Archivio mensile:settembre 2009

Real Time Web: alcune riflessioni

Oggi, UxMagazine (iniziativa editoriale di Luca Mascaro e della sua Sketchin) pubblica un mio pezzo dal titolo Il real-time web come nuovo paradigma per la produzione e distribuzione di contenuti sul web:

Il web in tempo reale, infatti, è Twitter, Friendfeed oppure la homepage di Facebook: è uno stream continuo di contenuti che vengono prodotti, distribuiti e ricercati minuto per minuto sempre di più grazie all’uso di terminali mobili.
Di questo fenomeno non esiste una definizione univoca, ma l’imprenditore Kenn Fromm ha provato a tracciarne alcune caratteristiche fondamentali in tre articoli su Read Write Web…

Intervista sul Denaro

Oggi il Denaro pubblica un’intervista che mi ha fatto Pasquale Popolizio. Ne riporto il testo di seguito a futura memoria:

Consumatori al centro nel mercato globale

Il corso della comunicazione d’impresa deve basarsi sui processi di innovazione che la rete e il popolo del web metteno in campo. Il consumatore e i suoi bisogni deve stare al centro delle strategie di marketing. Il nuovo mercato globale richiede a manager e imprenditori questo sforzo. Nicola Mattina, fondatore e Ceo di Elastic e coordinatore del portale Cdms Club dei Media Sociali, insiste su questi temi, spronando anche gli uomini d’impresa a muoversi lungo le linee direttrici tracciate dalla modernità.
Pasquale Popolizio*

Quali sono le tendenze del mercato della comunicazione online?
Oggi si parla molto di real-time web, ossia quel flusso costante di informazioni attraverso il quale le persone si scambiano messaggi e, soprattutto, contenuti (link, fotografie, video e così via) attraverso i social network. Si tratta di un paradigma di uso del web, introdotto da Twitter e poi sviluppato da Friendfeed e Facebook, che può generare moltissime opportunità. Non è un caso che una società che non produce ricavi come Twitter in questo momento venga valutata oltre un miliardo di dollari.
Tuttavia, visto con l’occhio della comunicazione d’impresa, il web in tempo reale è un modello piuttosto ostico da utilizzare: infatti è assai difficile per un’azienda entrare in questo flusso di condivisione informale in cui si mischiano messaggi di auguri di compleanno, video musicali, notizie di cronaca, petizioni e chi più ne ha più ne metta. Tutto il contrario di quello che avviene con i media di massa, in cui un messaggio ben strutturato è inserito all’interno di un contesto codificato e controllabile.

Ogni mese, sul Web nasce una nuova killer application che dovrebbe risolvere i problemi di comunicazione delle aziende.
Nessuno è ancora riuscito a elaborare metodi affidabili per capire qual è il ritorno sull’investimento per le attività di comunicazione svolte sui social media. In questa fase storica, l’indeterminatezza è ancora tollerabile: ma quando sarà necessario spostare porzioni consistenti di budget dai media tradizionali a piattaforme come Facebook, si porrà realmente il problema di determinare l’efficacia dei soldi spesi.

Può darci una definizione di Social Network?
Questa è una domanda che può avere molte risposte diverse. Quando parlo di social network posso riferirmi genericamente a un gruppo sociale oppure alla piattaforma software che serve per aggregare le persone.

E di social media?
Analogamente, quando parlo di social media posso voler mettere in evidenza diversi aspetti. A questo proposito, a me sembrano rilevanti tre dimensioni. La prima è quella personale: con le tecnologie dell’informazione disponiamo di oggetti che inglobano conoscenza e che quindi non sono solo il prolungamento di un braccio ma sanno fare delle cose al posto nostro (scattare una fotografia tecnicamente ben fatta). La seconda è collettiva: la Rete abilita nuove forme di partecipazione sociale che vanno al di là dello spazio e del tempo o dello scambio di oggetti fisici (questo è tanto vero, che su Facebook si è sviluppato un mercato dei regali virtuali). La terza, infine, è quella sistemica: migliaia di persone che forniscono piccoli contributi seguendo delle regole producono un risultato come Wikipedia, che non è prevedibile osservando le singole azioni. Insomma possiamo dire che i social media ci fanno diventare ogni giorno di più membri di un’umanità accresciuta a livello individuale, sociale e globale.

Quali sono le attività che un’azienda dovrebbe sviluppare per sfruttare in modo efficace gli strumenti di Marketing Digitale?
A me sembra che la direzione in cui ci stiamo muovendo sia quella di un ritorno al coinvolgimento del consumatore nel processo di creazione, testing e marketing dei prodotti. Dico ritorno perché questo era il modello di produzione tipico dell’era pre-industriale, in cui piccoli produttori e commercianti interloquivano direttamente con le persone che acquistavano i loro prodotti e servizi. All’inizio del ventunesimo secolo, abbiamo le infrastrutture che ci permettono di tornare a utilizzare un modello di business basato sul network. Uno dei compiti del marketing sarà proprio quello di trovare il modo di interpretare questo passaggio di paradigma.

Ignite Italia Beta

Luca Sartoni adotta il formato di ignite per uno degli incontri del suo Romagna Business Club. E’ la seconda esperienza romagnola di Ignite Italia dopo i RomagnaCamp e in questa occasione si sono susseguiti quattro interventi:

Alessandra Farabegoli racconta la realtà del coworking e i motivi che la hanno spinta ad aprire uno spazio cowo all’interno della sua azienda:

Luca Sartoni offre qualche trucco su come parlare in pubblico:

Paola Maneo ci accompagna nel mondo della ricerca lavoro online:

Last but not least, Giorgio Minguzzi racconta il mondo del radiantismo e l’affascinante attività del radioamatore:

UxCon il 3 dicembre a Lugano

immagine-21 Luca Mascaro si è lanciato nell’organizazzione di UxCon, una conferenza dedicata alla user experience che si terrà a Lugano il 3 dicembre. Ovviamente è un appuntamento da non perdere e io non mancherò per tanti motivi. Tra questi: Luca è uno dei pochissimi esperti di user experience che io conosco che sa veramente fare il suo mestiere; sono stato a Lugano per due barcamp organizzati da Sketchin e la trasferta valeva la pena per la qualità dell’organizzazione e per i contenuti che ho ascoltato; ho voglia di preparare una presentazione che tratti del rapporto tra esperienza d’uso in Facebook e comunicazione d’impresa. Last but not least, Luca è un amico ;-)
Cito dalla presentazione:

La giornata della conferenza è impostata su quattro tematiche che verranno trattate in maniera pluridisciplinare puntando a mostrare le innovazioni del settore.
Il programma si articola su quattro tipologie di interventi: keynote, interventi di approfondimento, demo e presentazioni brevi.
La conferenza tratterà quattro tematiche principali sul filone dell’esprienza d’uso:
1. Strategia e innovazione
2. Design agile
3. Mobilità
4. Giocabilità (Playful)

Gli interventi saranno selezionati sulla base di una call for paper, che ha alcune scadenze fondamentali:

  • 15 ottobre 2009: chiusura call for paper
  • 30 ottobre 2009: accettazione paper
  • 30 novembre 2009: termine invio presentazione e full paper

La partecipazione è a pagamento e costa 360 franchi svizzeri che sono circa 240 euro. Ma iscrivendosi prima del 15 ottobre si risparmiano 100 franchi e quindi il biglietto costa solo 165 euro. Quindi, non aspettate e iscrivetevi!

Sentieri digitali a Napoli

Francesca Ferrara mi segnala un’iniziativa che sta organizzando a Napoli:

A partire dal 22 settembre fino al 1° dicembre, presso la sede di UbikNapoli si alterneranno negli incontri con il pubblico, i protagonisti, i progettisti e gli innovatori della Rete.
Sentieri Digitali è la prima iniziativa al motto di “Be Digital. Make Culture.” ProgettoCampania2.0 nasce con la mission di creare una finestra cognitiva che sia punto di riferimento sul quadro dell’evoluzione del Web2.0

Martedì 22 settembre – ore 18
Marketing non-convenzionale. Viral, Guerrilla, Tribal e i 10 principi fondamentali del marketing postmoderno con Alex Giordano e Mirko Pallera

Martedì 13 ottobre – ore 18
Preso nella Rete! Come trovare su Internet il partner di una sera o di una vita con Mafe de Baggis

Martedì 20 ottobre – ore 18
Sarka con Claudio Forti

Martedì 28 ottobre – ore 18
Internet Pr. Il dialogo in Rete tra aziende e consumatori con Marco Massarotto

Martedì 3 novembre – ore 18
Francesco Piccinini presenta AgoraVox

Martedì 10 novembre – ore 18
Paolo Esposito presenta CaffèNews

Martedì 18 novembre – ore 18
Antonio Rossano presenta Yurait

Martedì 25 novembre – ore 18
Salvatore Sparavigna presenta Broadcast You Map

Martedì 1 dicembre – ore 18
Conferenza di chiusura dei lavori

UbikNapoli
Via Benedetto Croce, 28

Serata RBC Ignite: da non perdere

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Con Luca Sartoni non fai a tempo a dire una cosa che già l’ha messa in piedi. Ne avevamo parlato a seguito del test del Romagna Camp e mi aveva detto: “senti un po’, ‘sta roba dell’ignite piace… mo quasi quasi la faccio per il Romagna Business Club… che ne dici?” (fate conto che lo abbia detto con accento romagnolo).
“Sarebbe bello”, gli dico io. “Ci aiuterebbe a lanciare Ignite in Italia e a diffondere questo format di incontro e di condivisione”.
Detto fatto: il 15 settembre esce il post e lunedì 21 settembre si fa la serata RBC Ignite.
Grazie Luca: sei un grande :-D

Mobster World uguale spam

Ieri, mi arriva un’email con cui una persona che conosco e che mi segue su Twitter mi invita a giocare a Mobster World: ho aderito incuriosito più dall’idea di sapere se c’era una novità da studiare, piuttosto che dal gioco in sé perché trovo questi giochini piuttosto noiosi e ripetitivi.
Non c’è bisogno di fare una registrazione per partecipare: è sufficiente l’account di Twitter. Peccato che poi il sistemino inviti tutti i tuoi contatti a giocare senza chiederti l’autorizzazione. Il che, dalle mie parti si chiama spam.
Ho cancellato subito il mio account, ho cambiato la passwor di Twitter e chiedo scusa a chi è stato oggetto di questo spam: anche chi smanetta tutti i giorni con queste cose può cadere in un tranello.

Il senatore Angelucci fa causa a Wikipedia per 20 milioni di euro

Il senatore Angelucci è un signore che, oltre a rappresentare il popolo italiano in parlamento nelle liste del Popolo delle libertà, ha anche costruito un impero nel settore della sanità ed è l’editore di Libero e del Riformista.
Nel 2008, come riporta Repubblica, Angelucci ha frequentato le aule del Senato occasionalmente essendo presente “solo a 58 delle 523 votazioni, con una percentuale di assenze dell’88,9″. Oltre che per questo poco invidiabile record, il senatore è balzato agli onori della cronaca diverse volte in passato perché le sue aziende sono state coinvolte in indagini giudiziarie. Di queste indagini, probabilmente, recava nota la voce di Wikipedia a lui dedicata (il sottoscritto non ha avuto modo di leggerla e non ve ne è traccia neanche nella cache di Google). Tanto che il senatore, malamente consigliato, ha deciso di fare causa all’associazione Wikimedia Italia per diffamazione chiedendo un risarcimento di ben 20 milioni di euro: lo comunica Frieda Brioschi nel suo blog Faccio cose vedo gente.
La voce di Wikipedia dedicata al senatore Antonio Angelucci è stata momentaneamente bloccata “a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia.”

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Peccato! Invece di regalare soldi a un rissoso avvocato, il senatore avrebbe potuto molto più proficuamente contattare i redattori della voce e proporre tutta la documentazione utile a correggere eventuali errori. Sempre che nelle sue intenzioni non vi fosse la sostituzione della cronaca dei fatti con un’agiografia :-D
Invece, il risultato che ha ottenuto (peraltro assai prevedibile) è tanta visibilità negativa e molto biasimo.

Linkedin e lo spam

Tutti hanno qualcosa da promuovere e ogni occasione è buona per farlo, sicché accade sempre più di frequente che anche su Linkedin vengano distribuiti annunci di vario tipo, generalmente a sproposito. Non è raro che la gente richieda ammissione a gruppi, entri una sola volta, posti un messaggio con titolo tutto in maiuscolo e poi scompaia. Spesso e volentieri, il messaggio non è neanche pertinente con il contenuto del gruppo!
Eppure basterebbe solo un po’ di buon senso: se si ha qualcosa di interessante da annunciare a qualcuno, non c’è nulla di male a farlo. Ma vi deve essere una logica nella comunicazione: chi comprerebbe mai uno spazio per pubblicizzare adesivi per dentiere su Topolino? Credo proprio nessuno. E non lo farebbe perché uno spazio su Topolino costa e la barriera del prezzo farebbe attivare quei due neuroni sufficienti a evitare di sprecare inutilmente dei soldi.
Invece iscriversi a un gruppo di Linkedin non costa ed evidentemente la maggiore parte delle persone non ha in grande considerazione il valore del proprio tempo, visto che lo spreca in attività inutili.
Se si ritiene che le persone che hanno aderito a un gruppo di Linkedin abbiano interesse verso una cosa che stiamo facendo, si aderisce al gruppo, si contatta l’amministratore e si spiega di cosa si tratta, si chiedono istruzioni su come fare. Poi, si investe un po’ di tempo a comprendere di cosa di discute in quel gruppo, si partecipa attivamente e si confeziona il messaggio di conseguenza. Faticoso vero? Senza dubbio!
La settimana scorsa mi è capitato anche per la prima volta di ricevere un comunicato stampa attraverso la messaggistica interna di Linkedin. Mi sono decisamente incazzato, sia per la modalità che per il contenuto. Se la persona che mi ha fatto oggetto di questo messaggio fosse stata più accorta, avrebbe saputo che io detesto ricevere comunicati stampa per il semplice motivo che non sono un giornalista. Inoltre, non vedo perché dovrei interessarmi all’ennesimo servizio di stampa di magliette che scopiazza un’idea americana di successo.
Questa persona era nella mia rete di contatti: uno dei rarissimi casi in cui ho accettato una persona senza conoscerla personalmente perché partecipa a un gruppo che io amministro su Linkedin. Ovviamente, la fanciulla è stata prontamente rimossa ;-)

Vodafone Italia contro la neutralità della Rete

Stefano Quintarelli segnala che Vodafone ha adottato una policy che chiama uso equo dei servizi Internet in mobilità e che viola il principio di neutralità della Rete, che purtroppo non è stato ancora codificato a livello legislativo, ma che è stato uno dei fattori che hanno promosso l’espansione di Internet e la creazione di infinite opportunità, economiche, personali e anche di democrazia.
Non esiste alcun uso equo e nessuna qualità del servizio che possa giustificare una limitazione della neutralità della rete e la possibilità per un operatore di ispezionare i contenuti delle informazioni che transitano sulla sua rete per determinarne la natura. Non è difficile immaginare quanto sia pericoloso fare passare l’idea che è legittimo che un privato possa controllare cosa può passare o cosa non può passare su Internet.
Mi auguro che Vodafone Italia cambi idea e che, insieme a tutti gli altri operatori telefonici, faccia sua l’idea che che gestire una rete di comunicazione comporta delle responsabilità sociali che sono ben più importanti del guadagno.

La mappa del decennio

C’è un pericolo intrinseco nelle semplificazioni della comunicazione: eliminare informazioni necessarie alla comprensione. E’ esattamente quello che è accaduto ieri sera all’Opificio Telecom, dove è stata presentata la cosiddetta mappa del futuro, facendo intendere che si tratti di una rappresentazione in qualche modo esaustiva di cosa accadrà nei prossimi dieci anni (vedi il profilo pubblico i Capitale Digitale su Facebook).
Facile quindi essere in disaccordo o trovare elementi mancanti, come ha fatto Carlo Antonelli, direttore di Rolling Stone, e come hanno documentato un po’ di blogger presenti all’evento tramite friendfeed.
Il realtà, la mappa del decennio (è così che si chiama, anche se questo nome è molto meno sexy) fa parte di un programma di ricerca che si chiama Ten Years Forecast, che ogni hanno sforna una nuova mappa (la lista di quelle disponibili finora è in questa pagina).
Ogni anno la mappa cambia perché cerca di fotografare un gruppo di trend diversi e non potrebbe che essere così: ogni cartografia, infatti, è per forza di cose parziale. Su una cartina ci sono le strade, su un’altra le altimetrie, su un’altra ancora le densità della popolazione e via dicendo. Semplificare una cosa complessa per ridurla a slogan non sempre porta un vantaggio.

Marco Manray Cadioli: Der Neue Waderer

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Marco Cadioli espone le sue bellissime foto, scattate nei mondi digitali che esplora ormai dal 2003, in una mostra a Napoli. A mio avviso, da non perdere:

Galleria Overfoto
Vico San Pietro a Majella 6, 80138 Napoli
(piazza Bellini)

inaugurazione:
Venerdì, 11 settembre 2009
ore 18.00-22.00

11 settembre > 10 ottobre 2009
martedi’ > venerdi’ 11.00-13.00 e 16.30-19.30
sabato 11.00-14.00

123people: who’s who di Internet

immagine-2 Luca Sartoni lancia in Italia 123people, un servizio che aggrega le tracce digitali che lasciano le persone e aiuta a farsi un’idea piuttosto accurata dell’attività che gli individui svolgono in rete: questo sono io. Cito dal comunicato stampa:

Dal lancio del servizio, nell’inverno del 2008 – il miglior lancio di un sito web austriaco nella storia, secondo ISPA (Internet Service Provider Austria) – il sito europeo di ricerca persone ha raggiunto alte vette. Attualmente 123people fornisce il proprio servizio a più di 15 milioni di visitatori ogni mese ed è indirizzato alla conquista di nuovi mercati.
“La strategia dietro il lancio in Italia è orientata dall’obiettivo di fornire informazioni localmente rilevanti nel modo più veloce possibile” spiega Russell E. Perry, CEO di 123people. “In ogni mercato stabiliamo collaborazioni con i più importanti media partner così come con i giornali e gli editori.”

FBxRP: 3. Questioni di privacy

Con un po’ di fatica, ho messo in piedi alcune riflessioni per la stesura del terzo capitolo del mio Manuale diFacebook per relatori pubblici. Ovviamente si tratta anche in questo caso di un brogliaccio assai sintetico che condivido con l’obiettivo di raccogliere osservazioni e integrazioni sull’argomento. Grazie :-)

3. Questione di privacy
Uno dei temi che ricorre sempre più di frequente quando si parla di Facebook è la privacy. Il social network nasce come luogo privato che aiuta a mantenersi in relazione con chi noi consideriamo nostro amico: questa caratteristica è uno dei motivi fondamentali che ne hanno decretato il successo rispetto ad altre piattaforme che implementano le stesse funzionalità, ma che sono completamente pubbliche (es. MySpace o Live Spaces).
La maggior parte delle persone con con cui ho avuto modo di scambiare opinioni sull’argomento dichiara che “Facebook è per gli amici”. I più geek hanno anche elaborato articolati sistemi per classificare i contatti in modo da condividere selettivamente e chi proviene da esperienze di blogging o microblogging, avendo già una “vita digitale pubblica” si preoccupa di tenere ben separate la sfera pubblica da quella privata. Tuttavia, è assai probabile che la maggior parte degli utenti di Facebook si limiti ad adottare le impostazioni standard offerte dalla piattaforma e a volte la mancanza di consapevolezza li rende protagonisti di storie ridicole.

3.1. L’atteggiamento di Facebook verso la privacy
E’ plausibile che chi si iscrive a Facebook dia per scontato che si tratta di un luogo dove può condividere in sicurezza con i propri amici e dove le cose che condivide rimangono di sua proprietà. Di fatto le cose non stanno così. Anzi, dobbiamo constatare che i gestori del sito hanno un atteggiamento ambiguo nei confronti della privacy giacché le loro dichiarazioni trovano solo una parziale corrispondenza nei fatti. Tale ambiguità è stata recentemente fatta rilevare dal garante della privacy del Canada, che ha investigato per più di un anno sui comportamenti dell’azienda. A seguito dell’indagine, Facebook ha accettato di apportare alcune sostanziali modifiche alle sue prassi, partendo dal chiarire il fatto che chi desidera abbandonare la piattaforma non deve limitarsi a disattivare (disable) l’account, ma lo deve cancellare (delete): la prima opzione infatti lascia tutti i dati nella disponibilità dell’azienda.
Allo stesso tempo, l’azienda si è impegnata a rendere più chiara la privacy policy e ad abilitare un miglior controllo sulle informazioni accessibili alle applicazioni. Si tratta di concessioni: come molte altre aziende, anche Facebook ha iniziato a rispondere ai regolatori in modo reattivo venendo incontro alle richieste delle istituzioni con tutta la parsimonia del caso. Non è un caso che un’azienda così globale abbia un solo ufficio in Europa per evitare di doversi confrontare con le amministrazione nazionali, ma abbia assunto uno dei migliori lobbysti presso gli uffici dell’Unione europea.
E’ plausibile che, man mano che l’attenzione nei confronti della privacy andrà aumentando e il tema diventerà sempre più importante nella percezione delle persone, cresceranno anche le scaramucce con chi si occupa di regolare la materia.
Nel frattempo, Facebook sembra aver adottato una linea che punta a far convivere la sfera privata con quella pubblica, fornendo agli utenti una serie di strumenti che permettano loro di decidere con maggiore precisione la condivisione di contenuti e incoraggiando la condivisione pubblica. Una politica perseguita attraverso l’adozione sistematica di meccanismi di opt-out e rendendo più facile e immediata la diffusione verso tutti piuttosto che quella verso cerchie ristrette di amici. Il motivo è molto semplice: le informazioni che rimangono nella sfera privata sono meno monetizzabili di quelle che vivono nella sfera pubblica.

3.2. Come si controlla la privacy
Come abbiamo detto, il controllo su ciò che viene condiviso e su chi può avere accesso ai nostri dati è molto granulare ed è opportuno imparare a maneggiare le opzioni che Facebook mette a disposizione. Partiamo quindi dalla configurazione di base, attiva al momento della prima sottoscrizione…

3.3. Il relatore pubblico tra profilo personale e attività professionale
I relatori pubblici raramente sono anche personaggi pubblici: accade quando assumono il ruolo di portavoce, ma per il resto si tratta di professionisti che svolgono la propria attività nell’anonimato, soprattutto quando lavorano in agenzia. Alcuni ne fanno una questione di principio e mi è capitato più di una volta di sentire l’affermazione per cui chi si occupa di comunicazione non dovrebbe mai esporsi. Tuttavia, la questione può essere vista sotto un altro punto di vista. Il relatore pubblico, infatti, governa e alimenta reti di relazioni con gruppi ben definiti di persone: ossia quegli influenti e quegli stakeholder con i quali è chiamato a interloquire per creare benevolenza nei confronti dell’organizzazione per cui opera. In altri termini, il comunicatore non ha né bisogno di essere noto né di operare nell’ombra: più semplicemente la natura del suo lavoro lo porta a essere conosciuto e visibile in alcuni ambienti piuttosto che in altri. In questo senso, tutti i giornalisti di settore sapranno chi è il responsabile dell’ufficio stampa di Fiat, ma non è detto che questa notizia sia di interesse per un qualsiasi appassionato di automobili (incluso quell’appassionato che produce contenuti amatoriali sulle vetture della casa automobilistica di Torino). Gli stessi giornalisti saranno interessati più al suo ruolo che alla sua persona e, volendo estremizzare, potremmo sostenere che l’identità del relatore pubblico è poco rilevante, giacché quello che conta è la sua funzione, mentre le persone sono sostituibili e mobili.
In un luogo come Facebook in cui l’unità di misura è la persona e non l’istituzione, si pone con evidenza non solo il problema del rapporto tra la sfera privata (quella in cui entrano solo un numero ristretto e controllato di persone) da quella pubblica (visibile a tutti), ma anche quello dell’esposizione di sé stessi in quanto individui e in quanto professionisti. Tale problema si avverte con intensità sempre maggiore mano a mano che dalla rete di amici stretti si passa a far parte di una rete di persone sempre più larga in cui l’intensità dei legami diventa sempre più debole.
Non dobbiamo poi dimenticare il fatto che le convinzioni personali (politiche, religiose e via dicendo) e le istanze rappresentate per conto di organizzazioni non sempre coincidono. Non è necessario lavorare nell’industria della difesa, del tabacco o degli alcolici (ricordate “i mercanti di morte” del film Thank you for smoking?); basta essere militanti di un partito che sostiene posizioni radicali e lavorare per un’istituzione che – per la sua natura – deve essere neutrale.
In una situazione in cui le cose che pensiamo, diciamo o facciamo in privato rimangono confinate alla cerchia degli amici e dei familiari, l’eventuale distanza tra i comportamenti nella sfera pubblica e in quella privata difficilmente emergerebbe. Viceversa, in una situazione in cui pubblico e privato si mescolano, il tema non può essere sottovalutato, perché rischia di influenzare sia la vita privata che quella professionale.
Mentre scrivo, nella mia rete ci sono circa 750 contatti di cui oltre la metà sono persone del tutto sconosciute oppure che ho incontrato una o due volte (molti in occasione di raduni di blogger, convegni e via dicendo). Come abbiamo visto, gli strumenti che Facebook mette a disposizione per gestire gruppi di contatti in modo selettivo sono allo stesso tempo rudimentali e complessi da utilizzare: questo significa che è facile sbagliare.
Se vogliamo gestire consapevolmente la nostra identità online, è preferibile non fare affidamento sulla tecnologia, e decidere invece a priori quanto ampia debba essere la cerchia di persone che hanno accesso al nostro profilo personale, se vale la pena aprire un profilo pubblico per tenere nettamente separati privato e pubblico e, soprattutto, cosa condividere con le altre persone che appartengono alla nostra rete di relazioni.

Questo post fa parte di una serie:

  1. Facebook: manuale per relatori pubblici
  2. FBxRP: prima parte
  3. FBxRP: 1. Il modello Facebook
  4. 2. Il web in tempo reale

Working Capital: il nuovo sito

Abbiamo appena messo online il nuovo sito di Working Capital, frutto dello sforzo congiunto di un gruppo di lavoro composto da Elastic, H-Art e Telecom Italia coordinato da Giovanni Iodice, infaticabile produttore di email con cui riesce (per me misteriosamente) a tenere le fila di tutto ;-)

Il passaggio era in qualche modo obbligato: dopo alcuni mesi dall’inaugurazione del progetto, ci siamo ritrovati con tantissime cose da raccontare a partire dalla idee presentate nel corso degli eventi che si sono svolti a Catania, Roma e Torino. Abbiamo quindi deciso di puntare sul blog (che finora si è occupato solo degli tour) per farlo diventare lo strumento con cui raccontare Working Capital. I contenuti saranno organizzati in tre aree:

  • Palestra delle idee, in cui si discute di idee, tendenze e temi che possono diventare idee di impresa. Questa sezione verrà alimentata dai contributi che emergeranno nel corso delle tappe del tour (il 30 settembre a Firenze e poi a Napoli e Milano), dalla raccolta dei principali trend del mercato dei social media e dalle discussioni con gli esperti che hanno partecipato e parteciperanno ai Dialoghi sull’innovazione.
  • Start-up School, dove raccoglieremo materiale utile per chi vuole fare una start-up (guide, tutorial) e documenteremo l’esperienza diretta degli imprenditori che stanno lavorando con Working Capital per far decollare il proprio progetto.
  • Lavori in corso, in cui racconteremo le attività del gruppo di lavoro: la preparazione e lo svolgimento degli appuntamenti, il dietro le quinte della selezione dei progetti e così di seguito.

Di seguito un paio degli schizzi che abbiamo fatto in Elastic, sulla base dei quali H-Art ha sviluppato l’elegante interfaccia grafica e il Cms (fatto con WordPress, che diventa sempre di più il mio sistema preferito per fare qualsiasi cosa).

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Come tutte le cose che si fanno sul Web, anche questo sito è una beta, che evolverà nel tempo e accoglierà le esigenze che si presenteranno giorno per giorno. Non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo: ogni suggerimento è più che benvenuto ;-)