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Le galline virtuali di Second Life

Sono iscritto a Second Life dall’inizio del 2005 (mi chiamo Nick Wallaby), ma non l’ho mai usato molto perché richiede un notevole periodo di apprendimento prima di riuscire a fare qualsiasi cosa. Anche chattare non è così immediato come dovrebbe essere e gestire il movimento è spesso estremamente frustrante. Insomma, a dispetto dei grandi entusiasmi che molti mostrano per l’argomento, nutro un certo scetticismo: troppo oneroso per il beneficio che offre.
L’altro giorno ero nel nuovo ufficio di Sketchin a Lugano e Leonora stava creando la sede della società su Second Life: allora mi sono messo vicino e ho sbirciato un po’ per capire qualcosa di più. Dopo pochi minuti sono arrivato alla conclusione che la creazione di oggetti e architettura non è cosa per me, però ho imparato un paio di cose che adesso mi aiutano a muovermi meglio.
Oggi ho deciso di dedicare un paio di ore allo studio dell’ambiente e, complice il libro uscito con La Repubblica, ho esplorato un po’ di luoghi virtuali. Alcune cose sono piuttosto intriganti soprattutto per via della architetture oniriche, anche se trovo un po’ paradossale costruire una casa per un avatar che non ha bisogni fisiologici; trovo anche paradossale il fatto che molti, pur costruendo edifici che non potrebbero esistere nella realtà, si ostinano a fare scale, porte, finestre, pavimenti e così di seguito.

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Leonora sta anche collaborando al progetto di un’isola virtuale dedicata ai progetti non governativi (Humanitarian Life in Second Life). Attualmente sull’isola c’è un centro educativo a forma di uovo trasparente, un suk, un laghetto con tanto di barche, delle tende e un aia con delle galline virtuali. La cosa divertente è che è possibile acquistare degli oggetti virtuali che diventano delle donazioni reali. Per esempio, acquistando galline per un valore di 900 Linden Dollar (poco meno di quattro dollari americani) si dona una gallina reale a un villaggio del Ruanda.