Archivio mensile:febbraio 2011

Come si diventa imprenditori sociali

Secondo Social Creatives gli imprenditori sociali di successo (persone come Muhammad Yunus, per intenderci) hanno in comune sei attitudini:

Sviluppano soluzioni. Gli imprenditori sociali sono motivati dai problemi della società e dell’ambiente, ma non chiedono l’intervento delle persone sui problemi. Piuttosto, li coinvolgono e li motivano attorno a nuove soluzioni, generalmente nella forma di prodotti e servizi. Parlano di come creare valore e non si limitano a definire una missione.

Misurano i risultati. Gli imprenditori sociali sanno quando le loro soluzioni producono dei benefici per le persone o l’ambiente e misurano il successo rispetto all’impatto reale e non alle buone intenzioni. Conoscono la differenza tra output (che misura lo sforzo) e outcome (che misura il risultato prodotto dallo sforzo).

Creano dei modelli di cambiamento. Laddove il business trova il modo per generare profitto sistematicamente, gli imprenditori sociali trovano un modo per generare cambiamento. Individuano delle formule per il cambiamento che possono essere ripetibili e scalabili. Questo gli permette di focalizzarsi sulle cose essenziali e di raggiungere il maggior numero di persone possibili.

Praticano l’inclusione. Gli imprenditori sociali sanno che il cambiamento è complesso e difficile da ottenere; spesso produrre un effetto significa anche comprensione, empatia e collaborazione. Hanno successo perché sanno che devono includere gli altri nella progettazione, produzione, distribuzione e valutazione delle loro soluzioni.

Fanno leva sulle risorse. Gli imprenditori sociali non fanno business plan, ma fanno leva in modo creativo sulle risorse che hanno a disposizione, ossia le persone, le capacità, i beni e le reti sociali. Nel momento in cui puoi dimostrare di riuscire a raggiungere dei risultati tangibili con i tuoi sforzi, puoi convincere gli altri ad unirti a te.

Hanno una visione di lungo periodo. I piccoli cambiamenti sono facili da ottenere, ma per avere un impatto reale su un problema occorre pensare nel lungo periodo. Questo significa immaginare come le soluzioni possono durare nel tempo e come i risultati possono scalare.

Ho appena scoperto il sito Social Creatives, ma mi sembra tutto da esplorare :-)

I numeri di Codemotion

Il 5 marzo c’è Codemotion, che si svolge al Dipartimento di informatica e automazione dell’Università Roma Tre (via della Vasca Navale, 79 – Roma). E’ un evento interamente dedicato al software senza limitazioni di linguaggi e tecnologie.

I numeri sono notevoli:

  • 65 talk tecnici in programma organizzati in 7 sessioni parallele tematiche dalle 9 alle 18,
  • 17 community tecniche che sostengono l’evento,
  • 21 aziende sponsor,
  • 2.000 partecipanti attesi,
  • più di 100 web partner,
  • 1 sessione ignite con 20 interventi,
  • 1 barcamp sul gaming.

E in più:

  • il contest «hai mai avuto una codemotion», che premia il pezzo di codice piu emozionante,
  • il concorso Ibm Blueworks live, con 3 premi da 1000 euro riservato agli studenti,
  • il contest SonyEricsson XperiaPlay «Cosa sei disposto a fare per fare tuo in anteprima XperiaPlay».

Insomma, ci vediamo il 5 marzo: noi di Elastic gestiremo organizziamo l’ignite e io personalmente vorrei seguire molte delle sessioni per imparare finalmente qualcosa sull’html5, sui Db noSql e su una caterva di altre cose che non avrò mai il tempo di approfondire in modo decente ;-)

Associazione Il Quinto Potere: una sconfitta

Il 7 ottobre 2010 ho annunciato la nascita dell’associazione Il Quinto Potere, un ‘iniziativa che ha l’obiettivo di «rendere la pubblica amministrazione italiana più trasparente attraverso l’apertura dei dati e degli archivi». La formalizzazione in associazione e la localizzazione della sede legale a Napoli era necessaria per partecipare a un bando di gara della Fondazione per il Sud per «progetti speciali e innovativi».

Purtroppo, ci hanno comunicato che il progetto è stato respinto; il funzionario della fondazione è stato anche così gentile da leggermi al telefono la motivazione (non me l’ha potuto far avere perché era scritta a mano e in alcuni punti la calligrafia era anche di difficile interpretazione). Se non ho capito male, il progetto è stato considerato positivamente (ovvia formula di cortesia), ma la giuria di esperti ha deciso che non erano chiari i vantaggi per la collettività, che non si comprendevano le ricadute occupazionali e che i proponenti (ossia la neocostituita associazione insieme con Wikimedia Italia e openpolis) non erano sufficiente solidi e affiatati.

Al progetto ho lavorato per oltre un mese e ad esso hanno contribuito decisivamente Frieda Brioschi di Wikimedia e Vittorio Alvino di openpolis. Insieme abbiamo deciso che non vogliamo tenerlo nel casseto e quindi lo pubblichiamo con l’auspicio che si creino le condizioni per realizzarlo.

I primi tre progetti che si sono assicurati la gara sono:

  1. Fondazione Banco Alimentare Onlus, Interventi di sviluppo delle attività delle Organizzazioni Banco Alimentare operanti in Campania, Puglia e Sicilia per 400.000 euro
  2. Osservatorio Mediterraneo Centro Studi Onlus, Agri Social Sud – Agricoltura sociale, giovani, solidarietà e cooperazione a Sud per 200.000 euro
  3. Fondazione Mondo Digitale, Nonni Sud Internet per 285.000 euro

Immagino che i primi due sia stati considerati «speciali» mentre insegnare agli anziani a usare Internet sia un progetto «innovativo» ;-)

Neutralità della rete e libertà

In questi giorni si discute della decisione di Telecom Italia di modificare le condizioni contrattuali di Alice Adsl per introdurre la possibilità impedire o rallentare alcuni tipi di traffico; limitazioni che sono già presenti della maggior parte dei profili dati di Vodafone [update: sono molto gli Isp - soprattutto mobili - che prevedono limitazioni al traffico p2p e al Voip].

Io sono un convinto sostenitore della net neutrality e quindi voglio cogliere l’occasione per sottolineare perché la neutralità della rete è un principio che va protetto.

Premetto che non ho dubbi che vi siamo valide motivazioni tecniche ed economiche e che in alcune aree d’Italia l’infrastruttura non sia adeguata come spiega Stefano Quintarelli in questa chiacchierata con Massimo Mantellini pubblicata su Eraclito:

Tuttavia, la neutralità della rete è soprattutto un principio di libertà e proteggerlo significa salvaguardare un diritto civile fondamentale: la libertà di espressione.

Oggi, in assenza di norme che sanciscano chiaramente che la rete deve essere neutrale, siamo costretti ad accettare clausole contrattuali unilaterali in base alle quali un internet service provider può ispezionare il nostro traffico dati e imporre delle limitazioni perché non c’è abbastanza banda. Domani, potrebbero spiegarci che è necessario accettare delle limitazioni al traffico generato da certi contenuti perché non sono remunerativi, ossia perché non sono prodotti con un criterio economico, ma solo per gioco, divertimento, per la voglia di condividere qualcosa di bello o utile con altri. Non voglio immaginare che in Italia siano possibili scenari più foschi, in cui si limiti la circolazione delle opinioni perché sgradite a governi o aziende.

In venti anni, la Rete ha dimostrato di essere un fondamentale abilitatore di cambiamento sociale e tutti abbiamo sotto gli occhi quello che sta accadendo in questi giorni nell’area del Magreb, dove dittature ventennali sono in via disfacimento anche grazie alla facilità con cui i cittadini riescono a dialogare tra di loro e ad organizzarsi. Internet è uno strumento di libertà e sono convinto che la capacità di far circolare qualsiasi tipo di informazione e opinione vada gelosamente protetto.

Non è vero, come sostengono Massimo e Stefano nel video, che l’espressione net neutrality è vaga e che ha talmente tante accezioni che occorre contestualizzarla. Basta leggere la voce su Wikipedia:

Tim Wu: «La network neutrality è definita nel modo migliore come un principio di progettazione. L’idea è che una rete informativa pubblica massimamente utile aspiri a trattare tutti i contenuti, siti, e piattaforme allo stesso modo. Ciò permette alla rete di trasportare ogni forma di informazione e di supportare ogni tipo di applicazione. Il principio suggerisce che le reti informative abbiano maggior valore quando è minore la loro specializzazione – quando sono una piattaforma per usi diversi, presenti e futuri.»

Tim Berners-Lee: «Quando ho progettato il Web non ho avuto bisogno di chiedere il permesso a nessuno. Le nuove applicazioni arrivavano sul mercato già esistente di Internet senza modificarlo. Allora provai a rendere la tecnologia del web una piattaforma al contempo universale e neutrale, e ancora oggi moltissime persone lavorano duramente con questo scopo. Il web non deve assolutamente discriminare sulla base di hardware particolare, software, rete sottostante, lingua, cultura, handicap o tipologia di dati.»

Susan Crawford: «Lo strato di trasporto di Internet non dovrebbe essere modellato in accordo con applicazioni particolari ma dovrebbe fornire solo il servizio di trasporto basilare dei pacchetti IP, nella modalità cosiddetta “first come, first served”, sul modello della tecnologia originale di Internet, creata nei primi anni ’70. La discriminazione nella consegna dei pacchetti sulla base del tipo di traffico (tra cui le pratiche che vanno sotto il nome di “quality of service”), rappresenta invece una forma di non neutralità.»

Google: «La network neutrality è il principio per cui gli utenti di internet dovrebbero avere il controllo su cosa possono vedere e quali applicazioni vogliono usare su internet.»

Per non dire del sito NNSquad, che non fa nascere alcun dubbio sull’esatto significato dell’espressione:

La neutralità della rete è uno dei principi fondamentali di internet ed è necessaria sia per la sua libertà sia per il suo buon funzionamento tecnico ed economico. In sintesi, consiste nel principio secondo cui i fornitori di connettività (ISP) e gli altri operatori della rete devono occuparsi di trasportare le comunicazioni degli utenti fino a destinazione senza discriminarle, ossia senza privilegiare o al contrario filtrare (rallentare) alcune applicazioni o alcuni contenuti in base alle loro convenienze.

I distinguo, le precisazioni, le eccezioni, i sofismi sono tattiche da avvocati e comunicatori, gli stessi che definiscono “utilizzatore finale” un signore che va a puttane. In passato, Massimo ebbe modo di stigmatizzarle duramente scrivendo autorevolmente a proposito dell’accordo Google-Verizon:

La prima nostra grande delusione verso Google è in fondo questo giocare con gli aggettivi, saltellando allegramente fra rete “neutrale” e “aperta”, accettando definitivamente (e in questo credo che Eric Schmidt, un CEO molto molto lontano da qualsiasi idea di etica hacker, abbia contato molto) di essere come tutti gli altri, cattivi esattamente come gli altri, anche nella relazione con i propri utenti. Di considerare come tollerabile una comunicazione doppia, allusiva, fuorviante e in ultima analisi offensiva: che è poi la regola aurea, da anni, della comunicazione fra grandi aziende e propri bizzosi adepti.

Le ragioni dell’economia sono importanti, ma non possono prevalere su quelle della politica, laddove per politica ovviamente intendiamo l’amministrazione della polis per il bene di tutti e la presenza di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini hanno diritto di partecipare alla pari.

Update. Per completezza di informazione, in questo articolo di Alessandro Longo e in questo commento di Salvo Mizzi si spiegano con maggiori dettagli le limitazioni che saranno adottate da Telecom Italia. In quest pagina, invece, l’azienda indicherà quali saranno le aree che potranno essere interessate dai filtri. Ovviamente non si può che plaudire lo sforzo di essere trasparenti.

Roberto Benigni al Festival di San Remo

Mai mi sarei sognato di vedere il Festival di San Remo se non ci fosse stato Roberto Benigni che ha monopolizzato la scena per 45 minuti facendo l’esegesi dell’inno d’Italia. Ho raccolto in una playlist i video che sono stati prontamente messi online su YouTube:

Fate caso a una cosa: all’inizio la telecamera inquadrava la platea, poi hanno smesso perché la comitiva di anziani maramaldi seduti assisteva con aria schifata (al massimo qualche sorriso di circostanza) ad un monologo che parlava di amor patrio, di ragazzi che hanno abbracciato un ideale, di amore per la propria terra: tutte cose che non si monetizzano. Nel tono scansonato e caotico di cui solo Benigni è capace, unendo il sacro ed il profano, riuscendo a far convivere la citazione colta con lo sfottò al potere. Bellissimo l’inno d’Italia cantanto a mezza voce e con gli occhi lucidi :-)

Pillole di “comunicazione digitale”

Il 16 febbraio abbiamo portato l’ignite in un evento corporate, il Forum della Comunicazione Digitale: dieci interventi brevissimi che durano cinque minuti e che devono essere fatti con il supporto di 20 slide che scorrono ogni 15 secondi. Il ritmo è incalzante e le presentazioni si rincorrono una dietro l’altra. Tutte preparate con grande cura, perché un ignite non si può improvvisare, non è come partecipare a un panel dove per lo più si parla a braccio.

L’effetto finale è notevole. Dieci pillole sulla cultura digitale che partono con Marco Massarotto, fondatore di Hagakure, che racconta 19 esempi di come le aziende possono frequentare intelligentemente gli spazi digitali. Alberto Mucignat, esperto di user experience, mostra come qualsiasi idea di marketing “accattivante” sia destinata a fallire se non rispetta le esigenze dell’utente.

Francesco Terzini propone alcune riflessioni sul ruolo del designer nella creazione di prodotti editoriali elettronici, per i quali è necessario creare una nuova ritualità, mentre Antonio Pavolini, blogger e podcaster, porta la sua esperienza come conduttore di un programma radiofonico di nicchia su Radio Popolare.

Adriana De Cesare parla esplicitamente di cultura digitale e di come la Fondazione Sistema Toscana la sta raccontando e promuovendo con il ciclo di eventi Toscana Lab. Domitilla Ferrari di Mondadori propone, invece, la sua personalissima esperienza di uso della rete: un gioco divertente fatto di check-in e tweet sulle cose di tutti i giorni.

Sara Rosso, di WordPress.com, fa intravedere la cultura di un’azienda totalmente distribuita in tutto il mondo, dove le persone lavorano da casa e condividono tutto in modo trasparente.

Alessandra Farabegoli, dispensatrice di buon senso, illustra il progetto Adotta una parola: Turismo Emilia Romagna ha fatto il censimento delle voci di Wikipedia che riguardavano la regione e ha deciso di coinvolgere i cittadini per prendersene cura, perché i beni comuni non solo solo i fiumi e le foreste, ma anche le informazioni che riguardano ciò che è di tutti. Un bellissimo esempio di crowdsourcing.

Andrea Vascellari e Leah D’Emilio di iTive, infine, portano un tocco di internazionalità nell’ignite con due interventi in inglese sulla necessità di far evolvere continuamente la strategia di presenza nei luoghi digitali e su come produrre e usare i video nella comunicazione di marketing su Internet.

Articolo per il sito di Ferpi.

Dalla comunicazione al customer development

Oggi ho scaricato l’applicazione per iPhone di Fiat: è piuttosto ben fatta dal punto di vista della grafica e c’è anche un sito si supporto che si chiama Ciao Fiat Mobile. In questo periodo sto anche studiando e sperimentando il customer development, il metodo ideato da Steve Blank per costruire un prodotto partendo da chi lo utilizzerà. Credo che sia utile guardare l’app, che nasce come prodotto di comunicazione, alla luce della teoria delineata in The Four Steps to the Epiphany.

Parto citando le faq:

Perchè avete lanciato questa applicazione?
Abbiamo lanciato Ciao Fiat Mobile per offrire, primi in Europa, un canale completamente dedicato a tutti gli automobilisti che utilizzano Iphone, Ipod Touch e IPad e dare in questo modo tutti i vantaggi di un’applicazione semplice e immediata.
Abbiamo voluto esprimere ancora una volta la capacità di essere attenti alle nuove tecnologie e catturare tutte le più attuali tendenze.

Continuo elencando le funzionalità offerte dall’applicazione:

  • Il tuo profilo. Ti permette di personalizzare l’applicazione con i tuoi dati personali e quelli delle tue automobili. Inserendo tutti i dati richiesti, l’applicazione ti permetterà di gestire le scadenze personali principali (patente) e quelle relative alle vetture inserite.
  • Scadenze. Puoi inserire direttamente le scadenze relative alla tua automobile (bollino blu, assicurazione, garanzia, revisione e bollo) e fotografare i tuoi documenti per averli sempre con te.
  • Trova una concessionaria. Ti consente di cercare una concessionaria Fiat vicina a te. Puoi anche modificare il raggio di ricerca (rotellina in basso a destra) in funzione delle tue esigenze. Le concessionarie sono visualizzabili anche su mappa e – cliccando su quella che più ti interessa – appare una scheda che ti permette di chiamare, inviare una e-mail, aggiungere i dati nei tuoi contatti o recartici direttamente tramite “mostra il percorso”.
  • Prova su strada. I Motor Village e i Fiat Center ti consentono di prenotare una prova su strada sulle principali automobili Fiat commercializzate. Puoi richiederla direttamente scegliendo prima la concessionaria Fiat che preferisci, successivamente il modello d’interesse e, infine, compilando il form con i dati indicati. Ricordati che devi essere munito di patente.
  • Contattaci. Puoi contattare direttamente il Servizio Clienti Ciao Fiat chiamando il Numero Verde gratuito o inviando una richiesta di informazioni tramite la funzione Scrivici.
  • Trova la tua auto. Ti permette di fotografare la tua automobile, scrivere un promemoria su dove si trova, registrando anche un memo vocale. Una volta parcheggiata (usando l’apposito bottone), ne viene indicata l’accuratezza sulla distanza. Potrai poi cercare la tua automobile con la funzione Trova, che visualizzerà sulla mappa dove l’hai parcheggiata, indicando anche il percorso da fare per ritrovarla.
  • Novità e promozioni. Puoi tenerti aggiornato su tutte le novità di Fiat. La community di Fiatontheweb, i video di Fiat su YouTube, le foto di Fiat su Flickr sono aggiornati in tempo reale. Anche le promozioni del momento sono visibili e consultabili vettura per vettura.
  • Libretto uso e manutenzione. Contiene una versione ridotta del Libretto di uso e manutenzione della 500, arricchito con alcuni video utili per capire il funzionamento delle principali parti della vettura.
  • Traffico. Traffico è il servizio di informazioni sul traffico sviluppato da Infoblu per Fiat. Vengono rilevate le condizioni di traffico sulle tangenziali di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Le informazioni, espresse graficamente con colori che degradano dal verde al nero in relazione al progressivo peggioramento delle condizioni di traffico, fino al blocco, vengono aggiornate ogni tre minuti, e riportano: il nome dell’autostrada e/o dell’area urbana di riferimento, la tratta, la direzione e lo stato del traffico. Nel caso in cui sia impossibile rilevare la condizione di traffico sulla tratta la tratta viene colorata di grigio. Sono inoltre disponibili gli eventi su tutte le autostrade italiane, espressi per direzione di marcia.
  • Assistenza stradale. E’ un servizio offerto in partnership con ACI Global e Europ Assistance Italia. Con questo servizio è possibile richiedere soccorso stradale per guasto o incidente telefonando direttamente o inviando i propri dati. E’ sufficiente registrare la propria vettura e i propri dati nel profilo, successivamente verrà localizzata in automatico la vostra posizione e, confermandola o inserendone una nuova, la richiesta di soccorso sarà trasmessa immediatamente con un sms di conferma e il ricontatto immediato per l’assistenza.

Qual è il problema? Semplice: l’approccio è completamente centrato sull’azienda invece che su chi dovrà usare l’applicazione. La motivazione per cui Fiat ha investito nella produzione dell’app è ridicolmente debole e la maggior parte delle funzioni non risolvono nessun problema o non lo fanno in modo efficace. Sono invece costruite dal punto di vista delle persone del marketing che devono portare l’utente in una concessionaria per vendergli una macchina.

Il problema è che, nel momento in cui si decide di realizzare un’app per cellulari, occorre ribaltare il punto di vista: non si tratta più di comunicare quello che fa l’azienda, di costruire un racconto o di attirare l’attenzione del consumatore. Piuttosto occorre realizzare qualcosa che risolve un bisogno del cliente e che quest’ultimo abbia voglia di usare. In questo senso, un app che mi aiuta a ricordare dove ho parcheggiato la macchina per me sarebbe utile, ma non ha alcun senso avere l’elenco delle concessionarie della Fiat a portata di mano visto che l’ultima volta che sono entrato in una concessionaria è stato quattro o cinque anni fa.

E’ chiaro che il percorso che devo mettere in campo per “fare comunicazione” usando un app assomiglia molto di più al customer development che all’advertising o alle relazioni pubbliche: significa trasportare la comunicazione in una dimensione in cui realizza prodotti e servizi per il cliente, invece di agire come strumento a disposizione delle altre direzioni aziendali.

Ignite @ Forum della Comunicazione digitale: mercoledì alle 16

Mercoledì sarò a Milano per il Forum della comunicazione digitale dove Elastic ha organizzato un ignite con 10 interventi assolutamente da non perdere:

  • Frieda Brioschi, Benvenuti su Wikipedia
  • Adriana De Cesare, Internet Better Life
  • Alberto D’Ottavi, Social commerce
  • Alessandra Farabegoli, Adotta una parola: promozione territoriale partecipata
  • Domitilla Ferrari, Io non ho paura (di farmi trovare). Pregiudizi, vantaggi, opportunità della geolocalizzazione
  • Marco Massarotto
  • Alberto Mucignat, Marketing e usabilità: alcuni consigli utili ai manager (ma non solo)
  • Antonio Pavolini, Conversational, i social media alla radio
  • Sara Rosso, La nuova azienda digitale: trasparente, online e distribuita
  • Francesco Terzini, Digital Press Design. Il ruolo del designer nel futuro dell’editoria
  • Andrea Vascellari, Digital brains

L’appuntamento per l’ignite è a Palazzo Mezzanotte (in Piazza Affari) alle 16:00. Però il Forum è ricco di altri incontri interessanti, quindi merita di essere esplorato a partire dalla mattina. Ci vediamo lì ;-)

Ignite da Bibli: grazie :-)

Ieri sera, è stato decisamente un bell’evento con tanti interventi molto ben confezionati che hanno spaziato dalle startup alla geopolitica ai progetti di crowdsourcing come Opensaremo. A breve metteremo online i video. Nel frattempo, un paio di foto che ho scattato e condiviso ieri con Instagram (uno scorcio della sala e il grandissimo Fabio Lalli). Grazie a tutti per la partecipazione entusiasta e per i complimenti su Twitter ;-)

Irene Tinagli: l’innovazione è questione di cultura

Il 2 febbraio scorso, alla Camera dei deputati si è parlato di innovazione e della proposta di Edmund Phelps di creare una Banca nazionale per l’innovazione. Tra gli interventi che si sono susseguiti, quello di Irene Tinagli (blog), unica donna nel numeroso panel, è probabilmente il più interessante. Ne ho fatto una sintesi di seguito:

L’innovazione non è un processo lineare; è caotica, contraddittoria e imprevedibile e questo significa che non la si può produrre in modo deterministico intervenendo solo in una fase.
Occorre preparare l’innovazione agendo sul contesto sociale perché la cultura determina la quantità e la qualità dei progetti sui quali investire; occorre avere migliaia di giovani che hanno voglia di misurarsi.
Il tasso di imprenditorialità giovanile in Italia è crollato. Tra il 2002 e il 2010, la percentuale di imprenditori sotto i trent’anni è passata dall’8 al 6 per cento, mentre è aumentato quello degli ultra settantenni. Negli ultimi otto anni ci siamo persi più di 65.000 giovani imprenditori sotto i trenta anni. Invece, i ragazzi italiani non sono incoraggiati a investire nelle proprie passioni e a mettersi in gioco: è un trend che non è frutto solo della crisi economica ma è il sintomo di una società che ha paura di mettersi in discussione.
Creare le condizioni per l’innovazione significa mettere in campo politiche per l’istruzione, per la cultura, per l’immigrazione e le pari opportunità. Solo se la società è moderna ed innovativa si innesta un’economia moderna ed innovativa.
Citiamo spesso la California e ci riferiamo agli anni novanta, però dovremmo essere consapevoli del fatto che le politiche per l’innovazione nella Silicon Valley erano iniziate negli anni sessanta. Inoltre, negli anni 90, il 30% dell’occupazione era coperta da stranieri e il 26% delle nuove imprese erano state fondate da stranieri.
Una banca per l’innovazione può essere uno strumento utile, ma l’innovazione è soprattutto una questione culturale e una banca potrà funzionare davvero solo in un’Italia dove ci sia voglia di mettersi in gioco, più curiosità di imparare dagli altri e più fiducia nelle persone indipendentemente da età, sesso, religione e razza. Questa Italia non la possiamo fare né con una banca né con un decreto, ma la dobbiamo fare tutti noi insieme.

Open Sanremo

Quest’anno chi segue San Remo potrà votare anche via Facebook, grazie a Open Sanremo, un esperimento che hanno messo in piedi Giulio De Luise insieme ai suoi soci espatriati in Gran Bretagna per fare una start up. Ovviamente non è una votazione ufficiale e non determinerà il risultato della competizione: però se ci saranno tanti tanti tanti partecipanti sarà interessante vedere quanto si discosteranno i risultati del “popolo della rete” da quelli veri. Ecco il funzionamento:

Durante il Festival di Sanremo gli utenti Facebook potranno usare smartphone, tablet e computer per esprimere il loro parere su ciascuna esibizione e i dati saranno resi pubblici in forma anonima e gratuita. Sarà una votazione parallela, indipendente dall’ufficiale televoto (sempre foriero di infinite polemiche!), condotta in modo aperto sul sito OpenSanremo.it.
È un esperimento collettivo per costruire un quadro d’insieme dei gusti e delle opinioni sulla musica del festival, ma è anche una occasione per mostrare al grande pubblico cosa può fare la tecnologia dei social network per ascoltare la volontà popolare e condividere i risultati in modo pubblico e trasparente.
Ciascuna sessione di voto partirà a inizio serata e permetterà di votare anche per tutta la giornata successiva fino alle 18.00. I video delle esibizioni sono guardatissimi durante i giorni del festival, su YouTube e sul portale Rai.tv quindi è molto importante che chi guarda il festival on-demand possa votare anche il giorno dopo.
OpenSanremo sfrutta le API OpenGraph di Facebook, rispetta le regole di privacy e rende anonimi i dati rimuovendo tutti i nomi degli utenti e aggregando le informazioni in base ai criteri interessanti per le più comuni analisi demografiche.
OpenSanremo è una iniziativa di Busk.fm, la startup italo-britannica fondata da me, Pancrazio Auteri e Giovanni Conte.

Partecipate numerosi. Io mi sono già iscritto e potrei anche decidere di passare qualche ora davanti alla televisione: già questo sarebbe un evento nell’evento ;-)

Social Media Week

Lunedì inizia la Social Media Week, un evento che si svolge in numerose città in tutto il mondo: l’edizione italiana è promossa da Augmendy, la società di comunicazione di Marco Montemagno. Tra gli eventi in programma, quelli indico quelli che mi sembrano interessanti giorno per giorno.

Lunedì
11:00. eCommerce: la crisi si batte online. Perché lo modera l’amico Luca De Biase e perché è curioso che tra gli invitati ci sia Gian Antonio Stella, che certo non si occupa di e-commerce.
11:30. Take Action! Online engagement and the power to change the world. Perché partecipa Dino Amenduni, responsabile della comunicazione online di Nichi Vendula (e scusate se è poco).
14:00. Internet, attacco al potere. Il mondo dopo Wikileaks. Perché ci sono Guido Scorza e Lilli Gruber e sono sicuro che Guido non si farà intimorire dalla giornalista altoatesina quando lei ribadirà che il giornalismo è roba da giornalisti e che Assange è il male ;-)
15:00. Noi Rete: La generazione collaborativa e il crowdsourcing. Perché se ne occupa Crowd Engineering.
17:30. Social Media Better Life, conversazioni sul tema. Perché è organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana e da Buy Tourism Online.

Martedì
10:00. Social Media Better Tourism. Perché è organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana e da Buy Tourism Online e perché partecipa Roberta Milano (Università di Savona) che è una garanzia assoluta :-)
14:00. Social Tv. Perché ci sono Marco Massarotto (Hagakure), Tommaso Tessarolo (Current Tv) e Andrea Materia (Rai).

Mercoledì
10:00. Employee 2.0 – Dalle relazioni istituzionali alle relazioni distribuite. Perché lo modera Alessio Jacona e partecipano Giovanni Boccia Artieri (Università di Urbino), Stefano Epifani (La Sapienza), Matteo Menin (Between) e Luca Sartoni (123people).
10:00. A social bank for a social world. La relazione tra banca e cliente può diventare social? Perché è una curiosa marchetta in cui vengono messe insieme Bnp Paribas con l’agenzia spaziale europea più varie ed eventuali (mah!)
17:30. Salotto 2.0 – I luoghi fisici dell’impresa, della vita e del desiderio nella società 2.0. Perché sembra un fritto misto dove hanno messo insieme un imprenditore che fabbrica salotti, un lobbista, una sociologa, una professoressa blogger e una malafemmina. Chissà che non ne venga fuori una cosa interessante ;-)

Giovedì
15:00. Music in the Clouds. Perché c’è Leonardo Chiariglione, l’inventore dell’mp3.
18:30. Happy Networking Hour. Perché lo organizzato le Girl Geek Dinner e Indigeni Digitali e quindi non dovete mancare assolutamente.

Venerdì
10:00. Startup Lab. Perché ci sono Fabrizio Capobianco (Funambol) e Carlos Eduardo Espinal (SeedCamp). Fate uno sforzo anche se c’è il ministro Meloni di cui personalmente farei volentieri a meno.

Accanto a questi eventi, ovviamente non dimenticate che mercoledì 9 alle 18:30 da Bibli c’è l’Ignite, con molti interventi interessanti e divertenti (noi avevamo chiesto di inserirlo nella lista degli appuntamenti della SMW, ma ci hanno ignorato… peccato!).

Infine, l’11 febbraio alle 19:30 alla Luiss Business School, Luca Alagna (che interverrà anche all’Ignite) parlerà di Rischi e opportunità nei Social Media: le crisi, le soluzioni e i trucchi per vincere l’incertezza (anche questo evento, inspiegabilmente, non sta dentro la SMW).

UPDATE. Gianluca Diegoli mi segnala che ci sarà anche lui a Roma: faccio ammenda per la distrazione. Andateci: è martedì alle 17:30 da Ateneo Impresa in corso Vittorio Emanuele II, 18.

Ignite a Roma il 9 febbraio da Bibli: prima lista degli interventi

Le adesioni all’ignite che si svolgerà a Roma il 9 febbraio da Bibli continuano ad arrivare numerose e abbiamo già una prima lista di oratori, tutti di grandissima qualità, tra cui alcune startup che iniziano a farsi sentire.

  1. Gabriele Loiacono (startupper), Come avere un computer senza avere un computer! Su internet tutto è possibile!
  2. Fabio Lalli (indigeno digitale e startupper compulsivo)
  3. Luca Sartoni (super marketing specialist di 123people), Social Media Bullying Demystified
  4. Livia Iacolare (colonna portante di Current.Tv)
  5. Davide Bennato (il Professore che parla a mitraglietta)
  6. Nicola Mattina (fa cose incontra gente) Libertà!
  7. Gianluca Scardino (startupper) Myshareclick.social adv lowcost
  8. Arianna Bassoli (startupper) Frestyl: un nuovo modo di vivere la musica dal vivo
  9. Claudio Vergini (indigeno digitale)
  10. Andrea Vascellari (social media guru)
  11. Lorenza Parisi

Inoltre ho appena avuto uno scambio di email con Fabrizio Capobianco, mitico fondatore di Funambol, che atterra a Fiumicino alle 19:00 e che ha promesso di venire compatibilmente con i tempi per passare dogana e ritirare i bagagli.

Se volete parlare, non aspettate oltre e prenotate il vostro speach perché in tutto ci sono 20 posti: sul sito Ignite ci sono le istruzioni su come fare :-)

Rifare l’Italia con Working Capital (liveblogging)

12:59 La nuova iniziativa di Barack Obana, Startup America si propone di fare 100 aziende che fatturano un miliardo di dollari l’una. Per il semplice motivo che i nuovi posti di lavoro vengon creati dalle startup e occorre farne di più e più velocemente.

12:50 Gianluca Dettori. Abbiamo tutto per fare innovazione, ma niente funziona veramente e soprattutto non c’è sistema. Dovremmo industrializzare la capacità che abbiamo di creare nuove imrpese. I capitali distribuiti in modo clientelare producono un darwinismo al contrario.

12:44 Un ruolo che può essere svolgo dalle banche è quello di fare da ponte tra il ricercatore e l’investitore aiutandolo a fare il business plan. E’ quello che facciamo noi con la Startup Initiative.

12:38 Corrado Passera. La ricerca e l’innovazione deve avvenire in tempi compatibili con quello che fanno gli altri, non può aspettare la burocrazia. In merito alla Banca Nazionale dell’Innovazione, sarebbe più efficace se fosse un fondo di garanzia.

12:28 Io propongo il contratto di avvenire, ossia la defiscalizzazione netta delle assunzioni di persone sotto i trent’anni.

12:22 Enrico Letta sottolinea il primato della politica sull’economia. E’ la politica che deve determinare l’agenda di un paese e non l’economia. In questo contesto, è sbagliato che la politica per ridurre i costi faccia dei tagli lineari su tutte le voci di spesa per rinuncia a definire delle priorità.

12:14 Enrico Letta. L’Italia ha una convegnistica sull’innovazione che batte qualsiasi altro tema. Noi ne parliamo molto, ma abbiamo poca capacità di fare delivery; preferiamo fare gli annunci e le passarelle in televisione soprattutto quando parliamo di interventi pubblici. Tra gli ultimi l’agenzia dell’innovazione.

Nota. Maggiori informazioni sulla proposta di legge di Alessia Mosca e Beatrice Lorenzin sul sito di Alessia.

11:59 Maurizio Lupi. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Mauris ac ante et velit vehicula consequat. Vivamus ut risus ultrices quam commodo varius. Integer ut velit erat. Nunc et pulvinar justo.

11:55 Il valore del progetto Working Capital non sta nel fatto che Telecom Italia sostiene dei progetti economicamente, ma nel fatto che noi andiamo con il nostro top management nelle università e sosteniamo i progetti operativamente.

11:52 In Italia se vi mettete a fare impresa vi caricate di una struttura di costi insostenibile. Per fare innovazione sarebbe già sufficiente avere meno tasse e ridurre la burocrazia. Purtroppo la ricetta che sta seguendo l’Italia è quella di Ronald Regan: troppe tasse, troppe regole e troppi sussidi.

11:50 Il problema dell’innovazione in Italia non è un problema di soldi, ma di vocazione. In Italia ci son tantissimi imprenditori e dobbiamo guardare a tutti non solamente a quelli che fanno startup tecnologiche, che rimangono comunque una minoranza.

11:45 Franco Bernabè. Phelps imputa la mancanza di innovazione al fatto che il sistema finanziario è troppo orientato al breve periodo. E’ una tesi assolutamente condivisibile, anche se dobbiamo essere consapevoli del fatto che in Italia l’innovazione fatta a spese dello Stato non ha prodotto grandi risultati.

11:38 Mi ricordo che qualche anno fa un gruppo di ragazzi del Politecnico hanno inventato un sistema per fare monitoraggio delle reti. Uno di loro andò a studiare in America e incontrò John Bruno che lo convinse a fare un’azienda. Nel giro di alcuni anni, hanno costruito un’azienda e l’hanno venduta. Quando gli ho chiesto perché non ha fatto questa cosa a Torino. E mi ha risposto così: «Innanzitutto perché in Italia si pensa che il tempo non abbia valore e che per fare un’azienda ci voglino venti anni. Poi se avessi voluto vendere l’azienda, non avrei potuto farlo in Italia perché non c’è il mercato delle exit.»

11:30 Francesco Profumo. Le università hanno il dovere di allevare persone competenti che trovino facilmente lavoro e nelle aziende e nel pubblico, ma anche di creare imprenditori. Al Politecnico di Torino, abbiamo delle strutture di incubazione che producono tre nuove aziende ogni due mesi e abbiamo creato migliaia di posti di lavoro. Per farlo dobbiamo insegnare ai nostri studenti a rischiare e a fallire.

11:26 In Italia abbiamo una società che si è chiusa e che non ha fiducia, che non osa. Quindi c’è una forte questione culturale da superare e la Banca Nazionale dell’Innovazione può funzionare solamente se noi insistiamo acnhe sulla narrativa.

11:22 Irene Tinagli. Il processo che porta all’innovazione è assolutamente non lineare e questo significa che non la si può influenza in modo deterministico agendo solo sull’ultima fase. Occorre preparare il terreno non solo in termini economici come ci ha ricordato Phelps, ma anche coltivando le condizioni sociali e culturali. E’ questo contesto che determinerà la qualità e la quantità dei progetti che poi potranno essere finanziati.

Nota. L’itervento di Edmund Phelps è disponibile su Facebook: Supporting Innovation: Why and How.

11:15 L’Italia ha la capacità di innovare, ma mancano le istituzioni che sono in grado di sostenere questa naturale inclinazione.

11:09 Il Sistema di finanza innovativa che propongo potrebbe essere basato sul modello del sistema di sostegno all’agricoltura degli Stati Uniti. [Non ho ben capito, ma sembra una sorta di sistema cooperativo]

11:07 E’ curioso che lo Stato invece finanzi attività a bassissimo livello di dinamicità come il commercio o le esportazioni. Invece dovrebbe mettere delle risorse nelle startup.

11:02 Lo Stato dovrebbe finanziare l’innovazione, ma c’è un serio problema perché è probabile che chi gestisce questi soldi sia influenzato dalle attività di lobby delle grandi aziende che possono essere minacciate dall’innovazione non incrementale che non viene dall’esterno del sistema.

11:00 Dove vediamo la noia e la mancanza di impegno e soddisfazione nei posti di lavoro vuol dire che non c’è abbastanza innovazione, non ci sono cose nuove che su cui le persone possono sfidarsi. I dati sulla soddifazione percepita dai lavoratori in Italia (che è agli ultimi posti nella classifica dei paesi industrializzati) fanno pensare che in Italia c’è un problema legato all’innovazione.

10:58 Senza una buona economia, le persone non possono avere una buona vita ed è per questo che la politica deve occuparsi di innovazione, perché questa sta alla base di una economia sostenibile.

10:50. Edmund Phelps. La maggior parte del progresso economico arrivano da innovazioni piccole e grandi. Una buona economia si basa sulle nuove idee e sulla capacità di metterle in pratica.

10:40 Gianfranco Fini introduce la lection magistralis di Edmund Phelps con un discorso molto istituzionale improntato all’ottimismo: esiste un’Italia dinamica che è frenata dalla difficoltà di accedere al credito e dalle inerzia delle istituzioni.

10:30 Sala piena per assistere al convegno Rifare l’Italia organizzato da Telecom Italia – Working Capital alla Camera dei Deputati.