Possiamo renderlo più accattivante?

Chi si occupa di realizzare siti web prima o poi deve avere a che fare con la fatidica domanda: “possiamo rendere questa pagina un po’ più coinvolgente e attraente? magari mettiamo delle fotografie più grandi o qualche colore in più”. Quando la pagina da abbellire è la home, la richiesta riguarda inevitabilmente una splash page con animazione e musichetta accattivante.

La domanda viene posta generalmente a metà del progetto dalla persona che ha meno esperienza di tutti in materia di Web: il capo. La stessa persona che si fa stampare le mail dalla segretaria. Egli è improvvisamente colto da vari dubbi sull’efficacia di ciò che dovrebbe approvare e, chissà perché, riesce a trovare una sola soluzione plausibile: l’effetto speciale.

In realtà, come fa notare anche Steve Krug nel suo ottimo Don’t make me think, “c’è un problema intrinseco nel modo in cui i capi sono coinvolti nel design del sito web […] considerata la modalità di sviluppo dei siti, tutto ciò che un direttore [o chi sta più in alto di lui, aggiungo io] può giudicare è l’aspetto […] Come risultato, il capo spinge sempre per qualcosa che sia visivamente più affascinante”.

Il problema è che nella maggioranza dei casi, la gente non vuole essere affascinata e tutto ciò che aggiunge vivacità gratuitamente diventa fastidioso. Quello che invece premia è fornire le informazioni e i servizi che l’utente desidera nel modo più semplice possibile. Altrimenti si finisce per sembrare poco competenti e più interessanti alle frivolezze che alla sostanza.

Mi annoia ripeterlo sempre, ma Google insegna!

6 Responses

  1. Mi ricordo che una volta mi hanno chiesto di fare una lezione a un Master. E ho parlato proprio di come unwebsite, toccando proprio il tema dell’inutile vivacità e dei fastidiosi orpelli web che ci si trova spesso davanti quando in verità si cercano “solo” delle informazioni. Edue mesi dopo una delle aziende che avevo in aula si fece realizzare un sito pieno di inutili orpelli… Forse la mia lezione non era stata così efficace. O forse era arrivato il fatidico capo a dire: “Beh, non possiamo farlo più vivo”?

  2. Hai ragione, ma ti è scappato un accento nella penultima frase.

    Grazie per la segnalazione 😉 Nicola

  3. l’errore non sta nel coinvolgimento del capo, ma nel pensare al fatto di “rendere più accattivante” la pagina. la user experience lavora sulla soddisfazione dell’utente, quindi sull’efficacia della pagina a livello di design e usabilità.

    morale, quando sento parlare di queste cose, mi viene sempre in mente Saint-Exupery, a proposito del design: “La perfezione si raggiunge non quando non c’è più nulla da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere”

  4. “Accattivante”, l’hai preso in pieno, è un aggettivo che avrei voluto proibire per legge in un periodo della mia vita. Con un primario istituto bancario arrivavo a gridare al telefono con gli incolpevoli ma supini scagnozzi che avevano ricevuto il diktat del capo; e via a pretendere mortali splash page con animazioni in flash, che comunicassero la mission, la vision, la santa maria.

    Che poi l’animazione in flash ha anche un difetto pratico, introduce ulteriori variabili soggette all’arbitrio dell’incompetente: oltre a forma, colore, posizione ci si mettono movimento, tempo, suono e musica. E’ l’inferno, sai già che perderai mesi a proporre infinite variazioni sul tema.

    Credo che il grafico o il progettista di siti web sia il mestiere più diffuso tra gli italiani, subito dopo “allenatore della nazionale”: ognuno si sente in diritto di dire la sua, tanto è solo questione di “gusti”, no? Il grosso del lavoro è educare il cliente, fare l’account è un’arte maieutica.

  5. (->vic) Tanto, poi, come disse un mio professore, l’unica mission di un’ azienda è fare soldi. Si sa.

  6. @vic: probabilmente ci si sente tutti un pò web designer perchè come il pallone, basta un pc, photoshop e una discreta conoscenza di html (per non parlare dei software wisiwyg) per piazzare un sito, qualsiasi sialo scopo o il tema. E forse è anche questo quello che rende la rete più “democratica”. Come nel calcio, dove esistono squadre dilettantistiche che per l’appunto giocano in categorie a loro dedicate mentre i miliardi girano nelle leghe professionistiche, anche nel web c’è una struttura simile.

    @tutti: per quanto riguarda la questione dell'”accattivante” e del rapporto capo-designer (parlo da incompetente di marketing e da poche ore avvicinatomi alla captologia per mera curiosità), sono un convinto sostenitore del fatto che l’utente inesperto di programmazione, di web design e di internet in generale va a sensazione. C’è una sorta di incolpevole trasposizione tra la tv ed il web: intendendo la rete come un contenitore estremamente dinamico dove ciò che conta è solo l’immagine o quasi (modello televisivo). Anche perchè, in fin dei conti, il più importante strumento di output per il pc è proprio un monitor: ancora molto diffuso quello a tubo catodico 😉

    Tesi bislacca?