Archivio mensile:gennaio 2010

Sottoscrivi il Manifesto sul pubblico dominio

Anche io ho sottoscritto il manifesto sul pubblico dominio perché ne condivido i principi e ritengo che vadano diffusi e promossi:

Mantenere un pubblico dominio sano e florido è essenziale per il benessere sociale ed economico delle nostre società. Il pubblico dominio riveste un ruolo fondamentale nel campo dell’istruzione, delle scienze, del patrimonio culturale e per i dati del settore pubblico. Un pubblico dominio sano e florido rappresenta uno dei prerequisiti per assicurarsi che ogni persona al mondo possa trarre giovamento dai princìpi dell’Articolo 27 (1) della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani («Ogni individuo ha diritto di prender parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere dell’arte e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici»).

Se non lo hai ancora fatto, firma anche tu il manifesto!

Intervista su Next Innovation

E’ stata pubblicata ieri, su Next Innovation di Telecom Italia, un’intervista in cui parlo di innovazione, di cui cito un brano:

Quale futuro vedi per i social network? Possono essere uno strumento per incentivare e condividere nuove forme di innovazione?
I social network sono ormai sono una “condicio sine qua non”. Sono strumenti ideali per avere a disposizione una rete sociale allargata che può avvalersi anche di legami deboli. Mi spiego: normalmente ognuno si muove in contesti che conosce, si relaziona con persone che gli stanno attorno cioè famigliari, amici e colleghi con cui si hanno in prevalenza i legami forti. Se io invece costruisco una rete con legami deboli (cioè fatta di persone di cui non conosco tutto, ad esempio i loro gusti o cosa stanno mangiando in quel momento) posso avere a disposizione una quantità di persone con i quali semplicemente condivido specifici interessi. Quella rete diventa una grande opportunità.
Ad esempio: se sto cercando un’informazione specifica inerente al mio lavoro o una mia passione è difficile che la sappia mio nonno o la mia vicina di casa, ma posso fare affidamento su chi, nella mia rete, ha interessi simili ai miei e condivide con me una passione o competenza. E’ vero che se su Facebook ho mille amici non li conosco tutti, ma so come attivarmi per “consultarli” a seconda delle necessità. Anche per loro è lo stesso. Più ampia è la mia rete sociale più possibilità avrò di arrivare all’informazione che cerco.

Il resto dell’intervista, ovviamente, è sul sito di Next Innovation. Leggetela e aggiungete le vostre opinioni nei commenti :-)

KublaiCamp – Roma, 30 gennaio

schermata-2010-01-27-a-110635Si svolge sabato prossimo, il secondo KublaiCamp, un barcamp sui temi della creatività e dello sviluppo. L’iniziativa è promossa da Kublai:

un ambiente di progettazione e una community promossa dal Dipartimento per le politiche di sviluppo (Ministero dello Sviluppo Economico) che ha deciso di scommettere sui creativi italiani come forza positiva per lo sviluppo. Kublai ha aggregato ad oggi oltre 1400 creativi interessati a sviluppare idee e progetti creativi con ricadute in termini di sviluppo per il loro territorio e per il paese; questa iniziativa si è strutturata in una community.

Il programma, come al sito, è generato dal basso e sta progressivamente prendendo forma in questi giorni. Lo trovate nel wiki: http://barcamp.org/KublaiCamp.
Ci vediamo, sabato 30 gennaio alle 9 all’Istituto Superiore Antincendi in via del Commercio, 13 :-)

Pierferdinando Casini e i commenti censurati del blog

La comunicazione online di Pierferdinando Casini è formalmente molto ben fatta, con tanto di account su Friendfeed. Però rimane una comunicazione molto tradizionale con evidente aspirazioni agiografiche, appena più sobria di quella di Silvio Berlusconi. Se si ha la voglia di scorrere il blog per esempio, non si trova un solo commento fuori posto, sono tutti entusiasti, tutti vicini a Pierferdy, tutti in estatica adorazione.
In questo idilliaco scenario, mi sono permesso di postare un commento per chiedere quale fosse la posizione ufficiale dell’Udc dopo che Salvatore Cuffaro è stato condannato in appello per favoreggiamento alla mafia. Ho postato un primo commento alcuni giorni fa e un secondo stamattina con lo stesso argomento. Beh, immagino che non vi stupirete di sapere che i commenti non sono stati neanche pubblicati. Il secondo recita così:

Caro Casini,
mi spiega come mai fa tanto lo schizzinoso con Nichi Vendola che – almeno a quanto dicono – ha dimostrato di saper ben governare e poi non esista ad accogliere nel suo partito personaggi come Cuffaro?
Non pensa che sarebbe necessario prendere una seria posizione nei confronti di una persona condannata in secondo grado per favoreggiamento alla mafia?

Io credo che una questione del genere meriti una risposta. L’immagine di seguito mostra il mio commento ancora in moderazione:

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La corporate social responsability di Terna

Un’amica che lavora alla direzione relazioni esterne di Terna mi segnala il bilancio di sostenibilità dell’azienda e mi chiede di partecipare al sondaggio della GRI – Global Reporting Initiative, perché l’azienda ne ha adottato le linee guida.
La cosa interessante del sondaggio è che sollecita l’opinione degli stakeholder di un’organizzazione sui bilanci di sostenibilità chiedendo loro di dichiarare qual è la relazione con la stessa organizzazione (dal fornitore, al cliente al dipendente e via di seguito).
Ovviamente ho partecipato anche spinto dalla curiosità e con l’occasione ho dato anche un’occhiata al bilancio di Terna (versione interattiva), che mi sembra molto ben fatto, anche se il mio è il giudizio di un profano perché come comunicatore non sono un esperto di corporate social responsability. Se vi interessa l’argomento, vi consiglio di dare un’occhiata al sito della Global Reporting Initiative e di provare a compilare il questionario, anche se è un po’ complesso e richiede una decina di minuti di tempo :-)

Attento, Fapav ti spia!

Trovo veramente singolare il fatto che gli editori continuino a perseguire una strada che si è rivelata perdente in altre occasioni, ossia quella dello spionaggio e della denuncia. Ma, qualcuno sospetta che la Fapav si sia spinta anche oltre violando il domicilio informatico di migliaia di abbonati a Telecom Italia. A questo proposito si legga Stefano Quintarelli.
L’ipotesi avanzata da Stefano non mi convince fino in fondo, perché significherebbe che i dirigenti di Fapav sono degli sprovveduti. Penso di possa anche prendere in considerazione l’ipotesi che si tratta di un’operazione orchestrata consapevolmente anche se non sono in grado di dire quale sia l’oggetto della trattativa.
Ricordo che, tanti anni fa, quando lavoravo in un’agenzia che aveva come cliente i produttori di sigarette, si organizzò una campagna pubblicitaria per sostenere le loro tesi sapendo perfettamente che sarebbe stata bloccata e che si sarebbe eventualmente pagata una multa. Chissà che anche oggi non ci troviamo in uno scenario del genere.

Il linguaggio dei nuovi media

Il linguaggio dei nuovi media è un libro di Lev Manovich, che vale la pena di leggere anche se ormai è stato pubblicato un po’ di anni fa (la prima edizione è del 2001 ed è uscito in Italia nel 2004). Le tesi sostenute dall’autore sono riassunte in queste slide che ho utilizzato per delle lezioni all’Accademia di Comunicazione nel 2005 e che conservano tutta la loro attualità, giacché i temi trattati sono alla base di molte riflessioni sui social media:

E’ interessante soffermarsi sulle ultime slide, che riguardano il rapporto delle persone con lo schermo. Dice Manovich che:

La cultura visiva dell’era moderna è caratterizzata dall’esistenza di un altro spazio virtuale racchiuso all’interno di una cornice e situato all’interno del nostro spazio normale.
La cornice separa due spazi totalmente diversi che in qualche modo coesistono.
Lo schermo “imprigiona” l’utente implicando la sua immobilità fisica. In questo senso segue la cultura del dipinto e del cinema.

Quindi noi esploriamo degli spazi che sono intrappolati in una cornice. A questo concetto io aggiungerei che: più questi spazi ricorrono a metafore astratte e più sono facili da utilizzare e frequentare. Infatti, ogni volta che essi assumono la forma di uno spazio fisico (per esempio gli mmporg o Second Life), rimangono confinati in una nicchia di appassionati. Quando, invece, abbandonano la metafora del luogo fisico, allora è come se si abbattesse una barriera e le persone li usano con maggiore disinvoltura (per esempio Facebook).

Vota il cortometraggio dedicato alla Porta della Bellezza di Librino

Un cortometraggio dedicato alla Porta della Bellezza di Librino è tra i finalisti del premio 242 Short Film Festival. Vi invito innanzitutto a guardarlo perché racconta come nasce un’opera monumentale di terracotta realizzata dai bambini del quartiere di Catania.

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E poi, vi invito a votare il filmato seguendo procedura un po’ macchinosa descritta di seguito. Grazie :-)

PROCEDIMENTO PER POTER VOTARE IL CORTOMETRAGGIO “LA PORTA DELLA BELLEZZA”:

Aprite la pagina: www.242movietv.com
Cliccate su CREA NUOVO PROFILO, nella parte destra della pagina all’interno del riquadro LOGIN UTENTE
Cliccate sul link ATTIVA IL TUO PROFILO SPETTATORE
Inserite un NOME, che servirà per accedere al sito ed un INDIRIZZO EMAIL e cliccate sul pulsante CREA NUOVO PROFILO.
Il sistema invierà un’email all’indirizzo di posta indicato al punto 4) . Nell’email che riceverete troverete scritto:
Grazie per esserti registrato su 242 Movie TV. Dovresti ora effettuare
l’accesso su http://www.242movietv.com/user usando i seguenti nome utente e
password:

nome utente: **************
password: **********

Puoi autenticarti facendo clic su questo link
Questa autenticazione è valida una volta sola, non funzionerà più dopo che
verrà utilizzata

Ritornate all’indirizzo www.242movietv.com/ ed all’interno del riquadro LOGIN UTENTE inserite il Nome che avete scelto al punto 4) e la password provvisoria che vi hanno indicato nell’email al punto 5) ed infine cliccate su ACCEDI
Nel riquadro BENVENUTO “TUO NOME” cliccate su PROFILO UTENTE
All’interno della pagina PROFILO UTENTE cliccate su MODIFICA
Inserite una nuova password e riscrivete nuovamente la nuova password nel campo CONFERMA PASSWORD
Cliccate sul pulsante SALVA in fondo alla pagina per confermare l’inserimento della nuova password
All’interno della sezione MODIFICA, cliccate sul pulsante MODIFICA PROFILO
Inserite una piccola descrizione nel campo MI PRESENTO, inserite il NOME, COGNOME e la DATA DI NASCITA e cliccate sul pulsante SALVA in fondo alla pagina. A questo punto l’account sarà finalmente attivato.
Cliccate sul pulsante di colore rosso CORTOMETRAGGIO e nel sottomenù che si aprirà selezionate la voce 242ShortFilmFestival
Cercate il cortometraggio LA PORTA DELLA BELLEZZA e cliccate sopra al riquadro per far partire il video.
Guarda il video.
Alla fine della visione cliccate sul banner 242ShortFilmFestival presente sotto il video.
Inserite un segno di spunta all’interno del riquadro del film LA PORTA DELLA BELLEZZA e cliccate su VOTA
Tornando nella pagina del film http://www.242movietv.com/video/la-porta-della-bellezza
Sotto al banner che avete usato per esprimere il voto, sono presenti 5 stelle. Passandoci sopra con il mouse potete colorarle tutte e cinque le stelle cliccandovi sopra.

Bettino Craxi, santo subito

In questi giorni è in corso un processo di assoluzione di Bettino Craxi con tanto di pellegrinaggi e commemorazioni sulla tomba ad Hammamet. Ieri sera, a Speciale Tg1 sia Claudio Martelli che Maurizio Sacconi hanno esordito enunciando che Craxi deve essere considerato un perseguitato politico ospitato da un paese amico. Ieri sera, commentavo la trasmissione su FriendFeed così:

@salvio. Anche io non tirerei monetine a nessuno, però non credo che vi sia stata alcuna persecuzione nei confronti di Craxi. Non si può ammettere di aver sistematicamente violato la legge e poi gridare alla persecuzione giudiziaria se la magistratura ti porta in processo e ti chiede di assumerti le tue responsabilità. La fuga di Craxi, tra le altre cose, ha determinato l’impossibilità di avere un partito socialista liberale in Italia: se Craxi avesse voluto trarre le conseguenze dal suo discorso alla Camera, avrebbe dovuto accettare di farsi processare. Questo avrebbe dimostrato senso dello Stato; la latitanza invece ha mostrato un uomo molto più piccolo della statura che gli si vuole attribuire. – Nicola Mattina da fftogo

Il giudizio su un uomo politico non può prescindere dal giudizio sulla sua etica, sulla sua capacità di discernere ciò che le regole dello Stato consento di fare e ciò che invece impediscono. Pur non volendo sminuire i meriti dell’uomo, si deve riconoscere che i demeriti sono enormi e invocare il fatto che vi fosse (e tuttora vi è) un sistema di uomini politici che hanno in spregio le regole che essi stesso stabiliscono e un’aggravante, non certo un’attenuante. Su questo tema, si legga anche Alessandro Gilioli.

Tecnologie per la persuasione

Mi sono occupato per la prima volta di tecnologie per la persuasione nel 2003 quando ho fatto un viaggio estivo di studio a Palo Alto e ho avuto modo di incontrare e chiacchierare con BJ Fogg. Tornato in Italia, la captologia (ossia la disciplina che studia come cambiare l’opinione e i comportamenti delle persone) è stata oggetto di un alcune lezioni che ho tenuto allo Ied di Roma e all’Accademia di Comunicazione di Milano. Di seguito, ripropongo le slide che ho usato in quell’occasione e che sintetizzano l’argomento (gli argomenti sono attuali, ma molti degli esempi sono obsoleti):

Per approfondire l’argomento, vi consiglio innanzitutto di leggere il libro Tecnologia della persuasione. Un’introduzione alla captologia, la disciplina che studia l’uso dei computer per influenzare idee e comportamenti, guardare questa conferenza tenuta da BJ Fogg a Meet the Media Guru e consultare il sito del Persuasive Technology Lab di Stanford.

Zoro: “Vabbe’ Radicali vor di’ tutto e gnente”

Bella sintesi di Diego sulla patetica figura che il partito democratico sta facendo con la scelta dei candidati alle regionali.

Al telefono con Bersani, dice:

Gigi…
Bonino…
no dico Emma Bonino…
s’è candidata, accanna tutto…
hai vinto a lotteria, manco avevi comprato er bijetto, te possino…
quanno uno dice c’ha culo c’ha culo…

E’ radicale? E perché? Rutelli non era radicale? Giggi, semo stati tutti radicali na’a vita pe’ ‘na vorta…
Radicali vor di’ tutto e nun vor di’ gnente…
poi esse’ Capezzone, poi esse Taradash, poi esse…
‘mazza, effettivamente…
vabbe’ mo’ nun sta’ a guarda’…

Da guardare senza farsi sopraffare dalla tristezza!

Il valore del web: il mio intervento [video]

Il 27 novembre scorso ho avuto il piacere di essere ospite a Gorizia per un convegno dal titolo Il Valore del Web per competere alla pari organizzato da Moovents in collaborazione con la Consigliera di Parità e la Provincia di Gorizia. Il convegno si proponeva di offrire

una moderna chiave di lettura dello strumento democratico per eccellenza – il Web – proprio nel senso letterario dei termini “Pari Opportunità”, e prendere in esame la comunicazione ed i vari strumenti a disposizione, dimostrando concretamente le esperienze e le strategie utili necessarie per essere competitivi sul mercato in questo nuovo scenario in cui la comunicazione diventa il fattore distintivo.

Di seguito trovate il video del mio intervento, dove parlo di mercato dell’attenzione, umanità accresciuta, spazi digitali, Facebook, luoghi digitali, architetture degli spazi digitali, real time web. Tutto in 18 minuti scarsi ;-)

Vi consiglio anche di dare un’occhiata agli altri interventi che sono disponibili a questo indirizzo: http://www.moovents.com/valoreweb/listavideo.php. Tra questi segnalo in particolare quello di Renata Kodilja dell’Università di Udine che propone un’efficace panoramica della reputazione in rete: Web reputation: il valore delle relazioni e della reputazione in rete.

Intergruppo parlamentare 2.0: avviamo un dibattito?

Durante le vacanze, ho avuto modo di riflettere sulla questione dell’intergruppo parlamentare 2.0 (vedi i due post che ho dedicato all’iniziativa prima di Natale: uno e due). Riprendo il discorso, proponendo due tracce di discussione.

Trasparenza
In termini generali, mi sembra opportuno che l’intergruppo si faccia promotore di un progetto di trasparenza attorno ai temi della governance della Rete. Mi sembra un vero e proprio prerequisito per procedere oltre nella discussione. Penso, per esempio, alla creazione di un wiki dove vengano raccolte e sintetizzate le posizioni dei vari attori in merito ai principali temi che impattano la Rete e dove sia possibile fare un confronto tra
intenzioni e fatti. Questa attività di censimento potrebbe essere sicuramente svolta da un’università e da un consorzio di università.

Ambito di riferimento
E’ necessario circoscrivere il campo di azione dell’intergruppo parlamentare perché oggi è troppo vago (così come le posizioni di Google, giacché dichiarare che ciò che è bene per gli utenti della Rete è bene per l’azienda di Mountain View si presta a troppe interpretazioni differenti).
Si tratta di un drappello di parlamentari che conosce la materia ed è in grado di esprimere posizioni consapevoli su determinati argomenti spiegando ai propri colleghi i vantaggi e gli svantaggi di certe posizioni? Elabora anche delle policy e se ne fa promotore in ambito legislativo? In questo secondo caso, qual è il metodo che viene adottato?
Io credo che, in prima battuta, sia necessario fare evangelizzazione e che quindi l’intergruppo dovrebbe farsi innanzitutto promotore di vere e proprie iniziative di formazione. Probabilmente, con un po’ di ambizione, si potrebbe pensare di non limitarsi ai soli parlamentari, ma cercare di coinvolgere anche politici nella amministrazioni locali.

Per il momento mi fermo qui, perché non voglio mettere troppa carne sul fuoco. Quello che vorrei fare adesso è raccogliere opinioni con l’obiettivo di redigere una lettera aperta ai parlamentari italiani. Commentate pure questo post :-)

Native digitali: questione di genere?

In occasione dell’xmascamp, ospitato da Telecom Italia e dalla Fondazione RomaEuropa all’Opificio, Flavia Marzano ha parlato del suo progetto che intende far emergere le native digitali.

Il discorso mi sembra interessante, soprattutto perché sono curioso di capire se con le generazioni nate a partire dagli anni Ottanta sia ancora percepita una questione di genere in termini di minori possibilità offerte dalla società alle donne rispetto agli uomini. Voi che ne pensate?

Il dono della lettura

robert_louis_stevenson_portrait_by_girolamo_nerliGirovagando tra gli scaffali di una libreria, mi è capitato tra le mani un libretto di Robert Louis Stevenson intitolato L’arte della scrittura ed edito da Mattioli 1885. Si tratta di una raccolta di 5 articoli sull’esperienza dello scrivere e sul rapporto tra scrittore e artefatti letterari. Ne riporto un brano sul quello che l’autore chiama il dono della lettura:

Il dono della lettura, come l’ho chiamato prima, non è cosa comune né viene sempre compreso nel modo giusto. Consiste, in primo luogo, in un grandissimo attributo dell’intelletto – una sorta di grazia libera, lo definirei – grazie alla quale un uomo si rende conto di non avere mai ragione fino in fondo e che le persone le cui opinioni differiscono dalle sue non hanno mai del tutto torto. Può anche credere a dei dogmi, crederci appassionatamente, ma deve essere consapevole del fatto che gli altri magari ci credono in modo più distaccato o credono in dogmi diversi, oppure ancora non credono in alcun dogma. Ebbene, per chi possiede il dono della lettura tutto questo sarà alimento prezioso. Riuscirà a cogliere il rovescio di ogni affermazione e di ogni virtù. Non dovrà sostituire i suoi dogmi di conseguenza, ma potrà cambiare il modo in cui li legge e integrare e correggere le deduzioni che ne trae. La verità umana, che al fondo è sempre una bugia, nasconde alla vista una porzione di vita più vasta di quella che rivela. Sono gli uomini che detengono un’altra verità o, come a volte crediamo, una pericolosa bugia, a poter ampliare il nostro ristretto bagaglio di nozioni e destare le nostre coscienze assopite. Sono le cose che ci appaiono radicalmente nuove, o spudoratamente false, o molto pericolose, a mettere davvero alla prova il lettore. Se egli si sforza di capirne il senso, di capire le verità che ne stanno a fondamento, allora ha il dono, e che sia lasciato libero di leggere. Se viene semplicemente ferito, o offeso, oppure si mette a inveire contro la follia dell’autore, farebbe meglio a darsi ai quotidiani, perché non sarà mai un vero lettore.
E a questo punto, per illustrare la mia tesi in modo più adeguato ed efficace dopo aver espresso la mia parziale verità devo necessariamente passare a illustrare la verità contraria. Perché, dopotutto, non siamo che recipienti dal contenuto molto limitato. Non tutti gli uomini possono leggere tutti i libri; è solo tra le pagine di pochi libri scelti che un uomo può riuscire a trovare il nutrimento adatto a lui e gli insegnamenti più adeguati sono quelli più gradevoli al palato e che si rendono più digeribili alla mente. Uno scrittore lo impara velocemente e questa scoperta diventa il suo principale sostegno: procede dunque senza paura, promulgando le sue leggi, e in fondo al cuore sa quanto sia facile dimostrare che la maggior parte delle cose che dice sono false, che molte sono di natura ibrida e che alcune possono ferire, mentre solo pochissime sono davvero di rendere un servizio; ma sa anche che quando le sue parole finiscono di un vero lettore, verranno soppesate e vagliate, e assimilate solo nella misura e negli aspetti che davvero gli si addicono; quando invece finiscono nelle mani di qualcuno che non sa leggere con intelligenza, restano come mute e inarticolate, rivolte a orecchie sorde per sentire ed è come se al loro segreto non fosse mai stata data voce.

Appunti sull’evoluzione delle conferenze

Negli ultimi anni, c’è stata una notevole evoluzione nel settore degli eventi. Condivido qualche appunto, anche prendendo spunto da questa interessante conversazione su Friendfeed.

Format
Soprattutto in ambito tecnologico sono emersi veri e propri format di evento come i Barcamp e gli Ignite. I primi funzionano quando aggregano una comunità omogenea di persone che si scambia esperienze e conoscenza di processo (quella che non è possibile codificare in libri per la velocità con cui evolve). I secondi, invece, puntano a far incontrare un gruppo eterogeneo di persone lanciando sul tavolo una serie di spunti di discussione che “accendano” le relazioni tra i partecipanti.
Il ruolo del format è rendere replicabile la manifestazione e fornire una cornice organizzativa semplice che permetta anche a non professionisti di realizzare un evento in modo soddisfacente.

Microeventi
I microeventi (aperitivi, incontri di networking) stanno assumendo sempre maggiore importanza. Si tratta di manifestazioni che possono essere organizzate con poco sforzo, ma con continuità, e sono utili soprattutto per tenere vive le relazioni in una comunità eterogenea di persone accomunate da un obiettivo. In Italia è il caso delle tante manifestazioni organizzate dai Club In, mentre in Europa si possono citare gli Open Coffe londinesi dedicati a chi vuole creare nuove aziende.
Queste manifestazioni vengono spesso snobbate dagli sponsor che le considerano troppo piccole. Dal mio punto di vista è un errore, perché tali incontri, in realtà, permettono di stabilire relazioni molto calde con persone che generalmente sono opinion leader nel proprio settore.

Estensione del brand
Alcuni eventi stanno estendendo il proprio brand adottando una strategia di crowdsourcing. E’ il caso, per esempio, di Ted che ha inaugurato un programma di eventi locali, offrendo agli organizzatori la possibilità di usare il marchio e il format. Il risultato è stato ovviamente straordinario, tanto che da marzo 2009 ad aprile 2010 si sono svolti e sono in programma oltre 350 appuntamenti in tutto il mondo (in Italia se ne è tenuto uno a Como a novembre).
Sulla stessa scia si sta muovendo il Lift (altra quotatissima conferenza internazionale) con il programma Lift@Home. In entrambi i casi, l’idea di fondo è che una conferenza non è solamente un evento, ma l’occasione di aggregare una comunità di persone che condividono un interesse.

Livestreaming
Il costo per videoregistrare un evento ed eventualmente trasmetterlo in streaming si è drasticamente abbassato e quindi, oggi, ci sono moltissime occasioni di guardare i talk senza dover necessariamente essere presenti alla manifestazione. Spesso, ci si preoccupa di organizzare anche la diretta grazie all’utilizzo di piattaforme come Livestream o Ustream. L’effetto è duplice perché si amplia la platea nello spazio e nel tempo; gli eventi, infatti, sono per definizione locali e spesso attirano una platea in una zona geografica circoscritta. Con lo streaming, spesso e volentieri, le persone che seguono online superano di gran lunga i partecipanti convenuti nella sede del congresso.
In Italia, Dolmedia ha creato un vero e proprio business curando con grande successo le web tv di manifestazioni anche molto complesse come il Festival del Giornalismo di Perugia.

Backchannel
Soprattutto durante le conferenze tecniche e i barcamp, i partecipanti non si limitano ad ascoltare ma usano il proprio computer per documentare e commentare la propria esperienza. In questi contesti, infatti, è piuttosto comune che il luogo sia attrezzato con una rete wi-fi e con prese per ricaricare i computer.
Questa pratica è stata definita backchannel e sta assumendo molte forme diverse. Si è partiti con le chat e il live blogging (interessanti a questo proposito i suggerimenti pubblicati da Bruno Giussani per i conference blogger), ma adesso gli esperimenti sono quasi tutti incentrati sull’uso di Twitter e di Facebook. Con il primo si aggregano gli status che riportano uno stesso hashtag, mentre il secondo mette a disposizione un widget, usato per la prima volta durante la diretta del giuramento di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti.

Creare un collegamento tra sala e pubblico online
Assodato che sempre più eventi tenderanno a usare il livestream e il backchannel, la cosa più difficile da fare è creare un collegamento tra il pubblico in sala e quello che segue online. La questione non è banale, perché chi si è spostato per partecipare all’evento è ovviamente interessato a interagire con le altre persone in carne e ossa e ignora chi segue da remoto. Allo stesso tempo, chi è rimasto a casa si trova in una situazione tutto sommato atipica per una conferenza in quanto è un semplice videospettatore e – per esempio – subisce tutti i tempi morti e gli intervalli che invece vengono usati dalle persone per fare networking e conversare.
Questo suggerisce diverse ipotesi di lavoro. Per esempio, si potrebbe:
a) immaginare di trattare in modo completamente diverso le due audience abbandonando l’idea di farle interagire: d’altro canto le esperienze che stanno vivendo sono completamente differenti e tanto vale prenderne atto;
b) prevedere di “proiettare” dei contenuti per riempire le pause oppure immaginare delle attività da svolgere con chi segue l’evento online con lo scopo di intrattenerlo e non farlo fuggire dallo schermo;
c) pensare di costruire un’interazione tra chi era in sala e chi era davanti al monitor dopo l’evento, partendo dalla base dell’esperienza comune, ossia quella di aver fruito degli stessi contenuti.

Come sempre, le vostre osservazioni sono preziose e i vostri suggerimenti benvenuti :-)

I commenti al messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

Con il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, il Quirinale inaugura la presenza su YouTube all’indirizzo http://www.youtube.com/presidenzarepubblica e questa è sicuramente una buona notizia. Come era prevedibile, però, i commenti ai video sono stati disattivati. Altrettanto prevedibilmente, a qualcuno questa cosa non è andata giù. Il risultato è che la clip del discorso di fine anno è stata duplicata dall’utente blackoutotale e caricata nuovamente sulla stessa piattaforma per permettere ai cittadini di commentarla liberamente.

Mentre scrivo, i due segmenti hanno ricevuto oltre mille commenti (quasi totalmente di biasimo) e più di 500 voti per lo più negativi:

  • Prima parte: 971 commenti, 477 voti con una media di una stellina e mezza
  • Seconda parte: 123 commenti, 76 voti con una media di una stellina e mezza

Inoltre, poiché non è possibile disabilitare i voti, anche il video ufficiale è stato comunque votato 1166 volte con una media di una stellina e mezza.

Sorvolando sul contenuti del discorso, vale la pena proporre qualche riflessione. La prima, ovviamente, riguarda la decisione di non aprire i commenti. In questo contesto è stato un errore soprattutto perché la scelta è stata abbinata a un messaggio di benvenuto del presidente che dice: “Le nuove tecnologie non conoscono né barriere né frontiere. Ci incontreremo in questo spazio per costruire, insieme, occasioni di partecipazione alla vita democratica.” Va da se che la dichiarazione è in netta contraddizione con la scelta di non ospitare i commenti dei cittadini. Se si fosse stati più coraggiosi, probabilmente si sarebbero attirati i commenti positivi degli estimatori del presidente che pure ci sono: basta dare un’occhiata ai gruppi e alle pagine su Facebook che si complimentano con Napolitano. Senza considerare che sarebbe stato comunque possibile moderare i commenti eliminando quelli ingiuriosi (che sono comunque una minoranza, se contiamo solo quelli con parolacce).

La seconda considerazione riguarda la generale ignoranza sul processo legislativo di chi ha commentato. Una buona parte di essi, infatti, biasima Napolitano per aver firmato il lodo Alfano e altre leggi discutibili. Ahimè, il Presidente delle Repubblica promulga le leggi che sono approvate dal Parlamento: è vero che può rimandare indietro un provvedimento per una seconda lettura, ma se il Parlamento lo ripropone tal quale, la Costituzione prevede l’obbligo di promulgazione.

La terza considerazione si riferisce al fatto che ricorre con una certa frequenza il nome di Sandro Pertini. Ho contato almeno 50 occorrenze, il che significa che circa il 5% dei commentatori non è certo un nativo digitale visto che la presidenza di Pertini finì nel 1985. Insomma, smettiamola di dire che i social media sono solo affare di ragazzini con i brufoli.

Ciò detto, vale anche la pena di fare una proposta articolata in 3 punti:

  1. innanzitutto è opportuno aprire i commenti nel canale ufficiale del Quirinale su YouTube decidendo di moderarli ex post, ossia eliminando solo quelli ingiuriosi e che contengono parolacce. Se non si è disposti a ospitare i commenti, tanto vale lasciare i video sul sito ufficiale e utilizzare un player flash che si possa embeddare invece di un player Java.
  2. confezionare una serie di video didattici sullo stile di Common Craft per spiegare soprattutto ai giovani come funziona lo Stato italiano. E’ inutile illudersi che si faccia educazione civica nelle scuole, quindi meglio sopperire con l’e-learning fatto distribuendo contenuti su YouTube e Facebook.
  3. last but not least: da cittadino e contribuente dico che vorrei che il Quirinale spendesse dei soldi per fornirsi di un grafico degno di questo nome. Sia il sito istituzionale che il canale di YouTube sono di modesta fattura ed è veramente incredibile che ci sia ancora gente che usa un font embossed nel 2009 ;-)

Aggiungete pure i vostri commenti, grazie…

UPDATE: Roberto Scano su Friendfeed suggerisce anche che i video potrebbero essere sottotitolati per i non udenti. Sono d’accordo!

Giustizia, società verticale e società orizzontale

Riporto alcuni brani da Sulle regole di Gherardo Colombo, che spiega bene e in modo assai semplice alcuni concetti importanti legati alla giustizia e a come la valutazione tra giusto e ingiusto dipende in gran parte dalla nostra concezione dei rapporti sociali.

Perché, anche in buona fede, le persone possono attribuire al termine giustizia significati diversi, tra loro contrastanti o contraddittori? Perché questa parola può risultare ambigua?
Ciò dipende a mio parere, dal contenuto che essa esprime.
E questo contenuto, a sua volta, è conseguenza della diversità delle convinzioni profonde sul modo di intendere le relazioni umane. E’ frutto della differenza nella concezione del mondo, dire dell’approccio filosofico che ognuno, forse inconsciamente, ha in ordine al senso dell’esistenza, a proposito del genere umano, di come si crede che esso di sviluppi e progredisca, dell’ottimismo e del pessimismo con il quale lo si guarda, del valore che viene conseguentemente dato all’individuo.

Il primo modo di concepire la società è quello che Colombo chiama società verticale e di cui delinea l’idealtipo.

Una parte delle persone vede l’umanità soprattutto come specie animale, regolata dalle stesse leggi che presiedono allo sviluppo delle altre specie viventi… In questa prospettiva l’essere umano progredisce attraverso la selezione. I forti, i furbi, i potenti, gli “adeguati” sono selezionati “naturalmente”: ciò dà dignità alla loro persona, la rende meritevole di considerazione, la mette a fuoco come invidivuo…
Innumerevoli volte nel corso della storia la subordinazione e la discriminazione sono state giustificate accampando una pretesa inadeguatezza a essere collocati sullo stesso gradino degli altri: è il caso delle donne, degli schiavi, dei neri, degli appartenenti a determinate etnie…
Da questo punto di vista, la persona non è un fine, non va salvaguardata, può trasformarsi in strumento per la promozione dei più validi rappresentanti della specie destinati a loro volta a promuoverla ulteriormente e può (sarebbe a dire “deve”) essere eliminata quando non serve o reca danno. Ne deriva che la giustizia consiste nel promuovere e tutelare le gerarchie; nel dare dignità ai privilegi; nell’eliminare, anche fisicamente, chi è dannoso…
Questa organizzazione piramidale va di pari passo con l’opacità e la scarsa diffusione delle informazioni. Opacità e scarsa diffusione che da un lato servono per conservare la struttura gerarchica…; dall’altro funzionano da presupposto per scalare i gradini della gerarchia attraverso la gestione occulta delle notizie…
Salvo rare eccezioni, le società sono state organizzate secondo questo schema gerarchico fino all’altro-ieri della storia, quando la concezione opposta, quella di una società orizzontale, si è affacciata con forza non soltanto nell’ambito delle coscienze, ma anche in quello della disciplina delle relazioni umane.

La società orizzontale viene delineata, invece, nel modo seguente:

Esiste un modo di intendere la comunità che non si basa sulle gerarchie, ma sull’idea che l’umanità si promuova attraverso un percorso armonico in cui la collaborazione di ciascuno, secondo le proprie possibilità, contribuisce all’emancipazione dei singoli e al progredire della società nel suo insieme.
L’elemento fondante è l’esatto contrario di quello che porta alla sperequazione, alla separazione e all’esclusione. L’umanità non vive, non si emancipa, non progredisce attraverso la selezione, ma prestando attenzione a ogni suo componente. L’origine di questa idea sta nella convinzione che ogni persona è in sé apprezzabile, costituisce un valore, una dignità. Tale modo di intendere è a sua volta conseguenza del riconoscere nell’altro la stessa “natura” che ciascuno vede in se stesso…
Sotto un primo aspetto, muovendo dall’osservazione che, in diversa misura, tutti posso contribuire al progredire della società, risulta evidente che, a lungo andare, l’esclusione dei “diversi” non farebbe altro ritardare o addirittura impedire uno sviluppo armonioso della specie umana…
Sotto il secondo aspetto, osservando lo stato attuale dell’evoluzione, risulta evidente che il crescente aumento delle penalizzazioni (estrema indigenza di una parte consistente dell’umanità…; moltiplicazione degli armamenti…; progressiva erosione delle fonti energetiche e delle risorse ambientali…), che già colpiscono o sono in grado di colpire chiunque in un prossimo futuro, dipende proprio dall’applicazione del modello di sviluppo opposto…
L’uguaglianza di fronte alla legge non ha la conseguenza di far diventare le vite delle persone tutte uguali come delle fotocopie, costringendo a un’esistenza uniforme e ripetitiva. Garantendo il riconoscimento dei diritti fondamentali (in primo luogo quello alla vita) da una parte e dell’uguaglianza di fronte alla legge dall’altra, ciascuno resta artefice del proprio quotidiano, del proprio futuro e della propria emancipazione.
La società di tipo orizzontale è qualificata non da percorso che i suoi partecipanti si disegnano vivendo, ma dalla garanzia che tale percorso possa essere intrapreso da tutti in condizioni non discriminate, in cui ciascuno abbia a disposizione ogni strumento possibile…
Il modello orizzontale non tollera alcuna opacità nelle istituzioni: l’amministrazione non può non essere trasparente…
Nella società orizzontale, infatti, considerato il principio d’uguaglianza, ciascuno dei suoi partecipanti è titolare di una serie non indifferente di scelte, tra le quali figura anche la designazione di chi si assume il compito di amministrare la società. Per poter scegliere occorre conoscere le alternative; l’informazione quindi è indispensabile per l’esistenza stessa di questo tipo di società.

Infine alcune considerazione su come si presentano i due idealtipi:

Le caratteristiche dell’uno e dell’altro tipo di società possono, in qualche misura, mischiarsi tra loro…
Il mescolamento delle due concezioni della società e dei due modelli di organizzazione determina una gamma quasi infinita di diverse possibilità, il tipo di disciplina dei vivere comune, e di conseguenza il senso della parola “giustizia”.

Libera Rete in libero Stato

Purtroppo il 23 dicembre non ero a Roma e quindi non ho potuto partecipare alla manifestazione Libera Rete in libero Stato, durante la quale alcune centinaia di persone si sono radunate a piazza del Popolo per protestare contro qualsiasi misura restrittiva il Governo voglia imporre alla libertà di espressione che viene manifestata attraverso Internet. In questo video, interviste a Gianfranco Mascia, Enzo Di Frenna, Tania Passa, Guido Scorza, Alessandro Gilioli realizzate a margine dell’evento:


Online, anche le fotografie dell’evento e il servizio di Tg3. Su una cosa sola non sono d’accordo: non credo che il decreto Pisanu limiti l’uso della Rete: personalmente non ho mai avuto alcuna difficoltà a fornire un documento di identità o un altro strumento di identificazione (per esempio una carte di credito o il mio numero di cellulare) per accedere a una rete wi-fi.