Una fair proportion per le startup innovative

Negli Stati Uniti, dal 1953, è stata istituita un’agenzia che si occupa della piccole imprese, la Small Business Administration. Tra le varie linee di intervento per sostenere la piccola impresa, mi sembra interessante la fair proportion:

It is the declared policy of the Congress that the Government should aid, counsel, assist, and protect, insofar as is possible, the interests of small-business concerns in order to preserve free competitive enterprise, to insure that a fair proportion of the total purchases and contracts or subcontracts for property and services for the Government (including but not limited to contracts or subcontracts for maintenance, repair, and construction) be placed with small business enterprises, to insure that a fair proportion of the total sales of Government property be made to such enterprises, and to maintain and strengthen the overall economy of the Nation.

In altri termini, il governo americano assicura che una quota della spesa pubblica per beni e servizi venga appaltata alle piccole imprese perché il loro fiorire è essenziale per il benessere della nazione. In Italia, questo ruolo non può essere svolto dalla pubblica amministrazione per via dei tempi di pagamento fuori controllo: non ha alcun senso far lavorare un’azienda con pagamenti a un anno, anche perché le banche di fatto non fanno credito ai piccoli che devono subire questi termini.

Però, il principio della fair proportion potrebbe essere applicato dalle grandi aziende italiane nei confronti delle startup innovative. Pensate ad aziende come Eni, Telecom Italia, Enel, Barilla, Fiat, Lottomatica, Poste Italiane (ossia tutte quelle aziende che per la loro dimensione hanno degli obblighi verso la collettività che le ospita) che facciano lavorare le startup innovative in modo sistematico assicurando loro tempi di pagamento che permettano loro di finanziarsi con il fatturato, invece di andare alla disperata ricerca di improbabili finanziamenti. Basterebbero poche cose:

  • impegnarsi a valutare prodotti e servizi delle startup come alternativa a quelli offerti dai fornitori abituali (i soliti consulenti e system integrator che vendono per innovazione la prossima release di Sap);
  • essere disponibile a pre-acquistare il servizio e prodotto mentre è in corso di sviluppo;
  • impegnarsi a stipulare contratti al momento in cui inizia il lavoro (e non dopo tre mesi, come è abitudine di molti uffici acquisti)
  • pagare a 30 giorni fine mese data fattura.

E’ un processo che funzionerebbe bene per un’ampia categoria di startup, per esempio quelle che lavorano nel portare nella cloud i servizi b2b oppure quelle che vogliono servire mercati duali, e che garantirebbe ai nuovi imprenditori apprendimento e fonti di finanziamento concrete.

By Nicola Mattina