Archivio mensile:maggio 2010

Gli open data della Regione Piemonte: un esperimento

La Regione Piemonte è – credo – il primo ente italiano a pubblicare degli open data in modo organico inaugurando il sito dati.piemonte.it sul modello di quanto stanno facendo le pubbliche amministrazioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in altre democrazie occidentali avanzate.
Questo significa che i dati sono messi a disposizione in modo tale che possano essere scaricati e manipolati. Poiché aspettavo questo momento da tempo, non ho resistito a giocare con il data set che riguarda gli studenti stranieri nelle scuole piemontesi dal 1994 al 2008. Ho importato il file csv in uno spreadsheet di Google Docs e ho creato un gadget con i motion chart. Il risultato è quello che vedete di seguito.
Vi consiglio di cambiare un paio di settaggi scegliendo Colore > Colori unici e Dimensione > Totale. Quindi cliccate sul pulsante Play in basso a sinistra e il grafico si animerà mostrando la crescita complessiva degli studenti stranieri e il peso di alcuni paesi come il Marocco, l’Albania e la Romania (notate l’accelerazione di quest’ultimo paese che nell’ultimo anno scolastico arriva ad oltre 17mila studenti contro i 45 del 1994).

Il mio piccolo esperimento è banale, ma le mie capacità in termini di manipolazione dei dati e di infografica sono quelle che sono ;-) Qualcuno più capace di me saprebbe sicuramente fare assai meglio di me mixando i vari data set disponibili per la scuola. Che aspettate?

Innovatori PA: innovation without permission

Ieri, ho passato tutta la giornata alla Fiera di Roma (che posto orribile) per partecipare al barcamp degli innovatori della pubblica amministrazione. In questo video una sintesi della web tv dell’evento:

In realtà non è stato un barcamp in senso stretto, ma un interessante mashup di formati di evento. Il tutto è iniziato con un ignite, ossia 19 brevi presentazioni da cinque minuti con le quale sono state proposte delle tracce di lavoro e dei progetti da discutere e approfondire. Gli interventi sono stati quindi raggruppati per temi. I relatori, insieme con tutti gli altri partecipanti, si sono raccolti quindi attorno a dieci tavoli per approfondire le proposte e discuterle (un amico mi dice che questo tipo di format una volta si chiamava cafè royal).

Personalmente, ho partecipato a due tavoli. Il primo era sull’open data: Vittorio Alvino e Guglielmo Celata hanno raccontato le attività dell’associazione Open Polis, l’organizzazione che sta dietro l’omonimo progetto di civic hacking e che ha anche prodotto Open Parlamento. Il loro obiettivo, che appoggio in pieno, è individuare un’ente con il quale fare la prima vera e propria operazione di apertura dei dati in Italia sul modello di quello che sta accadendo negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nelle democrazie occidentali più avanzate.
Il secondo, invece, riguardava il progetto Open Street Map, che è stato raccontato da Stefano La Guardia soprattutto sotto il profilo delle licenze di uso di data base e dati in essi contenuti. Ho scoperto che alcune regioni italiane hanno donato i propri dati cartografici al progetto. Bravi! Ma fatecelo anche sapere la prossima volta :-)

Alla fine della giornata, mi sono portato a casa alcune considerazioni, tra cui la più importante probabilmente si può sintetizzare con lo slogan innovation without permission, che è stato enunciato più volte nel corso della giornata. Inutile aspettare che la politica o le gerarchie amministrative facciano il primo passo e regolino la materia per avviare un processo di innovazione nella pubblica amministrazione; molto più pragmatico, invece, innovare dove si può (anche con azioni di civic hacking sul modello di open parlamento) e promuovere un cambiamento culturale che farà poi da traino all’evoluzione delle norme. L’alternativa è la Pec e la trasparenza alla Brunetta (che al barcamp non si è ovviamente fatto vedere neanche per interposta persona).

Michele Santoro: fai una fondazione come Pro Publica

Michele Santoro raggiunge un accordo con la Rai e in cambio di una sostanziosa buonuscita (dovrebbero essere un paio di milioni di euro a quanto si legge). Dice che è stanco del mobbing, di non poter cambiare la formula del programma e tante altre lamentazioni. Dice, tra le righe, anche che guadagna troppo poco rispetto ai risultati di share di Anno Zero (cinquecentomila euro nette contro il milione e seicentomila lordo di Vespa, che fa un programma in seconda serata).
Non sono dichiarazioni eleganti quelle di Santoro: ha un potere contrattuale e lo esercita fino in fondo. Un mobbizzato difficilmente si porterebbe a casa tre anni di stipendio più un contratto di collaborazione con il suo ex-datore di lavoro. Un qualsiasi lavoratore che perdesse il suo posto di lavoro, si troverebbe nella condizione degli operai dell’isola dei cassaintegrati o, peggio, in quella dell’infermiera che ha perso la vita a causa del clamoroso gesto di protesta di togliersi il sangue. Santoro non fa parte di questa categoria di lavoratori: è un privilegiato. Ovviamente sono privilegi acquisiti con merito, ma – una volta ottenuti – rimangono tali e occorre esserne consapevoli fino in fondo. Sarebbe quindi auspicabile una maggiore sobrietà nell’atteggiarsi a vittima.

Ciò detto, Santoro ha comunque molti meriti, perché rimane uno dei pochi giornalisti in Italia a fare giornalismo di inchiesta e a interpretare con determinazione il ruolo del giornalismo che fa le pulci al potere (e se la prende anche con la sinistra se pensa che sia il caso di farlo). Per questo motivo io vorrei sollecitarlo a fare un passo in avanti: usare i soldi della liquidazione (almeno una parte) per creare una fondazione sul modello di Pro Publica oppure per sostenere la fondazione a href appena costituita.

Pro Pubblica è una fondazione che fa giornalismo investigativo e che – nonostante la giovanissima età – ha già vinto un premio Pulitzer e tanti altri riconoscimenti:

ProPublica is an independent, non-profit newsroom that produces investigative journalism in the public interest. Our work focuses exclusively on truly important stories, stories with “moral force.” We do this by producing journalism that shines a light on exploitation of the weak by the strong and on the failures of those with power to vindicate the trust placed in them.

Sarebbe una bella mossa! Darebbe un senso alla decisione di abbandonare la Rai perché è un contenitore che permette di esercitare il mestiere di giornalista solo se si è compiacenti al governo. Sarebbe un’innovazione nel modo di fare giornalismo in Italia e raccoglierebbe l’adesione entusiasta di tante persone. I milioni di cittadini che hanno seguito con entusiasmo Rai per una notte.

Ignite della Pubblica Amministrazione

Il prossimo Ignite si terrà tra due giorni grazie alla decisione di degli Innovatori della pubblica amministrazione di utilizzare questo formato per accendere le discussioni del Barcamp Innovatori PA in programma mercoledì 19 al Forum PA a Roma.

Lo potremmo considerare un evento mash-up che nasce dalla creatività di Gigi Cogo: prima i brevi interventi dell’ignite e poi il dibattito articolato in tavoli circolari di discussione. Una soluzione che ha dignità di format autonomo e a cui si dovrebbe cercare un nome :-)

Nel sito di Ignite Italia abbiamo 15 interventi annunciati, ma saranno sicuramente di più: in queste ore stiamo raccogliendo le presentazioni. Come di consueto sarà tutto video-registrato in modo che rimanga traccia online delle pillole di conoscenza che gli speaker metteranno a disposizione dei partecipanti.
L’evento è aperto e tutti possono intervenire con un proprio talk: trovate le istruzioni nella pagina dell’evento. Ci vediamo mercoledì con chi ci sarà :-)

Enzo Mattina, Elogio della precarietà

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L’estate scorsa ho passato qualche giorno a rileggere e correggere le bozze dell’ultima fatica letteraria di mio padre, un saggio sul lavoro dal titolo provocatorio: Elogio della precarietà.

La tesi di fondo del libro è che la denuncia generica della precarietà, senza distinguere tra le sue differenti forme, porta al paradosso di far tollerare forme d’impiego legali, ma a tutela ridotta o inesistente, e di far percepire come fattore di allarme sociale più il lavoro precario che il lavoro nero. Come si legge dalla nota dell’editore:

Per l’autore le relazioni sindacali debbono cambiar registro, misurandosi con la sussidiarietà, in forza della quale la dimensione nazionale debba essere ridimensionata a favore di una contrattazione sempre più legata alle realtà aziendali, e con il federalismo, in forza del quale le caratteristiche dei territori possano essere assunte a parametro per regolare prestazioni e anche retribuzioni in rapporto a obiettvi condivisi da imprenditori, lavoratori e soggetti pubblici.
Il saggio si sofferma, inoltre, sulla democrazia sindacale, che resta legata a modelli obsoleti di socializzazione delle informazioni e di formazione delle decisioni, ignorando le potenzialità della comunicazione digitale ai fini del rafforzamento della partecipazione dei lavoratori.
Si chiude, infine, con un richiamo a recuperare il valore del lavoro manifatturiero, nella convinzione dell’autore che l’economia dei servizi in tanto può svilupparsi in quanto vi sia un’economia della produzione di beni che, attraverso la ricerca e l’innovazione, sia volta a migliorare la qualità della vita.

L’ho trovato un libro utile perché affronta una serie di questioni legate al lavoro in modo molto pragmatico e non è facile perché invece questa è una materia che viene spesso trattata per stereotipi ideologici, che non portano da nessuna parte.

Startup Cloud: 170 progetti

Oggi Startup Cloud arriva a 170 progetti censiti ed è un grande traguardo, perché è il frutto di tre mesi e mezzo di lavoro delle persone di Elastic e delle startup che stanno partecipando con entusiasmo all’iniziativa completando la propria scheda.
Inoltre, abbiamo censito diversi progetti di supporto alle startup nel settore del web 2.0. La lista non è sicuramente esaustiva, ma questa settimana abbiamo iniziato a mettere ordine riorganizzato la sezione. Come prima cosa abbiamo introdotto una tabella classificando le iniziative in base a sei voci:

  • Finanziamenti a fondo perduto. In questa categoria rientrano tutti i progetti che prevedono borse di studio, borse di ricerca, premi per la partecipazione a startup competition e via dicendo. Si tratta generalmente di contributi che arriva a 20 o 30 mila euro.
  • Incubazione. Alcune iniziative prevedono l’incubazione del progetto in strutture dedicate o presso gli uffici del promotore dell’iniziativa. In questa lista, non abbiamo contemplato gli incubatori universitari e i parchi scientifici perché fanno questa attività istituzionalmente.
  • Servizi e prodotti. Alcune aziende offrono gratuitamente i propri prodotti, servizi o infrastrutture. E’ il caso di Microsoft con Bizspark o di Sun con Essentials.
  • Networking. Ci sono iniziative che nascono per agevolare il networking sia come attività esclusiva, che come componente importante del programma di lavoro.
  • Internazionalizzazione. Esistono programmi che hanno l’obiettivo di “esportare” le startup italiane principalmente verso la Silicon Valley. Oltre, ovviamente, alle iniziative dell’Unione europea che si rivolto a tutte le piccole e medie imprese e non solo alle startup nel settore del 2.0.
  • Consulenza, formazione e tutoring. Molti progetti di sostegno prevedono formazione (anche accademica attraverso borse di studio), servizi di consulenza e tutoring per la realizzazione di business plan o programmi di marketing. Spesso si tratta di strutture che lavorano di concerto con gli incubatori universitari o nell’ambito dei programmi comunitari.
  • Mentoring. In questa categoria abbiamo inserito le iniziativa che prevedono esplicitamente l’affiancamento di un senior con esperienza che faccia da mentor all’apprendista imprenditore. Quest’area è la meno sviluppata e probabilmente è quella a cui andrebbe dedicata maggiore attenzione.

La tabella ha questo aspetto:

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CALL TO ACTION. Parafrasando Luca De Biase: chi legge questo blog ne sa molto di più del sottoscritto su tanti argomenti. Uno di questi potrebbe proprio essere quello trattato da questo post. Mi aiutate a integrare la lista delle iniziative a supporto delle startup italiane?

Nova 24 sugli Open Data

Oggi Nova 24 dedica la storia di copertina agli open data e all’open government ospitando un fondo di Gigi Cogo. Nel paginone centrale, c’è un mio contributo con la segnalazione di tre case history che – anche se piccole – mi sembrano significative e replicabili.

Negli Usa e in Gran Bretagna, l’open government è anche un movimento civico alimentato dalla crescente disponibilità di dati messi a disposizione dalle amministrazioni in modo che ne sia possibile il riuso. Molte di esse hanno anche avviato campagne di comunicazione e concorsi a premi per incoraggiare la realizzazione di servizi online che valorizzino i dati pubblici. Alle istituzioni, fanno da coro iniziative come Code for America che «connette i governi cittadini con i talenti del web 2.0» o GovFresh che racconta gli eroi dell’open government.

Design for America
La grande disponibilità di dati pubblici pone il tema di quali strumenti utilizzare per la loro esplorazione e comprensione. La Sunlight Foundation ha bandito un concorso con l’obiettivo di rendere semplici e accessibili le informazioni governative ai cittadini americani. La gara, i cui premi saranno assegnati nel corso di Gov 2.0 Expo in programma dal 25 al 27 maggio a Washington, prevede tre categorie. La prima riguarda le tecniche per visualizzare set complessi di dati con grafici o video. La seconda chiede ai concorrenti di spiegare ai cittadini come funzionano i processi pubblici (per esempio, come viene proposta, discussa e approvata una legge). Chi vuole concorrere alla terza, infine, deve proporre il re-design di un sito governativo o di una form online.

Maptivism
I dati pubblici possono essere efficacemente usati per sostenere campagne civiche. E’ il caso, per esempio, di Healthcare That Works, un progetto di Opportunity Agenda, un’organizzazione che promuove le pari opportunità per tutti i cittadini americani. Il sito dell’iniziativa usa le informazioni messe a disposizione dal comune per costruire una mappa di New York che mostra come la chiusura di alcuni ospedali della città abbia un impatto sproporzionato sulle comunità a più basso reddito.
L’uso delle mappe è destinato a crescere. Infatti, molti dati pubblici sono georeferenziati e quindi la loro visualizzazione naturale è tramite una cartina. Allo stesso tempo, i cittadini possono integrare le informazioni ufficiali con dati raccolti sul campo attraverso smart phone dotati di fotocamera e gps.

L’internet dei beni pubblici
I luoghi e gli altri beni pubblici possono essere collegati a una pagina web tramite delle etichette. Un modo molto semplice per associare un link a un oggetto è usare i QR-code, dei codici a barre che possono essere letti con un cellulare. Nella cittadina di Manor in Texas vengono usati per fornire informazioni sui lavori pubblici. Ogni cantiere è dotato di un suo codice: il cittadino non deve fare altro che leggerlo con il suo smart phone per accedere a un sito che contiene tutte le informazioni sull’appalto, sui responsabili del progetto, sul costo dell’opera, sulla data di consegna e via dicendo.
Analoghi cartelli sono stati posti sugli edifici pubblici per fornire informazioni turistiche e il giovane Chief Information Officer della cittadina sta progettando di etichettare i veicoli pubblici per permettere ai cittadini di conoscere come vengono impiegati i mezzi comunali.

Se non l’avete già fatto, vi consiglio di comprare il Sole 24 Ore per leggere i contributi di Ernesto Belisario, Titti Cimmino e della redazione. Per continuare a discuterne, ci si vede al barcamp degli innovatori della pubblica amministrazione al Forum PA.

Otto per mille: un miliardo di euro regalati alla Chiesa cattolica ogni anno grazie a un trabocchetto

La Chiesa Cattolica si aggiudica ogni anno la cospicua somma di un miliardo di euro grazie ai contribuenti italiani che decidono di devolverle l’otto per mille e, soprattutto, grazie a quelli che decidono di non mettere alcuna firma.
Il meccanismo di attribuzione dell’otto per mille, infatti, nasconde un trabocchetto perché «la destinazione si stabilisce proporzionalmente alle scelte espresse e secondo gli accordi stabiliti con le confessioni religiose». Quindi per determinare quanti soldi vanno a ciascuna confessione, si prende il totale dei voti espressi e non il totale delle dichiarazioni dei redditi. Per intenderci: il totale delle dichiarazione è 40,5 milioni. Di questi, solo 17,6 milioni di contribuenti esprime una preferenza per la destinazione dell’otto per mille, mentre 22,9 milioni non scrive nulla.
In altri termini, il 43,5% dei contribuenti italiani esprime una preferenza, mentre il 56,5% non è interessato oppure pensa che non scrivere nulla equivalga a dare il suo otto per mille allo Stato.

Chi esprime una preferenza decide per lo più di devolvere la sua quota alla Chiesa cattolica che si aggiudica l’85% delle scelte. E qui sta il trabocchetto: sono 15 milioni gli italiani che vogliono dare i soldi alla Chiesa cattolica, ossia circa il 37% del totale dei contribuenti. Questo dovrebbe suggerire a rigor di logica che solo il 37% dell’otto per mille vada alla Chiesa cattolica. Invece, il calcolo viene fatto prendendo come totale il numero di chi ha scelto invece del numero dei contribuenti: Il risultato è che la Chiesa cattolica prende l’85% dell’otto per mille.

Come viene speso il miliardo di euro? Nel 2009, i fondi sono stati ripartiti così:

  • 423 milioni alle diocesi, all’edilizia, alla tutela dei beni ecclesiastici, alla catechesi, all’educazione cristiana, ai tribunali ecclesiastici regionali e alle esigenze di rilievo nazionale;
  • 381 milioni servono per il sostentamento del clero;
  • 205 milioni sono destinati agli interventi caritativi delle diocesi (90 milioni) al Terzo mondo (85 milioni) e alle esigenze di rilievo nazionale (30 milioni).

La Chiesa Valdese, invece, usa l’intera somma per scopi sociali e umanitari (70% in Italia e 30% all’estero) mentre non un solo euro viene destinato a finalità di culto, agli stipendi pastorali e alle ristrutturazioni delle chiese (fonte. Corriere economia del 10 maggio 2010).

A me personalmente da molto fastidio sapere che l’85% del mio otto per mille venga dato alla Chiesa cattolica nonostante io scriva che voglio destinarlo allo Stato. Trovo che questo sistema sia truffaldino!

Festival delle libertà digitali

Questa settimana a Milano c’è il Festival delle libertà digitali, organizzato da WIkimedia Italia:

Il Festival delle libertà digitali è un evento alla sua seconda edizione, per la prima volta a Milano. Si propone di coinvolgere una più ampia fascia di persone nei valori positivi della rivoluzione culturale che stiamo vivendo, quella digitale, legata ad Internet, sulla spinta etica e dei principi di libertà che sono alla base del software libero.
Vogliamo mostrare che la condivisione di risorse in rete è possibile e può cambiare il nostro modo di avvicinarci alla cultura.
Ci rivolgiamo in particolare ai giovani, con la condivisione legale della musica, di immagini, di notizie e di conoscenza. Sperimentata dal vivo progetti su Internet socialmente significativi e basati sul volontariato degli utenti, come l’enciclopedia libera Wikipedia.

Tanti gli eventi in programma. Tra questi, Frieda Brioschi mi ha fatto l’onore di coinvolgermi in un dibattito dal titolo Open e Crowd, le marce in più, che si terrà martedì 11 maggio dalle 17:30 alle 19:30 alla Triennale. Parlerò di Startup Cloud :-)

The UX-Driven Startup

Alexa Andrzejewski, consulente di Adaptive Path e fondatrice di Foodspotting pubblica un’interessante presentazione su cosa significa costruire una startup partendo dalla user experience, ossia dall’individuazione di un problema da risolvere. Molta istruttiva la piramide che mette in testa la user experience che si poggia sul business che si poggia sul prodotto che si poggia sulla tecnologia.

Digital Caput Mundi: il 13 maggio walk al Museo della Mente

Il 13 maggio a Roma, Carlo Infante organizza un’escursione urbana in due tappe:

Questo primo WALK in giro per la Digital Caput Mundi, è in programma per il 13 maggio 2010 con due tappe cruciali: Il Museo della Mente allestito in un padiglione dell’ex ospedale psichiatrico S. Maria della Pietà a Monte Mario e TheBlogTV, una delle imprese più innovative d’Italia, allocata lungo la Via Casilina.
Due tappe una alle ore 15 l’altra alle ore 18.

Ho avuto la fortuna di visitare il Museo della mente di recente grazie alla disponibilità e cortesia del suo direttore ed è un’esperienza che consiglio. In un piccolo spazio si intravedono una quantità di storie di “pazzia” affascinanti e si capisce perché – come è scritto su uno dei muri del museo – «da vicino nessuno è normale» :-)
Tutte le info sull’evento sono sul sito di Urban Experience.

I business angel italiani finanziano 179 startup

Secondo l’indagine annuale di Iban (Associazione italiana degli investitori informali in Rete) nel 2009 gli angel italiani hanno condotto 179 operazioni di finanziamento per un totale di 31.460.000 euro e un valore medio per ciascuna operazione pari a 176.000 euro. Dice il presidente Tomaso Marzotto Caotorta che il dato «deve essere letto con soddisfazione, perché il settore delle operazioni Early Stage è stato l’unico comparto della filiera del venture capital che non è arretrato nel corso del 2009».
Mi sembra un dato interessante soprattutto per chi continua a dire che in Italia non ci sono soldi per l’early stage: probabilmente non sanno dove cercarli e non hanno le carte in regola per ottenerli :-)

Koinup sbarca su Ovi e un’anticipazione

Mi scrive Pierluigi Casolari che Koinup ha appena rilasciato 3D Wallpapers, un’applicazione per l’Ovi Store che permette agli utenti Nokia di salvare centinaia di screenshots di videogiochi, fanart e immagini 3d come wallpapers per i propri cellulari. Bravi, proseguite così e portante avanti il vostro progetto, tanto più che Linden Labs ha recentemente annunciato i risultati del primo trimestre del 2010: ben 160 milioni di dollari di fatturato in netta crescita rispetto all’anno precedente. I mondi persistenti non sono morti, sono solo usciti dal mirino dei comunicatori aziendali e questo è un bene ;-)

Colgo l’occasione per una piccola anticipazione: dopo aver censito oltre 160 startup 2.0 italiane stiamo lavorando a mettere in piedi il blog di Startup Cloud, per avere un punto unico che racconti sia i progressi degli imprenditori di casa nostra sia tutte le altre iniziative che ruotano attorno a questo (piccolo) mondo. Mi auguro che riusciremo a farlo in collaborazione con uno dei più interessanti e vivaci network di nanopublishing del nostro paese, che è a sua volta una startup.

Ignite Italia cresce

Il progetto Ignite Italia che abbiamo lanciato insieme con Luca Sartoni continua a crescere e ad ampliarsi.

Giovedì 6 maggio ci sarà un nuovo appuntamento a Roma realizzato in collaborazione con gli Indigeni digitali. Al momento abbiamo prenotazione per 22 interventi: potete vedere la lista nella pagina evento su Facebook (dove potete anche segnalare la vostra intenzione a partecipare: è sempre utile sapere in anticipo quanti saremo per preparare la serata al meglio). Anche giovedì, Dolmedia ha deciso di contribuire alla serata registrando gli interventi: grazie ragazzi :-)

Venerdì 14 maggio, le fanciulle hi-tech di Milano hanno deciso di usare il forma dell’ignite per il dodicesimo appuntamento della Girl Geek Dinner. Gli interventi saranno a tema: “How to“, ovvero come fare qualcosa di particolarmente geek.

Il 5 giugno tutti a Napoli per il VesuvioCamp, organizzata dalla vulcanica Francesca Ferrara presso l’Aula Magna “Piovani” della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Internet per combattere la criminalità

I giornali si occupano spesso di Internet per sottolineare i pericoli e gli usi fraudolenti. Poche volte, invece, si soffermano a raccontare le volte che la Rete viene utilizzata dalle forze dell’ordine per combattere la criminalità.

Per esempio, leggo su Evasori, Chi come quanto di Roberto Ippolito che l’Agenzia delle entrate di Pisa usa Google Earth come strumento di indagine per scoprire gli evasori fiscali:

Scruta e ingrandisci. Scruta e ingrandisci. E gli occhi cadono sui rimessaggi delle barche e piccoli yatch alla foce dell’Arno, per l’esattezza a Marina di Pisa. L’attività appare piuttosto ben sviluppata. Si verifica che i rimessaggi sono ben 35. Ma, a sorpresa, nonostante la loro dimensione dalle carte risulta che il giro d’affari è misero: 108 mila euro complessivamente l’anno, poco più di 3 mila euro per ognuno. Per sei presunti evasori scatta subito l’accertamento del reddito, più elevato, e la richiesta di versare le somme non pagate.
Costantino (il direttore dell’agenzia di Pisa, ndr) definisce Google Earth «uno strumento importante per il nostro lavoro». E racconta: «Senza far spendere un euro in più all’amministrazione, ci ha fatto risparmiare tempo e soprattutto ci ha consentito di agire con precisione. Con Google Earth c’è la possibilità di avere anche un data base storico delle fotografie satellitari e dunque è stato possibile mettere a confronto il numero di imbarcazioni presenti nei rimessaggi in date diverse. Poi sono stati fatti accertamenti sul numero di fatture emesse».

Stasera alle 21, invece, Umberto Rapetto, comandante del nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, terrà una lezione gratuita online per il progetto Oil Project dal titolo Metodi di indagine: come Internet viene usato per combattere frodi e criminalità.