Archivio mensile:maggio 2011

Ignite al Forum della comunicazione: volete partecipare?

L’ignite ritorna al Forum della comunicazione che si terrà il 7 giugno (alle 17:00) e l’8 giugno (alle 17:00) all’auditorium di Roma. Hanno già confermato la loro presenza con una presentazione un bel po’ di habituè di questo sfidante format di presentazione. Oltre al sottoscritto:

Abbiamo deciso di dedicare cinque posti ai contributi spontanei: chiunque abbia voglia di proporre una presentazione di cinque minuti e venti slide non deve far altro che scrivere un’email a giulia.dimarco [at] elastic.it oppure a giorgia.teresi [at] elasticfarm.com. Non siate timidi :-)

I signori Rossi: corretti non corrotti

Continua la vicenda di Raphael Rossi, che si è rifiutato di corprire un giro di tangenti a Torino e per questo è stato esonerato dall’incarico e abbandonato dalle istituzioni. Questo fatto è una macchia grave nel curriculum di Chiamparino che come sindaco non ha assicurato a Rossi il sostegno del Comune di Torino.

E mentre il neo sindaco Fassino recupera personaggi come Giusi La Ganga e Giancarlo Quagliotti, a Torino nasce il movimento dei signori Rossi, contro la corruzione.

Via Quotidiano Piemontese

Startupbusiness acquisisce il wiki di Startup Cloud

Ci abbiamo lavorato per un anno e mezzo, raccogliendo sistematicamente tutti i progetti di Internet startup in Italia. Nelle ultime settimane, abbiamo perfezionato l’acquisizione del wiki di Startup Cloud da parte di Startupbusiness e abbiamo anche scritto un comunicato stampa con tanto di virgolettati per annunciare la cosa, proprio come si faceva una volta ;-)

Colgo anche l’occasione per sottolineare che Startup Cloud non sarebbe stato possibile senza la costanza e la bravura di Giorgio Massaro che l’ha preso in cura sin dai primi passi.

Startupbusiness acquisisce il wiki StartupCloud
Lo strumento sviluppato da Elastic diventa parte del business network di riferimento dell’ecosistema dell’innovazione italiana

Milano-Roma, 25 maggio 2011 – Startupbusiness (www.startupbusiness.it), il business network che raccoglie i protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione italiana, annuncia di avere acquisito da Elastic il wiki StartupCloud.
Con StartupCloud, Elastic ha fatto un grande lavoro di raccolta e gestione di dati relativi a startup innovative con progetti in ambito internet, media e web, e ad altri attori che concorrono allo sviluppo dell’ecosistema: investitori, incubatori, iniziative editoriali, istituzioni.
Al fine di dare ulteriore sviluppo al progetto wiki StartupCloud Elastic e Startupbusiness hanno raggiunto un accordo che si concretizza nel passaggio del wiki nell’ambito delle attività del network Startupbusiness.
Il wiki continua per il momento a essere disponibile nei modi impostati da Elastic, è stato rinnovato nella grafica e riporta ora link e loghi di Startupbusiness ed è raggiungibile dall’indirizzo http://wiki.startupbusiness.it.
Il marchio StartupCloud resta di proprietà di Elastic che lo impiegherà per il lancio di un nuovo progetto imprenditoriale che sarà reso pubblico nei prossimi mesi.
Startupbusiness lavorerà per integrare lo strumento wiki con le altre funzionalità del network come per esempio la vetrina startup ed estenderà il database anche a startup innovative di altri settori oltre a internet, media e web.
Elastic e Startupbusiness nel dare questo annuncio aprono una stagione di collaborazione che si svilupperà con altre iniziative e progetti di cui alcuni già in fase di sviluppo.
«C’è molta voglia di fare startup in Italia e lo dimostrano le tantissime iniziative che sono nate negli ultimi anni – afferma Nicola Mattina, fondatore e Ceo di Elastic – quando abbiamo avviato StartupCloud all’inizio del 2010, volevamo fare il punto della situazione e cercare di capire quante e quali erano le iniziative nell’area delle internet startup e abbiamo catalogato oltre 250 progetti. In un anno e mezzo il wiki è diventato uno dei punti di riferimento per chi desidera sapere cosa accade in questo mondo in Italia. Dopo un anno e mezzo, il progetto confluisce dentro Startupbusiness con l’obiettivo di crescere e di estendere la copertura anche alle startup che operano in altri settori. Parallelamente, con Emil si rinnova una collaborazione che è nata nel 1999, quando avevo fondato una startup che si chiamava Wikey ed Emil era il direttore di TuttoWap, nostro prodotto editoriale di punta che analizzava quella che allora era considerata una promettente tecnologia».
«Il wiki di Elastic si inserisce perfettamente nell’evoluzione di Startupbusiness che già all’inizio dello scorso febbraio ha lanciato la piattaforma interamente rinnovata – dice Emil Abirascid, fondatore e Ceo di Startupbusiness -. Il wiki è lo strumento che utilizzeremo per ampliare ulteriormente la visibilità delle startup e di tutti gli altri attori che fanno parte del business network offrendo alla comunità un ulteriore tassello del progetto che è ormai punto di riferimento per chiunque fa innovazione di valore in Italia».

L’impresa è donna

Domani ho il piacere di partecipare all’evento L’impresa è donna organizzato dall’Incubatore Firenze e Vivaio di Imprese, con la partecipazione di ToscanaIN.

Tante le aspiranti imprenditrici che hanno raccolto l’invito a presentare progetti: in meno di un mese sono arrivati oltre 90 idee fra le quali saranno selezionate le più innovative e sostenibili che, attraverso un percorso di formazione saranno aiutate a trasformarsi in imprese.

L’impresa è donna
Le aspiranti imprenditrici si incontrano
26 maggio dalle 9 alle 13
Incubatore Firenze,
Via della Sala 141 (mappa)

9:30
Presentazione di L’impresa è donna. Elisabetta Bevilacqua, Incubatore Firenze
Incubatore Firenze e Vivaio di Imprese, come favorire la nascita di nuove imprese. Andrea Politi, Incubatore Firenze e Laura Ventura, Vivaio di Imprese
Fare impresa: opportunità e sfide. Si alterneranno testimonianze di imprenditrici e pillole di formazione per rafforzare le motivazioni e consolidare gli strumenti

9:45
Donne e imprenditrici: le motivazioni per fare impresa. Luigia Tauro, Fondazione Marisa Bellisario. Michela Fucile, Yacht Broker

10:05
Strutturare l’idea attraverso la creazione del business plan. Giorgia Calamida, Equas e Massimo Canalicchio, Incubatore Firenze

10:25
Comunicare all’interno e verso il territorio. Giovanna Lucherini, Studio Guidi e Valentina Maltagliati, Nest Investimenti

10:45
Partnership e rete: creare relazioni e comunicare con il web. Godelieve Cooymans, Proaxxes e Laura De Benedetto, ToscanaIN

11:05
Il progetto Working Capital. Nicola Mattina, fondatore di Elastic

11:15 Coffee Break

11:30
Startup di successo anche grazie all’innovazione. Laura Botti, Alitec (collegamento Skype), Silvia Fossati, Colorised (messaggio video), Rosanna Capitani, Eliotropica Travelling

11:50
Sfruttare le opportunità del territorio e le agevolazioni per le imprese. Paola Sartoni, Eco Technology (video), Viola Tesi, Vivaio di Imprese, Mascia Farnetani, Comune di Firenze

12:10
Domande e risposte. Parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni del territorio per illustrare le attività a favore dell’imprenditoria femminile e risponderanno alle domande. Hanno confermato la presenza: Antonella Turci, dirigente Regione Toscana, politiche di genere e imprenditoria femminile ed Enrico Ciabatti, presidente Unioncamere Toscana

Ci si vede domani a Firenze :-)

Momenti di trascurabile felicità

Un paio di settimane fa sono stato a Torino per uno degli eventi del ciclo Torino Incontra organizzati da Eni. Sul palco c’erano Paolo Virzì e Vincenzo Piccolo. Il secondo ha letto un brano del suo ultimo libro Momenti di trascurabile felicità:

Incuriosito, l’ho comprato. E’ una raccolta di storie minime molto personali, quei piccoli momenti che ci danno grande soddisfazione, soprattutto se conditi da un pizzico di cattiveria ;-) Il libro si legge velocemente e con piacere, magari una domenica sdraiati al parco all’ombra di un albero (che poi è un bel momento di trascurabile felicità).

Social Tv secondo Marco Magnocavallo

Il numero di venerdì di Startup Wikli, la newsletter settimanale di Marco Magnocavallo, è dedicato alla social tv. Ne riporto un brano a integrazione degli appunti che ho pubblicato qualche giorno fa:

La TV aumentata dall’interazioni tra gli utenti non è sicuramente un’idea nuova visto che le prime piattaforme sono ancora del lontano 2000. Esperimenti che si basavano sull’uso del telecomando come input e degli SMS come canale di comunicazione. Il tutto penalizzato da un’usabilità molto bassa e soprattutto dalla mancanza di un grafo sociale. A chi importa in effetti di chattare e interagire con perfetti sconosciuti?
La rivoluzione è progressivamente in arrivo e mi chiedo: saranno le startup o i colossi ad avere successo?
Da una parte abbiamo AppleTV, Google TV, XBOX, NetFlix, i colossi dell’elettronica come Samsung con la Smart TV e Sony mentre agli antipodi ci sono giovani e aggressive startup come Playphilo, Gomiso e GetGlue.
Se i colossi lavorano per cercare di integrare nella TV i servizi più famosi come Facebook, Twitter e Flickr oltre ad aver aggiunto un primo embrione per i suggerimenti dei contenuti da vedere grazie alle preferenze degli altri utenti, dall’altra ci sono piattaforme nuove che partono dal grafo sociale per costruire un’esperienza di fruizione dei contenuti completamente nuova.
Playphilo, fresca di un Round A di finanziamento, cerca di portare il modello di Foursquare (si effettua il check-in sul programma che si sta vedendo) più Twitter (si commenta insieme alle altre persone) nel mondo della televisione. Un modello simile a quello che diversi di noi hanno sperimentato in modo empirico negli ultimi tempi: TV sintonizzata da una parte e computer o tablet per interagire su Facebook/Twitter/Friendfeed.
Come Playphilo anche GoMiso, che pur se è partita da pochi mesi sembra avere già una trazione molto interessante, unisce badge e stream di commenti per conquistare gli utenti. Non bisogna inoltre dimenticare che GoMiso ha ricevuto un finanziamento di 1,5 milioni di dollari nientemeno che da Google Ventures e Hearst Media.
Curioso anche il caso di BeeTV. La startup israeliana aveva raccolto due anni fa 8 milioni di dollari di finanziamento per lavorare a un sistema di suggerimenti sui programmi da guardare e qualche giorno fa ha cambiato modello, raccogliendo un altro milione e mezzo di dollari, spostandosi verso la socializzazione durante la visione di un programma televisivo.
Il futuro della televisione passerà quindi dalle nuove startup o dalle piattaforme evolute dei colossi?
A sentire quanto dice Ynon Kreiz, CEO di Endemol: “social media meets television is the next big thing” e vedendo l’esperimento fallito di FOX mi spingerei più sul modello di TV aumentata dal grafo sociale.

Current Tv / Sky: nuovi documenti

Diciamolo subito: il pendolo propende chiaramente verso Current Tv. Oggi Tommaso Tessarolo ha pubblicato una tabella con i numeri di ascolto dei canali Sky dell’area intrattenimento (si tratta di una gif difficilmente legibile, per cui faccio la fatica di interpretarla e riportarla in una forma accessibile a tutti):

Ascolti Sky Intrattenimento

Canale 1/5/2010 – 17/5/2011 1/1/2011 – 17/5/2011
Current 3.152 3.022
Fx 3.275 2.605
Arturo 1.810 1.810
Diva 3.996 3.289
E! 3.366 3.584
Fantasy 2.374 2.169
Gxt 1.749 1.752
La3 251 139
Lady Channel 6.332 6.079
Lei 4.080 4.686
Manga 1.590 1.601
You & Me 1.013 1.013
AXN Sci-Fi 5.373 5.375
Nuvolari 3.482 3.352

Insomma, la tabella dimostrerebbe che non c’è stato il calo degli ascolti di cui parla Sky Italia. Parallelamente, Current Tv ha emesso un comunicato stampa e allegato la corrispondenza intercorsa con Sky Italia:

Current non mente al suo pubblico e conferma: Sky ha deciso unilateralmente di cancellare il canale, senza nessun preavviso e senza nessuna ragione imputabile alle performance del canale.
Eccone la prova e ecco i fatti: con un fax inviato il 22 aprile 2011 a firma Tom Mockridge (come comprovabile dalla copia del fax in calce) viene comunicata a Current la cancellazione del canale senza alcuna possibilità di negoziazione e senza alcuna offerta di rinnovo.

Una decisione tanto perentoria da essere accompagnata soltanto dalle necessarie note relative al licenziamento dell’intero staff italiano.
Per protestare contro tale decisione il top management di Current, compresi i fondatori Al Gore e Joel Hyatt, sono riusciti a incontrare personalmente James Murdoch, figlio del presidente di News Corp. Rupert Murdoch, solo il 10 maggio a Los Angeles.
Il 13 maggio poi, la beffa: per coprire le reali intenzioni, Sky Italia invia la prima e unica offerta mai ricevuta da Current, pari a meno di 1/3 dell’attuale contratto in scadenza: 1 milione di license fee, la stessa cifra con cui avrebbero chiuso il canale. Una cifra cioè così bassa da non concedere alcuna possibilità di sopravvivenza e da rappresentare un insulto deliberato.

Ecco perchè il Ceo Tom Mockridge ieri ha cancellato le cifre dalla lettera del 13 maggio. Noi alleghiamo la stessa lettera ma con le cifre leggibili.
Infine un’ultima precisazione rispetto al milione all’anno di pubblicità contenuto nell’offerta: Current realizza già grazie al proprio lavoro ben oltre 1 milione d’introiti pubblicitari che guarda caso contribuiscono anche alle casse della concessionaria Sky Pubblicità.
Carte alla mano, qualcuno ha ancora dubbi sulla natura politica o commerciale di questa chiusura improvvisa di Current?
In questa spiacevole circostanza, Current vuole ringraziare ancora una volta il suo numeroso pubblico per la massiccia risposta e il commovente sostegno dimostrato.
Certi di poter contare su un ulteriore sforzo, invitiamo il pubblico a contattare il call center di Sky e a disdire l’abbonamento satellitare, qualora Sky non si decida ad avanzare una proposta economica accettabile per mantenere il canale e il suo staff in vita.

Insomma, da quello che sostiene Current: in prima battuta, Sky comunica la disdetta del contratto senza appello; poi fa un’offerta irricevibile (di forma ma non di sostanza).

Chiedo agli attori in causa: a) è utile avere i dati di ascolto dettagliati in formato aperto in modo che siano elaborabili. Capisco che la cosa è difficile da fare e che ci sono delle implicazioni legali, ma potete sempre mandarli a Wikileaks;-); b) si riesce a sapere quanto è stato offerto alle altre emittenti che fanno ascolti apragonabili o inferiori a Current?

Current Tv / Sky: molti numeri poca chiarezza

Current Tv e Sky danno i numeri, ma i numeri non aiutano a capire i termini della questione, perché sono pochi, incompleti e forniti con il preciso intento di portare acqua al proprio mulino. Provo a fare un riassunto della questione:

1.
Sky Italia non rinnova il contratto a Current Tv, che da luglio scomparirà quindi dal palinsesto.

2.
Current Tv accusa Sky Italia di censura. Al Gore è venuto in Italia, ha incontrato un manipolo di blogger ed è stato ospitato da Annozero dove ha dichiarato con forza che dietro tutto c’è Murdoch;

3.
Sky Italia sostiene che si tratta esclusivamente di una questione commerciale e che Current Tv avanza una richiesta esorbitante nonostante il calo degli ascolti. Il valore del contratto vigente dovrebbe essere 4 milioni di euro. Secondo Sky, Current Tv ne avrebbe chiesti il doppio, nonostante un calo degli ascolti (vedi questo articolo di key4biz).

4.
Current Tv accusa Sky Italia di mentire e di fornire dati falsi (Digital-Sat e sito di Current). Livia Iacolare su Friend Feed dice: «La sola offerta che abbiamo ricevuto da Sky ci è arrivata dopo che ci hanno cancellato. La loro unica offerta è stata di ridurre la nostra fee del 70%. Quando Sky ci ha chiesto quale sarebbe stata la fee da noi desiderata abbiamo risposto chiedendo soltanto appena 0.02 euro di aumento per abbonato: meno del costo di una nocciolina. Non abbiamo mai chiesto 10 ml di dollari. I nostri ascolti non sono mai calati.»

Quindi, deduciamo che Sky avrebbe offerto a Current 1,5 milioni di euro. Per il resto non siamo in grado di trarre conclusioni, perché i numeri che abbiamo non sono sufficienti. Per farsi un’idea più accurata sarebbe necessario sapere:

  1. i numeri dettagliati degli ascolti di Current e degli altri canali di Sky possibilmente in formato open data in modo che possano essere facilmente elaborati;
  2. il valore dei contratti dei canali che fanno gli stessi numeri di Current Tv.

E’ evidente che sarà molto difficile avere questo tipo di informazioni. Ma è solo facendo chiarezza su questi punti che è possibile comprendere se la questione è commerciale o politica. Li ho chiesti sia a Current Tv che a Sky e finora ho ricevuto solo questo pezzo di rassegna stampa che non aiuta più di tanto: Ricerca Starcom 2010.

Se qualcuno ha altre informazioni e me le vuole mandare, sono a disposizione: mandatemi un’email info [at] nicolamattina it oppure commentate.

Current Tv / Sky: liveblogging della trasmissione 140nn

Prendo qualche appunto sulla trasmissione di 140nn dedicata alla vicenda Sky / Current. Partecipa Livia Iacolare, social media coordinator di Current Tv.

Livia Iacolare. I dati rilasciati da Sky non sono attendibili al cento per cento e stiamo preparando un comunicato stampa di risposto con la nostra versione dei fatti. Inoltre, i dati dichiarati sono dell’inizio dell’anno, ma noi da maggio abbiamo una nuova programmazione con programmi di punto come quello di Luca Telese.
Siamo rimasti veramente molto sorpresi dalla notizia e proprio non ce lo aspettavamo visto il clima di collaborazione che c’è sempre stato con lo staff di Sky Italia.

I discorsi sui numeri sembrano piuttosto oziosi perché sono numeri piccoli e soprattutto perché possono essere interpretati in modo diverso.

Tommaso Tessarolo, interviene via web con un post sul suo blog che evidenzia quattro punti che devono essere approfonditi:

  1. I dati di ascolto. SKY dice che Current TV va male con gli ascolti, che siamo crollati. Ma è vero?
  2. I soldi. SKY dice che abbiamo chiesto soldi. Che abbiamo chiesto troppi soldi e che il tutto è fuori mercato. E così?
  3. Motivazione Politica. Per SKY non ci sarebbe nessuna motivazione politica nella loro decisione. Ne proveniente dagli USA ne nessuno strascico Italiano. Siamo sicuri?
  4. Modello Alternativo. SKY non rinnova il contratto di Current TV ed è libera di farlo, ma Current TV non ha un modello alternativo di distribuzione?

Stefano Epifani. Credo che sia stato un errore declinare la questione con un taglio politico. Bisognava fare un altro tipo di campagna.

La risposta di Sky Italia ad Al Gore

Sky risponde alle accuse di censura fatte arrivare da Al Gore direttamente all’indirizzo del quartier generale di News Corporation, proprietaria dell’emittente satellitare. Riporto integralmente il comunicato stampa evidenziando in grassetto il pasaggio chiave del contrattacco:

Sky Italia è stata la piattaforma che ha creduto nel 2008 nelle potenzialità di Current TV lanciando il canale in esclusiva.
Una scelta dettata dalla convinzione che si trattasse di un canale che arricchiva l’offerta di informazione e di approfondimento della piattaforma , un’offerta che mette a disposizione dei suoi abbonati altri 64 canali di informazione italiani ed internazionali. Questa convinzione è rimasta e , per questo, quando il contratto con Current è giunto alla sua naturale scadenza, Sky Italia ha proposto un rinnovo con un’offerta in linea con il mercato, con il contesto economico e con le performance di Current. Un’offerta peraltro coerente con quelle in discussione con altri editori nostri partner, tra cui diversi editori italiani.
Il management di Current TV ha ritenuto di non rispondere neanche a questa offerta, richiedendo invece un aumento dei corrispettivi da parte di Sky pari al doppio di quelli attuali.
Un livello di incremento che nessun altro editore con cui Sky collabora ha mai richiesto a Sky durante gli ultimi anni. Questa scelta ha dunque portato, nostro malgrado, alla decisione di non rinnovare questo rapporto.
Va anche precisato che, pur ribadendo l’apprezzamento per la qualità di alcuni dei programmi in onda su Current, la sua performance non è purtroppo in crescita. L’ascolto medio giornaliero di Current TV nel 2011 è stato finora di un totale di 2952 telespettatori, con una perdita del 20% rispetto ai 3.600 spettatori medi del 2010. Se poi si analizza il prime time, purtroppo, tra il 2011 ed il 2010, la perdita di ascolti di Current TV è prossima al 40%.

Oggi Al Gore ha fatto un sacrosanto richiamo alla libertà di informazione e al ruolo che i blogger possono avere come voci indipendenti. Visto che sono stato chiamato in causa, mi fa piacere documentare questa vicenda entrando nel merito e concedendo ad entrambi pari opportunità di argomentazione. Poi commenterò e dirò la mia: i fatti prima, i commenti e le campagne poi :-) Mi sembra il modo più corretto di procedere…

Al Gore: Murdoch vuole spegnere Current Italia

Oggi sono stato invitato da Current Italia per una conferenza blogger in cui Al Gore ha annunciato che Sky Italia intende chiudere il canale di news indipendente. Di seguito, quello che ha detto in sintesi:

Abbiamo appena ricevuto una notizia scioccante e inaspettata. Sky Italia ci ha informato che hanno deciso di cancellare Current Italia: una notizia che è arrivata dopo un periodo di collaborazione molto promettente, tanto che un terzo dei sottoscrittori di Sky guarda Current ogni settimana. Noi siamo stati un buon partner di Sky Italia e il nostro canale è uno degli elementi di maggior pregio dell’offerta.
Ho desiderato dare a voi prima di altri la notizia perché i blogger in Italia ci hanno supportato moltissimo e perché penso che i blogger siano una risorse importante per il giornalismo: la comunità dei blogger rappresenta una fonte di speranza per me.
Quando vi ho incontrato la prima volta, ho promesso che Current Italia non avrebbe subito pressioni dalla politica. Noi abbiamo mantenuto la promessa: siamo rimasti indipendenti e questo è molto importante perché ogni democrazia ha bisogno di un giornalismo che non si faccia intimidire dal potere.
Sono venuto in Italia perché ci hanno spiegato il motivo reale di questa decisione: in privato ci hanno detto chiaramente che Sky Italia ha ricevuto l’ordine di chiudere Current Italia direttamente dal quartiere generale di News Corp a causa della nostra decisione di produrre Countdown, un programma condotto da Keith Olbermann (il Santoro americano). Allo stesso tempo, sappiamo che News Corp sta negoziando per lanciare un nuovo business nel digitale terrestre e per farlo devono avere il beneplacito di Berlusconi.
Una eccessiva concentrazione di potere nelle mani di poche persone è pericolosa. Per esempio, quando il mio Paese ha fatto lo storico errore di invadere l’Iraq, tutta l’informazione prodotta dal governo americano era falsa ed è stata proposta ai cittadini dai grandi media: alla fine tre quarti degli americani ha creduto a quelle bugie. Oggi, le grandi industrie stanno cercando di convincere le persone che il riscaldamento del pianeta è un allarme esagerato e per farlo diffondono notizie false.
Troppo potere concentrato in poche mani conduce al disastro. NewsCorp sta cercando di comprare BSkyB in Gran Bretagna e il governo inglese sta valutando se consentire questo acquisto, perché c’è il serio rischio che essa possa compromettere la diversità di opinioni cui sono esposti gli inglesi.

Le stesse cose le potete leggere in un articolo del Guardian uscito in contemporanea alla conferenza blogger: Al Gore hits out at Rupert Murdoch’s News Corp.

Mia domanda. Perché non passate al digitale terrestre?
Risposta. Perché il digitale terrestre ha un modello di business molto diverso dalla cable tv e dal satellite e probabilmente i ricavi non ci permetterebbero di avere una redazione giornalistica di adeguate dimensioni.

P.s. Visto che tra meno di un mese la mia amica Livia Iacolare potrebbe perdere il posto, se vi serve qualcuno veramente veramente bravo cominciate a contattarla per farle delle proposte di lavoro ;-)

L’editoria liquida al tempo dei tablet

Domenica scorsa sono stato al Salone del libro di Torino per partecipare a un panel dal titolo L’evoluzione liquida dei contenuti digitali: social network e media nell’era dei tablet (il resoconto sul sito di Ferpi).

Abbiamo detto molte cose, discutendo sia dello stato che del futuro di alcuni settori dell’editoria (musica, cinema, libri). I temi sono noti: da un lato, la pirateria e, dall’altro, il cambiamento dei modelli di business. Mi appunto un paio di cose, riservandomi di approfondirle in seguito.

L’industria di massa si basa essenzialmente sulla capacità di sfruttare delle inefficienze. Nell’area dell’editoria, fino a qualche anno fa, era inefficiente il sistema di produzione e il sistema di distribuzione. Oggi, gran parte dei costi e delle lentezze legati alla necessità di spostare dei beni fisici o di usare delle infrastrutture molto costose per produrre contenuti sono venute meno. Questo in soldoni significa non poter far affidamento su modelli di business che prevedono il presidio e la recinzione di pezzi della filiera. Detto in soldoni e per esempi:

  • pochi possono permettersi di rischiare decine di milioni di dollari per produrre un film, molti possono realizzare un video con investimenti di decine di migliaia di euro o meno;
  • pochi possono permettersi di distribuire libri gestendo grandi reti di librerie o film mediante cinema multisala, fin troppi molti possono permettersi di distribuire gli stessi contenuti in formati digitali attraverso la Rete;
  • e via di seguito…

La concorrenza nel settore dei media non è più limitata agli attori tradizionali. Tutte le aziende nell’area della cosiddetta convergenza tecnologica stanno cercando di capire come occupare gli spazi delle aziende confinanti per compensare le perdite di valore che subiscono nel proprio core business.
Fino a pochi anni fa, Apple era un produttore di computer (e infatti si chiamava Apple Computer); oggi la descrizione dell’azienda è: «Apple designs and creates iPod and iTunes, Mac laptop and desktop computers, the OS X operating system, and the revolutionary iPhone and iPad». Siamo di fronte a un’azienda che progetta e produce hardware, sviluppa software e distribuisce contenuti (musica, film, libri).
A casa nostra, Telecom Italia tenta di entrare nei mercati degli over the top (ossia tutte le aziende che usano la rete come canale di distribuzione), attraverso prodotti hardware come il Cubovision e il Biblet. La strada dell’hardware la stanno seguendo anche gli editori che puntano sugli ebook reader come soluzione, ma non porterà molto lontano.

I competitor degli editori tradizionali, inoltre, non sono necessariamente degli umani. Le macchine possono creare contenuti, curare l’aggregazione di contenuti esistenti, raccomandare cose da leggere, ascoltare o guardare. Per esempio, i computer sono usati per generare più o meno automaticamente paesaggi e sceneggiature. Il core business di aziende come Amazon e Netflix è sempre di più il sistema di raccomandazione piuttosto che la movimentazione di scatole. E via di seguito.

Infine, c’è il discorso dei format, che sono destinati ad evolvere radicalmente grazie alla disponibilità di hardware sempre più performante e integrato. Penso, per esempio, all’evoluzione dell’esperienza di lettura su un tablet, dove la lettura seriale convive con l’ipertesto, il video, l’audio e le infografiche. Oppure alla presenza di un second screen (il cellulare o il tablet) durante la visione della televisione.

Insomma, il mondo dell’editoria è senza dubbio liquido: terrificante per chi ci lavora da anni e vede certezze polverizzarsi; eccitante per chi si affaccia perché le opportunità sono enormi e c’è un mondo nuovo da inventare.

Radio Zammù cambia gestione: putroppo!

Dal primo giugno, Radio Zammù, la web radio dell’Università di Catania, cambia gestore per decisione dell’ateneo che – bandendo la gara per il rinnovo del contratto – non ha neanche invitato l’attuale gruppo di lavoro coordinato da Gianluca Reale a partecipare. Poiché ho avuto modo di conoscere sia Gianluca che i ragazzi che lavorano alla radio e di apprezzare il loro lavoro, non posso che esprimere loro la mia solidarietà.
In questi giorni, Stephy and Co. fanno un po’ di amarcord: ascolteli :-)

Il 28 marzo scorso, dopo esser venuti a conoscenza di un bando per il cambio di gestione di Radio Zammù, abbiamo chiesto chiarimenti ai vertici dell’ateneo per conoscere il futuro di noi studenti.
Abbiamo atteso una risposta che non è mai arrivata.
Al posto dei chiarimenti, martedì 17 maggio, abbiamo ricevuto la visita di sette impiegati dell’amministrazione dell’università che hanno controllato le attrezzature tecniche senza però sciogliere i dubbi dello staff di Radio Zammù.
Per cercare di avere maggiori informazioni abbiamo chiamato alcune emittenti locali e siamo riusciti così a sapere che il vincitore del bando è il gruppo Rmb che entrerà in carica dal primo giugno. Gli studi dell’emittente saranno trasferiti dall’attuale sede nell’aula 24 dell’ex Monastero dei Benedettini a dei locali dell’università in via Umberto.
Tutte queste informazioni non ci sono state comunicate né dall’ateneo né dai nuovi gestori che fino a questo momento ci hanno ignorati.
Troviamo senza senso disperdere il patrimonio di competenze che in questi sei anni sono maturate all’interno della radio universitaria, credevamo fosse logico coinvolgere l’attuale staff nel nuovo progetto ma attualmente non è così.
In questo momento Radio Zammù, in questa forma e con questi speaker, è destinata a fermare le trasmissioni il 31 maggio
Gli studenti di Radio Zammù

Aldo Pecora: «festeggio l’Italia»

A Palermo, per la tappa del Tour di mille di Working Capital, ho avuto il piacere di conoscere Aldo Pecora fondatore del movimento antimafia Ammazzatecitutti che ha letto una poesia, anzi uno «uno sfogo da meridionale scritto in strofe, nel giorno del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia»:

Il suo è un appassionato inno all’Italia che esiste e che resiste da molto più di centocinquant’anni, all’Italia che lotta e che spera, all’Italia di Scopelliti, Falcone e Borsellino, all’Italia che lavora ma che un lavoro non ce l’ha, all’Italia dei popoli e non delle nazioni.

Un incoraggiamento di un giovane calabrese che nel giro di pochi anni è riuscito a costruire una rete nazionale contro tutte le mafie che mette in collegamento il Lazio con il Veneto, la Sicilia con la Campania. Un grande luogo di discussione con un unico obiettivo: unirsi contro tutte le organizzazioni criminali. Un movimento, costituito all’indomani dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, che continua a catalizzare l’attenzione dei giovani per la sua straordinaria capacità di crescita e di penetrazione su tutto il territorio nazionale.

«L’Italia – recita l’ultimo verso della poesia – mi appartiene ed io appartengo all’Italia».

Social Tv. Qualche appunto

Nelle ultime settinane, ho dato un’occhiata ai temi che riguardano la social tv e ho preso qualche appunto che condivido. I trend principali mi sembrano i seguenti:

a) l’evoluzione degli apparati hardware con il collegamento dell’apparecchio a Internet o a un media center che fa da mediatore tra schermo e televisore. Oggi parliamo dei vari cubovision e via dicendo e domani parliamo di un sistema di oggetti che dialogano tra di loro: l’esempio più avanzato probabilmente è la Apple Tv grazie alla quale puoi vedere in Tv i film che hai memorizzato sul cellulare, usando il device mobile come telecomando. In altri termini è facile immaginare che ci sia una sostanziale continuità nell’esperienza d’uso nella fruizione dei contenuti che risiederanno nella cloud insieme alle nostre preferenze e che potremo far passare da un dispositivo all’altro senza soluzione di continuità.

b) la presenza di un secondo schermo (quello del notebook, del netbook, dell’iPad o dello smartphone) durante la visione di un programma televisivo. Molti utenti commentano i programmi che guardano: in Italia succede regolarmente con i talk show politici come Annozero e Ballarò, ma un paio di giorni fa anche la prima parte di Titanic è diventata trending topic su Twitter. Inoltre, accade spessissimo che nei giorni successivi brani di puntate televisive vengano caricare su Youtube e condivise nei social network. In America, Usa Network ha realizzato un’app apposta per il programma Psych.

c) l’emergenza dei sistemi di raccomandazione che determineranno il definitivo tramonto della televisione lineare che sarà sostituita da una fruizione completamente ondemand (fatti salvi gli eventi). I sistema più avanzato oggi sono probabilmente Netflix e Tivo perché sono anni che raccolgono le preferenze dei propri abbonati e hanno una base dati analoga a quella di Amazon per i libri. Tuttavia, stanno emergendo altri servizi che puntano a raccogliere dati sulle preferenze degli utenti come Miso e GetGlue. L’algoritmo alla base è sempre lo stesso, collaborative filtering: grazie ad esso, la coda lunga arriverà anche sull’apparecchio di casa.

d) la nascita di sistemi di loyalty legati ai contenuti. Già oggi GetGlue offre diversi sistemi di promozione, che vanno dai badge (sia quelli digitali che guadagni facendo checkin durante gli spettacoli televisivi, sia quelli materiali che spediscono a casa come vero e proprio trofeo), al riconoscimento sociale (se si è accaniti fan di alcune serie televisive si acquisisce lo status di guru), agli sconti per l’acquisto di dvd e merchandising.

e) la gestione del backchannel, ossia del ritorno di opinioni e conversazioni da Internet. Siamo ancora ai primi esperimenti, ma mi sembra molto interessante l’esperienza che Aljazeera sta facendo con il programma Stream.

f) il crowdsourcing e il crowdfunding di informazioni e altri contenuti. Possiamo annoverare iReport di Cnn che raccoglie contributi giornalistici prodotti amatorialmente e che possono essere inseriti nel ciclo di produzione mainstream. Oppure Spot.us che permette di finanziare il giornalismo di inchiesta e via di seguito.

Piero Fassino a Torino digitale: «si agli open data»

Gli organizzatori di Torino Digitale hanno fatto un grandissimo lavoro e alla fine sono riusciti a strappare una promessa al candidato sindaco Piero Fassino che oggi ha fatto avere questo documento che parla di open data, open source e accesso alla rete. Bravissimi :-)

Una condizione per il successo del mio programma consiste nel realizzare una buona circolazione della conoscenza, per permettere una più attiva e informata partecipazione dei cittadini alle scelte della Città. In questa direzione, trasparenza, partecipazione e collaborazione diventano una necessità per promuovere efficacia ed efficienza da parte dell’amministrazione e fiducia da parte dei cittadini.
La Città, che ha già peraltro intrapreso iniziative che rientrano nei modelli di open government, rinnoverà il suo impegno.
Su questo percorso ci sono impegni che poggiano su un incremento dell’uso di Internet e di paradigmi open (programmi, dati, contenuti). Eccone alcuni.

Open data
Mettere sempre più a disposizione il patrimonio informativo della Città (nel pieno rispetto dei vincoli di tutela della riservatezza del dato) secondo il modello open data: disponibilità delle informazioni utili per la descrizione del dato, utilizzo di formati standard open che non costringano a possedere strumenti proprietari e che abbassino i costi di accesso e utilizzo. L’adozione di licenze d’uso Creative Commons garantirebbe chiarezza sulle modalità di fruizione e di impiego dei contenuti a utenti che conoscono questi standard e assicurerebbe al Comune la visibilità sugli effetti dell’applicazione di regole in un ambito globale. Si potrebbero così promuovere occasioni, a partire dai dati della Città, di invenzione di nuovi servizi da parte del sistema delle imprese, di studio e comprensione dei fenomeni emergenti da parte del sistema della ricerca, di confronto da parte di altri enti della PA, di costruzione di un dialogo informato con i cittadini.
La Città ha già fatto sperimentazioni in questo senso, recentemente in occasione della Biennale della Democrazia. I dati statistici in possesso della Città sono oggetto di sicuro interesse.
I servizi gestiti dal comune, e dalle partecipate, sono potenziali fonti di dati e l’utilizzo ragionato di essi potrebbe innescare un processo di miglioramento del servizio e della relazione con i fruitori innescando processi virtuosi di governance diffusa.
Mi permetto di fare un esempio concreto di messa a disposizione di dati in modalità open per dare trasparenza ai servizi. Con canali diversi (un servizio web di raccolta segnalazioni, invio di foto e relative coordinate da un telefonino con GPS) vengono raccolte segnalazioni di casi che necessitano interventi di manutenzione sulle strade o su edifici pubblici. Il dato diventa visibile a tutti: c’è un intervento che deve essere fatto. La macchina comunale ha un’informazione, tutti possono sapere che il Comune sa. Il Comune deve organizzarsi per prendere in carico il problema, fare le valutazioni del caso e avviare a soluzione il problema in tempi certi.
Partecipazione vuol dire impegni reciproci, velocità decisionale, capacità di esecuzione; vuol anche dire chiarire ai cittadini dove vanno i loro soldi, e perché non si può continuare con una indiscriminata politica di tagli agli Enti Locali.
La trasparenza richiede, sì formati aperti che garantiscano la fruibilità per tutti, ma soprattutto dati che abbiano significato per chi li osserva consentendo di controllare e influenzare i processi. Se l’organizzazione non ha capacità di dare feed back alle richieste promosse dalla lettura del dato, la trasparenza è poco utile.

Open source
Privilegiare, nella realizzazione di nuovi servizi, quelle modalità che consentano, secondo il modello Open Source, la messa a disposizione del software per altre amministrazioni e per produttori di servizi che siano interessati al riuso di componenti su altri mercati; porre attenzione al tema dell’interoperabilità dei servizi con le altre amministrazioni; analizzare soluzioni open source in atto presso altre amministrazioni in ottica di riuso, adattamento, miglioramento, condivisione dei benefici e delle competenze.
La Città ha peraltro già intrapreso questa strada, mettendo pubblicamente a disposizione alcune soluzioni (ES : rilevazione soddisfazione cittadini, geoportale) e operando, di concerto prima di tutto con Regione e Provincia, secondo queste modalità in tema di dematerializzazione, tema di ampia applicazione e di forte impatto sull’innovazione organizzativa

Accesso alla rete
Impegno nella rimozione di processi di esclusione tecnologica e culturale: potenziamento di condizione di accesso facilitato alla rete (punti di accesso in biblioteche, luoghi pubblici e di socializzazione, messa a disposizione di accessi wifi gratuiti per cittadini e turisti), iniziative di alfabetizzazione digitale verso le fasce oggi più escluse, soggetti deboli e anziani in primis.
Tutti questi progetti vanno realizzati perché hanno un carattere abilitante ma non, di per sé, sufficiente. Per ottenere risultati tangibili occorre un forte sviluppo organizzativo dell’amministrazione che deve saper rispondere a questo impegno (qualità del dato, organizzazione della trasparenza dei processi, apertura ad un controllo diffuso, gestione della partecipazione mediante capacità di risposta alle domande poste), e un coerente sviluppo della capacità nelle partecipate, di produrre con tempestività e rendere pubblici i dati relativi ai propri servizi per facilitare una governance diffusa mediante una relazione più incisiva con i cittadini.

Per dare credibilità a questi punti occorre definire anche un modello di governance di processo non banale, che richiede condivisione nelle scelte da parte dei vari portatori di interesse e un apporto di conoscenze che chiama in causa le risorse del territorio.
Ci sarà attenzione politica al tema per fare dell’ICT una leva di sviluppo della città attraverso economie di sinergia adottando forme organizzative, sia interne alla struttura comunale sia esterne col concorso dei saperi degli Atenei e del sistema produttivo . Un impegno di condivisione e aggiornamento di criteri di misura e valutazione per avviare un dibattito informato che dia modo di esprimersi all’intelligenza del territorio.

Piero Fassino

Se Fassino manterrà le promesse, il Piemonte, che si è giù dotato di un catalogo regionale di dati aperti, si confermerà come la regione più all’avanguardia in Italia su questo tema: un esempio da seguire per tutte le altre amministrazioni italiane.

Domani al Salone del Libro

Domani vado anche io al Salone del libro ospite di Fimi-Confindustria che mi ha invitato a partecipare a un incontro dal titolo: L’evoluzione liquida dei contenuti digitali: social network e media nell’era dei tablet.

L’appuntamento è alle ore 15:30 presso la Sala Professionali del Lingotto. Nel panel, ben più autorevoli del sottoscritto, ci saranno Cristina Mussinelli (consulente Aie Editoria Digitale) Enzo Mazza (presidente Fimi) Lamberto Mancini (segretario generale Anica e direttore di Confindustria Cultura Italia). Modererà Anna Masera della Stampa.

Startup@Sapienza: venerdì 13 maggio.

Gli studenti della Sapienza si interessano di startup e vogliono sapere come si fa. Ecco perché il 13 maggio a partire dalle 9.00 si terrà a Roma, presso l’aula 10 della Facoltà di Economia della Sapienza in via del Castro Laurenziano 9 l’evento StartUp@Sapienza.

La mattina sarà dedicata alla Startup School dell’incubatore Enlabs, che affronterà i punti chiave dell’avvio di un’azienda e del ruolo che svolgono, acceleratori di impresa, business angel e venture capitalist.

Dalle 14.00 in poi insieme con Fabio Lalli coordineremo una sessione di elevator pitch durante la quale chiunque può presentare una propria idea rispondendo a queste domande di base:

  1. Pain. Qual è il problema? E’ un problema già manifestato oppure è solamente latente?
  2. Consumatori. Chi ha questo problema e come sta cercando di risolverlo adesso? Ha un budget a disposizione?
  3. Soluzione. In cosa consiste la soluzione che si propone?
  4. Mercato. E’ un mercato completamente nuovo oppure si entra in un mercato esistente?
  5. Concorrenti. Quali sono le soluzioni attualmente sul mercato che possono essere usate per risolvere lo stesso problema?
  6. Monetizzazione. Come pensate di fare i soldi?
  7. Team. Chi c’è nel team?
  8. Prossimi passi. Cosa intendete fare per realizzare il progetto?

Abbiamo già una decina di prenotazione e ci piacerebbe avere altre candidature: non è importante se si tratta solamente di un’idea appena abbozzata. L’obiettivo è fare palestra: voi ci raccontante che cosa avete in mente usando lo schema in questo post e noi vi diamo una mano a raffinare la vostra idea e a presentarla meglio. E non saremo da soli: con noi due startupper, Arianna Bassoli di Frestyl e Gioacchino Lavecchia di Crowd Engineering, che sono già avanti con il loro progetto e il team di Working Capital.

Per fare un pitch, lasciate un commento a questo post oppure scrivete a Nicolò Risitano (neroclaudius@gmail.com) il prima possibile e preparate le slide. Ovviamente, non dimenticate di iscrivervi anche all’evento su Facebook.

Forum Pa: ma a che serve?

Oggi pomeriggio ho fatto un salto al Forum Pa e mentre salivo le scale a un certo punto mi sono chiesto: ma a che serve una fiera della pubblica amministrazione? Chi vende a chi? Insomma, una fiera normalmente serve per mostrare dei prodotti, farli provare, avviare relazioni d’affari e via dicendo. Serve per fare business, altrimenti non vale la pena investire dei soldi per esserci.

Nel caso della pubblica amministrazione, io ho visto tanti stand di ministeri, regioni, provincie con cartelli sulle campagne di comunicazione e hostess scosciate (chissà perché anche un ministero deve mostrare le cosce). Però loro non hanno niente da vendere. Sono lì per dire che sono bravi e questo nella maggior parte dei casi non è vero. In più sono lì per dirlo a spese dei contribuenti: stand faraonici, public servant in trasferta tutto a spese dei cittadini. Per non fare nulla.

Poi ho visto gli stand dei grandi fornitori della pubblica amministrazione. Loro sì, hanno delle cose da vendere e le vendono alla grande: sono anche più bravi dei ministeri perché oltre alle fanciulle scosciate, alcuni davano anche da mangiare (e si sa che dove si mangia, la gente si avvicina per definizione). Però nessuna di queste grandi aziende venderà un solo euro durante una fiera né avvierà nuove relazioni commerciali con enti pubblici. Perché teoricamente i budget a cui concorrono i grandi system integrator passano per gare. Almeno formalmente! Poi si sa che le gare si apparecchiano: deve essere per questo che c’erano i pasticcini.