Paola Caruso: «sorpassata da un raccomandato»

Caro De Bortoli,

leggo il giornale che dirige da anni, sia online che offline: lo preferisco ad altri perché ritengo che riesca a rappresentare le notizie in modo più equilibrato, separando i fatti dalle opinioni più di quanto facciano altri. Lo leggo perché ha una buona reputazione.

Stasera leggo che una collaboratrice della vostra testata, Paola Caruso, ha iniziato uno sciopero della fame e della sete perché – dopo sette anni di collaborazione precaria con la testata – pensava di poter concorrere a un posto che è stato assegnato invece a un ragazzo appena uscito dalla scuola di giornalismo, che a quanto pare è adeguatamente raccomandato.

Non conosco personalmente Paola, ma ho visto che attorno a lei si sono strette solidalmente molte persone soprattutto in questa discussione su Friendfeed: conosco e stimo molti di quelli che la stanno incoraggiando e che l’hanno convinta a sospendere lo sciopero della sete per evitare danni fisici. Per questo motivo, ho ritenuto di aderire alla sua protesta scrivendoLe questa lettera aperta.

Se quello che Paola dice è vero (e non ho motivo di dubitarne), trovo scandaloso e inconcepibile che il Corriere della Sera – in un momento di difficoltà – preferisca fare un contratto di qualsiasi tipo a qualcuno perché dispone di un santo in paradiso, piuttosto che pensare di offrire una chance in più a un giornalista che collabora con successo con la testata da anni.

La prego quindi di voler registrare il mio biasimo per la decisione (chiunque l’abbia presa, è sempre il capo che se ne deve assumere la responsabilità) e di accogliere l’invito a confrontarsi con la sua collaboratrice per individuare una soluzione che soddisfi sia le sue aspettative che i vincoli legati al momento di difficoltà che attraversa il Corriere.

Cordialmente,
Nicola Mattina

25 comments: On Paola Caruso: «sorpassata da un raccomandato»

  • Bravo Nicola, dovremmo fare una lettera per ogni precario. Un blog precario…:)

  • giusto approccio Nicola. Speriamo Ferruccio legga.

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  • marcoscud aka Marco scudeletti

    Leggo il Corriere della sera sin dalla tenera età di 11 anni (1953/1954).
    Ho letto il Corriere della Sera persino durante i tempi bui di Tassan Din.
    Non mi sono fatto “deragliare” nel mio fideismo persino da Mieli che sponsorizzava un Governo Prodi.
    Non un’opposizione a Berlusconi (nobilissima e giustificabilissima) ma un appoggio ad un non-governo come quello di Prodi che tanto male ha fatto all’Italia.
    Sinceramente conosco personalmente Paola e mi sembra una gran brava persona e anche molto decisa ed equilibrata.
    Mi sento emotivamente spinto a convincere tutti i miei amici a non comperare più il Corriere nè a frequentare il Corriere online fino a che una evidente stortura come questa non verrà raddrizzata!

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  • Alle raccomandazioni non si comanda. In un paese corrotto dalla testa al tacco dello stivale, hai poco da mandare queste lettere – che seppur belle – verranno caldamente ingnorate.

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  • Capisco l’indignazione e la rabbia di tutti. A me è capitata una cosa simile circa tre anni fa, quando mi sono vista rimpiazzare (all’interno di uno sportello immigrazione gestito dai sindacati) da una a cui non solo ho insegnato tutto perchè non aveva nè una formazione specifica nè alcuna esperienza in merito, ma che era pure raccomandata in quanto amica di quei capi corrotti ai quali avevo dato contro in nome della dignità della mia e altrui persona.
    L’Italia è questa, purtroppo. Mi sono ritrovata senza lavoro per molti mesi…
    La mia solidarietà va alla giornalista in questione e a tutti i precari e ai lavoratori che hanno subito questo.

  • Caro De Bortoli,
    volevi giornalisti capaci di stare online: eccoli!

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  • giorgio sturlese tosi

    3 riflessioni: 1) Se Paola Caruso non ha le qualità per fare la giornalista, glielo si dica e non la si illuda con contratti rinnovati di anno in anno. Se invece è in grado, e magari è anche brava, la si premi con un contratto; 2) Ricordiamoci che stiamo parlando dello stesso giornale che ha assunto Maria Grazia Cutuli solo dopo morta. Così ragionano direttori ed editori; 3) Ieri a Milano premiazione del premio cronista lombardo dell’anno, presenti i vertici dell’Ordine lombardo, dell’Assostampa e persino Ferruccio De Bortoli. Nessuno ha sottolineato che tra i premiati vi erano una disoccupata, un precario (per l’appunto del Corriere) e un cassintegrato. Vergogna!
    P.S. Sarebbe auspicabile che capiredattori, vicedirettori, direttori ed editori si astenessero da commentare la vicenda della collega che sta facendo lo sciopero della fame. Perchè solo loro è la colpa!

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  • Pingback: links for 2010-11-14 « Champ's Version ()

  • Nicola, mi scusi non è che scriverebbe una lettera anche per me, sono nella stessa identica condizione di Paola Caruso , lavoro per un Corriere (non della Sera, ma solo Adriatico) e aspetto da svariati anni un contratto. Spero solo che lo scandalo di questa vicenda, le voci che si stanno levando possano aiutare a cambiare un mondo totalmente distorto.

  • Odio fare l’avvocato del diavolo, perché sono abituato a essere solidale con ogni sfruttato e con ogni precario. Tuttavia, c’è qualcuno che ha sentito anche la campana del Corriere, prima di schierarsi al fianco di Paola? Quante e quali garanzie abbiamo che non siano state applicate regole meritocratiche? Non sarà il caso di Paola, ma dove c’è scritto che un ragazzo giovane sveglio e dotato non possa sembrare più meritevole di un’altra, più anziana ma meno meritevole?
    Chiedo perché ho l’impressione che molti si siano schierati al fianco di Paola senza approfondire molto la (benché verosimile) faccenda.

  • Pingback: Una precaria contro il Corriere della Sera | Tecnoetica ()

  • Come volevasi dimostrare. Ferruccio De Bortoli ha risposto che non si è verificata alcuna nuova assunzione, ma un altro (odioso) contrattino da precario. E Paola ha ammesso di aver piantato su tutto il casino senza aver verificato quanto diceva.
    Si materializza così l’eventualità che si sia scatenato un tam tam online intorno agli sfoghi di una persona delusa, più che intorno a un’ingiustizia. Lo sciopero della fame di una giornalista che non verifica quanto scrive potrebbe rappresentare un’aggressione mediatica gratuita nei confronti del neo-“assunto”, che potrebbe avere l’unica colpa di essere un po’ più giovane e sveglio, altro che raccomandato. Stiamo attenti.

  • Tutto bello, tutto giusto il dibattito sui precari e sul precariato piaga d’Italia.
    Ma… giusto per amor di verità magari si può provare a mettere qualche puntino sulle i. Visto che Bordone con la sua lucidità c’ha preso subito, ma altri non c’hanno capito gran che…

    Paola Caruso NON lavora a tempo determinato. E’ una Freelance. Una collaboratrice ESTERNA. Non ha un pc in redazione. Non lavora in redazione. Se viene in redazione prende un caffé e poi se ne va. Nel giornalismo esistono i redattori che stanno nelle redazioni. E i freelance che stanno fuori: fanno proposte, se le proposte vengono accettate scrivono i pezzi. Oppure scrivono su input della redazione.

    Perché Paola Caruso allora ha avuto un contratto co.co.co o co.co.pro che dir si voglia? A Paola Caruso, visto che al Corriere superava un certo tot annuale di euro di collaborazioni (dovrebbero essere 5 mila…) , pochi anni fa (non 7 ma meno, tipo 2 o 3) è stato fatto un contratto di collaborazione continuativa. Un contratto migliore di quello dei freelance “sfigati” pagati a pezzo, perché prevede – ad esempio – il pagamento dei contributi all’Inpgi2. Perché Rcs faccia questi contratti non lo so, credo siano quei truschini-cavilli giuridici per pararsi il c*lo da eventuali cause dei collaboratori ESTERNI.

    Paola Caruso NON E’ STATA SCAVALCATA da un “pivellino”. Al “pivellino” è stato proposto un contratto di collaborazione ESTERNA simile al suo, ma probabilmente meno pagato. Quindi peggiore. Non certo un Articolo 2 che nessun giornale attiva più da anni e anni, visto che è troppo oneroso, benché esistente sulla carta.

    Paola Caruso ha avuto un’opportunità quasi unica nel giornalismo italiano: pochi anni fa ha potuto fare una sostituzione estiva in una delle redazioni del Corriere. Che è uno dei pochi (unici) modi per farsi notare e – se si è bravi, svelti, volenterosi e preparati -, piazzare uno strapuntino al giornale. Che poi con altri contrattini, sostituzioni, collaborazioni a progetto e altri mille escamotage che le aziende usano oggi per dilazionare i tempi dell’assunzione, può diventare un posto fisso. Non è andata bene, al capodesk di quella redazione Paola non è sembrata adatta. Forse l’errore è stato non farglielo capire con abbastanza chiarezza. Ma la chiarezza non è dono di tutti, soprattutto nel mondo del lavoro. Però la sua occasione DENTRO Via Solferino l’ha avuta e non è andata bene, magari non solo per colpa sua.

    Perché nei giornali come il Corriere – al contrario di quanto ingenuamente pensa Paola -, i collaboratori esterni restano esterni, tranne rarissime eccezioni. Perché il lavoro in redazione è ben diverso dal lavoro che si fa fuori e prima di prendere uno da fuori lo si testa “dentro”, per capire se è adatto. Non tutti lo sono.

    Personalmente, trovo vergognoso che in Italia esistano uomini e donne di 40 anni costretti a vivere in un mondo del lavoro privo di tutele e di garanzie. Nell’impossibilità di fatto di far figli e di costruirsi una famiglia. Perché per loro fermarsi dal lavoro vuol dire restare privi di reddito.

    Però trovo anche ridicolo che la cosiddetta “blogosfera” si sia attivata in modo così spontaneo e cialtronesco senza fare una minima verifica. Costruendo castelli in aria sulle dichiarazioni, poche e confuse, di un solo soggetto. Dibattendo e accapigliandosi per giorni senza avere (nella maggior parte dei casi) una minima idea del tipo di contratti che esistono nel mondo del giornalismo e al Corriere in particolare. Un giornale in cui fino a pochi anni fa esistevano davvero dei veri buchi neri contrattuali, con i cosiddetti “abusivi” che erano di fatto dei redattori (dentro le stanze di via Solferino) e facevano il lavoro dei redattori senza uno straccio di contratto. Ma negli ultimi anni il fenomeno degli abusivi è stato – di fatto – sanato, per fortuna. Poi ci sono i collaboratori esterni. Rcs ne ha alcune *migliaia*. Se si mettessero tutti in sciopero della fame scoppierebbe un’emergenza sanitaria in Lombardia…

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