Chi sbaglia impara: live blogging

19:58 Ludovica (mia figlia). «Papà, chiudi quello computero che io ho fame» 😉

19:53 Salvo Mizzi. Qualcuno ha visto The Social Network? A me è sembrato un bel catalogo di errori (soprattutto di quelli che hanno girato attorno a Zuckerberg nelle fasi iniziali di Facebook). Qual è stato secondo voi il più interessante?

19:47 Samuel Beckett. « Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio.» (citato da una partecipante)

19:40 Gianluca Dettori. Se sei in Calabria, hai tre possibilità: o ti metti nel business della cocaina, o in quello dei fondi pubblici o te ne vai via. La maggior parte dei soldi che sarebbero destinati all’innovazione, sono erogati con criteri clientelari e che non hanno nessun collegamento con la redditività. Questo meccanismo ha innescato una sorta di darwinismo all’incontrario, per cui quelli che gestiscono i soldi e quelli che li prendono sono i peggiori, invece dei migliori.

19:31 David Thorne. In questo momento in Italia c’è un problema di massa critica. Cominciano a muoversi delle cose e ci sono molte più opportunità di qualche anno fa, ma manca ancora un volume sufficiente di iniziative a innescare la miccia del cambiamento. Tuttavia, è sicuramente un ottimo momento per avviare delle nuove iniziative e fare sistema.

19:10 Gabriele Gresta. Ha ragione Peter Kruger, ma non è solo questo. Provate ad esigere un credito in Italia. Io sono residente in Svizzera e se qualcuno non ti paga, puoi semplicemente avviare una pratica pagando pochi franchi e presentandoti con l’ufficiale giudiziario a casa del debitore. La certezza delle regole è uno dei problemi del nostro paese: è più difficile fare impresa se non hai garanzie che un comportamento illegale sarà punito.

19:08 Peter Kruger. In Italia, il fallimento non è solamente un problema culturale, ma anche strutturale. Provate a farvi dare un prestito da un banca dopo aver fallito.

18:54 David Thorne. Io non ho mai sbagliato, piuttosto posso dire che ho imparato molto facendo le cose. Il fallimento è un esito possibile, ma non una colpa: è tutta esperienza, soprattutto quando sei in grado di capitalizzarla. Chi ha fallito e ha voglia di ricominciare, diventa più duro e per un investitore diventa quasi una garanzia.

18:51 Luca De Biase. E’ vero che fatturato meno costi uguale utile… se ti pagano le fatture. Questo è quello che ho imparato io quando ho tentato di fare l’imprenditore, poi sono tornato a fare il giornalista che è l’attività che faccio meglio.

18:38 Gabriele Gresta. All’epoca della bolla di Internet, la mia società fu valutata una cifra enorme e finanziata con 11 miliardi. La cosa un po’ demenziale è che gli investitori li misero nella società e volevano che li spendessimo anche piuttosto velocemente. Ovviamente non durò a lungo e alla fine dovemmo fare una ristrutturazione. Al fine di questo percorso, la società diventò la Digital Magics che in quattro anni arrivò a una valutazione di 30 milioni di euro. Alla fine del 2009, abbiamo riorganizzato tutto e diviso la società in 20 startup molto focalizzate su una singola attività: questo ci ha permesso di concentrarci sul meccanismo fondamentale di funzionamento di un’azienda, ossia ricavi meno costi uguale profitto.

18:13 Gianluca Dettori. Purtroppo nessuno nasce imparato e, con il senno di poi, è facilissimo riconoscerli e chiedersi come mai li hai fatti. Per quanto mi riguarda, i più grandi e dolorosi sono quelli che comportano il licenziamento di persone.

18:25 Luca De Biase. Non è vero che gli imprenditori italiani sono poco propensi al rischio, perché fare impresa in Italia è bel più difficile e rischioso che farlo in altri paesi del mondo. Gli ospiti di stasera ci racconteranno come i rischi che hanno corso, gli errori che hanno compiuto e le lezioni che hanno imparato.

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By Nicola Mattina