Giustizia, società verticale e società orizzontale

Riporto alcuni brani da Sulle regole di Gherardo Colombo, che spiega bene e in modo assai semplice alcuni concetti importanti legati alla giustizia e a come la valutazione tra giusto e ingiusto dipende in gran parte dalla nostra concezione dei rapporti sociali.

Perché, anche in buona fede, le persone possono attribuire al termine giustizia significati diversi, tra loro contrastanti o contraddittori? Perché questa parola può risultare ambigua?
Ciò dipende a mio parere, dal contenuto che essa esprime.
E questo contenuto, a sua volta, è conseguenza della diversità delle convinzioni profonde sul modo di intendere le relazioni umane. E’ frutto della differenza nella concezione del mondo, dire dell’approccio filosofico che ognuno, forse inconsciamente, ha in ordine al senso dell’esistenza, a proposito del genere umano, di come si crede che esso di sviluppi e progredisca, dell’ottimismo e del pessimismo con il quale lo si guarda, del valore che viene conseguentemente dato all’individuo.

Il primo modo di concepire la società è quello che Colombo chiama società verticale e di cui delinea l’idealtipo.

Una parte delle persone vede l’umanità soprattutto come specie animale, regolata dalle stesse leggi che presiedono allo sviluppo delle altre specie viventi… In questa prospettiva l’essere umano progredisce attraverso la selezione. I forti, i furbi, i potenti, gli “adeguati” sono selezionati “naturalmente”: ciò dà dignità alla loro persona, la rende meritevole di considerazione, la mette a fuoco come invidivuo…
Innumerevoli volte nel corso della storia la subordinazione e la discriminazione sono state giustificate accampando una pretesa inadeguatezza a essere collocati sullo stesso gradino degli altri: è il caso delle donne, degli schiavi, dei neri, degli appartenenti a determinate etnie…
Da questo punto di vista, la persona non è un fine, non va salvaguardata, può trasformarsi in strumento per la promozione dei più validi rappresentanti della specie destinati a loro volta a promuoverla ulteriormente e può (sarebbe a dire “deve”) essere eliminata quando non serve o reca danno. Ne deriva che la giustizia consiste nel promuovere e tutelare le gerarchie; nel dare dignità ai privilegi; nell’eliminare, anche fisicamente, chi è dannoso…
Questa organizzazione piramidale va di pari passo con l’opacità e la scarsa diffusione delle informazioni. Opacità e scarsa diffusione che da un lato servono per conservare la struttura gerarchica…; dall’altro funzionano da presupposto per scalare i gradini della gerarchia attraverso la gestione occulta delle notizie…
Salvo rare eccezioni, le società sono state organizzate secondo questo schema gerarchico fino all’altro-ieri della storia, quando la concezione opposta, quella di una società orizzontale, si è affacciata con forza non soltanto nell’ambito delle coscienze, ma anche in quello della disciplina delle relazioni umane.

La società orizzontale viene delineata, invece, nel modo seguente:

Esiste un modo di intendere la comunità che non si basa sulle gerarchie, ma sull’idea che l’umanità si promuova attraverso un percorso armonico in cui la collaborazione di ciascuno, secondo le proprie possibilità, contribuisce all’emancipazione dei singoli e al progredire della società nel suo insieme.
L’elemento fondante è l’esatto contrario di quello che porta alla sperequazione, alla separazione e all’esclusione. L’umanità non vive, non si emancipa, non progredisce attraverso la selezione, ma prestando attenzione a ogni suo componente. L’origine di questa idea sta nella convinzione che ogni persona è in sé apprezzabile, costituisce un valore, una dignità. Tale modo di intendere è a sua volta conseguenza del riconoscere nell’altro la stessa “natura” che ciascuno vede in se stesso…
Sotto un primo aspetto, muovendo dall’osservazione che, in diversa misura, tutti posso contribuire al progredire della società, risulta evidente che, a lungo andare, l’esclusione dei “diversi” non farebbe altro ritardare o addirittura impedire uno sviluppo armonioso della specie umana…
Sotto il secondo aspetto, osservando lo stato attuale dell’evoluzione, risulta evidente che il crescente aumento delle penalizzazioni (estrema indigenza di una parte consistente dell’umanità…; moltiplicazione degli armamenti…; progressiva erosione delle fonti energetiche e delle risorse ambientali…), che già colpiscono o sono in grado di colpire chiunque in un prossimo futuro, dipende proprio dall’applicazione del modello di sviluppo opposto…
L’uguaglianza di fronte alla legge non ha la conseguenza di far diventare le vite delle persone tutte uguali come delle fotocopie, costringendo a un’esistenza uniforme e ripetitiva. Garantendo il riconoscimento dei diritti fondamentali (in primo luogo quello alla vita) da una parte e dell’uguaglianza di fronte alla legge dall’altra, ciascuno resta artefice del proprio quotidiano, del proprio futuro e della propria emancipazione.
La società di tipo orizzontale è qualificata non da percorso che i suoi partecipanti si disegnano vivendo, ma dalla garanzia che tale percorso possa essere intrapreso da tutti in condizioni non discriminate, in cui ciascuno abbia a disposizione ogni strumento possibile…
Il modello orizzontale non tollera alcuna opacità nelle istituzioni: l’amministrazione non può non essere trasparente…
Nella società orizzontale, infatti, considerato il principio d’uguaglianza, ciascuno dei suoi partecipanti è titolare di una serie non indifferente di scelte, tra le quali figura anche la designazione di chi si assume il compito di amministrare la società. Per poter scegliere occorre conoscere le alternative; l’informazione quindi è indispensabile per l’esistenza stessa di questo tipo di società.

Infine alcune considerazione su come si presentano i due idealtipi:

Le caratteristiche dell’uno e dell’altro tipo di società possono, in qualche misura, mischiarsi tra loro…
Il mescolamento delle due concezioni della società e dei due modelli di organizzazione determina una gamma quasi infinita di diverse possibilità, il tipo di disciplina dei vivere comune, e di conseguenza il senso della parola “giustizia”.

By Nicola Mattina