Archivio mensile:dicembre 2009

L’intergruppo parlamentare 2.0: risposte e riflessioni

Reti e Google rispondono al post in cui sollevavo alcune perplessità sull’intergruppo parlamentare 2.0 e sul suo funzionamento. In grande sintesi, entrambi dicono: è vero che Google è cliente di Reti, ma non è vero che Google finanzia in alcun modo l’intergruppo parlamentare; l’attività che Reti ha svolto a favore dell’intergruppo è da considerarsi assolutamente volontaria.
Per Reti, il presidente Massimo Micucci ha lasciato due commenti al mio precedente post. Invece Marco Pancini, european senior policy counsel di Google mi ha scritto e mi ha autorizzato a pubblicare la sua risposta:

Ho letto con attenzione il tuo blog ed anche la risposta che ha già postato Massimo Micucci.
Non posso che ripetere quanto abbiamo già comunicato alle agenzie di stampa e cioè questo:
“Google sottolinea di non aver mai finanziato né direttamente né indirettamente il gruppo interparlamentare 2.0, con il quale collabora da molto tempo perché le tematiche e le problematiche della Rete possano essere pienamente analizzate in un’ottica multi-stakeholder”.
In più io non credo nel vecchio modo di fare lobby basato su gruppi di interessi non trasparenti per ottenere vantaggi ‘particolari’. La nostra collaborazione con l’intergruppo si è incentrata su una pura attività di advocacy: ovvero far comprendere le opportunità che le nuove tecnologie rappresentano per il nostro Paese. La nostra stella polare è che quello che è buono per gli utenti internet è buono per Google.
Le tue proposte sono più che interessanti e sono sicuro che i parlamentari che fanno parte del Gruppo saranno più che interessati ad approfondirle: sono un supporter del processo multistakeholder (ad esempio l’IGF) in cui tutti i soggetti interessati (Istituzioni, aziende e società civile) dialogano e collaborano alla definizione delle policy.

In un certo senso, rincuora sapere che Reti abbia operato a titolo puramente volontaristico. Infatti, finora, l’intergruppo non sembra aver brillato né per impegno né per risultati. Oltre al video dl Paglialonga che lamenta la generale passività dei partecipanti, ci sono due testimonianze che vale la pena riportare:

  • Alfonso Fuggetta incontro l’intergruppo a luglio, commentando “Ebbene si. Ho fatto l’incontro a Roma. Sapete in quanti si sono presentati? Uno, 1, dicesi 1. Non dico altro.”
  • Marco Montemagno ricorda “Ok mia esperienza con l’Intergruppo parlamentare: invitato a un incontro a Roma qualche mese fa non si è presentato nessuno senza neanche una motivazione o 2 righe di scuse. Tempo perso. Imbarazzante e assolutamente privo di professionalità.”

Insomma, c’è veramente tanto da fare per coinvolgere i nostri parlamentari in un’attività legislativa sugli spazi digitali consapevole e non orientata solamente dagli interessi economici delle grandi aziende. Riprendiamo il filo a gennaio, magari con una lettera aperta ai parlamentari che già hanno aderito all’intergruppo e a tutti gli altri che ancora devono aderire. Lasciate i vostri commenti :-)

L’intergruppo parlamentare 2.0 e la lobby di Google

L’intergruppo parlamentare 2.0 raccoglie 34 tra deputati e senatori di Pd, Pdl, Udc, Idv e Radicali (secondo la lista aggiornata al 21 dicembre 2009) che hanno una particolare attenzione verso i temi di Internet. L’obiettivo è “promuovere un confronto tra politica, imprese e cittadini sul Web 2.0 ed i suoi strumenti, al fine di sfruttarne al meglio le opportunità per l’intero sistema Italia in termini di sviluppo economico, culturale e democratico: prima di legiferare bisogna capire e dialogare.”
L’iniziativa è stata applaudita e seguita con grande interesse da chi, come il sottoscritto, vede negli spazi digitali una grande opportunità di partecipazione alla cosa pubblica. Tuttavia, nel momento in cui l’intergruppo va oltre l’iniziativa di studio, approfondimento ed evangelizzazione e si di candida a rappresentare precise istanze ponendosi come interlocutore del Governo (Alcuni membri dell’Intergruppo avviano il dialogo con il Ministro Maroni), è necessario affrontare alcune questioni.

1. Chi promuove il gruppo?
L’intergruppo parlamentare 2.0 non è un’aggregazione spontanea di alcuni parlamentari. Come racconta Roberto Paglialonga della società Reti si tratta invece di un’iniziativa orchestrata da una società di lobby, che si presenta così:

Compito di Reti e dei suoi consulenti è assistere gli interessi dati e portare il loro caso all’attenzione dei decisori politici e dei regolatori in modo corretto ed efficace.

Il video è stato registrato a luglio nel corso di una convention aziendale e vale la pena di essere guardato per due motivi: 1) si dice chiaramente che Reti ha un ruolo cruciale nel funzionamento dell’intergruppo; 2) si lamenta il fatto che l’interesse dei deputati che partecipano all’iniziativa non è poi così elevato e che, al contrario, essi rimangono piuttosto passivi.

2. Chi finanzia le attività del gruppo?
Le società di lobby rappresentano gli interessi dei propri clienti e raramente ne rendono pubblici i nomi. Tuttavia, il 17 dicembre, Milano Finanza ha messo online un take di Dow Jones che riferisce di un’iniziativa di Google in cui si legge:

E’ questo il contenuto di una lettera inviata dai consulenti di Google a tutti i deputati italiani dopo l’ordinanza di ieri del Tribunale di Roma. Google, tra l’altro, secondo quanto si apprende, attraverso una società di relazioni istituzionali finanzia le attività del cosiddetto gruppo parlamentare 2.0 di cui fanno parte molti parlamentari.

In altri termini, l’attività di lobby che Reti svolge tramite l’Intergruppo parlamentare 2.0 serve a rappresentare gli interessi di Google. In sé non ci sarebbe nulla di male perché la rappresentanza degli interessi è legittima, ma deve essere fatta in modo trasparente. E non sembra questo il caso!

3. Chi detta l’agenda e come vengono determinate le posizioni del gruppo?
Oltre che essere il frutto dell’iniziativa di una società di lobby, l’intergruppo parlamentare 2.0 raccoglie parlamentari che hanno posizioni molto diverse tra loro: a me, per esempio, risulta difficile immaginare che Luca Barbareschi (Pdl) possa avere qualcosa in comune con Vincenzo Vita e Paola Concia (Pd).
In questo contesto è legittimo chiedersi chi detta l’agenda, chi definisce quali sono i temi da trattare e quali posizione adottare. E’ una questione di fondamentale importanza se l’obiettivo è incidere sull’attività legislativa che riguarda Internet. Infatti, è evidente che un gruppo di parlamentari di tutti gli schieramenti che assume una posizione comune esprime una rappresentatività e un significato assai diverso di un insieme eterogeneo di deputati e senatori che agiscono singolarmente e sull’impulso di un abile lobbista che usa l’etichetta dell’intergruppo come cappello istituzionale per rappresentare gli interessi di un’azienda.

4. C’è un’alternativa? La mia proposta
E’ necessario che i parlamentari italiani si occupino consapevolmente dello spazio pubblico digitale creato da Internet nell’interesse dei cittadini che essi rappresentano. In questo contesto, desidero avanzare una proposta con l’obiettivo di eliminare gli elementi che oggi di fatto ne fanno un interlocutore con troppi punti interrogativi.

  1. E’ necessario delimitare gli obiettivi che oggi sono posti in termini troppo vaghi e troppo ampi. Una cosa è un gruppo di parlamentari che si occupa di alfabetizzare i propri colleghi; un’altra un gruppo che si occupa di copyright e net neutrality.
  2. E’ opportuno definire un metodo e questo è particolarmente importante se l’obiettivo è produrre dei documenti con analisi e proposte di regole.
  3. E’ giusto che l’intergruppo sia finanziato perché questo permette di dare continuità all’attività, ma i finanziamenti devono essere chiari e trasparenti. Deve trattarsi di soldi conferiti a un’associazione senza fini di lucro e non a una società di lobby che mantiene una segreteria per conto di un’azienda privata.
  4. La rappresentanza degli interessi delle aziende è sacrosanta, ma deve avvenire in modo trasparente attraverso position paper delle stesse aziende e audizioni pubbliche.
  5. I parlamentari che aderiscono al gruppo devono garantire la propria partecipazione attiva e devono essere disponibili a seguire a seminari di formazione: non basta mettere il nome in una lista, occorre dimostrare di conoscere. Lo spazio pubblico digitale è una cosa seria e un parlamentare ha il dovere di cercare di capire come funziona guardando a esso non in termini di convergenza tecnologica, ma di fenomeno sociale.

Mi piacerebbe che questo post avviasse una discussione aperta e trasparente, da cui nasca una proposta concreta da sottoporre ai parlamentari dell’intergruppo. Aggiungete i vostri commenti e ampliate la discussione nei vostri blog: cercherò di tirare le fila del discorso :-)

xmascamp09: pronti, partenza, via :-)

xmascamp09

Mancano ormai pochissime ore al ChristmasCamp (xmascamp09), che si terrà domani presso l’Opificio Telecom. Lo abbiamo messo su quasi per gioco insieme con Francesca Ferrara, Alessandro Nasini e Giorgio Marandola, con l’idea di scambiarci gli auguri per le feste e di chiacchierare un po’ insieme delle cose che ci appassionano prima dell’immersione in panettoni, pandori, torroni e parenti analogici ;-)
Negli ultimi tempi, la Roma digitale si sta animando per merito di tante persone. Ne cito alcuni senza voler fare torto agli altri: l’iniziativa Capitale Digitale di Telecom Italia, Upstart Roma, Hub Roma, Baia solo per dire di quelli che ho incrociato negli ultimi mesi.
Ieri, all’incontro con Joy Ito, Stefano Quintarelli diceva che è importante che a Roma si alimenti una rete di iniziative legate alla Rete e agli spazi digitali, perché nella capitale si fanno le leggi. Ha perfettamente ragione: è ora di aggregare e rendere evidenti le competenze romane legate ai social media, che sono sicuramente tantissime.
Ci vediamo domani per una giornata che ha molti momenti interessanti:

  • i talk del barcamp
  • la presentazione dell’iniziativa Native digitali di Flavia Marzano
  • una carrellata di start up di Upstart Roma
  • una carrellata di iniziative che stanno aderendo a Hub Roma
  • un giro di panettoni e spumanti ;-)

BAIA Networking Event: 3 dicembre a Roma

Giovedì sera (3 dicembre) vado al Dadaumpa Caffè per l’evento di networking di BAIA (Business Association Italy America). Cito dall’invito:

L’evento offrirà l’opportunità a professionisti, imprenditori, ricercatori e innovatori di incontrarsi in un ambiente informale e svolgere attività di “open networking” in stile Silicon Valley. Creazione, collegamento e scambio di relazioni in un vasto raggio di settori commerciali ed imprenditoriali, sono pilasti dell’attività di BAIA, consentendo a ciascuno dei partecipanti al network di condividere e discutere le proprie idee con interlocutori di elevato profilo professionale con grande reciproco beneficio.

Per iscriversi all’evento: http://romemix09.eventbrite.com/