Archivio mensile:aprile 2009

Catania: G-R-A-Z-I-E :-)

Mentre aspetto l’aereo che mi riporterà da Catania a Roma, cerco di fare un riepilogo delle cose che ho imparato con l’organizzazione del Working Capital Camp di Catania: farò qualche mappa mentale per mettere in ordine un po’ le idee :-)

La cosa più gratificante, comunque, è aver avuto la possibilità di incontrare tante nuove persone interessanti. Prima tra tutte Antonio Presti, che sta portando avanti il suo visionario progetto per Librino.

Per il momento, non posso che dire una grandissimo G-R-A-Z-I-E a chi mi ha aiutato nell’organizzazione e tutti i partecipanti :-D

Start Up 2.0 @ Nonick

E’ la prima volta che partecipo come giurato a una start-up competition e l’ho trovato estremamente istruttivo e divertente. La giuria era piuttosto eterogenea con venture capitalist ed esperti provenienti un po’ da tutta Europa. Le aziende in gara erano undici, tra cui ben quattro italiane.

Gli aspiranti imprenditori hanno presentato le proprie iniziative in tre minuti, quindi hanno risposto per altri tre minuti ai giurati. All’ora di pranzo, ci siamo riuniti in conclave e abbiamo decretato il vincitore usando un metodo molto semplice: ognuno di noi aveva a disposizione tre voti. Il vincitore è uscito fuori quasi all’unanimità, mentre per il secondo e terzo posto c’è stata un po’ di discussione perché c’erano molte aziende a pari merito. Propongo le mie personali considerazioni sulle tre start-up che hanno vinto.

Collnect
Collnect è un sito per collezionisti. E’ un sito brutto e con un’interfaccia che va sensibilmente migliorata, ma ha grandi potenzialità perché si indirizza a utenti che sono fortemente motivati e che quindi possono costruire comunità durature nel tempo. Allo stesso tempo, Amir ha l’aria di un ragazzo in grado di portare a termine il suo progetto e sa presentarsi molto bene: spigliato, diretto e sincero. Ho avuto modo di parlarci per un bel po’ dopo la votazione e credo che il percorso che ha immaginato per il suo progetto abbia molto senso, a partire dal fatto che non ha voglia di investire soldi in grafica in questo momento, perché preferisce focalizzarsi sulla costruzione della community. E’ anche consapevole di non possedere le competenze sul business e quindi sa che a un certo punto del percorso dovrà trovarsi un socio.

Genoom
Genoom è un social network per gruppi parentali imperniato sul concetto di albero genealogico. Compete in un’area molto affollata, ma ha già dimostrato di essere in grado di conquistare l’attenzione di un numero significativo di utenti: gli utenti registrati, infatti, sono oltre cinquecentomila. Il modello di business è integralmente basato sulla vendita di servizi supplementari (a partire dalla stampa delle fotografie e gadget). Quello di Genoom è un modello di business ampiamente sperimentato: si offre all’utente un prodotto o servizio gratuitamente che genera l’esigenza di comprare un altro servizio o prodotto. Funzionano in questo modo le lamette da barba (ti regalo il rasoio, perché so che comprerai le lamette) e le stampanti (ti vendo a un prezzo ridicolo la stampante, perché comprerai le cartucce). Nel caso di Genoom, si offrono gratis le funzionalità di storage di immagini e video e si offrono servizi di stampa e realizzazione di gadget: in questo senso, il servizio non compete tanto con social network generalisti come Facebook, ma con le aziende che stampano fotografie e magliette.

Twidox
Twidox è un sistema di condivisione dei documenti, costruito sul modello di Slideshare: converte i documenti in formato e-paper e permette di includerli in una pagina web. Personalmente non sono molto convinto della sua utilità, ma gli altri giurati hanno ritenuto che il modello di business fosse interessante. Ovviamente non si può essere sempre tutti d’accordo… Ad ogni modo, il mercato cui sarebbe indirizzato l’applicativo è quello business e in quest’area potrebbe essere interessante come sistema i document management per piccole e medie imprese. Se così fosse, però, non si tratterebbe solo di condividere i documenti, ma anche di implementare altri meccanismi necessari in un contesto business (dal versioning al controllo granulare degli accessi e così di seguito): è un mercato così affollato che sinceramente non ci investirei. Sul fronte consumer, non posso che registrare il fatto che il giorno dopo la votazione Slideshare ha annunciato esattamente lo stesso servizio.

Con riferimento alle azienda che non hanno vinto, devo dire che mi dispiace che sul podio non sia salito neanche un italiano, perché ritengo che una delle quattro start-up avrebbe meritato almeno il terzo post. Senza considerare il fatto che, essendo stato incaricato di dare il primo premio, avrei potuto fare una scena alla Sofia Loren che consegna l’oscar a Roberto Benigni ;-)

Nonick: una conferenza sul rapporto tra web e video

Nonick è una conferenza internazionale su video e il web che si tiene a Bilbao nella sede della televisione basca ed è organizzata da eitb.com e Spri, in collaborazione con Alianzo. La conferenza è anche un contenitore per due altri eventi: Startup 2.0, una competizione di startup, e Euroblog, una gara tra i migliori blog europei.

Propongo qualche appunto sulle cose che ho imparato. Sellaband è un interessante iniziativa di talent scouting. Un cantante o una band che vuole produrre il primo album (divertente il fatto che online si parli ancora di un format fisico) lancia una raccolta di fondi tra i suoi fan: ogni fan può decidere di investire un minimo di 10 dollari. L’obiettivo è raccogliere 50.000 dollari, che serviranno a produrre il Cd professionalmente. Una volta prodotto, il Cd viene immesso sul mercato e può essere acquistato sia in forma fisica che digitalmente: il fan che ha investito nell’artista prende il 50% dei ricavi per cinque anni. Il meccanismo è interessante e credo che il suo valore risieda, non tanto nello scambio economico tra fan e artista, quanto nell’impegno che il fan assume verso il proprio beniamino e che è simboleggiato dalla somma investita. Il modello di business, inoltra, funziona: il fondatore di Sellaband, Pim Betist, dichiara che finora hanno prodotto alcune decine di album e hanno raccolto 3 milioni di dollair dai fan: considerando che – fin quando ogni singola band non raggiunge i 50.000 euro – quei soldi stanno su un conto corrente dell’azienda, è una notevole liquidità e un bel po’ di interessi con i quali finanziare le attività.

Una seconda start-up che mi sembra molto promettente è l’israeliana Iamnews, un servizio rivolto a editori e giornalisti professionisti che permette di creare una redazione distribuita: l’idea è che le testate usino il sistema come meccanismo complementare alla redazione permanente per assoldare freelance in grado di coprire aree e temi specifici. Nir Ofir, il fondatore di Iamnews è stato anche fondatore di BlogTv, un progetto partito prima di Ustream, partito con un’impennata dovuta al fatto che era abbinato con una trasmissione televisiva, ma che è rimasto indietro perché non sono riusciti a creare sufficiente attenzione. Nir sostiene che sono rimasti molto penalizzati dal fatto di essere in Israele e quindi di non aver fatto operazioni di comunicazione come andar alle grandi conferenze americane per produrre il reportage dell’evento. Potrebbe essere una conferma del fatto che è, pur vero che si può fare una startup ovunque nel mondo, ma è altrettanto vero che esiste una popolazione di innovatori e early adopter che deve essere raggiunta e il modo migliore per farlo e sempre quello di parlarci vis-a-vis :-)

Una nota merita l’organizzazione della conferenza, che è stata impeccabile. Bella la location nella sede della televisione basca, ottimo il cibo (ovviamente a base di tapas), cordialissimo e ospitalissimi gli organizzatori, tra cui Jose del Moral – fondatore di Alianzo – che mi ha invitato a far parte della giuria di Start Up 2.0. Ma questa è un’altra storia e merita un altro post…

La poco onorevole Carlucci

Io non sono un elettore del centro destra, ma se lo fossi sarei veramente incazzato con un partito che candida una che augura a qualcuno che suo figlio sia intercettato da un pedofilo.

Sarei incazzato per la pochezza della persona che mi è toccato votare in una lista bloccata e per il fatto che questa persona è incapace di un qualsiasi dialogo, che è uno degli elementi fondamentali in qualsiasi democrazia.
Prima che diciate qualcosa sulla qualità delle candidature della sinistra, sono incazzato anche perché il mio partito mi ha costretto a votare la Madia come simbolo di cambiamento. Però, di fronte alla Carlucci, la Madia fa un figurone!

Via Gilioli, Mantellini e D’Ottavi.

Facebook Garage Milano

Ha proprio l’aria di essere uno di quegli eventi che non bisognava perdere, ma non si può sempre avere il controllo sulla propria agenda. Il Facebook Garage di Milano è organizzato dagli amici di Mikamai ed è attualmente in corso. Alle 11 dovrebbe partire lo streaming su questa pagina:

http://www.istintoweb.com/blog/2009/04/in-diretta-dal-facebook-developer-garage-di-milano/

Leggo sul blog dell’evento, che Sun regala un po’ di macchine virtuali: ormai il server virtuale in regalo è diventato come la maglietta e il blocco notes :-)

Twitter è una rete neutrale e quindi non è monetizzabile ed è un laboratorio

Luca Conti posta questa domanda su Friendfeed:

domanda aperta: perché l’uso di twitter in inglese è simile ad un lancio di notizie e in italiano no? Noi siam già su FriendFeed per questo?

Ho cominciato a scrivere una risposta usando il cellulare, ma il ragionamento che stavo facendo merita un approfondimento. Il punto di partenza è “Twitter è una rete neutrale”, ossia una rete “priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano” (Wikipedia). Di fatto, Twitter mette a disposizione un modo di trasferire messaggi di 140 caratteri senza porre alcuna limitazione sul modo con cui questi messaggi vengono immessi nella rete oppure vengono recuperati. Dalla semplice interfaccia Web, alle miriadi di client che permettono agli utenti di avere un’esperienza d’uso confacente alle proprie esigenze, fino alle tantissime applicazioni e servizi che pompano o succhiano dati.

Come hanno scritto Doc Searls e David Weinberger in World of Ends, a proposito di Internet, la neutralità ha una serie di implicazioni:

  • tutto il valore di Internet si sviluppa ai suoi margini: dal momento che l’unica cosa che Internet effettivamente fa è spostare bit da un estremo all’altro, gli innovatori sono in grado di creare qualunque tipo di iniziativa o servizio potendo contare su Internet per spostare i dati;
  • se tutto il valore di Internet si trova ai suoi margini, la stessa connettività di Internet vuole trasformarsi in una commodity;
  • togliete il valore dal centro e consentirete l’incredibile fiorire di valore tra le diverse estremità collegate tra loro. Questo perché, ovviamente, quando ogni estremità è collegata ad ogni altra, le estremità non sono più affatto agli estremi. E cosa facciamo noi estremità? Qualunque cosa che può essere fatta da chiunque voglia spostare bit in giro.

Quindi se è vero che Twitter è neutrale, allora possiamo dire che è una Internet in piccolo. E può essere usato come laboratorio. Torniamo alla domanda di Luca: “perché l’uso di twitter in inglese è simile ad un lancio di notizie e in italiano no?”

La mia risposta è: perché ogni gruppo sociale crea le sue pratiche d’uso di una tecnologia. Facciamo un’ipotesi. Gran parte dei power user americani che noi italiani seguiamo sono spesso professionisti che lavorano con la Rete che usano Twitter soprattutto per lavoro: ne fanno quindi un uso “pragmatico”. Condividono informazioni distribuendo link e facendoli circolare tramite i RT, aggiungono meta informazioni con gli hashtag e così di seguito. Possiamo anche ipotizzare che la comunità italiana degli early adopter abbia caratteristiche assai diverse e quindi abbia sviluppato delle pratiche di uso diverse. Sarebbe interessante sapere se esistono delle ricerche che hanno l’obiettivo di capire come cambiano le abitudini di uso di Twitter in funzione delle caratteristiche socio demografiche o geografiche degli utilizzatori. Che voi sappiate: c’è qualcuno che ci sta lavorando?

Quanto ho detto finora ha due ulteriori conseguenze. La prima riguarda il rapporto tra neutralità e monetizzazione: si potrebbe ipotizzare, infatti, che più una piattaforma è neutrale e meno sono le possibilità di monetizzarla, perché la ricchezza nasce ai suoi margini. Il problema, ovviamente, è costruire un modello per verificare questa ipotesi.

La seconda, invece, riguarda il fatto che Twitter può essere usato come laboratorio per studiare che cosa accade a una piattaforma quando viene usata da un gruppo sociale piuttosto che da un altro. Questo studio avrebbe una valenza di business molto importante perché potrebbe indirizzare le scelte di early adoption di un servizio e quindi contribuire a determinare il successo di un business.

Ho messo sul piatto molte cose: mi dite che cosa ne pensate e quale secondo voi sono i percorsi più promettenti?

Working Capital Camp: programma definitivo… o quasi ;-)

Manca una una settimana al Working Capital Camp di Catania, che si svolgerà il 29 aprile presso l’ex monastero dei Benedettini. La giornata è articolata in due momenti.

La mattina ci sarà una sessione plenaria con vari approfondimenti. Spiegheremo che cose è un barcamp e come funziona una un-conference. Quindi Riccardo Luna (direttore di Wired italia) modererà un panel dal titolo “Dialogo sull’innovazione” sui parteciperanno Franco Bernabè (amministratore delegato di Telecom Italia), Ivan Lo Bello (presidente di Confindustria Sicilia), Harald Bonura (avvocato), Antonio Presti (mecenate) e Gianluca Dettori (fondatore di dPixel). Successivamente, il team di Working Capital illustrerà il funzionamento del progetto e mostrerà quali sono le caratteristiche di un business plan vincente.

Nel pomeriggio partiranno due sessioni parallele che saranno animate da ben 29 interventi: tante sono, infatti, le persone che si sono prenotate per presentare il proprio progetto o per raccontare la propria esperienza di innovazione legata ai nuovi media. Molti sono gli argomenti: metodi antispam, web 2.0 e salute, reti neurali usate per studiare le personalità degli operatori dei call center, social rating per l’università, la responsabilità online, sharing di viaggi, e così di seguito. La lista completa è disponibile all’indirizzo http://www.workingcapitalcamp.com/catania/.

E’ la prima volta che un barcamp viene inserito nell’attività didattica di un ateneo: grazie alla disponibilità del preside prof. Iachello, gli studenti della facoltà di lettere dell’Università di Catania che parteciperanno ai lavori della giornata potranno ottenere un credito formativo.

Tutti gli interventi saranno ripresi in video e, grazie al supporto della struttura tecnica di Telecom Italia e all’ottimo Fabrizio Ulisse, stiamo studiando un nuovo formato per raccontare la giornata.

Infine, chi vuole portare il proprio computer, può accedere alla rete wi-fi dell’università. E’ sufficiente registrarsi in questa pagina: http://www.workingcapitalcamp.com/catania/wifi/.

Beh, non c’è che dire: noi stiamo facendo tutto il possibile per fare in modo che sia una giornata da ricordare… con piacere ;-)

Start-up 2.0 alla Nonick Conference

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Questa settimana avrò il piacere di essere a Bilbao per partecipare alla Nonick Conference dove sarò uno dei giurati di Startup2.0, “a competition of European web 2.0 sites whose objectives are to promote and reward the European startups (either created or willing to do so in the future) that work in the field of 2.0 technologies.”
La conferenza è dedicata al rapporto tra web e tv ed è organizzata da eitb.com e SPRI in collaborazione con Alianzo.

Facebook: è un buon ambiente per la comunicazione d’impresa?

Più gioco con Facebook e più alimento dubbi sui benefici che se ne può trarre la comunicazione d’impresa. Propongo qualche riflessione.

Per quanto riguarda l’advertising, è assodato che i social network hanno ritorni molto bassi: le persone di fatto ignorano i banner e dedicano la propria attenzione alle relazioni. Entrare con messaggi commerciali nelle relazioni è un’impresa improba e rischia di produrre risultati controproducenti o grotteschi. Per esempio, mi è capitato di imbattermi in questa pubblicità:

savoia_mastercard.png

Enore Savoia è nel mio network di friends ed evidentemente è diventato fan di MasterCard per qualche motivo per me imperscrutabile. Io non so se lui ne sia consapevole, ma questo lo ha automaticamente trasformato in un testimonial del prodotto. La chiamano pubblicità sociale e consiste in questo:

Gli inserzionisti forniscono il testo e Facebook lo associa a un’attività sociale appropriata che un tuo amico ha compiuto. Grazie alle Pubblicità sociali le inserzioni sono più interessanti e personalizzate per te e i tuoi amici, nel pieno rispetto delle regole sulla privacy. Gli inserzionisti non hanno mai accesso alle informazioni personali su di te o i tuoi amici.

Quindi se io divento fan di un prodotto, di fatto ne posso diventare automaticamente inconsapevole testimonial. Però una cosa è dichiarare di essere un fan del prodotto e un’altra cosa è far apparire la mia faccia associata alla pubblicità di questo prodotto. O no?

Poi c’è la questione dei gruppi e dei pruriti sociali delle aziende, che devono avviare grandi conversazioni, ma sempre per interposta persona. Ovviamente questo approccio ha un limite intrinseco, perché non si può conversare per interposta persona e perché non è detto che devi per forza avviare una conversazione. A questo proposito, mi corre l’obbligo di ribadire un concetto:

Se un’azienda vuole aprire un gruppo (a prescindere dalla piattaforma di social networking utilizzata) deve pensare a una serie di cose. Per esempio:

  • i miei stakeholder frequentano la piattaforma che intendo utilizzare?
  • ho qualcosa da dire che sia rilevante per i miei stakeholder oltre che per me?
  • ho voglia di dirglielo personalmente investendo del tempo nel costruire una relazione?
  • posso ingaggiare i miei interlocutori in attività che producono valore per loro e per l’azienda?

Come direbbe Jacob Nielsen non è certo rocket science, ma solo un po’ di buon senso. Ovviamente, non c’è nulla di più lontano dalla mentalità di un’azienda di partecipare alla pari a un social network.

Se si decide, inoltre, di aprire un gruppo su Facebook ci si deve scontrare con un design che non è pensato per far interagire le persone (anzi, che non è pensato affatto). La struttura di un gruppo di Facebook è in gran parte sbagliata e basta confrontarlo con uno di Linkedin per capire dove stanno gli errori. Le discussioni (che dovrebbero essere la parte pulsante di ogni gruppo) compaiono in una posizione poco rilevante, mentre la descrizione è troppo ingombrante, anche perché i membri abituali non hanno bisogno di leggere continuamente di cosa si tratta.

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Nell’immagine ho fatto un esperimento con il gruppo del RomeCamp su Facebook, eliminando tutto tranne le discussioni. Infatti, la bacheca è del tutto inutile e non ha alcun senso avere la condivisione di foto e immagini se non si pianifica di aggiungere e taggare contenuti in modo sistematico (perché non bisogna dimenticare che taggando un contenuto di fatto lo si propaga nelle reti dei membri del gruppo).

I gruppi di Linkedin sono invece assai più ordinati e la pagina su cui si atterra è proprio quella delle discussioni:

Immagine 3.png

Un ulteriore vantaggio di LInkedin rispetto a Facebook è il sistema di notifiche. Mentre Linkedin punta a disturbare gli utenti il meno possibile, Facebook fa esattamente il contrario riempiendo l’email di notifiche per qualsiasi fesseria. Poi però manca una notifica sistematica sulle attività di un gruppo e non la si può attivare granularmente. In altri termini, non posso decidere di avere un digest giornaliero o settimanale di cosa è accaduto in un certo gruppo e di quali sono le discussioni in corso. Su Linkedin, invece, lo posso fare e questo è molto importante perché sollecita l’attenzione delle persone e non le obbliga a controllare la pagina per sapere se ci sono delle novità. D’altro canto, occorre tenere presente che difficilmente la partecipazione a un gruppo è una priorità nell’agenda di una persona normale.

Una menzione infine la meritano anche le pagine, che hanno di fatto le stesse funzionalità dei gruppi con i più due sostanziali elementi: a) le statistiche; b) le applicazioni. Le prime, ovviamente, sono utile per capire che cosa sta accadendo al gruppo anche se le metriche offerte sono abbastanza irrilevanti (siamo rimasti alle pageview). Le seconde, invece, offrirebbero la possibilità di progettare la socialità andando oltre le feature standard offerte dalla piattaforma. Ma di questo parleremo in un altro post :-)

Fatemi sapere qual è la vostra esperienza con la comunicazione su Facebook :-)

Working Capital Camp Catania: ultimi preparativi

La preparazione del Working Capital Camp Catania procede e devo dire che è sempre molto gratificante vedere la lista degli interventi farsi continuamente più ricca: al momento abbiamo 28 talk prenotati su argomenti molto diversi tra di loro, ma uniti dal filo conduttore dell’innovazione e della creazione di impresa. Il barcamp di Catania avrà qualche piccola innovazione:

  • per la prima volta, un barcamp è stato riconosciuto come attività didattica e quindi gli studenti potranno far valere la loro partecipazione in sede di esame e acquisire un credito formativo. L’attività non si limita alla sola partecipazione, ma contempla anche la redazione di un breve elaborato. Il tutto è reso possibile anche dalla collaborazione del sempre spumeggiante Davide Bennato, che da quest’anno insegna Sociologia dei processi culturali proprio alla facoltà di lettere di Catania che ospita l’evento;
  • ci saranno anche dei minorenni che saranno coinvolti in una sessione stile Pecha Cucha. Si tratta degli studenti delle scuole superiori che partecipano al programma 30 ore organizzato dai giovani industriali catanesi;
  • il tutto sarà videoregistrato da Fabrizio Ulisse (ok, questa non è una novità, perché ormai Biccio è un veterano delle riprese barcampiche).
  • Il barcamp vero e proprio sarà preceduto da una plenaria, che credo sarà molto interessante o, almeno, noi stiamo provando a mettere in piedi un panel che dovrebbe fornire un bel po’ di spunti: vedremo se riusciremo nell’intento.

    I giorni che precedono un evento sono sempre un po’ strani. Da un lato c’è l’ansia per il risultato e nel caso del barcamp non si tratta solo di accontentare lo sponsor, ma di riuscire a offrire un’esperienza gratificante a tutti i partecipanti, sopratutto a quelli che si sono impegnati, che hanno preparato una presentazione, che hanno ascoltato con impegno e hanno alimentato le discussioni. Dall’altro, ci sono tutte quelle attività che possono essere fatte solo all’ultimo momento: dai piccoli allestimenti, al controllo delle apparecchiature. Su alcune cose puoi portarti avanti, su altre devi essere in loco uno o due giorni prima.

    Personalmente penso che tornerò a Catania lunedì 27 aprile e devo dire per alcuni versi non vedo l’ora: finora, la preparazione di questo barcamp è stata l’occasione per conoscere moltissima gente interessante, simpatica, disponibile. Veramente una bella opportunità per arricchire il mio social network ;-)

Tre: sempre più folle!

Prosegue l’odissea Tre (prima puntata). Oltre un’ora al telefono con il customer care e non se ne esce: da quello che abbiamo capito ci sono una serie di errori che dipendono essenzialmente dalla farraginosità delle procedure dell’azienda (tipo che per fare una portabilità interna da Tre verso Tre, loro ti fanno passare per un altro operatore avanti e indietro).
Poi abbiamo aggiunto anche un piccolo thriller. Alla Tre risulta una richiesta di portabilità per tutti i numeri intestati a Elastic: due verso Wind e uno verso Tim! Richiesta effettuata, a quanto pare, in un negozio di via dell’Acqua Bullicante, ma mai andata a buon fine :-O. Quest’ultima cosa mi incuriosisce assai, per tre motivi: il primo è che ovviamente nessuno di noi si è mai sognato di avviare una portabilità di tutte le sim aziendali verso altri operatori; io non so neanche dove si trova via dell’Acqua Bullicante a Roma; la Tre non mi ha neanche fatto una telefonata per chiedere lumi di questa cosa!
Tutto ciò mi sembra incredibile, anche se l’ultimo addetto al customer care con cui abbiamo parlato sembra aver capito la questione: rimaniamo in fiduciosa attesa!

Un’ondata di barcamp

Nei prossimi mesi ci saranno molti barcamp e tutti promettono molto bene, ognuno con la propria identità e la capacità di aggregare persone diverse. Molti di questi sono organizzati da appassionati, che si dedicano anima e corpo all’organizzazione di un evento, attività faticosa e generatrice di ansie. Cerco di fare un piccolo riassunto degli appuntamenti.

Working Capital Camp – Catania, 29 aprile
E’ il primo evento di una serie promossa da Telecom Italia con l’obiettivo di scoprire nuovi talenti e nuovi progetti imprenditoriali di cui l’azienda possa diventare partner nell’ambito del progetto di Working Capital.

MateraCamp 2009 – Matera, 3 maggio
A metà tra il barcamp e la scampagnata tra amici, il MateraCamp ha il sapore tutto particolare dell’espressino freddo e del week end lungo in un posto speciale come la città lucana dei sassi.

Barcamp degli Innovatori Pa – Roma, 13 maggio
L’occasione per ricredersi sul fatto che nella pubblica amministrazione ci siano solo fannulloni e gente incompetente. Questo barcamp si svolge all’interno del Forum Pa ed è organizzato da un social network di civil servat 2.0.

LitCamp2009
Appena annunciato dall’ottimo Pasteris, il tema di quest’anno è “cosa (non) fare con la scrittura oggi”. Argomento stimolante e interessante: vedremo come sarà declinato ;-)

ExperienceCamp 2009 – Milano, 21 maggio
Organizzato da Elastic, Sketchin e dal Social Media Lab allo Iulm, è un barcamp che ha l’obiettivo di far dialogare studenti, esperti di user experience e professionisti della comunicazione e del marketing. Auspicabilmente, vedremo molta didattica ;-)

WordCamp – Milano, 22 e 23 maggio
Due giorni dedicati al blogging con due guest star: Matt Mullenweg, il founder developer di WordPress e Andy Peatling l’inventore di BuddyPress, la serie di plugin e temi che trasformano un installazione di WordPressmu in un Social Network.

Working Capital Camp – Roma, 22 maggio
E’ il secondo evento della serie promossa da Telecom Italia e si svolgerà in abbinamento al Techgarare. E’ specificamente rivolto agli studenti della Luiss e agli aspiranti imprenditori di Roma ;-)

Lega ladrona

Sulla questione della data per il referendum, come giustamente sottolinea Gilioli, se l’obiettivo è risparmiare dei soldi per devolverli all’Abruzzo, allora c’è un’unica data buona, ossia quella del 7 giugno, quando tutti i seggi sono aperti per le europee.
La Lega Nord però vorrebbe far fallire il referendum creando le condizioni per scoraggiare la gente dall’andare a votare. Comportamento scorretto e immorale, ma questi paladini dell’impiego virtuoso dei soldi e della moralità dei padani non sono certo noti per la coerenza. E’ il caso di dire Lega ladrona, perché questi sono proprio soldi rubati dalle tasche dei cittadini italiani.

Goffredo Haus (Venice Sessions) parla del futuro della musica

Goffredo Haus insegna presso il dipartimento di Informatica e Comunicazione dell’Università Statale di Milano. Ha dedicato molti sforzi a progettare e mettere a punto una tecnologia che permette di analizzare e manipolare la musica. In questo video ne spiega il funzionamento: da guardare con attenzione, perché il tutto meriterebbe di diventare un prodotto, da mettere nelle mani di milioni di utenti. Il potenziale generativo è altissimo :-)

Maurizio Ferraris (Venice Sessions) per una definizione di medium sociale

Maurizio Ferraris dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata (CTAO) presso l’Università di Torino. Trovo che il suo intervento alle Venice Sessions sia stato uno dei più interessanti e ricco di spunti di riflessioni.
La riflessione di Ferraris riguarda il ruolo della scrittura e il fatto che negli ultimi decenni ci sia stata una sua esplosione, nonostante le previsioni. Il problema è capire perché. La risposta di Ferraris è: “non possiamo avere alcun sistema sociale senza che vi siano delle iscrizioni”.
Un passaggio molto interessante e rilevante (per lo sponsor dell’evento) riguarda il successo del telefonino e il fatto che la voce possa essere considerata una funzione marginale dell’apparecchio se si può sostenere che il valore dell’apparecchio sta nella sua capacità di registrare delle iscrizioni sociali.
La scrittura, inoltre, è necessaria alla globalizzazione, giacché non può esservi interazione su scala globale con comunicazioni sincrone. Di fatto, negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a un’esplosione delle iscrizioni e dei documenti.
Mi sembra che la proposta di Ferraris debba essere presa in considerazione se vogliamo definire correttamente i media sociali. Qualche tempo fa ho proposto una definizione che diceva:

I media sociali sono media digitali basati su reti neutrali di computer. Localmente, essi assumono la forma di strumenti e pratiche sociali che gli individui usano per condividere contenuti, spesso generati da loro stessi. Globalmente, se coinvolgono un numero sufficiente di individui e connessioni, essi mostrano i fenomeni di auto-organizzazione, emergenza e imprevedibilità tipici dei sistemi complessi.

Ritengo che la prima parte possa essere aggiornata introduzione l’espressione “iscrizione” oppure “oggetto sociale”. Devo lavorarci ancora un po’… Nel frattempo, c’è qualcuno che vuole darmi qualche suggerimento?

Congresso Aip (Associazione Informatici Professionisti)

Il 9 e 10 maggio di svolge ad Assisi il ventesimo congresso dell’Associazione Informatici Professionisti. L’organizzazione mi ha chiesto di moderare un panel a cui ho dato il titolo Le community che producono risultati.
Nel panel ci sono Massimo Mantellini, Luca Mascaro, Mafe De Baggis e Gianluigi Cogo.

Ma nel corso dell’evento ci sono molti altri interventi interessanti. Personalmente seguirò: Simone Brunozzi, Angelo Iacubino, Stefano Quintarelli e Guido Vetere.

Per ulteriori informazioni: http://www.congresso.aipnet.it/.

Stefano Parodi, sindaco di Albissola Marina impedisce di video-riprendere un consiglio comunale

Albissola Marina (sito ufficiale, Wikipedia) è un piccolo comune i provincia di Savona, di cui ignoravo l’esistenza fino a qualche minuto fa. Poi Friendfeed ha portato alla mia attenzione un post di Eric Festa, che ha provato a video-registrare la seduta di un consiglio comunale.
Il sindaco Stefano Parodi (stefano.parodi@comune.albissolamarina.sv.it), però, ha deciso di chiamare i Carabinieri per impedire che ciò accadesse. E questo, dal mio modesto punto di vista, è un fatto assai grave; ancora più grave è che i Carabinieri abbiano portato via Festa e gli abbiano impedito di fare le riprese.
Leggete il post con la descrizione dell’accaduto: Il sindaco di Albissola Marina ha paura delle telecamere e chiama i carabinieri!

Tre: ordinaria follia!

Documento la storia di ordinaria follia di cui la mia azienda è vittima a causa di Tre e dell’ottusità delle persone con cui abbiamo parlato finora. Faccio il riepilogo di tutta la questione:

1.
Elastic è intestataria di un contratto B.mail 900 con tre sim che l’anno scorso usavamo io, la mia socia Patrizia e l’ex amministratore delegato dell’azienda (che chiameremo Mr. X).
Nell’autunno dell’anno scorso, i rapporto tra Elastic e Mr. X si interrompono e Mr. X ci chiede di fare la portabilità del numero di telefono. Ovviamente, quella che sembra un’operazione semplice, diventa una specie di epopea: facciamo varie telefonate al customer care di Tre specificando sempre molto chiaramente che il nostro obiettivo è cedere il numero di telefono a Mr. X e mantenere il contratto telefonico con l’assegnazione di un nuovo numero di telefono. Quindi contrattualmente non ci dovrebbe essere alcun problema, perché alla fine dell’operazione, Elastic sarà sempre essere intestataria di tre linee telefoniche.

2.
Dopo varie telefonate e scambi di email, il servizio clienti di Tre ci conferma con una email che l’operazione si può fare (email del 2 gennaio 2009):

a seguito della sua richiesta le comunichiamo che l’eventuale portabilità del numero verso altro operatore comporterebbe la disattivazione della linea tre con conseguente addebito di penale per recesso anticipato. Il numero in questione è infatti abbinato ad un contratto InRent.24 Full 1, con scadezna in data 26/01/2010.
Si potrebbe pensare ad una portabilità interna, cioè ad attivare un numero TRE, anche ad uso privato, e poi trasferire, tramite richiesta con modulistica ad hoc, il numero XXX.YYYYYYY sul nuovo numero. In tal modo si verrebbe incontro alla vostre esigenze. Alla usim a voi intestata, con il numero XXX.YYYYYYY, verrebbe automaticamente assegnato un nuovo numero e questo eviterebbe l’addebito della penale per recesso anticipato.
In ogni caso le inviamo la modulistica per richiedere questo passaggio.
Siamo a disposizione per eventuali comunicazioni al numero 139* o all’indirizzo e-mail ServizioAziende@tre.it
Cristiano
Servizio Clienti Aziende 3

3.
Eseguiamo diligentemente la procedura e mandiamo il fax. Quindi ci mettiamo in attesa, aspettandoci il seguente risultato:

  • il numero XXX.YYYYYYY viene portato su una nuova sim Tre intestata a Mr. X;
  • Tre ci manda una nuova sim con un nuovo numero di telefono;
  • Mr. X ha il suo numero di telefono cui è tanto affezionato ed Elastic mantiene il suo contratto di tre sim senza dover pagare alcuna penale per recesso anticipato.

Non dovrebbe essere una cosa tanto difficile da capire e da fare.

4.
Il 14 febbraio avviene la portabilità interna e quindi il numero XXX.YYYYYYY viene passato dalla sim Tre intestata a Elastic alla sim Tre intestata a Mr. X.

5.
Accade che Mr. X, una volta ottenuto il suo beneamato numero di telefono, decida di passare ad altro operatore e il 25 febbraio chieda la portabilità verso Vodafone. Cosa di cui io non so niente, anche perché non ho più rapporti con Mr. X e non vedo perché dovrei interessarmi a un contratto telefonico tra un privato e Tre.

6.
Accade che Tre si dimentichi completamente di assegnarci un nuovo numero, nonostante le telefonate per chiedere a che punto fosse la pratica.

7.
Accade, infine, che Tre decida di addebitarci 450 euro per recesso anticipato, perché Mr. X ha fatto la portabilità verso un altro operatore. In questo momento, Tre:

  1. ha fatto l’errore di non darmi una nuova sim che sostituisse quella su cui era il numero che è stato portato su un’altra sim Tre come era stato richiesto dalla stessa azienda. E questo ovviamente provoca a Elastic un danno perché sono tre mesi che non abbiamo la disponibilità di una sim che abbiamo pagato;
  2. si rifiuta di darmi un nuovo numero di cellulare, come noi abbiamo richiesto più di una volta, perché ci serve e perché non volevamo disattendere il contratto. E questo è veramente inspiegabile (anche considerando il fatto che parallelamente ci chiamano per venderci altre sim!);
  3. mi addebita 450 euro perché un altro cliente (con cui io non ho nulla a che fare) decide di fare la portabilità verso un altro operatore.

Ordinaria follia! Per non dire altro :-@