Archivio mensile:novembre 2009

Working Capital Milano

Sarà a Milano l’ultima tappa del tour 2009 di Working Capital: l’appuntamento è per il 16 dicembre alle 9:00 nell’Aula magna della Bocconi. Anche questa volta, cercheremo di aggiungere qualche piccola novità al format: ormai abbiamo sdoganato l’uso di Twitter in tempo reale anche durante la plenaria quindi è tempo di andare avanti sperimentando cose nuove.

Il programma prevede la plenaria cui partecipa Franco Bernabé insieme con Alfonso Gambardella, Tito Boeri, Carlo Verdelli e Gianluca Dettori. Il tutto moderato da Luca De Biase: un panel ricco e, auspicabilmente, interattivo.

Poi ci saranno gli elevator pitch: ne abbiamo previsti 30 e la metà sono già stati prenotati. Quindi chi vuole presentare un’idea, si faccia avanti e si prenoti il prima possibile per darci la possibilità di organizzare tutto al meglio ed, eventualmente, di aggiungere nuovi spazi. Per prenotare uno slot all’elevator pitch…

Poiché siamo nella più prestigiosa università commerciale italiana, infine, stiamo valutando l’idea di aggiungere dei contenuti didattici per gli aspiranti imprenditori. Cosa vorreste sentire? E soprattutto: chi vorreste ascoltare? Lasciate un commento ;-)

Il blog di Roberto Santaniello della Commissione europea

immagine-1Roberto Santaniello è il portavoce della Rappresentanza italiana della Commissione europea. Aveva voglia di aprire un blog e mi ha chiesto un po’ come fare: dopo un po’ di lavoro con i tecnici di Bruxelles l’istallazione di WordPress è pronta e Roberto si è messo all’opera. Con gusto, da quello che leggo :-)
Lo trovate a questo indirizzo: http://ec.europa.eu/italia/blog/index_it.htm
Vi invito a seguire quello che scrive con stile molto personale e colloquiale (qualcuno direbbe coversazionale) e soprattutto vi invito a interagire, visto che Roberto risponde con commenti anche molto lunghi. Bravo!

Internet for Peace? No grazie.

La campagna organizzata da Wired per assegnare il premio Nobel per la pace a Internet mi sembra strumentale e poco condivisibile. All’inizio, mi disturbava molto il fatto che fosse promossa con delle immagini in cui il marchio di Wired era così predominante da far pensare che si trattasse di una pubblicità della testata. Adesso è stato fatto un passo indietro, ma l’iniziativa continua a non convincermi.
Il motivo è molto semplice: il premio è sempre stato assegnato a delle persone, singoli o gruppi, ben individuate. Con un nome e un cognome. Ed è corretto che sia così. Deve essere così.

Proporre un premio per tutti quelli che usano la Rete significa diluire all’infinito il senso simbolico del premio e include anche chi la usa la Rete per un motivo contrario alla pace. Penso ai censori dei regimi dittatoriali, ma anche ad aziende occidentali come Yahoo! che – almeno in passato – non si è fatta troppi scrupoli a collaborare con le autorità cinesi pur di mantenere una presenza commerciale in quel Paese.
Se si vuole dare il premio Nobel a chi ha dimostrato di saper lanciare ponti tra culture differenti e di incentivare il dialogo e il reciproco rispetto attraverso la Rete, lo si dia alle comunità di Wikipediani sparse in giro per il mondo.

Luiss Barcamp: appunti da approfondire

Il Luiss Barcamp non è stato un barcamp nel senso letterale del termine, ma questo non sminuisce il valore dell’incontro che era pieno di argomenti e soprattutto di persone. Il format utilizzato era molto più vicino a quello di un Ignite, con interventi di cinque minuti in rapida successione: una soluzione di grande efficacia che valorizza chi ha argomenti da esporre e neutralizza chi non ha nulla da dire.
Durante le esposizioni ho preso qualche appunto sulle cose che mi sembrano meritevoli di approfondimento:
Alberto Castelvecchi ipotizza che sia possibile costruire un indice che correla il livello di ricchezza di una nazione e la diffusione della Rete. La sua ipotesi, sostenuta da alcune statistiche, è che vi sia un rapporto diretto tra le due dimensioni e che quanto più è diffuso Internet e tanto maggiori sono i tassi di crescita di una nazione.
Giovanni Aliverti (Ibm) sostiene che si potrebbe usare la Rete per creare dei commons industriali e che i temi su cui si dovrebbe insistere sono l’acqua, il clima, l’ambiente e la sanità.
Marco Pancini (Google) parla del sistema di anti-lock-in che la sua azienda sta mettendo in campo (si chiama suggestivamente data liberation front): l’obiettivo è consentire agli utenti di esportare i propri dati dalle piattaforme di Google con un solo click. Tutto il contrario di quello che fanno normalmente le aziende che offrono servizi, che invece puntano a vincolare i cliente con dei lock-in piuttosto che puntare alla fidelizzazione per soddisfazione.
Antonella Pizzaleo (Igf) afferma l’esigenza di regole per Internet e la cosa mi lascia inizialmente perplesso. Poi capisco che, in realtà, le regole che vuole lei sono per difendere Internet dai tentativi di chi vorrebbe introdurre norme che privilegiano solo alcuni settori industriali. Il riferimento più immediato, ovviamente, è agli operatori telefonici e agli editori.
Alessandro Prunesti introduce una classificazione dei divide. Il digital divide si riferisce all’assenza dell’infrastruttura; il social divide riguarda l’impossibilità di interi gruppi sociali di accedere a porzioni significative o a servizi della Rete (è quello che accade nei Paesi con regimi totalitari); il knowledge divide, infine, si manifesta quando nonostante la presenza dell’infrastruttura e la possibilità di accedere liberamente alla tecnologia, le persone non hanno le competenze per farlo.

Interessante anche la presentazione di Camillo Di Tullio (aka Dr. Who) che ha realizzato un video molto carino sul Roi (return on investment). Invece, piuttosto noiosa e totalmente priva di contenuto la plenaria istituzionale, dove Gianni Letta, Renata Polverini, Luisi Todini, Luciano Violante e Antonio Catricalà si sono prodotti nei soliti discorsi di circostanza. Peccato: tutto tempo sottratto ai contenuti, che c’erano ed erano tanti (almeno per la parte che ho seguito io). Bravi agli organizzatori :-)

Il valore del Web: convegno a Gorizia

Il 27 novembre sarò a Gorizia come relatore al convegno Il valore del web per competere alla pari. Mercato, reputazione e innovazione nell’era della Rete globale.
Il convegno è promosso dalla Consigliera di Parità della Provincia di Gorizia, dal Servizio Pari Opportunità della Provincia di Gorizia e da Moovents. Il programma in pdf è qui, mentre il sito per iscriversi all’evento è qui.
Ringrazio la professoressa Renata Kodilja per avermi invitato :-)

Il valore del web…
27 novembre 2009 dalle 14.30 alle 18.30
Grand Hotel Entorurage
Piazza Sant’Antonio 2

Tacciono i cattolici…

C’è una cosa che penso da tempo e che oggi Gigi Tagliapietra dice con grande efficacia in riferimento agli episodi di Coccaglio:

… non riesco a capire come facciano i cattolici a tacere a non urlare dalle loro chiese, a non sputare addosso a questi che dicono addirittura che lo fanno per difendere la “tradizione cristiana”.
Gesù disse forse “Abbraccia il tuo fratello solo se bianco?” Disse forse: “Prima di accogliere lo straniero controlla che abbia il permesso di soggiorno?”
Se i cattolici tacciono le puttane e le ragazzine di Sua Maestà, se i cattolici tacciono la negazione del loro stesso vangelo, allora è meglio che chiudano le loro chiese e ammettano che sono del tutto inutili e falsi i loro “scambiamoci il segno della pace”, i loro “dalla lettera di…” perchè mentre continuano a leggere, senza forse dargli più peso, “In quel tempo…” non si rendono conto che il loro Gesù viene crocifisso di nuovo “In questo tempo”.
Tacciono, complici o codardi.

Enel: una tentata vendita ai confini della truffa

Ho appena ricevuto in ufficio la visita di un commerciale dell’Enel, che si è presentato più o meno così: “Buongiorno, sono un addetto dell’Enel e devo fare un controllo di qualità. Lei ha letto la nota a pagina 4 della bolletta di Acea Electrabel? Adesso Enel ha riattivato il servizio su Roma…” E’ bastato questo a farmi andare su tutte le furie e a cacciare in malo modo il malcapitato ragazzo che evidentemente era stato indottrinato a usare questo stratagemma e neanche si rendeva conto della gravità di quello che stava facendo.

Ma facciamo un passo indietro. Come si sa, il mercato dell’energia elettrica è liberalizzato e quindi è possibile comprare il servizio da molte aziende. In ufficio, abbiamo scelto Acea Electrabel, più per inerzia che per altro: le tariffe sono complicatissime e le differenze a fine anno sono risibili (nell’ordine delle decine di euro) e quindi non vale neanche la pena di sbattersi troppo per trovare l’offerta migliore.

La liberalizzazione, che è da considerarsi una cosa positiva, porta con se lo svantaggio che adesso c’è un’altra categoria di aziende che ti bussano alla porta o ti molestano al telefono per farti cambiare fornitore. Sono invasioni in entrambi i casi, ma quella di una persona che ti entra dentro casa o in ufficio senza essere stata invitata è particolarmente fastidiosa. Diventa intollerabile nel momento in cui questa persona compie un’operazione che – a voler essere molto benevolenti – è da considerarsi al confini della truffa.

Il messaggio che il ragazzo è stato addestrato a ripetere è che c’è un servizio da ripristinare: egli si introduce nelle case con l’autorevolezza di un marchio importante come quello di Enel e l’ufficialità di un “controllo di qualità”. Se trova qualcuno in grado di difendersi è sfortunato e dopo poche battute il tranello viene svelato. Se, invece, trova un’anziana signora, può tranquillamente portarla alla firma del contratto con Enel senza mai parlare del fatto che così facendo sta cambiando fornitore per l’elettricità. E questa dalle mie parti potrebbe tranquillamente chiamarsi truffa.

Al ragazzo avranno spiegato che è una tecnica di vendita e che non ha nulla da temere perché ha anche il tesserino di plastica con il marchio Enel. Purtroppo, di reti commerciali scorrette ce ne sono tante, basti pensare alle continue storie di contratti inventati delle compagnie telefoniche.

Anche a una grande azienda un incidente può sempre capitare, l’importante è la velocità di reazione di chi ci mette la faccia e l’incisività dell’azione. Io ho segnalato l’evento a Enel e ho ritenuto di dover scrivere un post per raccontare l’accaduto. Vedremo se tra qualche tempo, l’azienda finirà a Striscia la notizia o a Mi manda Rai Tre: se così fosse vorrà dire che non si è ritenuto di dover agire per controllare meglio i propri fornitori e garantire che mettano in campo un comportamento coerente con la reputazione del marchio.

Ovviamente se avete segnalazioni sull’argomento, siete pregati di commentare :-)

Luca Alagna: i fatti raccontati attraverso i social media

Durante le manifestazioni iraniane di giugno, Luca Alagna ha seguito con attenzione quanto stava accadendo selezionando e ripubblicando le informazioni che venivano prodotte dai manifestanti. In questo post racconta l’esperienza e aggiunge delle riflessioni sull’evoluzione del giornalismo, di cui estrapolo e decontestualizzo alcune frasi che mi sembrano molto interessanti:

D’ora in poi osserveremo il fatto e la notizia in due momenti sempre più separati tra loro [...] Il fatto può essere ottenuto in molti modi, non solo con i classici meccanismi istituzionali, e la sua affidabilità non è più legata intrinsecamente all’autorevolezza della singola fonte [...] La notizia, invece, rimane compito di un lavoro giornalistico [...]