L’esperienza di Stamplay al Betapitch di Berlino

Questo fine settimana io e Giuliano siamo stati a Berlino per partecipare a Betapitch, una pitch competition organizzata dal co-working Betahaus. E’ stata la prima esperienza internazionale da startupper e siamo tornati indietro con un po’ di cose, tra cui questo attestato di partecipazione 😉

Scherzi a parte, Berlino mi è sembrata una città incredibilmente attiva per quanto riguarda le startup e non credo che possano esservi molti dubbi sul fatto che diventerà entro breve la Silicon Valley dell’Europa continentale, in grado di rivaleggiare con la TechCity londinese. Dalle chiacchiere fatte con altri italiani, più o meno temporaneamente espatriati in Germania, è chiaro che la città tedesca presenta un grande vantaggio rispetto alla perfida Albione: costa poco ed è quindi molto più abbordabile per i giovani. Senza considerare il fascino di un ambiente tra il bohemien e il fricchettone.

Poiché gli investitori europei stanno aumentando la loro attenzione verso l’ecosistema che si sta sviluppando all’ombra della grande torre della televisione di Alexander Platz, stare a Londra o stare a Berlino non farà più tanta differenza, almeno per quanto riguarda le opportunità di raccogliere fondi.

Betahaus è un co-working in un palazzone di quattro piani che una volta era probabilmente un magazzino. E’ un posto pieno di maker che ospita molte startup ed eventi dedicati al mondo del digitale: il tutto ha un’aria studiatamente disordinata con tanti tipi diversi di mobili, divani degli anni sessanta più o meno recuperati e via di seguito.

Alla pitch competition abbiamo fatto la nostra figura, anche se non abbiamo vinto. Ma, almeno a giudicare dalle chiacchiere fatte a posteriori con la giuria, ci siamo posizionati bene nella testa dei giurati. Abbiamo imparato molte cose, soprattutto su come rendere più efficiente il modo presentare Stamplay.

Abbiamo anche imparato che è difficile trovare dei venture capitalist che siano competenti dell’argomento che trattiamo e che conoscano bene il mercato del marketing automation software. Credo che dipenda soprattutto dal fatto che negli ultimi anni, a causa degli acceleratori, molta attenzione si sia spostata verso il B2C. Per esempio, quando parliamo di app, la maggior parte degli interlocutori pensa che vogliamo fare app per smartphone, mentre le nostre sono delle web app. E, purtroppo, non c’è una parola ad hoc che identifica il tipo di applicazioni che andremo ad ospitare nel marketplace di Stamplay. Senza considerare che tutte le aziende nel nostro mercato le chiamano comunque app, visto che ormai la parola soluzione – tanto in voga negli anni novanta – sembra essere passata di moda (roba da system integrator vecchio stile).

Se tutto va bene, si prenota un altro aereo per Berlino a metà ottobre e magari questa volta riesco anche a prendermi una mezza giornata per vedere la città, perché questo weekend io e Giuliano siamo rimasti in clausura a mettere a punto il pitch e a ripeterlo, ripeterlo e ripeterlo 🙂

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