Corporate blog: perché no?

Gerry McGovern, in un articolo dal titolo Blogs and blogging: advantages and disadvantages, mette in evidenza quattro svantaggi legati ai corporate blog:

  • la maggior parte delle persone non ha molte cose interessanti da dire e non è in grado di comunicare adeguatamente le proprie idee per iscritto;
  • generalmente chi ha qualcosa da dire non ha il tempo per scrivere e viceversa;
  • i blog sono facili di inaugurare, ma difficili da mantenere;
  • il web mostra tutta l’incoerenza e la disorganizzazione delle organizzazioni.

Le prime tre obiezioni sono poco sostanziose. Non è credibile che all’interno di un’organizzazione non ci sia neanche una persona appassionata del proprio lavoro e desiderosa di comunicarlo al mondo: in tutti i gruppi esiste un leader informale, quello a cui gli altri colleghi si rivolgono perché è colui che sa come si fa o che ha l’esperienza giusta. Il problema, semmai, è che i leader informali raramente corrispondono con i capi: le strutture formali, infatti, rispondono spesso a logiche diverse dalla competenza o dall’umanità, soprattutto nelle grandi burocrazie aziendali. Vengono piuttosto premiati apparentamento, fedeltà o compiacenza.
Ecco perché l’unica obiezione degna di nota è la quarta: il web mostra tutta l’incoerenza e la disorganizzazione delle aziende. E non c’è bisogno dei blog! Trovare esempi non è certo difficile: se guardiamo al mondo delle telecomunicazioni, anzi, è un po’ come sparare sulla croce rossa. Prendiamo il sito di Telecom Italia: un qualsiasi utente si aspetterebbe di trovare delle informazioni commerciali, l’accesso al servizio clienti e amenità simili. Invece nella homepage ci sono i comunicati stampa; per il resto si rimanda a una pletora di siti dedicati a divisioni aziendali o prodotti. Vodafone non ragiona in modo diverso: all’indirizzo con il nome dell’azienda ci sono le informazioni istituzionali. Per tutto il resto bisogna andare al sito www.190.it.
Si potrebbe pensare che sia una policy del gruppo e invece no: è una pensata tutta italiana (vedi il sito inglese). Questi due esempi mostrano una cosa molto semplice: la presenza on line di molte grandi aziende, lungi dall’essere unitaria, coerente o trasparente, rispecchia la loro organizzazione. A ciascuna divisione il suo sito gestito indipendentemente da tutto il resto. Vi immaginate cosa succederebbe se aziende come Telecom Italia o Vodafone dessero la stura ai blog dei dipendenti come stanno facendo molte grandi aziende americane?