Decreto salvaliste: il testo del decreto legge 5 marzo 2010, n. 29

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 17 febbraio 1968, n. 108;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di consentire il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010 tramite interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, e dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, assicurando il favor electionis secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48
della Costituzione;
Ritenuto che tale interpretazione autentica e’ finalizzata a favorire la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla volonta’ del cittadino elettore, per rendere effettivo l’esercizio del diritto politico di elettorato attivo e passivo, nel rispetto costituzionalmente dovuto per il favore nei confronti della espressione della volonta’ popolare;
Ravvisata l’esigenza di assicurare l’esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati a garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 marzo 2010;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro dell’interno;

Emana
il seguente decreto-legge:

Art. 1
Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108

1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.
2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata.
3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo’ essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e’ ammesso ricorso all’Ufficio centrale regionale, che puo’ essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo.
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 2
Norma di coordinamento del procedimento elettorale

1. Limitatamente alle consultazioni per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature ammesse deve avvenire, a cura dei sindaci, non oltre il sesto giorno antecedente la data della votazione.

Art. 3
Entratra in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 5 marzo 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Maroni, Ministro dell’interno

Visto, il Guardasigilli: Alfano

52 comments: On Decreto salvaliste: il testo del decreto legge 5 marzo 2010, n. 29

  • il 28 o 29 marzo mi presenterò agli uffici elettorali entro l’orario di apertura, farò registrare la mia presenza, poi uscirò a …mangiare. Tornerò oltre l’orario di chiusura dei seggi: potrò certamente espletare il mio diritto-dovere di elettore

  • Pingback:   Decreto Salvaliste: io mi astengo ()

  • la sinistra italiana becera arrogante ed ignorante ( vedi l’analfabeta Di Pietro) appartiene al mondo degli interisti : come questi ultimi avrebbe voluto vincere a tavolino!!! in galera il farneticante Tonino per le offese al nostro Presidente della Repubblica,ha perso la testa : aveva detto di voler vincere sul campo!! Parolaio!!!!!

    • Il pappy o forse papi dovrebbe capire che in un paese democratico(ammesso che l’italia ancora lo sia) esiste il rispetto delle regole.Se tali regole, accettate da tutti, vengono cambiate per favorire qualcuno, la democrazia viene meno e viene meno soprattutto l’autorità del Presidente che ha principalmente il compito di essere garante di tale democrazia.
      Vergogna.

      • prebensindaco

        marco, vai a farti un giretto in Cina, a Cuba, in Nicaragua ed in Corea del Nord e poi riparliamo del fatto che l’Italia sia o meno un Paese democratico. Ok?

        • Non c’è bisogno di spendere soldi per il viaggio. Entro quest’anno li raggiungiamo.

        • Mi permetto di ricordarti che sono proprio questi gli stati dove chi governa modifca le leggi a secondo della loro convenienza.
          A chi sostiene che si tratta solo di interpretazione autentica e non modifica di legge dico che dal 1946 non ce n’è stato bisogno. Chissà perchè ?
          Mentre in merito alla “singolare” definizione di scadenza del termine mi chiedo, se io entro nel tribunale alle 10.00senza nessun documento e mi faccio fotografare, poi posso tornare quando voglio ?
          Tuttavia, dopo tuto questo, se gli elettori accetteranno questi comportamenti significa che è quello che ci simerita.

    • agonia democratica

      La sinistra sarà anche becera ed arrogante, di pietro analfabeta ma tu pappy sei proprio un gran bel pirla! Cosa significa vincere a tavolino? Diciamo piuttosto che la sinistra una volta tanto chiede solo quello che è dovuto in un paese democratico, e cioè il rispetto della legge! Ma mi rendo conto che per voi berlusconiani la legge e così la costituzione altro non sono che un intralcio per il raggiungimento degli interessi del vostro padrone e di quei quattro ciarlatani che vi rappresentano! Neanche capaci a consegnare liste e nominativi nel rispetto dei termini di legge! Buffoni!

      • prebensindaco

        Avrei voluto vedere se le liste presentate in ritardo causa blocco “democratico” fossero state del Pd. Hahaha! Pagliacci ipocriti! E continuando così perdete sempre più voti, per fortuna. Masochisti!

        • agonia democratica

          Esatto avrei proprio voluto vedere anch’io cosa sarebbe successo in quel caso…ma una cosa credo di poterla immaginare senza troppa fatica…ovvero il fatto che in quel caso, giustamente, le liste presentate non rispettando la legge sarebbero state escluse senza che il governo si desse pena di taroccare le regole evitandogli una meritata esclusione.
          Capisco però che a chi è abituato a cambiare le leggi quando non gli permettono di fare il proprio comodo riesca un pò difficile accettare le regole democratiche.

        • Possiamo battibeccare finché vogliamo, l’unica cosa chiara è che il PDL ha dimostrato di non essere neanche capace di presentare le liste elettorali correttamente e senza fare papocchi dell’ultimo momento. E l’unica strada che conoscono per rimediare ai loro casini è quella dell’arroganza e della illegalità… figuriamoci se sono in grado di gestire la pubblica amministrazione senza causare danni ai cittadini. SONO INCAPACI E DISONESTI.
          TUTTI (compresi gli elettori di destra dotati di cervello) ALLE URNE PER RICACCIARLI A CASA. A CALCI IN CULO.

  • Paolo Buscaglino Strambio

    Il decreto interpretativo non modifica la legge, ma si limita ad evitare abusi. In sostanza, dice che se devi presentare una lista entro le 12:00 e inizi la coda alle 11:30 avendo altra gente davanti, l’impiegato allo sportello non ha il diritto di smettere il lavoro alle 12:00 in punto escludendo chi era già in coda; al contrario, deve esaurire le persone in attesa anche a costo di sforare. Come avviene in qualsiasi ufficio organizzato in modo civile. La storia del panino è solo folklore; in realtà i rappresentanti del PDL erano stati fatti allontanare al momento di darsi il cambio tra loro, ma con la documentazione completa già fisicamente in tribunale mezz’ora prima dello scadere dei termini. Il fatto è documentato.
    Analogamente, in Lombardia sono stati contestati vizi formali tipo timbri non perfettamente leggibili, mentre per il centrosinistra sono stati considerati validi moduli in cui mancavano addirittura le firme dei presunti sostenitori. Anche questo è documentato, e questa è la vera mancanza di equità.

    • agonia democratica

      Paolo forse tu hai ragione ma siamo proprio sicuri sia andata così?
      Io non c’ero e tu?
      Non è detto che le cose siano andate proprio così ma il dubbio leggendo queste parole direi che sia più fondato:
      ”Ero presente – racconta Mario Gasbarri, senatore del Partito democratico – al Tribunale di Roma e ho potuto filmare l’episodio con il cellulare. Posso perciò documentare che intorno alle ore 14, quindi due ore oltre il limite di tempo consentito, le firme non erano state consegnate e giacevano abbandonate in un corridoio. Mi auguro che ora il Pdl non cerchi espedienti per far rientrare dalla finestra ciò che, secondo la legge, è ormai fuori della porta”.

    • Nicola Mattina

      Paolo, a me non sembra che sia così. La cosa che dici tu accade già normalmente e da sempre vale il principio che chi sta in fila all’ora prestabilita è in regola. Il rappresentante del Pdl che doveva presentare la lista alle 12:00 era fisicamente altrove (non certo a mangiare un panino, ma verosimilmente a modificare i nomi sulla lista all’ultimo minuto). Questo decreto dice due cose assurde: 1. la presenza è considerata valida non se sei allo sportello, ma se stai in un qualsiasi luogo del tribunale a quell’ora; 2. è ammesso qualsiasi mezzo per dare prova del fatto invece della certificazione del pubblico ufficiale.
      E’ come dire che se io devo andare a presentare un documento alle 12:00 a uno sportello pubblico, basta che trovo un paio di testimoni che certificano che a quell’ora io ero dentro al palazzo.
      Suvvia! Io sono il primo che dice che per fare un’elezione ci devono essere i partiti maggiormente rappresentativi e che le competizioni si vincono sulle idee, però c’è un limite. Se fossi un elettore di destra io mi incazzerei con i dirigenti del mio partito perché hanno mandato una persona inaffidabile a presentare le liste, non con la sinistra che chiede il rispetto della legge elettorale.

      • Paolo Buscaglino Strambio

        In realtà, l’esatta dinamica è irrilevante. Ciò che conta davvero è la sostanza: è ammissibile che a dei rappresentanti di lista già regolarmente in coda con la documentazione prescritta che si allontanano per qualche minuto venga impedito di rientrare? E’ ammissibile che irregolarità formali nell’autenticazione delle firme precludano l’ammissione delle liste? Ed è ammissibile che il governo emani un “decreto interpretativo” per risolvere il problema?
        Se la legge è uguale per tutti, diamo un’occhiata a cosa si è fatto, in passato, quando le irregolarità erano di sinistra…
        – L’anno scorso, a Salerno, una lista di centrosinistra fu presentata in ritardo “perché c’era traffico”; e fu ammessa.
        – Nel 2004, in Sardegna, le firme per la lista Soru furono raccolte su fogli volanti, senza alcuna traccia di autenticazione (non c’erano neppure gli spazi per farlo) e furono presentate addirittura il giorno dopo la scadenza dei termini; e furono accettate.
        – Nel 1970 il governo di allora emise un “decreto interpretativo” per fatti analoghi in relazione alle prime elezioni in Lombardia. E non ci fu nessuna piazzata come quelle di questi giorni.

        La domanda sorge spontanea: se la legge (e la sua interpretazione) è uguale per tutti, perché queste cose sono irrilevanti quando le fa il centrosinistra e sono un attentato alla democrazia se le fa il centrodestra?…

  • PAPPY mi fai venire il voltastomaco.Tu e tutti quelli del partito del COMICAZZOMIPARE che cambia le regole del gioco quando non vuole rispettarle, che si pone al di sopra di tutto!

  • se la destra e’ governata da asini , e solo colpa di gente come te.soli o in compagnia,queste elezioni ve la prendete nel c..o,anche se volete andare ai supplementari,comprando arbitro e segnalinee le perdete di brutto xke’ siete un partito di mafiosi,piduisti,ladroni,faccendieri,culattoni e chi piu’ ne ha ne metta.

    • mario nardicchia

      Usque tandem, Silvius,abusere patientia nostra?

    • prebensindaco

      Finora mi pare che a prenderlo nel c..o sia la sinistra e quesi giochetti del caxxo li potete risparmiare alla gente che è stufa di voi. State perdendo consensi a pioggia e vi intestardite in queste ca..ate. Masochisti! Anzi, nasochisti perchè vi sta crescendo il naso di Pinocchio.

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  • circa un anno fa,sono stato tra i delegati nazionali del congresso fondativo del P.d.L….oggi sono presente come candidato,nella lista rete liberal sgarbi che appogia la Polverini ,roma e provincia.io personalmente o portato circa 170 firme vere,ne servivano 2000,ne sono state riconosciute 1670,xquesto motivo sono fuori….e ignobile rientrare con questo decreto antidemocratico……devono pagare chi commette questi errori e chi li mette in questi posti cosi importanti….ma purtroppo e solo utopia,tanta moralita..poi e piu facile x molti,mettersi dalla parte del piu forte…..ora ogni cittadino potrebbe pretendere un decreto dal presidente ogni qual volta si partecipe ad un concorso pubblico..e x un motivo documentabile,nn si rispettano gli orari….ciao

    • prebensindaco

      Leggi meglio, caro, le regole non sono state cambiate proprio per nulla e finiamola con questa insulsa polemica antidemocratica (contro la gente che voterà proprio quelle liste). Siccome in Italia la sinistra è maestra nell’interpretazione pro domo sua delle regole, si è solo cercato di evitare questo rischio futuro.

  • Qousque tandem,Capillina,abutere patientia nostra?

  • caro….nn sono polemico,ma realista…..sono di centro destra…nn voto a sinistra….ma rispondi all ultima frase di cio che ho scritto prima……..

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  • X buscaglion strambio:

    Se le cose che riferisci sono documentate… allora documentale!
    Così le verifichiamo tutti e ci convinciamo… Altrimenti non dire che sono documentate.

  • prebensindaco dixit: “..interpretazione pro domo sua delle regole..”. Una frase degna di un avvocato di Berluscone.
    Stendiamo poi un velo pietoso sulle frasi fotocopiate nel tuo cervello e pappagallescamente reiterate tipo “continuate così perderete consensi”.
    Scommetto che quando si parla dei processi di Berlusca dici sempre: “è stato votato dagli italiani…”. Ma finiscila.

  • ho pubblicato sempre tutti i commenti tranne quelli offensivi. Leggo in questa discussione espressioni che sono al limite della buona educazione: vi prego di discutere con argomenti e non con slogan a prescindere dalle convinzioni politiche. Grazie. Nicola

  • Non mi sarebbe piaciuta per niente una competizione elettorale senza uno dei protagonisti principali. Non mi piace la soluzione trovata per sbloccare la siuazione, perché ci sono tutte le condizioni per un annullamento successivo delle norme varate con conseguente scioglimento dei consigli eletti irregolarmente.
    Che problema c’è? risponderà qualche anima bella. Si farà un nuovo decreto, poi un altro, poi un altro ancora e via via non si sa fino a quando.
    La strada maestra sarebbe stata quella del riconoscimento delle cappellate commesse, seguita da un incontro tra governo e tutte le forze politiche per trovare insieme una soluzione ragionevole e condivisa; sospensione della procedura elettorale, riapertura dei termini, rinvio della data di convocazione delle elezioni regionali.
    Sarebbe stata comunque una soluzione eccezionale, ma avrebbe avuto il pregio della trasparenza, dell’assunzione di responsabilità, del rispetto comune delle regole.
    Sembra impossibile, ma non ci vuole una grande sensibilità civile e democratica per convenire che le regole, pur nella loro umana imperfezione, sono sempre e comunque una garanzia per tutti. Ogni atto che tenda a piegarle a convenienze particolaristiche prima o poi ci si rivolta contro.

    • grandioso
      chiaro e limpido, finanche rasserenante!
      è bello non sentirsi soli
      spero che riescano a comprenderlo anche quelli capaci solo di essere sgradevoli e volgari con i loro insulti reciproci.

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  • arturobandini

    Perfettamente d’accordo con enzo,una parola lapidaria sulla questione.
    Sarebbe bastato dichiarare l’errore(e magari la menzogna del panino),scusarsi(e magari trovare un capro espiatorio in un pesce piccolo) e chiedere a tutte le forze politiche di sedersi attorno ad un tavolo e trovare una soluzione.
    invece come al solito ho dovuto sentir parlare di fantomatici complotti.

  • Il decreto recita: “Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

    Dato a Roma, addi’ 5 marzo 2010”
    Non essendo specificatà la retroattvità, le liste della Lombardia e del Lazio sono tutt’ora fuori legge.

  • Nicola Mattina

    Paolo Buscagllino in un commento più su cita una serie di casi in cui liste irregolari presentate dalla sinistra sono state accettare dal Tribunale. Poiché la fonte è sempre il Giornale ed è quindi di parte, c’è qualcuno che ha altre informazioni sugli stessi fatti che provengano da una fonte più neutrale?
    Ciò detto, non vorrei però che questa discussione finisse come al solito con un “tanto fanno tutti così” 🙁

    • Paolo Buscaglino Strambio

      Aggiungo un altro link che illustra altri esempi clamorosi di doppiopesismo di sinistra: http://www.ilpredellino.it/online/prima-pagina/78-articoli/2184-i-padroni-della-democrazia-che-manipolano-le-regole

      Verissimo che la fonte è sempre Il Giornale (anche se in uno dei link sopra citati non faceva che commentare notizie pubblicate da “Il Tempo”, e si citano comunque date e circostanze precise e verificabili); d’altra parte, se fosse vero che Berlusconi ha il monopolio dell’informazione non sarebbe difficile trovare altre fonti. Purtroppo, invece, più che su Il Giornale e Libero queste notizie non si trovano.

      • Dovresti ammettere,pero’,che citare come fonte il giornale o libero sminuisce la credibilità della notizia,se non addirittura la azzera.E’ come citare il manifesto,liberazione o lotta comunista(esiste ancora?).
        In tutta onestà cosa risponderesti a qualcuno che ti dicesse che Berlusconi è un ladro mafioso perchè ha letto un’inchiesta su il quotidiano del comunista?

  • Sono convinto che ci siano innumerevoli casi di liste ammesse nonostante vizi di forma (o magari anche di sostanza) o escluse per motivi insignificanti, ma fa parte del gioco. Se uno non è d’accordo può fare ricorso ai vari tribunali, secondo le regole. Non fà un decreto legge per interpretare (e mi si consenta abbastanza forzosamente) le regole in suo favore, al limite fa ricorso e presenta la sua interpretazione ai tribunali che decidernno se giusta o meno. E poi, vada come vada, si prende atto delle decisioni dei tribunali. E’ così che funziona uno stato di diritto. Se si mette in dubbio questo sistema, si mette in dubbio il funzionamento dell’intero ordinamento su cui si fonda il vivere civile.

  • Mi sorge un dubbio…
    Ho letto, mi sembra su Il fatto quotidiano, che il governo non ha competenza per fare decreti in materia elettorale; spetta al parlamento decidere, a maggioranza dei 2/3, di emenare leggi, modifiche o interpretazioni di leggi in materia. Quindi secondo me non si pone neanche il problema, è un decreto interpretativo anticostituzionale proprio perchè fatto dal governo e non dal parlamento. Siccome non sarebbe mai passato un simile atto in parlamento, se non troppo tardi, allora hanno pensato di fare un decreto legge.
    Correggetemi se il ragionamento è sbagliato, anche perchè se ammettono liste (qualsiasi, anche i radicali sono stati esclusi in lombardia) con questo decreto, c’è la seria possibilità che si possa ricorrere in appello. Se la corte di cassazione boccia questo decreto le elezioni sono nulle e da rifare.

  • Francesco critico, prima di tutto di se stesso!

    Cari fratelli d’Italia, o se l’espressione è troppo impegnativa per qualcuno, cari cugini d’Italia o cari correggionali..concittadini..esseri umani..individui e quant’altro vi possa piacere.
    Sia pur nelle nostre differenze….piaccia o meno, abbiamo pur sempre qualcosa in comune.
    Ciò premesso vorrei confrontarmi con Voi sui temi che avete trattato, invitandoVi, tuttavia, a mantenere i toni sul piano civile..perchè possiamo tutti dire la nostra, senza offendere gli altri, sia pur criticandoli apertamente.
    Il bello del confronto sta proprio in questo…riuscire con i propri argomenti , se non a far cambiare idea all’altro….,almeno indurlo a ragionare..ed essere un po’ più critico..anche rispetto alle cose che dice o pensa.
    Ciò premesso, per dirvi come la penso, innazitutto sottoscrivo in pieno l’intervento di “enzo”.
    Molto equilibrato, pienamente condivisibile. Pensate che qualcosa di simile è stato addirittura capace di dirlo Pierferdinando Casini! di cui non condivido molte delle idee. A volte fa il bacchettone, però almeno è un moderato, che sa controllarsi.

    Condivido quell’intervento perchè da giurista ( mi permetto di definirmi tale poichè ho una laurea in giurisprudenza, un diploma di specializzazione per le professioni legali e faccio l’avvocato ), dopo aver approfondito il diritto ed esserne diventato un interprete ( almeno un po’ qualificato ), rabbrividisco rispetto a quanto è successo e sta succedendo.
    Se molti di quelli che appoggiano incondizionatamente il decreto salvaliste ritardatarie, ( ma come si fà dico io..per una cosa così delicata….avere tanta leggerezza?…forse si è talmente arroganti da pensare che ormai..in Italia..se sei agganciato o schierato con quelli giusti…tutto ti è possibile o dovuto ), avessero studiato almeno un po’ di educazione civica a scuola, si renderebbero conto di quale forzatura è stata fatta al sistema di regole che vige in Italia.
    Vedete, l’Italia, se qualcuno non lo sà, è stata la culla del diritto, dove le maggiori conquiste giuridiche oggi diffuse nelle maggiori democrazie del mondo hanno avuto origine, spunto ed approfondimento.
    é in Italia che è nato il cd stato di diritto..uno stato in cui, per tutelare la coesione sociale ed il bene di tutti…si è ritenuto che ci volessero delle regole….a volte formali, forse difficili da comprendere..ma delle regole.
    Le deroghe…ci posso e debbono essere, perchè la società cambia..si evolve, ci sono nuove esigenze, situazioni particolari…., ma quando la deroga riguarda “le regole del gioco, della competizione elettorale”, ci vuole il consenso di tutti….o cmq va cercata la massima condivisione possibile sulla soluzione da adottare.
    Ciò che io contesto, fermamente e senza appello non è l’aver cercato e trovato una soluzione ad un problema molto importante ( una enorme quantità di cittadini-elettori italiani potevano essere privati per l’impreparazione e l’iddiozia di un paio di deficenti delgati dalla PDL a depositare le liste, del loro sacrosanto ed intangibile diritto di voto, la più grande conquista che ci possa essere, uno dei diritti fondamentali dell’uomo), ma il modus agendi scelto, la forma utilizzata per evitare un tale danno.
    Anche se con grande danno economico, almeno in quelle regioni coinvolte andava azzerato tutto..ed indette nuove elzioni…con nuovi termini per tutti.
    Solo così la legge sarebbe stata rispettata.
    Se io supero il limite di velocità di 3 Km/h..mi becco la multa, se come imprenditore non presento la mia proposta alla commissione esaminatrice entro il termine stabilito dal bando ( giorno ed ora ) io sono fuori, anche se faccio l’offerta più competitiva di tutte, se come avvocato ho un termine perentorio per presentare un ricorso e non lo faccio….io ed il mio cliente “decadiamo” ed il mio cliente mi fa causa per avere il risarcimento del danno!
    Allora perchè io devo rispettare dei termini o quelli che sembrano sterili formalismi, mentre un partito politico ed i suoi delegati no?
    Perchè solo i cittadini pagano per certe loro mancanze o colpe..ed altri soggetti restano totalemente impuniti?
    é quì il problema, c’è una casta di impuniti..a tutti i livelli.
    Qualche testa doveva cadere, un prezzo da pagare doveva esserci..e così tutti avremmo capito ancora una volta che la vita va così…e che chi sbaglia paga.
    Con il decreto salvaliste il messaggio è, invece : caspita…abbiamo fatto una stronzata..vabbè..che ce ne fotte..in un modo o nell’altro “appariamo”; Le regole?, ma noi governiamo…le cambiamo..che problema c’è? che ce ne fotte del principio di legalità..della costituzione, delle opposizioni, delle minoranze e di tutti quei minchioni che non votano per noi?
    Noi abbiamo la maggioranza..non abbiamo bisogno di confrontarci con loro….per fare cosa poi? sentirci le loro tirate d’orecchie e la loro saccenza per la cazzata fatta?, ma no…..quelli so solo giustizialisti forcaioli, noi quelli del “governo del fare”, perdiamo tempo con il confronto e la ricerca di una soluzione politica condivisa? ma che stronzate…ma che ce ne fotte!
    ecco il messaggio che a me arriva…una profonda arroganza, un grave disprezzo per chi cerca di essere ligio alle regole ed onesto, un inno alla furberia ed al mettiamoci na pezza a colori. é vero che in Italia c’è ancora democrazia, ma solo un cieco o un corrotto non riuscirebbe a vedere oggi l’arroganza di un gruppo di potere che rasenta spesso l’autoritarismo, un gruppo che vede nelle regole ( garanzie per tutti..indiscriminatamente ) solo lacci e lacciuoli che infastidiscono e che alla prima occasione si devono levare di mezzo.
    Sono molto sfiduciato, davvero…sono insofferente al degrado culturale e morale che sta infestando l’Italia.
    Ci stiamo rassegnando a tutto..stiamo tutti ( o quasi) accettando squallidi compromessi in una misera guerra tra poveri, tra un esasperato egosismo ed una impotenza invalidante.
    Nel mio piccolo sto cercando di fare una cosa……avere ancora la capacità di indignarmi di fronte a tutto quello che sta accadendo, e magari, andare in piazza a dire la mia, a dimostrare almeno il mio dissenso, senza lamentarmi soltanto e poi non cominciare io per primo a fare ciò che in democrazia posso fare.
    ps. la costituzione italiana prevede che solo in casi di “straordinarietà ed urgenza” si possa adottare un decreto legge. Al corso di diritto costituzionale tenuto dal Prof. Paolo Tesauro nel lontano 1998-99 mi è stato spiegato che affinchè il decreto sia costituzionalmente legittimo la straordinarietà ed urgenza deve essere data da un evento improvviso ed imprevedibile ( ad es. un terremoto, un epidemia, una situazione d’emergenza ) e non da una situaazione prodotta dalla leggerezza o l’arroganza di qualcuno.
    p.p.s.
    Napolitano va apprezzato per la firma messa.
    Compreso infatti..che questa maggioranza avrebbe fatto qualunque cosa pur di riammettere le proprie liste e certo non intavolando trattative con le opposizioni, ha preferito mandare in piazza a protestare le persone di sinistra, notoriamente più miti e democratiche, anzichè molte persone di destra, aizzate a dovere dai venditori di fumo di turno e dagli istigatori, che in maniera assai più violenta e discutibile avrebbero fatto sentire la propria voce. Napolitano, vecchio saggio, ha preferito evitare all’Italia, almeno per ora, giornate di enorme tensioni per il Paese, temibilmente foriere di violenza e disordine.

  • Nicola Mattina

    Francesco, grazie del lungo e articolato commento 🙂
    Nicola

  • Condivido il commento di Francesco, tranne per la “sviolinata” a Napolitano.
    Le minacce di eventuali violenze non possono essere giustificazione alla firma. Si deve avere il coraggio di fare la cosa giusta, se il presidente ritiene una legge sbagliata, incostituzionale o semplicemente ingiusta, può e deve non dare il suo avallo. Indipendentemente dalla possibilità che ci siano delle manifestazioni anche violente, lo stato di diritto non può temere la violenza. Anche mussolini è andato al potere perchè si aveva paura che ci fossero delle violenze, e per il timore della violenza è stato anche permesso alla germania di riarmarsi dopo la seconda guerra mondiale.
    E’ pazzesco giustificare una persona che ha disatteso il suo ruolo isituzionale dicendo che lo ha fatto per evitare manifestazioni di piazza!

    • Francesco critico, prima di tutto di se stesso!

      un certo tipo di manifestazioni di piazza….
      Come faceva faceva sbagliava ed ha scelto un male minore, consapevole del fatto che ci sono ancora altri organi di garanzia capaci di tacciare giuridicamente, e non solo politicamente, il berlusca e company..e cioè i giudici amministrativi e la Consulta

  • Francesco tu sei un GRANDE!!!E’ un sollievo x me vedere ke ci sono ancora persone oneste e ke sanno riflettere con la propria testa, nn pappagalli ke si limitano ad appoggiare e ripetere cio’ ke il loro leader proferisce, e’ questo il problema gg in Italia, facciamo tutti parte di un individualismo collettivo manovrato dalla forza polita, etica e morale sn ormai nient’altro ke leggende e favolette.Io dico no, nn kiamatemi di sinistra, nn kiamatemi comunista, nn kiamatemi bolscevico, i miei ideali si basano esclusivamente sul rispetto reciproco e sull’equita` x il benessere collettivo e nn di un determinato gruppo sociale, destra,centro,sinistra, siamo tt uguali e viviamo tt nello stesso paese, certo abbiamo opinioni diverse ma e’ lecito altrimenti nn saremmo altro ke cyborg programmati privi di un proprio pensiero no?L’unica ks ke dovremmo avere in comune e’ la morale, ma mi rendo conto ke in un paese, il quale fu un tempo la culla della civilta’, passato gg a uomini e donne, grande fratello, la pupa e il sekkione, prendere o lasciare…bhè, la parola morale nn e’ mai stata tnt distante. Aristotele disse:la giustizia tra tutte e’ la + bella delle virtu’, + bella della stella del mattino, + bella della prima stella della sera. Socrate preferi’ subire il processo ed essere condannato a morte, anke se nel giusto, pur di nn contraddire qll stesse leggi alle quali era stato educato e ke egli stesso riteneva giuste. Grandi uomini, di un tempo talmente arcaico ke potremmo definire primitivo, eppure pare ke avessero molto + cervello codesti individui ke noi uomini moderni, con tt le nostre invenzioni, le nostre conquiste, le nostre tecnologie, fratelli miei, il mio cuore piange e la mia anima grida giustizia!!!

  • Proprio non capisco questi distinguo su Napolitano.
    Se si afferma che il decreto è anticostituzionale e antidemocratico come si può affermare che Napolitano non abbia colpe,più alto è il tuo ruolo istituzionale più grande è la tua responsabilità e quindi la tua colpa se avvalli qualche schifezza.Le firme sono lì,ben leggibili:Berlusconi,Maroni e NAPOLITANO.Il Presidente della Repubblica ha la facoltà di non firmare i decretri incostituzionali(prerogativa di cui non si è mai avvalso).Secondo le ricostruzioni giovedì notte aveva già rifiutato la prima bozza,ha poi deciso di collaborare alla legiferazione del decreto venendo meno al suo ruolo di arbitro.Come può infatti una persona decidere sulla costituzionalità della legge in maniera imparziale se ha contribuito alla stesura lui stesso?
    Detto questo non ho nessuna intenzione di crocifiggere Napolitano o dare a lui tutte le responsabilità,trovo solo assurdo questi distinguo,questo difendere a tutti i costi Napolitano perchè…..perchè è il Presidente della Repubblica e quindi va difeso!?!
    Un’altra motivazione che ho sentito sono che l’avrebbe fatto per evitare reazioni del Governo,ma questo vorrebbe dire che non è più una figura indipendente e quindi dovrebbe dimettersi perchè è sotto ricatto,non gli lasciano svolgere il proprio lavoro.
    Un’altra motivazione è che l’avrebbe fatto per evitare certe manifestazioni.Cioè spiegatemi:la manifestazione di sabato è sopportabile ma quelle eventuali del PDL sarebbero pericolose?Perchè?Perche Bossi porta gente armata dalle valli(come ha dichiarato)?beh,questo è ancora più grave.
    Probabilmente è vero che qualunque cosa facesse sarebbe stato contestato ma per mantenere una certa integrità non doveva violare la Costituzione.

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  • Intervengo un po’ in ritardo e ve ne chiedo scusa.
    Vorrei solo dire che mi risulta che le leggi elettorali per le regioni siano di competenza delle stesse regioni. E allora vorrei chiedere a Maroni: perché mai lei e i suoi compagni di partito parlano tanto di federalismo e poi approvano ingerenze di tale entità nelle politiche regionali?

  • Donatello Puliatti

    Mi permetto di lasciare un commento sulla questione della natura interpretativa o meno del decreto, senza entrare nel merito della incostituzionalità o meno. Vi dico subito la mia conclusione: il decreto non è affatto interpretativo e il suo regime giuridico è quello delle norme retroattive, la cui legittimità costituzionale è sempre al limite.
    Parlo in qualità di avvocato e di studioso, a livello universitario, di problematiche spiccatamente teorico-giuridiche. Di seguito la mia nota di commento.

    Ma il decreto interpretativo salvaliste è veramente interpretativo?

    Il decreto salvaliste è incostituzionale? A tale domanda moltissimi italiani hanno risposto, trascinati dal vento della passione politica e/o da una personale idea della giustizia e della democrazia.
    Tuttavia, credo che non tutti abbiano provato a fondare la loro opinione su un’analisi di carattere tecnico-giuridico.
    Premetto subito che la questione sull’incostituzionalità o meno del decreto presenta dei nodi problematici che non è possibile districare senza ricorrere a valutazioni di carattere eminentemente politico.
    Ad esempio, si potrebbe discutere della ricorrenza dei presupposti della decretazione d’urgenza. Il decreto era veramente necessario ed urgente? Per la maggioranza, ovviamente sì; per la minoranza, no nel modo più deciso.
    Questo mio intervento, invece, prova almeno a fissare qualche coordinata di natura formale, cosicchè possa farsi un po’ di chiarezza sugli aspetti tecnici, che sono ai più oscuri ma che possono rivelarsi, alla fine, quelli realmente decisivi.
    Tra i vari aspetti tecnici spicca il problema complicatissimo del rapporto tra legge di interpretazione autentica e legge retroattiva e dei loro rispettivi presupposti di ammissibilità: qui di seguito, dunque, mi limiterò alla questione di stabilire se il decreto ha natura interpretativa o meno.

    Partiamo dunque dal caso concreto.
    Avverso l’esclusione delle liste sono stati presentati dei ricorsi, che dovranno essere decisi in base a delle norme contenute nella l. 108/1968.
    È evidente che la maggioranza desideri che tali giudizi vengano risolti in modo a loro favorevole.
    Mettiamoci dunque nei panni della maggioranza e, più in generale, di qualsivoglia legislatore: quali sono gli strumenti di carattere normativo per influire sull’esito dei giudizi in corso?

    In linea di massima si possono percorrere due strade.
    A) La prima, più semplice, è quella della legge retroattiva.
    Supponiamo che il giudice, nell’ambito di un giudizio relativo ad un fatto avvenuto nel 2005, debba decidere in base ad una legge (L) non retroattiva, entrata in vigore nel 2003 e che si applica a tutti i fatti che si verificano a partire dal giorno stesso dell’entrata in vigore.
    Se il legislatore introduce una legge retroattiva (LR) che entra in vigore nel 2010, ma che si applica, tuttavia, a tutti i fatti avvenuti ad esempio dopo il primo gennaio 2000, è chiaro che il giudice, nel giudicare un fatto avvenuto nel 2005, si troverà di fronte ad un’antinomia (cioè un contrasto di norme): sarebbero applicabili, infatti, sia L (che si applica a tutti i fatti dal 2003 in poi), sia LR (che si applica a tutti i fatti dal 2000 in poi).
    Il contrasto tra leggi viene risolto in base all’applicazione di vari criteri, tra cui, ad esempio, quello della posteriorità temporale (cioè che si applica la norma entrata in vigore dopo): supponendo che non siano applicabili gli altri criteri, sarebbe dunque applicabile la legge del 2010, cioè la legge retroattiva.
    Quali sono gli svantaggi di questa soluzione?
    A parte quello di saper costruire la norma retroattiva in modo tale da evitare l’applicabilità di altri criteri di soluzione dei conflitti normativi, il principale ostacolo è costituito dal fatto che il principio di irretroattività (che vieta l’introduzione di norme retroattive) è uno dei principi generali di ogni ordinamento giuridico.
    In Italia è costituzionalizzato solo per alcune materie (come ad esempio quella penale), ma la Corte Costituzionale ha chiarito in linea generale che le norme retroattive sono ammissibili solo se rispettano determinati limiti e solo per ragioni di particolare gravità.

    B) La seconda strada è quella di introdurre una legge interpretativa (LI).
    Torniamo dunque all’esempio di prima: un giudice deve decidere su un fatto avvenuto nel 2005 in base ad una legge non retroattiva entrata in vigore nel 2003.
    La legge interpretativa (LI) è una legge che ha per contenuto il significato corretto da darsi ad un’altra legge. Nell’esempio la legge interpretativa del 2010 interpreterebbe la legge del 2003 dandole un certo significato.
    Il giudice, quindi, deciderebbe sempre applicando L (cioè la norma del 2003), però attribuendovi il significato stabilito nella legge interpretativa introdotta ad esempio nel 2010.
    Tale soluzione è molto raffinata.
    Infatti, formalmente non c’è affatto lesione del principio di irretroattività, perché continua ad essere applicata la legge che dovrebbe naturalmente applicarsi (e cioè quella del 2003), anche se con il significato attribuito nel 2010.

    Da quanto appena detto, dunque, appare chiaro che, per il legislatore che volesse influire sui giudizi in corso, è preferibile di gran lunga la strada della legge interpretativa.
    Si tratta, insomma, di un abilissimo trucchetto, che consiste nel dire, continuando nell’esempio, che la legge (introdotta nel 2010 e che si vuole applicare al caso del 2005) non è una legge nuova, ma è la stessa legge del 2003 applicata correttamente e con quel preciso significato.
    Il trucco, però, è ben noto alla Corte Costituzionale, la quale ha ripetutamente chiarito che la legge interpretativa può ritenersi tale solo se realmente interpreta, non se chiama interpretazione ciò che interpretazione non è.
    In altri termini, dunque, non è sufficiente chiamare formalmente interpretativa una legge affinchè le si venga attribuito lo status di legge interpretativa, ma è necessario invece che essa lo sia sostanzialmente.

    Ma quando una legge può dirsi interpretativa?

    Per capire bene il nucleo del problema, è importante comprendere il rapporto tra testo e significato.
    L’interpretazione è il processo mediante il quale si attribuisce ad un testo un significato: il discorso è molto, ma molto più complicato, però due cose sembrano mettere tutti d’accordo.
    In primo luogo, ogni testo ha un suo margine di ambiguità e/o vaghezza: non vi è dunque un solo significato attribuibile ad un testo, ma, astrattamente, possono ricondurvisi più significati.
    In secondo luogo, l’attività di attribuzione del significato al testo non è arbitraria né totalmente libera: in un certo senso, quindi, l’interprete è vincolato al testo.
    Possiamo dunque comporre le due considerazioni nel modo seguente.
    Un’attribuzione di un significato ad un testo può essere qualificata come attività interpretativa solo se il significato attribuito rientra, più o meno, nel novero dei significati attribuibili astrattamente al testo.
    Tra le attribuzioni di significato definibili come interpretazioni, potremmo distinguere ulteriormente in ordine alla loro correttezza e/o preferibilità: e quindi potremmo distinguere tra un’interpretazione più corretta o preferibile e le altre meno corrette e/o meno preferibili, ma comunque plausibili.

    Detto ciò, passiamo ora ad analizzare come la Corte Costituzionale ha svelato il trucco.
    1) La legge può qualificarsi come interpretativa solo se il significato che si attribuisce alla legge interpretata può farsi rientrare nella sua c.d. area semantica. Va segnalato anche un indirizzo, particolarmente restrittivo, secondo cui la legge interpretativa è realmente tale solo se il significato attribuito è quello più corretto (e non solo astrattamente riconducibile al testo).
    2) La legge interpretativa è inammissibile se manca un conflitto giurisprudenziale sul punto (si tratta delle cc.dd. anfibologie interpretative). In altri termini, anche se un testo di legge è interpretabile in più modi, se l’applicazione giurisprudenziale della legge è stata sempre univoca, la legge interpretativa è inammissibile.
    Va comunque detto che vi sono sentenze più miti, secondo cui può anche non sussistere un vero e proprio contrasto giurisprudenziale, ma solo che il testo normativo presenti un certo tasso di ambiguità e che l’interpretazione rientri tra uno dei significati astrattamente possibili: quindi, in altri termini, il secondo requisito rientrerebbe nel primo.

    Prima di traslare detti principi al caso del decreto salvaliste, va in ultimo segnalato che spesso con il termine “interpretazione” si indicano delle attività che non sono pienamente definibili come tali: ad esempio, le cc.dd. interpretationes abrogantes sfuggono dalla portata dell’interpretazione, ma vengono comunque ritenute ammissibili. Si tratta, in altri termini, di tutte quelle attribuzioni di significato al testo normativo in un certo senso “innaturali”: dovute, cioè, all’operatività di altre norme e/o principi che impongono che la disposizione venga applicata in un modo in un certo senso “lontano” dal testo, restringendolo o ampliandolo oltremodo.
    È possibile che una legge interpretativa imponga un’interpretatio abrogans della legge interpretata? Va innanzitutto detto che non vi sono, sul punto, precedenti della Corte Costituzionale. Proviamo comunque a dare una soluzione.
    Se fosse sempre possibile, allora non vi sarebbe differenza tra legge abrogativa con portata retroattiva e legge interpretativa.
    Se non fosse mai possibile, allora bisognerebbe considerare inammissibile qualunque interpretatio abrogans da parte del giudice: neanche questa è la soluzione corretta, sia perché significherebbe condannare pregiudizialmente questo tipo di interpretazione e quindi anche a prescindere dal soggetto che la compie (ma la prassi giurisprudenziale ritiene tali interpretazioni giudiziali possibili), sia perché, in fin dei conti, ogni interpretazione restrittiva è parzialmente abrogante e, se si disconoscesse la possibilità dell’interpretazione restrittiva, salterebbero con essa tutti i principi in materia di interpretazione sistematica e si propugnerebbe un sistema interpretativo formalistico che non sta né in cielo né in terra.
    Quid iuris, dunque? Semplice: nel caso in cui la legge interpretativa propugni un’interpretatio abrogans (parziale o totale), tale legge è ammissibile solo se tale significato sia già stato enucleato precedentemente da qualche giudice, cioè se tale indirizzo interpretativo sia uno di quelli in conflitto.
    Così ragionando, si otterrebbe una soluzione intermedia, non pregiudicando la possibilità astratta dell’interpretatio abrogans autentica ma si imporrebbe un criterio più restrittivo per questo tipo di interpretazione rispetto al caso normale, per il quale, a parer mio, dovrebbe vigere la regola dell’ammissibilità anche se tale interpretazione non è mai stata propugnata da alcun giudice, fermo restando che un conflitto giurisprudenziale deve pur esserci.

    Chiarite queste coordinate teoriche, possiamo dunque analizzare sufficientemente il decreto salvaliste.
    Come sappiamo tutti, esso è definito come decreto interpretativo: è stata scelta, in pratica, la seconda linea per influire su più giudizi in corso (cioè sui giudizi incardinati a seguito del ricorso sulla presentazione delle liste).
    In primo luogo, dunque, bisogna vedere se tale decreto rispetta i limiti formali di ammissibilità delle leggi interpretative: se, quindi, le norme ivi contenute abbiano natura interpretativa o retroattiva.
    Va innanzitutto detto che, su tutte le disposizioni oggetto di interpretazione (emanate addirittura 42 anni fa) non c’è mai stato conflitto giurisprudenziale e, segnatamente, sulle questioni che oggi affaticano i politici in contesa.
    Secondo quanto detto prima, non essendovi conflitto giurisprudenziale o amministrativo, la legge interpretativa non è da qualificare come tale.
    Vi è però chi non ritiene necessaria la presenza di un’anfibologia interpretativa.
    Rimarrebbe, dunque, solo il requisito di ammissibilità sub 1) (e cioè che la legge interpretativa deve attribuire un significato ricompreso tra quelli astrattamente enucleabili dalla legge interpretata).

    Guardiamo dunque al testo del decreto.
    Vi sono tre disposizioni interpretative (ma esamineremo per brevità solo le prime due).
    Cominciamo dalla prima disposizione (che coinvolge il caso delle liste che sostengono la Polverini)
    “Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo”
    L’art. 9 l. 108/1968, cioè il testo di legge interpretato, così recita: “Le liste dei candidati per ogni collegio devono essere presentate alla cancelleria del tribunale di cui al primo comma dell’articolo precedente dalle ore 8 del trentesimo giorno alle ore 12 del ventinovesimo giorno antecedenti quelli della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria del tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20”.

    Secondo voi, il sintagma “cancelleria del tribunale” può essere esteso al punto da essere trasformato in “qualunque altro locale del tribunale”? No, decisamente: confonderemmo il particolare con il generale e, soprattutto, si creerebbe un aperto contrasto con l’intento specificativo del legislatore del 1968.
    Quindi, in relazione a detto articolo, non è sicuramente soddisfatto il presupposto secondo cui il significato attribuito alla legge interpretata deve essere ricompreso tra quelli astrattamente enucleabili dal testo.

    Continuiamo con la seconda disposizione (che coinvolge il caso Formigoni)
    “Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata”.
    L’art. 9 comma 3 l. 108/68 così recita: “La firma degli elettori deve avvenire su apposito modulo recante il contrassegno di lista, il nome e cognome, il luogo e la data di nascita dei candidati, nonché il nome, cognome, luogo e data di nascita del sottoscrittore e deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all’art. 14 della L. 21 marzo 1990, n. 53; deve essere indicato il comune nelle cui liste l’elettore dichiara di essere iscritto”.

    Dal confronto tra i due testi normativi emerge piuttosto chiaramente che ci troviamo di fronte ad un’interpretatio abrogans: in altri termini, il decreto ha fatto recedere al rango di cause di mere irregolarità ciò che nella legge del 1968 erano cause di nullità.
    In base a quanto detto prima, l’interpretatio abrogans in sede di interpretazione autentica è possibile, ma solo se è già stata precedentemente enucleata dalla giurisprudenza: ma non vi sono precedenti giurisprudenziali in merito (tale requisito, come detto sopra, dovrebbe essere ineliminabile quando si tratta di questo tipo particolare di interpretazione), quindi neanche la seconda disposizione potrebbe qualificarsi come interpretativa.
    Incidenter tantum, vi sarebbe anche un ulteriore motivo per giungere a questa conclusione poiché l’interpretazione autentica va fatta dallo stesso organo che ha emanato l’atto e il decreto legge è atto del governo mentre la legge del 1968 è stata fatta dal Parlamento, il decreto non potrebbe essere considerato come interpretativo (a meno che si ritenesse sufficiente la ratifica data poi dal Parlamento, ma su questo nutro profondi dubbi).

    In buona sostanza, nessuna delle due disposizioni prese in considerazioni ha natura interpretativa.

    Quali sono le conseguenze della qualificazione giudiziale di non interpretatività di una legge invece definita dal legislatore come interpretativa?
    Vi sono due indirizzi: secondo il primo, la legge va trattata come legge retroattiva, con tutte le conseguenze che possono derivarne in termini di incostituzionalità. Per un secondo indirizzo, invece, se una legge viene qualificata come interpretativa ma in realtà non lo è, la legge è per ciò solo incostituzionale (come dire, è sanzionata la “presa in giro”).

    Per il primo indirizzo il decreto salvaliste andrebbe considerato come retroattivo. Bisognerebbe, dunque, spostare l’analisi sulla ricorrenza dei presupposti di ammissibilità delle norme retroattive: ma il discorso, oltre ad allungarsi oltremodo, involgerebbe valutazioni di carattere politico perché, a ben vedere, il requisito della particolare gravità (richiesto per le norme retroattive) convergere con quello della necessità.

    Per il secondo indirizzo, invece, il decreto salvaliste, di cui abbiamo acclarato la natura non interpretativa, è incostituzionale.

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