Startup School: io passo

Dopo una settimana di indagini, sono giunto alla conclusione che non ha senso che Elastic (la mia agenzia di comunicazione) sostenga lo sforzo necessario a realizzare un’esperienza di formazione sul modello di quella ipotizzata qui e qui.

I motivi sono essenzialmente due:

  • il progetto formativo avrebbe senso se si configurasse come un vero e proprio acceleratore di impresa, esattamente come accade con YCombinator, Techstars o SeedCamp. Queste tre esperienze hanno due cose fondamentali in comune: sono animate da imprenditori e sono alimentate con soldi di imprenditori. In altri termini, fanno affidamento sulle conoscenze e sulla rete di relazioni di persone che hanno già prodotto richezza e il cui obiettivo è produrre ulteriore ricchezza. E’ un aspetto cruciale: i soldi hanno un’anima e producono impresa quando sono messi in campo da persone che stanno facendo un investimento perché vogliono più soldi in cambio. Ahimè, personalmente non ho soldi da investire!
  • Elastic è ancora una società in crescita (potrei dire in startup) ed è quindi opportuno che sia fortemente focalizzata sul suo core business che è la consulenza di comunicazione. Concentrarsi su una sola cosa per volta è molto difficile (almeno per me) ma è necessario per evitare di disperdere energie. In questo senso, l’obiettivo del 2011 è consolidare l’attività e far crescere Elastic come società di relazioni pubbliche. Tutto quello che non rientra nel core business sarà sfrondato.

La sollecitazione a discutere dell’ipotesi di fare una startup school in Italia ha prodotto un buon numero di conversazioni e molto entusiasmo. Come sempre, grazie a chi ha ritenuto opportuno di dedicare attenzione agli spunti proposti dal sottoscritto. Tra di loro ci sono anche giovani e giovanissimi che hanno voglia di imparare a fare l’imprenditore e vorrebbero cimentarsi con una Internet startup. A loro suggerisco due cose:

  • di guardare all’esperienza di H-Farm a Treviso e di cercare di andare a scuola da Riccardo Donadon perché la sua è probabilmente l’esperienza che assomiglia di più a quella degli acceleratori americani;
  • di seguire Working Capital, che quest’anno metterà in campo molte più risorse degli anni precedenti con un ventaglio di interventi molto importante (disclaimer: come è noto, Elastic è partner del progetto).

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By Nicola Mattina