Archivio mensile:marzo 2010

Startup Cloud: 122 progetti e i badge

L’archivio di Startup Cloud continua a crescere in quantità e qualità: siamo arrivati a 122 progetti censiti e le schede che abbiamo inserito sono sempre più ricche di informazioni e di storie. Il nostro obiettivo è completare il censimento entro la fine di aprile, per poi passare all’analisi dei dati che abbiamo raccolto.

Oggi abbiamo pubblicato anche due badge che le aziende possono aggiungere sul proprio sito per segnalare che stanno alimentando una scheda nel wiki:

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Se volete prelevare i badge e inserirli nel vostro blog, li trovate in questa pagina.

Ignite @ Antù. Roma, 8 aprile 2010

Siamo arrivati già a 16 interventi prenotati: Giorgio Marandola, Valentina Laganà, Nicola Greco, Alberto Mucignat, Massimo Scognamiglio, Livia Iacolare, Michel Martone, Roberto Galoppini, Antonio Amendola, Valentina Cinelli, Mara Marzocchi, Lorenzo Setale, Simone Carletti e Francesco Improta, Rossella Di Bidino e il sottoscritto si cimenteranno in una presentazione di cinque minuti con il supporto di 20 slide che scorrono automaticamente ogni 15 secondi. C’ posto ancora per qualche presentazione, quindi non siate timidi: prenotatevi sul sito :-)

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Ci sono inoltre un paio di novità: a partire dall’8 aprile abbiamo deciso di coinvolgere un’associazione nell’organizzazione della serata. I primi che hanno aderito sono i business networker di Roma In, il social network per professionisti che aderisce ai Club In.

La seconda novità è che, per Roma, abbiamo deciso un calendario fino alla fine dell’anno. Stiamo cercando una sede estiva all’aperto, ma le date saranno:

  • Giovedì, 6 maggio
  • Giovedì, 10 giugno
  • Giovedì, 8 luglio
  • Giovedì, 16 settembre
  • Giovedì 7 ottobre
  • Giovedì, 11 novembre
  • Giovedì, 15 dicembre

La politica pulita

Gilioli parla oggi di anti-berlusconismo e lo descrive così:

“Antiberlusconismo” in realtà vuol dire semplicemente rifiuto etico e morale per un certo modo di fare politica: quello della commistione violenta con l’affarismo, dell’assoluta mancanza di rispetto delle regole, delle bugie da imbonitore, delle leggi ad personam, del dominio assoluto di uno solo che eleva a ministri le sue veline, della rappresentazione che maschera la realtà e così via.

C’è un errore di fondo in questo ragionamento: non c’è bisogno di essere anti-Berlusconi per aspirare a una politica che rispetti e faccia rispettare le regole, che non menta ai propri elettori e via dicendo. La politica pulita non è questione di sbandierare una superiorità etica e morale: deve essere questione di normalità.

Il partito democratico perde ancora una volta per due motivi. Il primo è che non è in grado di esibire un politica pulita, ma pretende di ergersi a giudice delle azioni degli altri, millantando una diversità che nei fatti non c’è. Il secondo è che non è in grado neanche di mettere insieme un racconto, un’epica alternativa a quella del condottiero Berlusconi.

La politica pulita è una faccenda faticosa: richiede trasparenza di comportamenti, la rinuncia alle convenienze personali, l’abbandono delle scorciatoie, l’adozione del merito, la premiazione delle competenze. Sono tutte cose che costano fatica e che mostrano i propri frutti nel lungo periodo.

Tuttavia, è solo una politica pulita non solo nelle intenzioni, ma soprattutto nella prassi, che può far guadagnare la fiducia dei cittadini e che permetterà alla sinistra italiana di costruire un’epica alternativa. E’ un percorso che si può fare soprattutto se si considera che abbiamo di fronte tre anni, durante i quali – invece di andare al rimorchio della comunicazione del cavaliere – il partito democratico potrebbe finalmente decidere di cambiare marcia dettando una sua agenda e lavorando soprattutto a livello locale, dove il contatto con i cittadini si gioca sulle cose pratiche e non su questioni che la gente fa difficoltà a capire come le riforme istituzionali.

Regionali Lazio: dichiarazione di voto

Domenica e lunedì si vota per le regionali del Lazio. Come di consueto faccio la mia dichiarazione pubblica di voto.

Come probabilmente avrete già capito che, per quanto riguarda la presidenza della Regione, la mia preferenza va a Emma Bonino. Il motivo è molto semplice. La maggior parte delle spese di una regione riguarda la sanità e c’è un solo modo – a mio avviso – per innescare un processo che porti un miglioramento dell’efficienza e una riduzione degli sprechi: la trasparenza. E’ solo grazie alla trasparenza, infatti, che è possibile portare a galla i comportamenti devianti neutralizzandoli. Le inchieste giornalistiche alla Report non potranno mai far emergere tutte le magagne e neanche i controlli istituzionali che nella maggior parte dei casi sono solo di forma. E’ necessario un controllo diffuso da parte dei cittadini e questo potrà avvenire solo nel momento in cui tutti i dati verranno messi online in formati aperti.
Emma Bonino ha la capacità e la determinazione di far accadere questo cambiamento e già questo basta. Ma Emma ha anche dimostrato con la sua storia di essere una persona corretta, trasparente e di solidissimi principi istituzionali.

Renata Polverini, dall’altra parte, è una candidata debole sia per storia personale che per coalizione politica. Segretario di un sindacato assai poco rappresentativo, ha acquisito popolarità solo grazie alle “ospitate” nei dibattiti di approfondimento politico, che l’hanno proposta come alternativa sindacale di destra in contrapposizione ai tre sindacati maggiori. La coalizione è orfana della lista del Pdl nella provincia di Roma, il che significa che dopo le elezioni si scatenerà una guerra tra partitini per l’arrembaggio a poltrone e poltroncine. In questo situazione, sarà gioco facile per i baroni della sanità continuare a fare il bello e il cattivo tempo.

Poiché posso esprimere una preferenza, sulla scheda scriverò il nome di Cristiana Alicata. Giovane, brava, preparata che dice: «Mi candido perché noi giovani non possiamo parlare di rinnovamento e aspettare di essere cooptati. Perché dobbiamo smettere di sentirci inadeguati perché i grandi sono lì da più tempo e quindi ne sanno più di noi.» E poi… grande utilizzatrice di Facebook :-)

In definitiva la scheda elettorale sarà questa:

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Raiperunanotte e la distribuzione dei contenuti televisivi

Mi sembra che Raiperunanotte segni un passaggio importante nelle dinamiche di distribuzione degli eventi raccontati dalla televisione, perché mostra che è possibile confezionare un evento importante e utilizzare un gran numero di canali per distribuirlo: molte piccole televisioni locali, il satellite, il web, le piazze.
Se guardiamo a questa esperienza dalla parte di chi produce l’evento, aumenta la sua capacità di contrattazione nei confronti di chi gestisce l’infrastruttura di distribuzione: se si è sufficientemente forti come Santoro forse si può fare anche a meno della Rai e si può fare syndacation dei proprio contenuto con tanti piccoli editori che, immagino, sarebbero ben felici di accogliere una trasmissione come Annozero nel proprio palinsesto.
Se, invece, assumiamo il punto di vista dello spettatore, occorre notare che, cambiando le dinamiche di distribuzione, cambia anche l’esperienza. Normalmente, quando immaginiamo l’audience televisiva, pensiamo alla famigliola seduta sul divano che si sorbisce in silenzio lo spettacolo. Un’immagine molto diversa da quella che ci evoca la considerazione dei diversi canali utilizzati da Raiperunanotte ieri sera. Alla modalità “couch potato“, infatti, si aggiungono tante comunità che guardano, interagiscono e partecipano. Basta pensare al numero enorme di tweet che sono stati prodotti nel giro di poche ore per commentare la trasmissione: sarebbe stato bello se Santoro & Co. avessero pensato di raccogliere queste informazioni portandole in trasmissione, anche solo come infografica.

Su questo argomento vedi anche:
Giovanni Boccia Artieri, Rai per una notte: era o non era TV?

StartupCloud: 108 startup censite!

In meno di un mese di lavoro, Startup Cloud ha censito 108 startup nel settore dei social media e del web 2.0, anche grazie al contributo degli stessi imprenditori che hanno aderito all’iniziativa arricchendo la scheda del proprio progetto con dettagli che altrimenti sarebbe impossibile reperire.

Abbiamo classificato le schede in base alla loro completezza assegnando da 0 (abbozzo senza informazioni) a 5 stelle (scheda completa) e il grafico seguente mostra la situazione:

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Seguendo i suggerimenti di chi ci ha scritto, abbiamo anche aggiunto una breve descrizione nell’elenco delle startup per agevolare l’analisi della lista:

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Adesso, vogliamo diventare esaustivi: siamo alla ricerca delle altre iniziative e stiamo scandagliando il web compulsivamente. Ci date una mano? Segnalate le startup nei commenti a questo post. Grazie :-)

Shoot 4 Change

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Shoot 4 Change è una «piattaforma di iniziative organizzata da fotografi (professionisti ed amatori), designer, artisti e altri sognatori che pensato che il cambiamento può avvenire un po’ alla volta».

Il progetto organizza delle campagne fotografiche per documentare realtà che spesso sono dimenticate o taciute dai media mainstream: le immagini raccontano spesso molto di più un lungo articolo. Per esempio, Antonio Amendola ha realizzato tre servizi per l’associazione Liberi Nantes, che organizza una squadra di calcio di rifugiati politici a Roma:

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Il 23 marzo è partito un contest legato all’iniziativa Internet for Peace di Wired: «Dimostrate che Internet è uno strumento di pace e che si può cambiare il mondo anche con un click!»
Il concorso Shoot 4 Peace dura fino al 30 giugno e trovate maggiore in formazioni nel sito: partecipate ;-)

Emma Bonino lancia Open Camera: tutte le le spese della Camera in formato Xml

Ieri, Emma Bonino ha presentato l’iniziativa Open Camera, ossia l’elenco delle spese, delle collaborazioni, delle consulenze e dei contratti di fornitura di Montecitorio relativi al 2010. I radicali sono riusciti ad avere la documentazione solo dopo lo sciopero della fame di Rita Bernardini e grazie alla collaborazione di Gianfranco Fini.
I dati sono stati consegnati in forma cartacea, ma i Radicali li hanno digitalizzati e messi a disposizione in formato aperto. Quindi il file si può scaricare in formato XML e CSV, elaborarlo e mixarlo con altri dati.

Emma Bonino è una fan degli open data e li cita esplicitamente nel programma elettorale delle regionali quando si parla di trasparenza. Ne riporto un brano che condivido totalmente:

Per aumentare la responsabilità del governo, promuovere una partecipazione informata dei cittadini e creare nuove opportunità economiche, sotto la presidenza di Emma Bonino, ogni agenzia dell’amministrazione regionale sarà obbligata a rendere disponibili su internet tutti i dati pubblici in suo possesso in formato aperto, a partire dalla creazione di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati.
Questi dati sono infatti raccolti a spese del pubblico e riguardano attività finanziate con le tasse, ma sono stati finora inaccessibili al comune cittadino.
Esempi di dati pubblici sono: i rimborsi delle spese dei consiglieri regionali, i beneficiari di contratti pubblici, i dati sull’inquinamento ambientale, le liste di attesa per gli asili comunali, gli stipendi e i curricula dei funzionari pubblici, dei dirigenti sanitari, i bilanci, i contratti con privati per la fornitura di servizi.
[...]
Secondo questo principio, che la Regione Lazio farà proprio, tutti i dati in possesso dell’amministrazione regionale saranno da intendersi come “pubblici”, eccetto quando dimostrate ragioni di riservatezza o sicurezza saranno opposte alla loro pubblicazione. Tutti i dati pubblici saranno rilasciati in formato aperto, ovvero messi a disposizione dei cittadini su internet con queste caratteristiche:

  • Completi. Tutti i dati pubblici saranno resi disponibili. I dati pubblici sono tutti i dati eccetto quelli che sono soggetti e valide restrizioni di riservatezza e sicurezza;
  • Primari. I dati saranno raccolti alla fonte, con il massimo livello possibile di dettaglio, non in forme aggregate o modificate;
  • Tempestivi. I dati sono resi pubblici tanto velocemente quanto è necessario per preservarne il valore;
  • Accessibili. I dati saranno disponibili al più ampio numero di utenti per la più ampia varietà di scopi;
  • Leggibili dai computer. I dati saranno strutturati per consentire di essere processati in modo automatico;
  • Non discriminatori. I dati saranno disponibili a chiunque, senza necessità di registrazione;
  • Non proprietari. I dati saranno disponibili in un formato sul quale nessuna entità ha esclusivo controllo;
  • Liberi. L’uso e il riuso dei dati non dovrà essere soggetto ad alcuna restrizione derivante da copyright o brevetto.

Sono convinto che adottare una politica ispirata all’open government sia oggi l’unica strada per assicurare una maggiore efficienza e sostenibilità della pubblica amministrazione. A livello regionale, questo significa innanzitutto migliorare i servizi della sanità, che rappresentano la principale voce di spesa delle Regioni.

La situazione di partenza, ovviamente, è pessima, come mostra il rapporto di Cittadinanza Attiva che è uscito proprio oggi e che trovate qui: dossier di Cittadinanza Attiva.

Digital Caput Mundi: 25 marzo all’Opificio Telecom (Roma)

Giovedì 25 marzo 2010, alle ore 17,30, all’Opificio Telecom Italia (via dei Magazzini Generali 20, Roma) parteciperò a Digital Caput Mundi, un talk sulle diverse forme dell’evoluzione tecnologica in relazione a creatività e impresa innovativa, a cura del Cantiere di Urban Experience promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e in collaborazione con Capitale Digitale, il ciclo di incontri ideati da Telecom Italia, Fondazione RomaEuropa, Comune di Roma e Wired, per fare il punto sulla cultura digitale.

Vale la pena partecipare perché Urban Experience ha messo in cantiere una mappatura delle realtà che producono innovazione nella capitale a 360 gradi: luoghi, persone, aziende e via dicendo. Ci si può iscriversi nella pagina dell’evento su Facebook.

Subito dopo la manifestazione all’Opificio, potremo trasferirci tutti alla Pelanda per l’aperitivo digitale e la visita guidata alla mostra Digital Life, di cui tutti parlano benissimo (probabilmente, l’ingresso sarà gratuito per chi ha preso parte a Digital Caput Mundi, altrimenti sono solo 6 euro). Anche in questo, ci si può iscrivere su Facebook.

Ci vediamo giovedì: non mancate, soprattutto se avete dei progetti imprenditoriali legati ai social media e al web 2.0: sarà un’altra occasione per incontrare gente interessante con cui condividere le proprie esperienze :-)

Una manifestazione grottesca

Non c’era il milione di manifestanti sventolato da Verdini ieri a Roma per partecipare al corteo del Pdl. E quindi Gasparri dichiara che la Questura di Roma (noto covo di bolscevichi) è poco credibile quando dichiara che in piazza San Giovanni c’erano 150.000 persone. Il fatto è che in quella piazza un milione di persone non c’entrano fisicamente; ce ne staranno forse 300.000 e ieri la piazza non era affatto gremita, come mostra questa fotografia pubblicata da Alessandro Gilioli. A sinistra l’ultimo primo maggio e a destra la manifestazione di ieri mentre parlava Berlusconi.

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D’altro canto, è evidente che anche gli organizzatori temevano, visto che hanno delimitato in modo molto preciso un’area piuttosto piccola con le bandiere e gli stand. Chi organizza eventi sa perfettamente che le dimensioni della location sono determinanti per comunicare l’idea di successo. Per esempio, se il mio obiettivo è portare a un evento 100 persone, allora devo prendere un posto che ne contiene 80 così alla fine potrò dire: «accidenti, proprio non me l’aspettavo un successo del genere, altrimenti avremmo scelto una location più capiente».
Se, a Roma, si pensa di fare una manifestazione da un milione di persone non si va a Piazza San Giovanni, ma al Circo Massimo (vi ricordate lo scudetto della Roma?). Quando fecero la giornata mondiale della gioventù durante il Giubileo del 2000, andarono addirittura fuori Roma, perché era impossibile far arrivare dentro la città tutti quei pullman.

Perché è importante questo punto? Lo spiega bene Alessandro nel suo post:

Berlusconi conosce benissimo il meccanismo del bandwagoning, perché lo applica dai tempi in cui si faceva fare i sondaggi farlocchi da Gianni Pilo: fai credere di avere tanti consensi, e i tuoi consensi cresceranno davvero.
Ed è qui che il meccanismo va rotto. Spaccando la rappresentazione, facendo irrompere la realtà.
Perché, certo, in democrazia contano solo le urne. Ma è proprio per gonfiare le urne che ieri hanno gonfiato i numeri.

Ciò detto, ci sono tre cose che mi hanno colpito della manifestazione di ieri. La prima è che era evidente che tutto era costruito per la televisione con delle trovate anche interessanti: la grande bandiera che serviva a dare l’impressione che il corteo fosse lunghissimo; la regia da Festival bar con le telecamere che volavano sulla testa dei manifestanti per dare l’impressione che fossero tantissimi; la musica da trasmissione della domenica pomeriggio. In altre epoche, la manifestazione l’avrebbero fatta direttamente a Cinecittà ;-)

La seconda è questo striscione dove compare la foto di Paolo Borsellino. Diego Bianchi su Friendfeed dice che:

Era lo striscione d’apertura del corteo che veniva da Colli Albani. Ho notato subito il tarocco Borsellino e mi ci sono incagliato per parecchio tempo a fissarlo nel tentativo di capire il senso della cosa. Senso che v’assicuro, lì in strada, tra Bonino fotoritoccata da Marrazzo e slogan e cartelli contro i magistrati, non si capiva davvero. Per un momento ho pensato pure fosse un qualcosa contro il fratello. – diegobianchi

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Sinceramente lo trovo sconcertante, perché denota ignoranza e totale mancanza di senso civico. E’ noto a tutti (tranne a chi ha fatto lo striscione e lo ha portato alla manifestazione) che Borsellino fosse di destra e dovrebbe essere altrettanto noto a tutti (tranne a chi ha fatto lo striscione e lo ha portato alla manifestazione) che il giudice è stato ucciso dalla mafia perché era un servitore fedele dello Stato.

La terza cosa che mi ha colpito e con la quale si è raggiunto l’apice del grottesco è stato il momento liturgico della preghierina dei candidati governatori:

Su questa sono rimasto sinceramente senza parole.

Gli open data e il senso civico

Ieri ho avuto il piacere di essere ospite del Comune di Catania e di partecipare agli Stati generali organizzati dal sindaco Raffaele Stancanelli.

Il tema dell’incontro era Catania città innovativa (programma in formato pdf) e io ho portato un intervento sugli sugli open data e su come essi contribuiscano ad accrescere il senso civico. Di seguito lo slidecast con la presentazione e l’audio:

La pedofilia e la chiesa cattolica

Matteo Bordone propone alcune considerazioni condivisibili sulla strategia difensiva della chiesa cattolica di fronte ai ripetuti e diffusi casi di pedofilia che coinvolgono religiosi e che sbucano sempre con maggiore frequenza in tutto il mondo. In particolare, critica duramente l’dea per cui se è vero che la pedofilia esiste nella chiesa, è altrettanto vero che non riguarda solo la chiesa:

La pedofilia esiste nella società. È vero. Ma un singolo agisce autonomamente. Quando lavori per una istituzione che tradizionalmente si occupa dell’educazione dei bambini, sei depositario della fiducia dei genitori e dei bambini stessi. Tradire quella fiducia è più grave di quanto non lo sia abbordare autonomamente un bambino che torna da scuola. Perché nel secondo caso serve impegno, volontà attiva e innegabile: ci si espone per quello che si è. Quando te li portano i genitori nel pomeriggio, e tu sei lì che li aspetti per violentarli, il tuo gesto è il più grave, il più odioso (per chi subisce la violenza, per le famiglie, per la comunità).
La pedofilia esiste nella società. È vero. Ma è molto raro che chi la pratica sia considerato da molti una guida morale della società stessa. È raro che il pedofilo ponga limiti sul piacere di tutti e sulla libertà di ciascuno di fare quello che preferisce col proprio corpo e col proprio cuore (più diversi altri organi, arti, strutture, appendici e orifizi più o meno umidi). Per questo la pedofilia nella Chiesa è ancora peggio: perché i colpevoli sono moralizzatori per scelta, ma senza morale nei fatti.
[...]
Perché la pedofilia esiste nella società. È vero. È rara, a dirla tutta. Ma quando c’è, se non è in famiglia, è dalle parti dei preti.

Startup Cloud: le startup 2.0 italiane sulla mappa

Abbiamo posizionato le startup censite finora con il progetto StartupCloud su una Google Map per cominciare a capire come sono localizzate sul territorio italiano. Ovviamente non stupisce che le aree con la maggior concentrazione sono Roma e Milano, mentre la quasi totale assenza di progetti nel sud Italia ci sembra una nostra mancanza: evidentemente non abbiamo saputo individuare le iniziative.


Visualizza Startup Cloud in una mappa di dimensioni maggiori

Da notare anche le iniziative che hanno deciso di stabilire la sede legale fuori dall’Italia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Nestlè Killer

Ci sono due motivi per cui non comprerò più un Kit Kat e farò a meno di comprare altri prodotti della Nestlè: il primo è il fatto che Greenpeace sostiene che la multinazionale non è un’azienda socialmente responsabile (vedi la campagna) e io mi fido più degli ambientalisti che delle aziende; il secondo è che l’idea di mangiare olio di palma mi fa un po’ schifo!

UPDATE. Matteo Balocco segnala un articolo di Altreconomia.

L’internet delle cose (video)

Interessante questo video che spiega che cosa è l’internet of things o internet delle cose. Wikipedia la racconta così:

The idea is as simple as its application is difficult. If all cans, books, shoes or parts of cars are equipped with minuscule identifying devices, daily life on our planet will undergo a transformation. Things like running out of stock or wasted products will no longer exist as we will know exactly what is being consumed on the other side of the globe. Theft will be a thing of the past as we will know where a product is at all times. The same applies to parcels lost in the post.

Benvenuto a Startupper.biz

Negli ultimi giorni, il panorama delle iniziative che intendo supportare o raccontare l’ecosistema delle startup italiane si arricchisce di Startupper.biz, progetto ideato dal vulcanico Carmelo Cutuli, professionista di relazioni pubbliche specializzato nel settore.

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Cito dal comunicato stampa:

“In realtà le caratteristiche di chi lancia una startup – commenta Carmelo Cutuli – dal punto di vista strettamente tecnico, sono oggi così definite che possiamo finalmente parlare dello startupper come una figura professionale autonoma, intermedia tra quella dell’imprenditore e del manager ”.
“Allo startupper – spiega Cutuli – soprattutto nella primissima fase di avvio della nuova Impresa, caratterizzata da un controllo diretto dell’intero progetto, è infatti richiesto un mix di doti imprenditoriali e manageriali oltre che un’altissimo know-how tecnico specifico nel campo di attività della startup, a questo deve aggiungersi anche una solida attitudine comunicazionale e carismatica poiché dovrà relazionarsi direttamente con gli stakeholder, in special modo con i potenziali finanziatori che faranno crescere la sua startup oltre che ovviamente con i media per promuovere la propria idea imprenditoriale”.

Ignite@Antù: atto secondo

Il primo è andato bene: la gente si è divertita, ha mangiato, ha bevuto e ascoltato una ventina di interventi che andavano dai manga al reverse syndication. Quindi abbiamo deciso di rifarlo ;-)

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Giovedì, 8 aprile 2010
Ore 18:30 – 24:00
Antù
Via Libetta 15c , Roma

Se venite, iscrivetevi su Facebook. Se volete fare la vostra presentazione, mandate un’email a ignite@elastic.it.

Luca Sartoni sta montando i video dell’appuntamento di marzo. Nel frattempo, potete dare un’occhiata ai video delle precedenti edizioni a Milano e Ravenna. Oggi abbiamo pubblicato gli interventi di Paola Maneo e Sara Maternini. Enjoy!

Lawrence Lessig scrive a Paolo Romani

Oggi La Stampa ospita un editoriale di Lawrence Lessig, in cui l’inventore del Creative Commons risponde al viceministro Paolo Romani in merito all’omonimo decreto e gli spiega con maggiore dovizia di dettagli le sue raccomandazioni per la regolamentazione di Internet rispetto a tre aree critiche: copyright, fiducia e giornalismo. E speriamo che stavolta sia abbastanza chiaro!

Jose Molina, dal 23 marzo a Milano

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Jose Molina è un artista che mi piace molto per la forza delle sue immagini che sono sempre al confine tra il reale e l’immaginario e che mostrano una tecnica di grandissima qualità. Il 23 marzo inaugura una nuova mostra alla Fondazione Mudina: secondo me, da non perdere :-)

“Cosas Humanas”
di José Molina.
23 marzo – 9 aprile 2010

Dipinti, disegni e testi di José Molina.
Cornici scultoree di Pippo Basile.
A cura di Claudio Composti.

Inaugurazione 23 Marzo, ore 18:30
Fondazione Mudima
via Tadino, 26. 20124 Milano
tel: 02 29409633