nel rapporto con gli altri.

Ci sono frasi che segnano passaggi storici e che rimangono nella memoria collettiva dei popoli. Nel 1932, insediandosi alla Casa Bianca, Roosevelt esortava gli americani a risollevarsi dalla grande depressione ricordando loro che “l’unica cosa di cui aver paura è proprio la paura – quel terrore senza nome, senza ragione e senza giustificazione che paralizza i necessari sforzi a convertire la ritirata in avanzata”. Nel 2009, Barack Obama ha parafrasato il suo predecessore. Insieme con lui, molti altri leader insistono sulla necessità di abbandonare il timore del futuro come condizione individuale necessaria ad affrontare e superare una difficilissima recessione economica.
Segno dei tempi. Tanto che anche alla DLD Conference, organizzata dall’editore Burda a Monaco, il tema è comparso più di una volta e in modo trasversale. Ne hanno parlato, per esempio, Viviane Reding – Commissario europeo per la società dell’informazione – e gli altri partecipanti a uno dei panel principali dedicato alla crisi economica. Oppure Pekka Himanen – filosofo finlandese autore di Etica Hacker – in un bell’intervento dedicato alla creatività.
I due discorsi sono collegati molto più di quanto possa sembrare a prima vista. Da un lato, infatti, mettere da parte il timore per il futuro e avere il coraggio di innovare con fiducia è uno degli elementi considerati cruciali per uscire dalla crisi. Dall’altro, secondo Himanen, il processo creativo non può avvenire se c’è paura e manca la fiducia tra le persone che vi devono prendere parte. Per uscire dalla crisi ci vuole innovazione e per innovare è necessaria la ricerca di soluzioni creative: risorse economiche e umane si possono sbloccare solo grazie alla fiducia.
Dovremmo chiederci, però, se meno paura e più fiducia siano sufficienti a superare una crisi che viene considerata strutturale sotto molti punti di vista. Non mi riferisco tanto al fatto che, al termine di questo processo, il sistema finanziario e alcuni settori industriali avranno un nuovo assetto (già oggi sono uscite di scena le banche di investimento e si annunciano sostanziali fenomeni di concentrazione nel settore automobilistico). Si ha l’impressione che questa crisi possa segnare il tramonto di una finanza che ha adottato un’etica che favorisce la creazione di ricchezza artificiale, non basata sul lavoro e l’economia, ma su una serie di giochi di prestigio. E’ una direzione auspicata da molti e, probabilmente, è l’unica direzione plausibile.
L’etica (fallimentare) del trucchetto contabile deve essere contrapposta a un’etica del lavoro: nell’epoca industriale, Weber la descrisse come filiazione dell’etica protestante; nell’era dell’informazione, Himanen la racconta nella sua nuova dimensione legata alla cultura hacker.
L’etica haker ha sette valori fondamentali. Il primo è la passione, vale a dire un’occupazione intrinsecamente interessante che stimola la persona facendola divertire mentre la mette in pratica. Il secondo è la libertà: gli hacker organizzano la loro vita non seguendo gli schemi di una giornata lavorativa routinaria e costantemente ottimizzata, ma in termini di flusso dinamico tra il lavoro creativo e le altre passioni della vita.
Gli hacker, inoltre, non vedono il denaro come valore di per sé, ma motivano la propria attività con gli obiettivi del valore sociale (terzo) e dell’apertura (quarto): le passioni si realizzano insieme agli altri creando qualcosa di valore per la comunità. Dice Himanen: “anche se gran parte dello sviluppo tecnologico della nostra età dell’informazione è stato raggiunto all’interno di un contesto capitalista tradizionale e di progetti governativi, una parte significativa di esso – compresi i simboli della nostra era, la Rete e il personal computer – non esisterebbero senza quegli haker che hanno condiviso con altri le loro creazioni”.
Il quinto valore fondamentale è l’attività, intesa come perseguimento attivo della propria passione e il rifiuto dell’accettazione passiva di stili di vita imposti da altri. Il sesto è la responsabilità, che significa essenzialmente preoccuparsi per gli altri e per le conseguenze nel lungo periodo della network society.
Il settimo e ultimo valore è la creatività, vale a dire “l’uso immaginativo delle proprie capacità, il continuo sorprendente superarsi e il donare al mondo un nuovo contributo che abbia un valore reale”.
Siamo tornati alla creatività: seguendo Pekka Himanen, l’abbiamo inserita in un contesto che non è più quello descritto da Weber e neanche quello velleitario ed effimero tracciato da una finanza senza economia. E’, invece, una creatività che costruisce valore, che può essere condiviso e che crea una ricchezza fatta non solo di numeri, finanza e prodotto interno lordo. Essa prende le mosse da uno spirito del tempo che, abbandonando la paura, guarda con fiducia a un futuro costruito attraverso il rapporto con gli altri, anche quando sono diversi da noi.

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