Intervista con Mary Palomba e Maurizio Palumbo di NextStyler

Ho conosciuto Mary Palomba e Maurizio Palumbo alla tappa romana del Working Capital 2010: dopo l’evento si sono presentati e mi hanno raccontato la loro idea che all’epoca era solamente un video online realizzato molto bene. Ci siamo scambiati diverse email, ma in quel periodo non avevo la possibilità di seguire NextStyler più da vicino come mi sarebbe piaciuto. In un anno, hanno fatto un gran lavoro e sono pronti per la loro prima produzione di moda 🙂

Il progetto
Molti giovani designer di moda hanno bisogno di visibilità, e non hanno fondi per avviare le loro collezioni. NextStyler dà loro la possibilità di partecipare alla creazione di collezioni e di avere un nuovo tipo di vetrina e di trampolino di lancio per la carriera.
Dall’altra parte, il nostro sito dà la possibilità ai fashion addicted di scegliere e creare nuovi trend e scegliere quali capi mandare in produzione.
Il meccanismo è semplice: noi indiciamo dei contest tematici basati sui trend di moda più attuali, i fashion designer inviano i loro bozzetti e i fashion addicted li votano. Successivamente, noi avviamo la produzione attraverso partnership e la vendita attraverso e-commerce su NextStyler.com.
Produrre intere linee d’abbigliamento è sicuramente complesso, ma in questo senso abbiamo voluto fare una scelta di alto profilo anche attraverso la partnership con un produttore di capi made in Italy e di ottima qualità, flessibile e in grado di seguirci nel modo giusto, modulando le quantità in base all’effettiva richiesta.
L’obiettivo è mantenere il rischio più basso possibile. Sul sito, stiamo sviluppando una serie di feature che ci permetteranno di identificare quali capi e quali quantità produrre, cercando di minimizzare l’invenduto. Stiamo realizzando un sistema di preordine basato sui prototipi e sugli sketch, in pratica un sistema di prevendita.
Dal punto di vista della produzione ci collochiamo a metà tra il sartoriale e l’industriale, con più di un partner, anche se in questo momento stiamo lavorando con uno in particolare che fa base in centro Italia.

I competitor
Il principale è Lookk.com, una startup austriaca che ha avuto da poco un round ed ha un modello di business molto simile al nostro, anche se lavora anche su collezioni già create.
La differenza principale sta negli aspetti legati alla qualità e al made in Italy, su cui noi puntiamo molto.
Inoltre, Look.com non crea collezioni tematiche, unite da un mood come facciamo noi: i nostri contest vengono lanciati ogni due mesi, e quindi ogni due mesi si generano delle minicollezioni legate da un filo conduttore, il tema del contest. In questo c’è un’ulteriore differenza tra la nostra attività e la loro.

Artisti, consulenti, imprenditori
Maurizio. Sono il classico nerd che a 18 anni passava le giornate davanti al computer e a imparare a sviluppare front-end. Ma ho sempre avuto anche una vena artistica piuttosto sviluppata e dopo il liceo artistico ho iniziato l’Accademia di Belle Arti di Napoli, che ho lasciato quando mi hanno proposto un posto in una grossa agenzia di comunicazione in cui ho lavorato per 7 anni acquisendo le mie competenze più specifiche. E dove ho conosciuto Mary.
Mary. Io ho fatto il liceo linguistico e l’Accademia di Belle Arti, poi ho iniziato a lavorare come grafica pubblicitaria e come account in diverse agenzie di pubblicità e comunicazione. Ho fatto questo lavoro per 8 anni e per 3 Maurizio e io siamo stati colleghi condividendo il team e i clienti, perlopiù brand di moda e gioielli. E’ attraverso queste esperienze che ci siamo avvicinati a questo mondo.
Maurizio si occupa degli aspetti più tecnici, come la fotografia, il web design e l’html mentre Mary segue le attività di di press office, media planning, pr.

Il bisogno
Negli anni, siamo entrati in contatto con case di moda e tanti fashion designer e ci siamo resi conto che spesso sono sottovalutati, e che ci sono molti giovani talenti che non sanno come iniziare e che non hanno molte possibilità di coltivare la loro abilità. Da questo spunto ci è venuta l’idea di associare un modello di business tipicamente internet a questo settore, rivedendolo ed applicandolo ad hoc. In sostanza abbiamo tracciato un bisogno e risposto con una possibilità, tenuto conto che pur essendo l’industria della moda in Italia la più importante del mondo, online è praticamente assente, se si fa eccezione per Yoox. Si tratta quindi di esplorare un canale completamente nuovo, rilanciando e rivalutando anche attraverso di esso la creatività tipicamente italiana. Sappiamo che il nostro target di fashion perché crediamo che rappresenti una vera e propria nicchia di mercato per i prossimi anni.

Gli inizi e il rapporto con Enlabs
Abbiamo lavorato come dipendenti fino a metà del 2009, poi come liberi professionisti sempre nel campo della comunicazione legata alla moda. Nel 2010, abbiamo deciso di mettere da parte i nostri lavori da freelance per capire dove potevamo arrivare con una nostra idea. Da febbraio 2011, ci lavoriamo entrambi a tempo pieno. Nel frattempo abbiamo iniziato a seguire Enlabs e ci siamo resi conto che era un incubatore adatto alla nostra idea. Abbiamo partecipato a parecchi eventi cercando di farci conoscere e all’apertura dell’application abbiamo partecipato per essere poi selezionati a marzo.
Oggi, siamo ancora dentro l’acceleratore, perché Enlabs ha acquisito il 15% della società, dopo il periodo di 6 mesi di incubazione seguito al microseed per le spese di avvio della società. Durante questo percorso, Enlabs ci ha messo a disposizione una squadra di mentor, imprenditori seriali, professionisti ed esperti del settore che offrono supporto consulenziale in vari campi e organizza corsi di taglio molto operativo, che a noi hanno permesso di formarci su temi e dinamiche specifiche come il marketing strategico, la gestione aziendale e il rapporto con i venture capital. Per seguire tutto il percorso, ci siamo trasferiti a Roma per 6 mesi.

Lo sviluppo del progetto
Non esauriamo tutte le competenze di cui abbiamo bisogno con il nostro lavoro. Per lo sviluppo della struttura del sito, per esempio, ci siamo fatti aiutare da una società esterna. In altri ambiti abbiamo avuto molto supporto all’interno di Enlabs, come per esempio nella stesura del financial plan, mentre per gli aspetti di marketing, product development e pr siamo stati noi a fare il 90% del lavoro.
Il resto delle competenze le stiamo acquisendo man mano.
Oltre al supporto diretto, Enlabs ha rappresentato è anche uno spazio di co-working in cui abbiamo potuto coltivare moltissimo il network, e conoscere altri startupper con i quali ci siamo confrontati in modo utile e stimolante.
Ma nonostante tutto questo supporto le scelte cruciali rimangono sempre in capo all’imprenditore, ed Enlabs non esercita alcun tipo di condizionamento o influenza diretta.
Va detto anche che l’incubatore non è la soluzione a tutti i problemi: essere selezionati come startup non significa entrare in un contesto nel quale altri fanno quello che tu non sei in grado di fare. Semplicemente ti indicano la strada, ma l’imprenditore resti tu, e sei tu che porti avanti l’azienda e ne hai la piena responsabilità.
Lo stesso si può dire del rapporto con gli investor: noi abbiamo avuto il microseed e adesso stiamo facendo fundraising per un seed più importante e anche per un round, ma siamo consapevoli del fatto che si inizia a lavorare veramente quando hai ottenuto un investimento. Se oggi si lavora la notte e durante le feste, una volta che si hanno i soldi è anche peggio.

Il fundraising
Pur essendoci mossi verso i business angel abbiamo avuto dimostrazioni di interesse anche da venture capital, probabilmente per via del nostro modello di business. Noi infatti abbiamo deciso di investire sulla produzione dei capi di abbigliamento e questo spaventa gli angel privati.
All’interno di Enlabs sono stati organizzati eventi in cui c’era una platea mista tra venture capitalist e business angel, provenienti da Iag, ma non solo. Abbiamo avuto l’occasione di valutare varie possibilità e capire come muoverci. Attualmente, siamo in contatto con 4/5 venture capital, italiani ed europei.

Dalla consulenza all’impresa
Avvicinandosi all’imprenditoria, è difficilissimo appropriarsi di tutta la parte aziendale, tecnica e amministrativa, a maggior ragione per chi viene da esperienze come la nostra e da un settore completamente diverso.
Non avremmo mai pensato di fare un financial plan completo e dettagliato mese per mese, né di aprire un Srl, eppure lo abbiamo fatto.
In Italia la burocrazia e le spese per partire con una propria azienda rappresentano oggettivamente un ostacolo, ma se si crede nel proprio progetto è bene rimboccarsi le maniche e cercare la strada più agevole. Anche se si deve soffrire un po’, non è questo a fermarti.
Negli ultimi anni, poi, realtà come l’incubatore stanno prendendo piede: fino a 10 anni fa discorsi come quello che stiamo facendo sarebbero stati incomprensibili, ma ora c’è fermento e stanno nascendo tante nuove opportunità. Vale la pena di darsi da fare.

La vita privata
Siamo una coppia ma nasciamo come colleghi, quindi siamo abituati a lavorare insieme. Per noi non è insolito, ed è naturale. L’idea è nata prima che ci mettessimo insieme. E oggi, da un certo punto di vista, lavorare insieme è un vantaggio perché NextStyler ci prende così tanto che forse sarebbe stato difficile coltivare delle relazioni al di fuori del lavoro.
Fare startup significa avere periodi in cui sei al centro dell’universo e altri in cui sei solo e ti deprimi, alti e bassi continui, e giornate così alte che anche se quelle dopo non sono basse ti sembrano pessime. E’ difficile trasmettere le sensazioni che si provano quando si fa impresa. Ma i brutti momenti passano proprio grazie al fatto che dedichi al progetto tutto il tuo tempo e il tuo entusiasmo, e non può essere una difficoltà a bloccarti. In questo senso essere una coppia ci aiuta a ricordarci reciprocamente tutto questo, e a supportarci l’un l’altro.

Il futuro
Siamo molto ottimisti. Il 2011 è stato bellissimo e il 2012 sarà per noi l’anno migliore, abbiamo fiducia e aspettative altissime.
Stiamo completando la prima produzione e per metà gennaio saremo online con la vendita. Stiamo definendo l’e-commerce e poi ci occuperemo dello shooting per la campagna. Concluse queste ultime cose, saremo pronti e per la seconda metà di gennaio saranno disponibili i primi capi di abbigliamento femminile NextStyler, su cui abbiamo deciso di concentrarci per focalizzare al meglio le attività in questa fase.
il prossimo mese saremo a San Francisco come finalisti di Mind the Bridge, ma nel lungo termine la nostra scelta è di restare in Italia. Il mercato di Nexstyler è mondiale, è un brand internazionale fatto da stilisti e clienti di tutti i paesi. Ma il nostro vantaggio competitivo resta il made in Italy, e siamo intenzionati a mantenerlo.

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By Nicola Mattina