Archivio mensile:giugno 2010

ToscanaLab: dieci brevi interviste

Lunedì e martedì sono stato a Firenze per il Toscana Lab: il primo giorno ho fatto un piccolo intervento per spiegare le peculiarità di alcuni format di evento, ossia il barcamp, l’ignite e l’elevator pitch; il secondo ho condotto insieme con Luca Sartoni una maratona ignite con 36 interventi (se non ho contato male). Di seguito, una playlist di dieci brevi interviste realizzate da Maniman Giri:

Nei video, oltre al sottoscritto, Livia Iacolare, Andrea Genovese, Elena Farinelli, Antonio Sofi, Paolo Iabichino, Roberta Milano, Daniele Nuzzo, Carlo Infante e Marco Montemagno.

Come si trova un socio: la regola della 4c

La settimana scorsa sono stato a Padova per avviare, insieme con dPixel, la selezione del progetti che concorreranno alla tappa di Working Capital che si svolgerà in questa città il 13 ottobre. Io e Alessandro Santo siamo stati ospiti del grande Massimo Marchiori e abbiamo illustrato l’iniziativa di Telecom Italia a docenti, ricercatori e studenti.
Poiché durante la presentazione abbiamo insistito molto sul fatto che per fare un’impresa è necessario un team, ovviamente qualcuno ci ha chiesto: «come faccio a trovare un socio?»
La risposta, ovviamente, non è semplice e non ci sono delle regole univoche. Tuttavia, chiacchierandone a pranzo con Massimo e Alessandro, abbiamo cercato di individuare alcuni fattori importanti e abbiamo inventato la regola delle 4C: competenza, carattere, comunione di intenti, consorte.

Competenza
Il socio deve essere innanzitutto competente nel ruolo che deve andare a ricoprire e quel ruolo deve essere complementare al vostro. Per esempio, io mi occupa di comunicazione e marketing, quindi se voglio sviluppare un servizio online ho bisogno di un socio che sia in grado di gestire tutta la componente tecnologica dell’iniziativa. E’ improbabile che mi serva un super programmatore espertissimo di un argomento molto specifico, mentre potrebbe risultare più adatta una persona in grado di destreggiarsi su molti argomenti, che abbia solide esperienze di project management e sia in grado di assumersi la responsabilità delle scelte tecniche fondamentali, delegando l’esecuzione.
E’ importante cercare di capire qual è la reputazione di cui gode il vostro futuro socio. Ci sono molti modi per farsi un’idea sia on che off line: guardare quello che fa online, frequentare il suo ambiente, osservarlo lavorare con i suoi pari e via dicendo. Tenete conto che il vostro socio farà un lavoro diverso dal vostro e quindi tendenzialmente voi non avete le competenze per giudicare nel merito il suo livello di abilità; quindi il giudizio dei suoi pari, dei suoi capi, dei suoi mentori e via dicendo vi può fornire una buona indicazione del suo livello di competenza tecnica.
Infine, è molto probabile che ci sia un periodo in cui entrambi state lavorando all’idea senza vicoli societari. In questo periodo, fategli fare delle promesse e vedete se le mantiene.

Carattere
Personalmente ho fatto due esperienze con soci che avevano un profilo tecnico e tutte e due non hanno avuto un esito particolarmente felice. In entrambi i casi ho voluto ignorare dei segnali che però erano evidenti e che riguardavano il carattere.
Innanzitutto va detto che non è necessario che il socio vi stia particolarmente simpatico, però non guasta. In fin dei conti, un’impresa è come un matrimonio e passerete insieme molto tempo, quindi è meglio avere a che fare con una persona piacevole e con la quale vi sentite in sintonia.
Tuttavia, questo è solo l’aspetto più superficiale della questione. Ci sono almeno altri tre punti che secondo me vanno considerati.
Il primo è strettamente collegato alla competenza; il vostro socio non deve essere solo competente, ma deve essere in grado di pianificare un risultato, valutarne le implicazioni in termini di impegno e risorse necessarie e – infine – raggiungerlo. Può sembrare un discorso ovvio, ma non è così. La competenza è una questione tecnica, la capacità di realizzare è una questione caratteriale.
In secondo luogo, dovete considerare che molte delle decisioni che riguardano il futuro della startup devono essere prese di comune accordo e sono il frutto di una negoziazione. Ci sono persone naturalmente portate a negoziare e a cercare un equilibrio che minimizza lo scontento di tutti e altre che, invece, tendono a essere dominanti oppure soccombenti. Se state cercando un socio alla pari, dovreste fare uno sforzo per capire se il vostro socio si “sente alla pari”.
Terzo, i fondatori di un’azienda ne determinano il clima e la cultura, quindi avete bisogno di una persona con la quale concordare in anticipo che tipo di organizzazione mettere in piedi. Le startup della Silicon Valley hanno reso molto popolare il modello organizzativo a clan, dove un gruppo di ragazzi lavora senza grandi confini tra la vita privata e quella professionale e senza alcuna formalità gerarchica. Se è questo il modello che volete mettere in campo, siate sicuri che il carattere di entrambi ve lo consenta.

Comunione di intenti
Ammesso che abbiate individuato un persona competente e di “buon” carattere, dovete essere certi di condividere le stesse mete, stabilendo insieme un percorso. Siete sicuri che intendete la stessa cosa e avete la stessa voglia?
Anche questo passaggio è tutt’altro che banale e scontato e i temi da affrontare secondo me sono due: l’estensione dell’impegno del tempo; quanti soldi ci vogliono.
Sul primo fronte, è facile suscitare l’entusiasmo delle persone; meno facile ottenere un impegno costante e duraturo. Per esempio, in questo video, Giacomo Guilizzoni ha raccontato come ha messo in piedi balsamiq e ha sottolineato che nei primi sei mesi – quando stava sviluppando la prima versione di Mockups – lavorava in modo sistematico tutte le sere per quattro ore e aveva concordato con la moglie di impiegare anche una mattina del week end. La costanza è un elemento fondamentale per avviare una startup, soprattutto nel momento in cui le cose non vanno come sono state pianificate ed è facile scoraggiarsi.
Per quanto riguarda i soldi, occorre considerare che la maggior parte delle persone ha poca o nessuna propensione al rischio: non ama rischiare i propri soldi e non ama esporsi all’ipotesi di un insuccesso. Un imprenditore, invece, fa esattamente il contrario: usa le proprie risorse economiche e accetta di esporsi all’insuccesso anche se – ovviamente – mette in campo tutti gli accorgimenti per evitarlo. Difficilmente una startup si fa solamente con il lavoro dei soci: è inevitabile che a un certo punto sia necessario mettere la mano nella tasca per un acquistare le competenze che mancano al gruppo dei fondatori. Nelle mie esperienze, è sempre capitato che i miei futuribili soci mi dicessero che non avevano soldi e che però ci mettevano il proprio lavoro; a posteriori mi accorgo che questa è una premessa molto rischiosa, perché crea un’asimmetria di aspettative di ritorno sull’investimento. Da un lato c’è un socio che può perdere dei soldi; dall’altro un socio che al massimo rischia di perdere tempo. Non funziona: chi ci mette solo il lavoro fa il lavoratore.

Consorte
A meno che il vostro futuro socio non sia un eremita, è molto probabile che le sue decisioni sia influenzate in modo più o meno determinante dalle persone che fanno parte del suo nucleo familiare (moglie, marito, figli, genitori e via dicendo). A questo proposito, mi sembra che ci siano due cose da prendere in considerazione.
Innanzitutto, avere accesso al nucleo familiare di una persona è a volte molto istruttivo e aiuta a capire molto del suo carattere e del suo background culturale ed emotivo. Un imprenditore (e più in generale un buon capo), oltre ad avere una buona conoscenza di se stesso, dovrebbe allenarsi a individuare i punti di forza e debolezza delle persone con cui lavora. Non è certo un lavoro facile, perché richiede molta onestà intellettuale unita alla disponibilità a mettersi continuamente in discussione: qualità difficili da coltivare. Ad ogni modo, conoscere l’ambiente familiare del vostro futuro socio vi può dare una seria mano a capirne il carattere.
In secondo luogo, la famiglia del vostro socio avrà un impatto diretto sulle sue decisioni. Le variabili possono essere moltissime: la composizione del reddito familiare, la presenza di figli e la loro età, il ruolo dei familiari nell’assumere le scelte fondamentali e via dicendo. Il nucleo familiare rappresenta comunque un vincolo e un costo opportunità; anche il vostro ovviamente. Pensate, per esempio, a questo scenario. La vostra startup ha iniziato a svilupparsi velocemente e state valutando di trasferirla nella Silicon Valley. Se siete dei single ventenni e non avete particolari esigenze, potete tranquillamente partire all’avventura perché vi basta poco per sopravvivere; ma se avete una famiglia con dei figli, il discorso è molto diverso perché entrano in campo molte altre variabili.

Il mestiere di imprenditore si impara per tentativi ed errori: nella mia breve carriera in quest’area, posso dire di aver sbagliato molto e di ritenere di dover imparare ancora parecchie cose. Le 4c mi sembrano una buona approssimazione delle variabili che condizionano la scelta di un socio, ma mi rendo conto che le riflessioni che ho proposto sono in gran parte del tutto personali e legate alla mia esperienza. La vostra, invece, che cosa vi ha insegnato?

Working Capital Bari: aperte le iscrizioni

wc_bari

Il secondo appuntamento del tour di Working Capital si terrà a Bari e prende forma ogni giorno di più: il programma istituzionale è completo e prevede la presenza del sindaco di Bari, Michele Emiliano, cosa che mi fa particolarmente piacere perché è uno dei miei politici preferiti.

La struttura della giornata è analoga a quella di Bologna:

  • 10 progetti di ricerca concorrono per 5 borse di studio da 20.000 euro
  • 10 startup concorrono per l’accesso ai progetti di incubazione investimento
  • un panel moderato da Riccardo Luna, direttore di Wired, cui partecipano il presidente di Telecom e personalità del territorio
  • un keynote di Flora Amato che raccontano il suo progetti finanziato da Telecom

Martedì 13 luglio – ore 9.00
Università degli studi di Bari Aldo Moro
Salone degli Affreschi
Piazza Umberto I, 1 – Bari

Tre suggerimenti:

  1. ci sono ancora posti: se avete un progetto di ricerca o una startup nell’ambito di Internet, dei social media e del web 2.0 e volete presentarlo a Bari, non attardatevi oltre e spedite il vostro progetto a tour.workingcapital@telecomitalia.it;
  2. se avere maggior informazioni su Working Capital, trovate tutte le istruzioni nel sito dell’iniziativa;
  3. se volete partecipare alla giornata, vi consiglio di iscrivervi subito all’evento, perché la sala che l’Università ci ha messo a disposizione è molto bella e scenografica, ma ha solo un centinaio di posti.

Ferrovie dello Stato: cretinismo ad alta velocità

Oggi provo a comprare un biglietto ferroviario via web come faccio di solito e mi arriva la seguente email:

Gentile cliente,
la transazione non è stata autorizzata poiché con l’ultimo tentativo di acquisto supereresti il plafond di spesa mensile associato alla tua utenza.
Puoi richiedere l’autorizzazione all’incremento del plafond di spesa associato all’utenza inoltrando, tramite fax al numero 06/44104036 o tramite e-mail all’indirizzo di posta areaclienti@trenitalia.it, la seguente documentazione:
- il testo di questa e-mail,
- la tua user id,
- un recapito telefonico,
- la fotocopia/scansione di un documento di riconoscimento dell’intestatario della user-id,
- la fotocopia/scansione del codice fiscale,
- l’indicazione dell’importo di spesa che si desidera associare alla propria utenza.
Entro 48 ore riceverai l’esito della tua richiesta tramite una e-mail al tuo indirizzo di posta elettronica.
Con riferimento ai dati che ci fornirai per l’attivazione del servizio, ti ricordiamo che i tuoi diritti in materia di privacy sono tutelati da Trenitalia nel rispetto della vigente normativa (D. lgs 196/2003).
Se invece hai appena effettuato un acquisto Corporate Travel B2B, per procedere alla richiesta di autorizzazione all’aumento di plafond aziendale, come previsto dall’accordo, ti invitiamo a rivolgerti al Referente Commerciale di Trenitalia che segue la tua azienda oppure al tuo Referente Aziendale.

Sono sicuro che questo messaggio si basa su validissime spiegazioni burocratiche aziendali che fanno riferimento a un qualche oscuro regolamento e magari a un regio decreto. Sta di fatto che io che sono un cliente assiduo delle Ferrovie dello Stato, invece di essere premiato, vengo penalizzato e sottoposto a una fastidiosa procedura per acquistare un biglietto via web.
Non solo: in attesa di essere autorizzato a spendere di più (!), chiamo il call center e acquisto il biglietto via telefono con un costo per le Ferrovie dello Stato ben superiore a quello di una transazione via web.

Carlo Cipolla scrisse in Allegro ma non troppo (le cinque leggi fondamentali della stupidità) che il cretino è chi provoca un danno ad un’altra persona senza ottenerne un beneficio. Qui siamo allo stadio successivo: il cretino ad alta velocità :-)

British Petroleum (Bp) e la scampagnata nel Golfo del Messico

C’è una cosa che non ho mai sopportato del lavoro di comunicatore e cioè che capi e clienti si aspettano che chi fa comunicazione dipinga le cose più belle di come sono in realtà o racconti delle vere e proprie palle. Molti comunicatori si prestano a questo gioco e anzi, spesso e volentieri, lo alimentano come se fosse una caratteristica implicita del proprio lavoro.

Per esempio, oggi mi è capitato di visitare il sito di Bp, l’azienda che ha causato probabilmente il maggior disastro ambientale della storia e che tutt’ora non è riuscita a mettere in campo una soluzione che impedisca a decine di migliaia di barili di petrolio di riversarsi in mare ogni giorno.

bp_golfomessico

A rotazione appaiono queste quattro immagini: sembra quasi una scampagnata o un gruppo di volontari che aderiscono a una campagna ambientalista per la pulizia delle spiagge. E poi? Raccolgono il petrolio con le barchette per la pesca sportiva e le reti?

E’ evidente il tentativo maldestro del malcapitato comunicatore aziendale a cui è stato chiesto di proiettare un’immagine positiva e rassicurante dell’azienda: quelle immagini non sono per gli utenti del sito ma per i capi di Bp. E, infatti, viste dal di fuori della burocrazia organizzativa, appaiono grottesche e fuori luogo.

Manifesto per un Partito contemporaneo

C’è chi è rimasto deluso (per esempio leggi Zambardino, Gilioli e De Rossi) dall’evento Pdigitale di ieri dedicato alla banda larga e, da quello che ho visto, a ragione.
Il giovane Marco De Rossi sottolinea bene il problema di fondo:

Il mio punto di vista è semplice. Ottima l’iniziativa di ieri ma, visto che siete all’opposizione e sulla banda larga non potete fare una cippa fritta, perché non concentrarvi nel potenziare l’utilizzo di Internet a livello di propaganda e di Partito? (sì sì, va bene, diciamo pure “come ha fatto Obama” per capirci al volo).

In altre parole: c’è un serio problema culturale. Qualche mese fa, Giuliano da Empoli – alle prese con il velleitario quanto fallimentare progetto di Francesco Rutelli di creare un nuovo partito – mi sollecitò una riflessione su come innovare la forma organizzativa della nascente creatura.

Scrissi il documento che potete leggere di seguito, che fu molto apprezzato e anche molto ignorato («troppo complicato», «non siamo in america», «non ho tempo di aprire un blog o scrivere su twitter», «facebook è solo una perdita di tempo» e via dicendo). L’esito era prevedibile (per via dello stesso identico problema culturale di cui è vittima il partito democratico); tuttavia devo dire che mi sono divertito molto a scrivere queste dieci paginette, quindi visto che l’evento del Pd ha avuto almeno il merito di sollecitare un po’ di dibattito, le ripropongo chiedendovi commentarle :-)

manifesto-per-un-partito-contemporaneo.pdf

Loic Lemeur: Why Silicon Valley kicks Europe’s butt

Loic Lemeur, fondatore di Seesmic e di Le Web, condivide alcune riflessioni sulla differenza tra fare una startup in Silicon Valley o in Europa e spiega perché si sta trasferendo in California.

I think the most important one is what goal you set for yourself. If your goal is to dominate Madrid or Paris in your niche, you might just succeed, but if you set yourself such a local goal, there is low chance you’re actually going to build a global success and be the best in the world at what you do.
It’s the key, most people I know in Silicon Valley dream about building a world leader, not a local leader, it’s a question of attitude, and THAT is easy to change. Think more in english and more global, you might be able to achieve your dreams, but they have to be the right dreams.

via Luca Sartoni.

Balsamiq al Working Capital di Bologna

Giacomo Peldi Guilizzoni è il fondatore di Balsamiq, una piccola impresa bolognese con una visione globale, ed è l’esempio di come si possa bootstrapping di una startup in Italia avendo come riferimento un mercato globale. Di seguito due video tratti dal sito di Working Capital e dal blog di Alberto D’Ottavi:

Barcamp, Ignite ed Elevator Pitch for dummies

Esistono le mode anche negli eventi. Passate di moda conferenze, panel, workshop e via dicendo è il momento di sperimentare nuovi format, meglio se sono partecipativi, meglio se vengono dalla Silicon Valley. Come resistere alla tentazione di cimentarsi in un barcamp, in un ignite o in un elevator pitch? E, infatti, non occorre resistere; però è utile capire di cosa si tratta e perché è meglio usare l’uno piuttosto che l’altro.

Barcamp
Con il barcamp, un gruppo omogeneo di persone si incontra in un contesto informale per condividere conoscenze di processo e case history. Questo format prevede interventi lunghi (20/30 minuti) con presentazioni approfondite e discussioni. Le presentazioni non sono stabilite in anticipo e quindi non c’è un filo narrativo definito dall’organizzazione: all’inizio dell’evento, i relatori compilano un post-it e lo attaccano sul tabellone del programma.
Il barcamp prevede che la maggior parte dei partecipanti (generalmente non più di 150) faccia un intervento e funziona molto bene quando il gruppo ha un background e interessi comuni, mentre le discussioni tendono a sfilacciarsi e l’interesse scema se le presentazioni sono molto eterogenee tra di loro.

Ignite
L’ignite è un format breve che prevede presentazioni di cinque minuti eseguite con il supporto di 20 slide che scorrono automaticamente ogni 15 secondi. Preparare un ignite, quindi, significa strutturare in modo consistente un argomento e provare l’intervento più volte fin quando immagini e voce non si sincronizzano correttamente.
Le presentazioni brevi consentono di mettere sul piatto un gran numero di argomenti (tipicamente un ignite è fatto di 15/20 talk) che servono ad “accendere” relazioni. L’ignite, quindi, può essere utilizzato come format per favorire il social networking, tanto è vero che la versione originale prevede anche dei momenti ludici durante i quali i partecipanti fanno delle attività insieme.

Elevator pitch
L’elevator pitch, infine, è una presentazione con una struttura fissa di durata variabile da 1 a 3 minuti seguita da una sessione di domande e risposte. E’ diventato molto popolare perché è il format usato dagli aspiranti imprenditori per presentare una startup a un venture capitalist.
Questo format si differenzia dall’ignite perché, invece di imporre un ritmo alla presentazione lasciando libero il relatore di elaborare la propria narrazione, si chiede di affrontare degli argomenti specifici. Nel caso di un pitch per un venture capital: qual è il problema che si intende risolvere, chi sono i componenti del team, a che punto è lo sviluppo del prodotto, qual è il modello di business e via dicendo.
L’elevator pitch può essere utilizzato tutte le volte in cui si chiede alle persone di candidare delle idee ed è necessario poter confrontare tali idee tra di loro in modo veloce.

Concludo con una nota. Si adotta un format anche per far giocare tutti con le stesse regole e questa cosa a noi italiani risulta difficile da digerire. La richiesta di deroghe è inevitabile: «ho 19 slide invece di 20 così posso far vedere anche il video» oppure «sono finiti i tre minuti? ah, vabbe’ visto che sto qua finisco lo stesso che manca poco» e chi più ne ha più ne metta :-)

Working Capital Bologna: wrap up

Giornata intensa ieri a Bologna per la prima tappa di Working Capital. La bella sala affrescata del Complesso di San Giovanni in Monte era piena e quando mi hanno comunicato i dati dello streaming web quasi non ci volevo credere: l’evento è stato seguito da quasi 10.000 persone! WOW.
Dai feedback che ho raccolto durante la giornata, mi è sembrato che i partecipanti fossero molto soddisfatti del format che abbiamo messo in piedi quest’anno:

  • 11 progetti di ricerca che hanno concorso per 5 borse di studio da 20.000 euro;
  • 14 startup che hanno presentato progetti di qualità e che hanno così superato il primo step per l’accesso ai progetti di investimento e incubazione;
  • un panel interessante, che è riuscito a conciliare le esigenze istituzionali con i contenuti senza sacrificare questi ultimi;
  • due bei keynote di Luca Rossi e Giacomo Peldi Guilizzoni.

Insomma, non ci siamo fatti mancare niente ;-) Oggi sto scorrendo i tweet di ieri e devo dire che mi fa veramente tanto piacere fare una ricerca per hashtag #wcap e leggere:

fatomousso Guarda la search di #wcap per quel che si è persa oggi… @workingcapital L’evento a Bari è confermato per il 13/7? Spero di esserci!

gncvalente Bellissima giornata e bellissima gente, oggi a #wcap Bologna – grande @njvitto ha spaccato di brutto con il suo @blomming …

ffiorent @bolognain complimenti!!peccato sono arrivato alla finei :( ( sarà disponibile in seguito il video per rivedere tutto???#wcap

Tommaso Pausa riunione per sentire peldi di @balsamic: inizio col botto, troppo spassoso :) #wcap

Il merito è delle tante persone che hanno contribuito alla preparazione della giornata. A loro va il mio personale grazie, con una menzione speciale per i fantastici ragazzi di Elastic: be so good they cannot ignore you.

Working Capital: meet the team

Mancano pochi giorni alla prima tappa del tour di Working Capital a Bologna e il programma dell’evento è praticamente completo: il team di Telecom Italia che segue il progetto ha selezionato 10 progetti di ricerca che concorreranno per le borse di studio e 10 startup operative che concorreranno per l’accesso ai progetti di incubazione e investimento.

Nei giorni scorsi ci hanno chiesto se era possibile proporre dei progetti a Working Capital al di là dell’evento di Bologna o degli altri eventi. La risposta ovviamente è sì: non ci sono bandi e scadenze, le buone idee sono sempre bene accette ed è possibile far avere a Telecom Italia la propria presentazione attraverso il sito in qualsiasi momento (le istruzioni sono in questa pagina).

La prima tappa del tour di Working Capital rappresenta una duplice opportunità anche per chi non ha ancora tirato fuori il progetto dal cassetto:

  • ci saranno complessivamente 20 pitch e tantissime domande da parte della giuria. Ascoltare significa imparare a capire quali sono gli interventi più apprezzati, quali le richieste più ricorrenti e via di seguito.
  • sarà possibile entrare in contatto direttamente con le persone di Telecom e di dPixel che gestiscono il progetto, ponendo loro domande, presentandosi e facendosi conoscere. Mostrare chi c’è dietro le slide è un modo per rendersi riconoscibile.

Per agevolare il dialogo tra gli aspiranti imprenditori e il team di Working Capital abbiamo previsto una sessione di domande e risposte in coda agli interventi del pomeriggio. Pensiamo infatti che dopo una giornata di pitch, interventi e discussione, molti avranno domande da fare e aspetti che desiderano chiarire.