Tim Berners-Lee: l’anno degli open data

Tim Berners-Lee, che recentemente ha assunto il ruolo di advisor del progetto Data.gov.uk illustra alcuni esempi dei vantaggi che si possono ottenere quando i dati pubblici possono essere usati liberamente dai cittadini:

In particolare, ci sono due storie che vale la pena approfondire. La prima riguarda una causa civile: grazie all’uso dei dati pubblici e delle mappe è stato possibile dimostrare con evidenza che una comunità di Zanesville (OH) composta prevalentemente di neri era stata esclusa dalla fornitura di acqua. L’episodio è raccontato in questo post dal titolo suggestivo: The Revolution Will Be Mapped.

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Il secondo caso, invece, riguarda un esperimento. A Londra, utilizzando i dati messi a disposizione dal governo, è stato realizzato il prototipo di un giornale cartaceo iperlocale, ossia destinato agli abitato del quartiere con il cap E5 0JA (Data.gov.uk Newspaper).

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3 pensieri su “Tim Berners-Lee: l’anno degli open data

  1. Laura Calciolari

    Fantastica trasparenza e affidabilità delle banche dati pubbliche dell’Inghilterra: onore!
    Bellissima e utile l’applicazione al newspaper di quartiere: complimenti!
    E in Italia? Credo che ancora per un po’ non sarà possibile.
    Non per mancanza di dati (ne abbiamo anche troppi) ma per l’approccio da ‘apprendista stregone’ di molte PA che un po’ fallano, un po’ pasticciano e spesso si autodichiarano “non ufficiali”.
    Un esempio? Basta digitare http://www.camera.it/parlam/leggi/ dopo la scritta “Leggi dalla XIII legislatura (dal 9 maggio 1996)” campeggia la scritta “La pubblicazione dei testi non ha carattere di ufficialità” .
    La prima volta che l’ho visto ho pensato ad uno scherzo, ma ormai, ad oltre un anno dalla scoperta mi sono arresa alla dura realtà.
    Un altro esempio?
    Il sito http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/ (rivista telematica
    del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) ospita dei sondaggi, però… sono a gogò!
    Si può votare compulsivamente per ore e ore!
    Tanto non c’è un sistema che identifichi l’indirizzo IP di chi vota.
    Ma allora, che senso ha? Che attendibilità ha? A cosa serve?
    Un ragazzo di 14 anni mi ha suggerito che forse serve a rendere il sito interattivo perchè “… senza giochini la gente non ci torna…”
    Magari ha ragione lui e dopo il primo momento di stizza, mi sono messa a ridere perchè ho pensato: “In questo momento di crisi anche Paperino deve lavorare un po’, magari come webbaro, altrimenti Qui, Quo e Qua come fanno?”
    Bell’Italia, avanti così!
    Laura Calciolari

  2. Matteo Brunati

    Ciao Nicola,
    in effetti è una grande cosa: è il Semantic Web al servizio della trasparenza, che la abilita in modi nuovi per aumentare il potere in mano a noi cittadini. Peccato che in Italia se ne parli così poco.
    Voglio fare solo una precisazione: un conto è l’ Open Data, un conto è l’inserimento dei dati non solo su Web, ma anche NEL Web, che si chiama Linked Data. E’ di questo che parla Sir Tim Berners Lee, in effetti.

    C’è la stessa differenza del rendere su Web un pdf, e trasformare quel pdf in un ipertesto, ad esempio. Il Linked Data è portare i dati NEL Web, con la logica dei link tra dati come avviene oggi per l’ipertesto con i documenti ed i link tra i testi e le parole.
    In questo post una semplificazione tramite una tabella comparativa, per capire maggiormente:
    -> Data and the Web – a great many of choices

    To explain my POV, let me make a distinction between a resource being “on” the Web or “in” the Web. If it is merely “on” the Web, it does not have any links pointing to it. If a resource is “in” the Web, it has links from other resources to it. [...] A service that has no means of discovery (i.e. a link) or advertising is “on” the Web but not “in” the Web, under those terms. It just happens to use a set of protocols but it
    is not part of a web. So it should not be called a web service, just an unlinked-to resource.

    Questa è la reale differenza tra il sito data.gov voluto da Obama, ad esempio, e quello realizzato in Inghilterra. Il secondo è assai più integrato ed integrabile con qualsiasi altra applicazione Web.
    -> UK Launches Open Data Site; Puts Data.gov to Shame

    Lascio alcuni approfondimenti:

    Google public data explorer : opendata per BigG, in attesa di data.gov.it in Italia
    La via italiana all’open data. Tra CAD, trasparenza e privacy
    Open data in Italy? … Yes we can
    Linked Data e Internet of Things si incontrano
    un mio contributo dell’anno scorso: Linked Data al TED in grande spolvero

    Un nome corretto alla fine potrebbe essere Linked Open Data.

    Riusciremo a parlare di questi temi in maniera costruttiva in Italia?
    Speriamo. Forse qualche spiraglio esiste.
    Grazie per la segnalazione, è un primo passo.

  3. Pingback: Lessig, Fini, e open data: ovvero la libertà non è solo questione di principio : Casual.info.in.a.bottle

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