Archivio mensile:giugno 2011

Working Capital. Domani a Firenze

Reduce dalla tappa napoletana di Working Capital che è andata molto bene (sala gremita oltre ogni previsione, belli i progetti presentati, tanto entusiamo e voglia di fare, due premi assegnati), mi preparo per l’appuntamento di domani a Firenze organizzato in collaborazione con l’Incubatore di Firenze (Via della Sala, 141 – mappa) e Toscana In.

Questa volta si tratta di un workshop di mezza giornata. Il programma è il seguente:
9:30 Saluti di benvenuto
10:00 Nicola Mattina (Working Capital), Dall’idea al business plan (slide)
11:00 Break
11:30 Frank Gonella (dPixel), Venture Capital
12:30 Palestra di elevator pitch
13:00 Chiusura dei lavori

L’obiettivo del workshop è illustrare come si progetta una startup e fare un po’ di palestra con chi ha un’idea di impresa per aiutarli a mettere a punto il proprio elevator pitch. La partecipazione è libera e gratuita e per maggiori informazioni potete contatare direttamente l’incubatore info@incubatorefirenze.it. L’appuntamento si svolge in vista della tappa fiorentina di Working Capital che si svolgerà il 5 luglio e durante la quale verranno assegnati altre due borse di ricerca da 30mila euro.

Forum della comunicazione: appunti casuali

Prendo qualche appunto in ordine sparso sul Forum della comunicazione. Stamattina mi sono soffermato ad ascoltare i direttori della comunicazione di alcune grandi aziende e istituzioni: Carlo Fornaro di Telecom Italia, Sergio Tonfi di Philips, Gianni Di Giovanni di Eni, Maurizio Masciopino della Polizia di Stato e Luigi Di Gregorio di Roma Capitale. La discussione si è alternata tra visioni di scenario e casi di studio. Chioso alcune delle cose che ho sentito:

«Siamo immersi nel cambiamento e quindi abbiamo difficoltà a coglierne tutti gli aspetti». E’ vero e la difficoltà è assolutamente evidente anche a causa del fatto che è assai probabile che un manager abbia più di cinquant’anni, abbia pochissima esperienza diretta con i media sociali e basi il suo successo su logiche che sono lontane anni luce da quelle che sono alla base della rete. Purtroppo, non si può interpretare un mondo digitale da una posizione analogica, perché il digitale cambia il modo di narrare la realtà e noi stessi.

«I giovani non guardano la televisione: non è vero perché il 97% dei giovani guarda la televisione, semmai non guarda il broadcasting e preferisce farsi il proprio palinsesto». E’ il punto di vista corretto di guardare alla cosa: quello che entra in crisi è il modello di business della distribuzione piuttosto che il bisogno delle persone di avere belle narrazioni.

«Il web è morto perché adesso ci sono le app». E’ una sonora cazzata. Questo tipo di affermazioni nascono quando invece di prendede in considerazione l’uso che la gente fa di una tecnologia si discorre di dettagli tecnici su protocolli e piattaforme. ll problema è che è una cazzata anche dal punto di vista della tecnologia e la colpa di questo equivoco è di Wired e della smania dei giornalisti di fare i titoli a effetto come se fossero slogan per vendere pannolini.

«Sono un alveo dove i nostri giovani si inseriscono e tendono a voler dire la loro utilizzando queste piattaforme come noi usavamo la parrocchia, la sezione di partito o il circolo culturale». Corretto: sono spazi pubblici in cui ci si racconta e si socializza con altre persone.

«Quando si comunica online si tende a dare di noi una visione molto positiva. Poco noi stessi e molto quello che vorremmo essere». Visione estremamente riduttiva e semplicistica del tema dell’autorappresentazione e, temo, facilmente smentibile da studi e ricerche.

Due giorni al Forum della Comunicazione #forumcom2011

Domani e dopo domani, mi trasferisco al Forum della Comunicazione che si svolgerà a Roma all’auditorium. Elastic, la mia agenzia di digital pr, si occuperà di coordinare l’attività di reporting sui social media insieme con le girl geek Paola Santoro e Tania Valentini e un nutritissimo gruppo di business social media reporter (ebbene si, una nuova etichetta per non sbagliare :-) ). L’hasttag per Twitter è #forumcom2011.

Inoltre, gestiremo ben due sessioni ignite sia domani che dopo domani: entrambe dalle 17 alle 18. I relatori che si eserciteranno con il format sono 16 e abbiamo fatto in modo di avere tanti argomenti diversi: l’obiettivo è ibridazione e serendipity. Il 7 ci saranno Alessio Jacona, Luca Alagna, Paola Santoro, Marco Croella, Daniele Frongia, Arianna Bassoli e Ludovico Spagnolo. L’8, invece, sarà la volta di Fabio Lalli, Tania Valentini, Emanuela Zaccone, Giuliano Iacobelli, Maria Cristina Terenzi, Roberto Braga, Alessandro Prunesti, Alessandro Nasini e Antonia Colasante.

E non basta, sarò personalmente sul palco insieme con Jader Giraldi (Zeranta Edutainment), Carlo Infante (Urban Experience), Claudio Frontera (Fondazione Sistema Toscana), Giampaolo Rossi (Rai Net), Andrea Maffini (Romanimata) e Eugenio La Teana (RTL 102.5 Hit Radio) per parlare della rivoluzione dei format: i nuovi volti della narrazione.

Last but not least, mercoledì serà al ReD c’è l’aperitivo degli indigeni digitali di cui Elastic è sponsor insieme con Dnsee e Iquii.

Update. Tra i tanti appuntamenti del forum, il 7 giugno alle 16:00 (subito prima dell’ignite) c’è anche la presentazione del libro Niente di più facile, niente di più difficile scritto a quattro mani da due top manager di Eni Gianni Di Giovanni (senior executive vice president for external communication) e Stefano Lucchini (senior executive vice president public affairs & communication).

Tra creatività e innovazione

Mi avevano chiesto un curriculum e proposto una traccia di intervista da cui estrarre dei “virgolettati brillanti” con cui costruire un ritratto per una pubblicazione sponsorizzata dalla Provincia di Roma sulla creatività. Però, io non amo parlare di me stesso o di quanto sono mirabolanti le cose che faccio, quindi ho proposto alla redazione un testo sul rapporto tra creatività, innovazione e startup, che è stato bocciato (e per giunta con un tono assai risentito, mah!). Allora ho rinunciato del tutto: recupero il testo e lo pubblico autarchicamente qui. Ovviamente, ditemi che cosa ve ne pare :-)

C’è un legame intimo tra creatività e innovazione giacché in entrambi i casi si tratta di immaginare e realizzare cose nuove. Spesso i due termini vengono associati, anche se il luogo comune vuole che il creativo abbia a che fare con la letteratura, la musica o le arti figurative, mentre l’innovatore sia qualcuno che si occupa di tecnologia. Le ragioni dell’economia hanno reso più evidente la distanza tra una creatività oziosamente umanista e un’innovazione il cui ruolo è essenzialmente quello di generare nuovi prodotti e nuovi servizi per il mercato. Tanto che, a eccezione dell’industria della creatività (quella che produce film, libri o moda), nessun altro settore industriale vorrebbe definirsi creativo. Innovativo sì, anche quando è sistematicamente intento a evitare che il nuovo abbia il sopravvento mettendo in crisi i propri modelli di business e la capacità di generare profitti sfruttando delle rendite di posizione.

Creatività e innovazione sono due facce della stessa medaglia e la cultura che le abbraccia è il motore di una società che guarda fiduciosamente verso il futuro immaginando di poter influire positivamente sul domani per renderlo più attraente dell’oggi. Addirittura migliore. L’innovazione senza la creatività, la tecnica senza l’uomo, rischia di perdere gran parte delle spinta etica che serve a costruire cose nuove che producano contemporaneamente ricchezza economica e sociale. Oggi c’è molta enfasi sull’innovazione come propulsore di sviluppo dei mercati, ma si dimentica di mettere la stessa enfasi sulla creatività come promotore di benessere sociale e felicità.

Negli ultimi due anni, ci siamo occupati molto di internet startup, ossia di quella particolare alchimia di creatività e innovazione che trasforma un’idea in un servizio online (un social network, un applicazione per iPhone, un gioco per Facebook) e quest’ultimo in un’azienda, in grado di produrre ricavi e profitti. In questo percorso, ha successo soprattutto chi si occupa dell’uomo che usa la tecnologia, perché ne comprende i bisogni e le aspettative. E’ una sensibilità che richiede metodo, applicazione e interesse per gli altri, per la loro vita, le loro passioni. E’ innovazione creativa: produce soluzioni digitali a problemi reali, costruisce piazze senza confini dove le idee fluiscono liberamente, dove si promuovere l’ibridazione dei saperi e si piantano tanti piccoli semi di democrazia.

Ovviamente è un mondo di chiaroscuri dove, accanto ai social network usati per fare la rivoluzione e affrancarsi da regimi oppressivi e autoritari, si celano mille insidie. Tuttavia, è anche un mondo in cui accanto alle grandi aziende troppo grandi per essere buone, stanno emergendo tantissime piccole aziende, spesso di uno o due persone, che fanno innovazione in stretto contatto con chi ne fa uso. E sono attentissimi alle persone: è proprio l’amore per l’uomo che – alla fine – dovrebbe incoraggiarci a essere ottimisti.