Jay Elliot: «non si può produrre innovazione in un’azienda tradizionale»

Cito un secondo brano su cosa significa fare innovazione tratto dal libro Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro di Jay Elliot.

Per innovare davvero, occorre creareuna cultura che sostenga l’innovazione. “Innovazione” con la I maiuscola è una delle parole più abusate nel mondo aziendale; «avere prodotti innovativi» è linguaggio in codice, che in realtà significa: «far meglio della concorrenza». Molte aziende comunicano usando la parola innovazione senza essere davvero innovative: non è altro che una strategia di marketing, o un tentativo svogliato e palese di motivare le truppe.
Un’azienda di alto livello imprenditoriale è quella in cui le idee nuove sono la linfa vitale. E come si promuovono le nuove idee in una cultura aziendale di vecchio stampo?
Non si può. Non funziona. Le aziende innovative e quelle tradizionali sono due organismi profandamente diversi. Non si può produrre innovazione in un’azienda tradizionale. Nelle aziende del vecchio tipo, un dipendente presenta la sua idea a un dirigente di livello superiore, che potrà rivendicarne il merito e in certi casi ottenere persino una promozione. Abitualmente, al manager con più anzianità viene assegnata la direzione del progetto, e la persona che ha avuto l’idea riceve una pacca sulla spalla e niente più. Questa è la deleteria prassi comportamentale delle aziende tradizionali che operano in maniera gerarchica. Non è che non producano buone idee: le buone idee nascono ovunque ci siano persone che pensano, cioè dappertutto. Ma nelle aziende tradizionali, troppo spesso quelle idee vengono ignorate, accantonate, sviluppate in modo imperfetto o sottratte indebitamente al legittimo proprietario.
Al contrario, in un ambiente imprenditoriale che sa ascoltare e premiare le nuove idee, i lavoratori sono motivati a fare del loro meglio e sentono che il futuro dell’azienda dipende anche da loro. Si promuovono la competitività e l’ambizione mostrando di credere che ciascuno possa esprimere la creatività a modo suo: sia che lavori nell’amministrazione, che sviluppi prodotti o che cerchi nuovi modi per incentivare i dipendenti.
Ma c’è una regola da rispettare: serve una visione che ciascuno possa far propria, una road map vero l’infinito. Si devono incoraggiare le idee che sono in linea con la visione e la road map, e poi dare a tutti la possibilità di contribuire al loro sviluppo.
Bisogna inoltre saper tollerare gli errori senza penalizzare le persone. Credetemi, fa una pessima impressione vedere che un dipendente che ha avuto una buona idea, un’idea che l’azienda ha poi adottato e finanziato, viene retrocesso o addirittura licenziato quando il progetto non va a buon fine.
Se invece accade il contrario, tutti recepiscono il messaggio: «Sei libero di essere creativo, di innovare, e non rischi il licenziamento».
Incentivando i dipendenti e le loro idee, si crea un network di intelligence dal basso. I dipendenti porteranno in azienda i nuovi prodotti della concorrenza, appena usciti sul mercato, per esaminarne i punti forti e i difetti, per collaudarli, per usarli… e poi si chiederanno: «Come possiamo creare un prodotto che sia una generaziona avanti a questo?»
Nelle aziende tradizionali, ci si concentra sulla produttività e sul profitto, e non c’è tempo per guardare alle cose da una prospettiva diversa. Almeno, è così per la maggioranza dei dipendenti nella maggior parte delle aziende. E non c’è molta “impollinazione incrociata”, perché troppe aziende isolano le persone più intelligenti, tenendole lontane dagli altri, in un laboratorio o in un ufficio separato da cui non possono disturbare il “lato business”. I geni eccentrici vengono segregati e si limita la loro influenza sull’innovazione. In questo modo non si fa che frustrare la creatività, invece di promuoverla in tutta l’azienda.
Forse sono un sognatore, ma sono convinto che l’azienda imprenditoriale rappresenti il futuro, perché sempre più lavoratori richiedono di poter operare in questo tipo di ambiente. L’ho visto accadere nelle mie aziende e altrove: i dipendenti vogliono un ambiente di lavoro più a misura d’uomo, dove i loro sforzi siano perlomeno apprezzati, dove possano sentirsi parte di qualcosa di più grande. La nuova generazione di dipendenti, soprattutto quelli con più talento, vuole qualcosa in più di un lavoro d’ufficio. Vogliono avere un obiettivo.

By Nicola Mattina