Vittorio Marchis, Centocinquanta invenzioni italiane

Codice Edizioni pubblica Centocinquanta invenzioni italiane di Vittorio Marchis, un’originale storia d’Italia, ripercorsa attraverso centocinquanta brevetti rilasciati dal Patent Office degli Stati Uniti d’America che testimoniano la dimensione internazionale dell’innovazione industriale italiana. La Vespa di Corradino d’Ascanio, la celebre Delorean di Ritorno al futuro progettata da Giugiaro, Alessandro Cruto, che condivise con Thomas Edison l’invenzione della lampadina a incandescenza, Renzo Piano e Dante Giacosa, il padre della 500; la Olivetti e la Beretta; la Lancia e la Polistil. Nomi conosciuti (e meno conosciuti) degli uomini e delle aziende che continuano a contraddistinguere l’industria italiana: 150 illustrazioni per 150 idee.

Si parte dalla locomotiva mossa dalla forza di animali, brevettata nel 1861 da Clemente Masserano, di cui un giornale dell’epoca azzardò a prevedere che avrebbe causato il rapido tramonto della locomotiva a vapore. Il futuro non era più andare sospinti «dal vapore dell’acqua bollente, sebbene dalla nuova forza impulsoria che i cavalli di posta aiutano senza né anche addarsene. La spesa sta a fronte di quella del vapore come uno a quindici. Potrem fare una corsa senza venire assordati dai fischi infernali dell’antica macchina fremente e ansimante, senza la tema di morire arrosto o di fiaccarci il collo in qualche burrone e senza la grave spesa di lire 14 circa, come compenso a chi or ci fornisce un piacere sì mite».

E si finisce con la pianta di lampone Erika, una cultivar creata in Trentino dal Centro di Ricerca per la Frutticoltura.

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