Come si trova un socio: la regola della 4c

di Nicola Mattina il 30 giugno 2010

La settimana scorsa sono stato a Padova per avviare, insieme con dPixel, la selezione del progetti che concorreranno alla tappa di Working Capital che si svolgerà in questa città il 13 ottobre. Io e Alessandro Santo siamo stati ospiti del grande Massimo Marchiori e abbiamo illustrato l’iniziativa di Telecom Italia a docenti, ricercatori e studenti.
Poiché durante la presentazione abbiamo insistito molto sul fatto che per fare un’impresa è necessario un team, ovviamente qualcuno ci ha chiesto: «come faccio a trovare un socio?»
La risposta, ovviamente, non è semplice e non ci sono delle regole univoche. Tuttavia, chiacchierandone a pranzo con Massimo e Alessandro, abbiamo cercato di individuare alcuni fattori importanti e abbiamo inventato la regola delle 4C: competenza, carattere, comunione di intenti, consorte.

Competenza
Il socio deve essere innanzitutto competente nel ruolo che deve andare a ricoprire e quel ruolo deve essere complementare al vostro. Per esempio, io mi occupa di comunicazione e marketing, quindi se voglio sviluppare un servizio online ho bisogno di un socio che sia in grado di gestire tutta la componente tecnologica dell’iniziativa. E’ improbabile che mi serva un super programmatore espertissimo di un argomento molto specifico, mentre potrebbe risultare più adatta una persona in grado di destreggiarsi su molti argomenti, che abbia solide esperienze di project management e sia in grado di assumersi la responsabilità delle scelte tecniche fondamentali, delegando l’esecuzione.
E’ importante cercare di capire qual è la reputazione di cui gode il vostro futuro socio. Ci sono molti modi per farsi un’idea sia on che off line: guardare quello che fa online, frequentare il suo ambiente, osservarlo lavorare con i suoi pari e via dicendo. Tenete conto che il vostro socio farà un lavoro diverso dal vostro e quindi tendenzialmente voi non avete le competenze per giudicare nel merito il suo livello di abilità; quindi il giudizio dei suoi pari, dei suoi capi, dei suoi mentori e via dicendo vi può fornire una buona indicazione del suo livello di competenza tecnica.
Infine, è molto probabile che ci sia un periodo in cui entrambi state lavorando all’idea senza vicoli societari. In questo periodo, fategli fare delle promesse e vedete se le mantiene.

Carattere
Personalmente ho fatto due esperienze con soci che avevano un profilo tecnico e tutte e due non hanno avuto un esito particolarmente felice. In entrambi i casi ho voluto ignorare dei segnali che però erano evidenti e che riguardavano il carattere.
Innanzitutto va detto che non è necessario che il socio vi stia particolarmente simpatico, però non guasta. In fin dei conti, un’impresa è come un matrimonio e passerete insieme molto tempo, quindi è meglio avere a che fare con una persona piacevole e con la quale vi sentite in sintonia.
Tuttavia, questo è solo l’aspetto più superficiale della questione. Ci sono almeno altri tre punti che secondo me vanno considerati.
Il primo è strettamente collegato alla competenza; il vostro socio non deve essere solo competente, ma deve essere in grado di pianificare un risultato, valutarne le implicazioni in termini di impegno e risorse necessarie e – infine – raggiungerlo. Può sembrare un discorso ovvio, ma non è così. La competenza è una questione tecnica, la capacità di realizzare è una questione caratteriale.
In secondo luogo, dovete considerare che molte delle decisioni che riguardano il futuro della startup devono essere prese di comune accordo e sono il frutto di una negoziazione. Ci sono persone naturalmente portate a negoziare e a cercare un equilibrio che minimizza lo scontento di tutti e altre che, invece, tendono a essere dominanti oppure soccombenti. Se state cercando un socio alla pari, dovreste fare uno sforzo per capire se il vostro socio si “sente alla pari”.
Terzo, i fondatori di un’azienda ne determinano il clima e la cultura, quindi avete bisogno di una persona con la quale concordare in anticipo che tipo di organizzazione mettere in piedi. Le startup della Silicon Valley hanno reso molto popolare il modello organizzativo a clan, dove un gruppo di ragazzi lavora senza grandi confini tra la vita privata e quella professionale e senza alcuna formalità gerarchica. Se è questo il modello che volete mettere in campo, siate sicuri che il carattere di entrambi ve lo consenta.

Comunione di intenti
Ammesso che abbiate individuato un persona competente e di “buon” carattere, dovete essere certi di condividere le stesse mete, stabilendo insieme un percorso. Siete sicuri che intendete la stessa cosa e avete la stessa voglia?
Anche questo passaggio è tutt’altro che banale e scontato e i temi da affrontare secondo me sono due: l’estensione dell’impegno del tempo; quanti soldi ci vogliono.
Sul primo fronte, è facile suscitare l’entusiasmo delle persone; meno facile ottenere un impegno costante e duraturo. Per esempio, in questo video, Giacomo Guilizzoni ha raccontato come ha messo in piedi balsamiq e ha sottolineato che nei primi sei mesi – quando stava sviluppando la prima versione di Mockups – lavorava in modo sistematico tutte le sere per quattro ore e aveva concordato con la moglie di impiegare anche una mattina del week end. La costanza è un elemento fondamentale per avviare una startup, soprattutto nel momento in cui le cose non vanno come sono state pianificate ed è facile scoraggiarsi.
Per quanto riguarda i soldi, occorre considerare che la maggior parte delle persone ha poca o nessuna propensione al rischio: non ama rischiare i propri soldi e non ama esporsi all’ipotesi di un insuccesso. Un imprenditore, invece, fa esattamente il contrario: usa le proprie risorse economiche e accetta di esporsi all’insuccesso anche se – ovviamente – mette in campo tutti gli accorgimenti per evitarlo. Difficilmente una startup si fa solamente con il lavoro dei soci: è inevitabile che a un certo punto sia necessario mettere la mano nella tasca per un acquistare le competenze che mancano al gruppo dei fondatori. Nelle mie esperienze, è sempre capitato che i miei futuribili soci mi dicessero che non avevano soldi e che però ci mettevano il proprio lavoro; a posteriori mi accorgo che questa è una premessa molto rischiosa, perché crea un’asimmetria di aspettative di ritorno sull’investimento. Da un lato c’è un socio che può perdere dei soldi; dall’altro un socio che al massimo rischia di perdere tempo. Non funziona: chi ci mette solo il lavoro fa il lavoratore.

Consorte
A meno che il vostro futuro socio non sia un eremita, è molto probabile che le sue decisioni sia influenzate in modo più o meno determinante dalle persone che fanno parte del suo nucleo familiare (moglie, marito, figli, genitori e via dicendo). A questo proposito, mi sembra che ci siano due cose da prendere in considerazione.
Innanzitutto, avere accesso al nucleo familiare di una persona è a volte molto istruttivo e aiuta a capire molto del suo carattere e del suo background culturale ed emotivo. Un imprenditore (e più in generale un buon capo), oltre ad avere una buona conoscenza di se stesso, dovrebbe allenarsi a individuare i punti di forza e debolezza delle persone con cui lavora. Non è certo un lavoro facile, perché richiede molta onestà intellettuale unita alla disponibilità a mettersi continuamente in discussione: qualità difficili da coltivare. Ad ogni modo, conoscere l’ambiente familiare del vostro futuro socio vi può dare una seria mano a capirne il carattere.
In secondo luogo, la famiglia del vostro socio avrà un impatto diretto sulle sue decisioni. Le variabili possono essere moltissime: la composizione del reddito familiare, la presenza di figli e la loro età, il ruolo dei familiari nell’assumere le scelte fondamentali e via dicendo. Il nucleo familiare rappresenta comunque un vincolo e un costo opportunità; anche il vostro ovviamente. Pensate, per esempio, a questo scenario. La vostra startup ha iniziato a svilupparsi velocemente e state valutando di trasferirla nella Silicon Valley. Se siete dei single ventenni e non avete particolari esigenze, potete tranquillamente partire all’avventura perché vi basta poco per sopravvivere; ma se avete una famiglia con dei figli, il discorso è molto diverso perché entrano in campo molte altre variabili.

Il mestiere di imprenditore si impara per tentativi ed errori: nella mia breve carriera in quest’area, posso dire di aver sbagliato molto e di ritenere di dover imparare ancora parecchie cose. Le 4c mi sembrano una buona approssimazione delle variabili che condizionano la scelta di un socio, ma mi rendo conto che le riflessioni che ho proposto sono in gran parte del tutto personali e legate alla mia esperienza. La vostra, invece, che cosa vi ha insegnato?

  • 30 June 2010 at 10:13 ezekiel
    visto e controfirmo
  • 30 June 2010 at 10:16 Roberto.aka.senzaADSL
    Il famoso "fattore C" :) Interessante e assolutamente condivisibile la quarta
  • 30 June 2010 at 10:18 ezekiel
    secondo me è cruciale il discorso sul rischio. molta gente "pensa" di poter fare l'imprenditore ma alla prova dei fatti non è propenso a rischiare davvero. imprenditori si nasce (anche se questo non significa che gli altri non riescano a stare lo stesso sul mercato).
  • 30 June 2010 at 11:06 Nicola Mattina
    @ezekiel. mi è anche capitato di sentire che a fare l'imprenditore in fondo non si rischia nulla perché o soldi o te li da tua madre o un venture capitalist ;-)
  • 30 June 2010 at 11:38 Davide Bennato
    Mi sembra condivisibile, specie se si considera che creare un'azienda è creare un luogo sociale. Le persone fanno la differenza perciò atteggiamento mentale, umano e relazionale (tramite un indicatore indiretto come la consorte) sono elementi strategici
  • 30 June 2010 at 11:47 ezekiel
    @nicola beh col VC rischi... con la madre non so :-)
  • 30 June 2010 at 12:05 Feba
    bel post Nicola, direi che le prime 3 valgono anche per la scelta del posto di lavoro :)
  • 30 June 2010 at 12:49 Nicola Bonora
    si vede che è un post che arriva dalla vita, e non viceversa. E già che ci sono, quoto @Feba :)
  • 17 July 2010 at 07:30 Galatea
    Mi sa che queste regole valgono in generale anche per chi non deve scegliere un socio, ma un semplice amico... e soprattutto like alla parte relativa alla famiglia: purtroppo è vero, ci sono centiania di persone che vengono in qualche modo "frenate" perché non troppo legate dai condizionamenti familiari: non solo nel senso di problemi reali con i figli, per dire, ma anche problemi di gelosia, per esempio, del coniuge che fa problemi per gli orari, le amicizie sul lavoro, le trasferte...
  • 29 August 2010 at 15:21 Alessia Fabbri
    ho fatto una società con un amico (vogliamo aprire una discussione sul fattore amicizia?) e, consapevoli dei rischi che si prospettavano, scherzavamo sul fatto che costituire una società era peggio di convolare a nozze e ci chiamavamo marito e moglie ecc ecc. dopo poco più di un anno stiamo per divorziare :|
  • 29 August 2010 at 15:47 masstrovato
    bel post (mi segno la data padovana)

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pippoferrante 30 giugno 2010 alle 10:22

Manca la 5° C: il culo (nel senso di fortuna) perchè se il resto delle 4 C sono presenti la quinta è quella cosa che le colpisce trasversalmente creando il giusto mix

valentina cinelli 30 giugno 2010 alle 10:39

io aggiungerei la T di trasparenza o la O di onestà (rimanendo sulle C potrebbe essere chiarezza)…

l’essere onesti e trasparenti con gli altri, dirsi tutto, quasi come un rapporto di coppia: se ci sono problemi, se c’è qualcosa che non va, se la comunione di intenti ha preso 2 direzioni diverse…
parlare, discutere, aggiustare continuamente il tiro, senza covare rancori o alimentare fraintendimenti: perché una società/team di lavoro è un organismo vivo che evolve e muta di continuo, e a volte le prime 4 C non sono sufficienti…

Federico Bo 30 giugno 2010 alle 11:32

Nelle prime fasi di un progetto essere molto chiari a parole sulle cose da fare, sulle responsabilità, sulla visione d’insieme, sulle strade da intraprendere non è sufficiente : è NECESSARIA una scrittura privata, in cui si mettono nero su bianco soprattutto cosa ci si aspetta gli uni dagli altri, le responsabilità di ciascuno, l’impegno minimo richiesto (deve essere verificabile, attraverso una gestione centralizzata, per esempio un software/servizio per la gestione dei progetti collaborativi, in cui tutte le email, per esempio passino e vengano archiviate ).

Nella stessa scrittura si devono esplicitare le azioni che verranno intraprese qualora tali impegni non vengano mantenuti.

Molte persone, in questo superficiale paese sciatto, superficiale e cialtron, credono che avere un’idea
esprimibile attraverso quattro parole basti e avanzi per essere ricoperti di soldi e di gloria
stando su una spiaggia tropicale “ex ante”.

Il sudore, l’impegno continuo, l’attenzione ai dettagli, la pazienza, il lavoro sottotraccia, la professionalità
ecc. ecc. non solo non vengono riconosciuti o apprezzati ma persino osteggiati, contro ogni logica.

E mai sottovalutare i segnali di avvertimento sulla reale personalità e capacità professionale dei soci che arrivano già dai primi di tempi di collaborazione…

Fabio lalli 30 giugno 2010 alle 14:46

Bel post :)

Matteo 12 luglio 2010 alle 22:36

Ciao Nicola,
bel post. Visto l’argomento ti segnalo un post appena pubblicato da readwriteweb.com, giusto in tema con le riflessioni che hai avanzato: http://www.readwriteweb.com/start/2010/07/finding-the-right-co-founder-f.php

Nicola Mattina 13 luglio 2010 alle 22:43

Visto grazie :-) Si sono limitati a sole 3c ma per il resto mi fa piacere vedere che sono arrivati alle stesse conclusioni…

Padidat 23 agosto 2010 alle 11:58

Salve, se posso contribuire, ho creato un piccolo software che permette a tutti di scrivere su qualsiasi sito web e tutti i visitatori possono leggerlo, è il modo più facile per diffondere messaggi a tutti.

http://www.facebook.com/pages/SPOSTit/148239618525026

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