Tre storie di persone che hanno sfidato lo status quo

Come si fa ad avere una buona idea per avviare un nuovo business o – meno ambiziosamente – per guadagnare abbastanza da lasciare un impiego e rendersi indipendenti? Se cercate online, trovate migliaia di suggerimenti e storie, che vanno dalle cose più banali a trovate decisamente stravaganti. Ne ho scelte tre che hanno qualcosa da insegnarci: la homepage da un milione di dollari, l’uomo che barattò una graffetta per una casa e il ragazzo che guadagnò un milione di dollari per indossare delle magliette.

La pagina da un milione di dollari

Un’immagine che misura 1.000 per 1.000 pixel contiene esattamente un milione di pixel. Se si riuscisse a venderli tutti come spazi pubblicitari a un dollaro l’uno, sarebbe decisamente un bel gruzzoletto. Sembra un’idea parecchio bislacca: chi mai comprerebbe una manciata di pixel di un’immagine per metterci la propria pubblicità?

Ad Alex Tew, oggi fondatore dell’app per la meditazione Calm, non sembrò un’idea tanto folle. Era il 2005 e il giovane inglese aveva bisogno di soldi per l’università. Così nacque The Million Dollar Homepage (TMDHP).

Tew creò un sito Web con un’intestazione e un piè di pagina molto semplici e, tra queste righe di testo, piazzò un’immagine 1000×1000. Quindi iniziò a vendere porzioni che misuravano 10×10 pixel a chiunque volesse acquistarne una. Ogni porzione costava 100 dollari. Gli acquirenti potevano usare lo spazio per qualsiasi scopo (lecito) e il risultato più ragionevole era che gli acquirenti intendessero pubblicizzare il loro sito web. Ovviamente, l’area acquistata poteva contenere anche un link e Tew garantì che TMDHP sarebbe stata tenuta online per cinque anni.

Lanciata il 26 agosto 2005, TMDHP divenne rapidamente un fenomeno mediatico, anche grazie al fatto che Tew investì i primi 1.000 dollari guadagnati per una campagna di relazioni pubbliche. Nel giro di qualche mese tutti gli spazi erano stati venduti e, il primo gennaio 2006, Tew mise all’asta gli ultimi 1.000 pixel rimasti su eBay vendendoli a ben 38.100 dollari. Complessivamente, l’intraprendente ragazzo guadagnò 1.037.100 dollari in cinque mesi.

TMDHP ci insegna una cosa importante sul tempismo e lo spirito del tempo: l’idea di Tew funzionò perché era il momento giusto. Nel 2005, Internet era molto diversa da quella a cui siamo abituati, basti pensare che non esistevano né gli smartphone né i social media. I sistemi di advertising erano ancora molto rudimentali e il marketing virale era agli esordi (la voce dedicata a questo argomento su Wikipedia risale alla fine del 2004). TMDHP fu un vero e proprio fenomeno, tanto che – al culmine della sua popolarità – Alexa lo classificò come il terzo sito web con la crescita più veloce, dietro al sito ufficiale di Britney Spears: ben 25.000 hit unici all’ora!

L’uomo che barattò una graffetta per una casa

Quanto vale una graffetta rossa? Ci si può accontentare di una risposta banale, oppure andare alla ricerca di qualcosa di più stimolante. Kyle MacDonald, 26 anni, era curioso di sapere con che cosa sarebbe riuscito a scambiarla e se sarebbe riuscito a barattare l’oggetto ottenuto con qualcos’altro di maggiore valore. La sua ispirazione era un gioco di baratto per bambini chiamato Bigger and Better.

Tutto iniziò il 12 luglio 2005, quando MacDonald pubblicò un annuncio su Craiglist per scambiare una graffetta rossa che aveva sulla scrivania. Nel giro di qualche giorno, due ragazze di Vancouver decisero di offrire una penna a forma di pesce. Poi, una donna di Seattle decise di scambiare la penna con il pomello di maniglia a forma di faccia, che fu scambiata con fornello da campeggio offerto da un uomo del Massachusetts.

A questo punto, quello che era iniziato come un gioco, stava prendendo vita da solo e MacDonald aveva bisogno di trovare un modo per raggiungere un pubblico più vasto. Così nacque OneRedPaperclip.com. Cominciarono ad arrivare centinaia di email con offerte di ogni genere, inclusa una ragazza che voleva dare in cambio la sua verginità. Kyle decise di scambiare il fornello da campeggio con un generatore di corrente e poi con un barile di birra e un’insegna luminosa della Budwiser. Dopo due giorni un deejay offrì in cambio una motoslitta che – grazie ad una serie di altri scambi – divenne una mezza giornata insieme al cantante Alice Cooper. Per suggellare l’accordo, Kyle fu invitato anche sul palco e portò con se un’enorme graffetta rossa.

Nel frattempo, l’avventura di MacDonald era diventata un caso mediatico: il sito raccoglieva migliaia di visite e Kyle era stato invitato a diverse trasmissioni televisive. Continuando ad alimentare la comunicazione attorno al suo progetto, alla fine l’intraprendente ragazzo ottenne una casa a Kipling, nel Saskatchewan (Canada). In quest pagina, il comune di Kipling racconta perché aderì all’iniziativa.

La storia di Kyle MacDonald, oltre a essere divertente, insegna una cosa sull’intraprendenza. Per dirla con le parole del protagonista: «la graffetta rossa è stata un pretesto per iniziare un avventura. Se non avessi deciso di scambiarla con qualcos’altro, sarei ancora un ragazzo seduto alla scrivania con una graffetta in mano che si chiede cosa fare con quel pezzetto di ferro».

Il ragazzo che guadagnò un milione di dollari per indossare delle magliette

Jason Zook voleva essere una mucca viola. Ispirato dal famoso libro di marketing di Seth Godin (The Purple Cow), Jason era alla ricerca di un modo per essere differente e sfuggire alla routine di un lavoro da dipendente in un cubicolo. Con questa idea in testa, nel 2008 decise di provare se riusciva a essere pagato per indossare delle magliette pubblicitarie.

Creò un sito web e iniziò a mettere all’asta le sue giornate alzando il prezzo ogni giorno: in breve tempo, grazie alla sua capacità di fare PR e a un accordo con il neonato sito di streaming Ustream, il calendario comincio a riempirsi. Ogni giorno, Jason prendeva una nuova maglietta, la indossava, produceva dei contenuti che avessero un minimo di attinenza con il brand pubblicizzato e li pubblicava. Un progetto andato avanti dal primo gennaio 2009 al 6 maggio 2013.

Dopo quattro anni e quattro mesi, Zook decise di fermarsi perché non riusciva più a gestire lo stress di dover fare tutti i giorni la stessa cosa e mostrare sempre il lato divertente e accattivante di sé. Inoltre, nonostante, avesse guadagnato molti soldi nel frattempo, non era riuscito a mettere da parte nulla e, anzi, aveva accumulato oltre cento mila dollari di debiti perché, cercando di crescere, aveva gestito il suo business nel modo sbagliato.

In crisi, decise di provare a fare una cosa ancora più strana: mettere all’asta il suo cognome registrandosi all’anagrafe con il nome del brand che avesse fatto la migliore offerta. Così divenne Jason Sadler, Jason Headsetsdotcom e Jason Surfrapp. Allo stesso tempo, accettò il suggerimento di un amico di scrivere un libro sulla sua esperienza. Sempre alla ricerca di soldi, decise di dedicare un piccolo spazio in ogni pagina a uno sponsor e, prima ancora di scrivere una sola parola, aveva già guadagno 75mila dollari.

Le imprese di Jason Zook sono strate e difficilmente ripetibili, ma hanno una cosa in comune che vale la pena di sottolineare. Come racconta lo stesso Jason, il sul segreto è stato quello di cercare di andare oltre i confini posti da altre persone: «anche io ho dubbi e paure, ma ho anche la voglia di ottenere delle cose e mi piace farlo in modo diverso dagli altri. Alla fine, quello che ho imparato è che non puoi avere quello che non chiedi».

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By Nicola Mattina