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10domande: punto e a capo

Oggi pomeriggio, ho finito di caricare le ultime risposte per il progetto 10domande: le ho ottenute all’ora di pranzo da Fabiana Stefanoni, candidata del Partito d’Azione Comunista (con tanto di battuta sulla rivoluzioni bolscevica). Con lei si chiude il progetto e vale la pena fare qualche piccola considerazione.

1. E’ evidente che i candidati (a prescindere dall’età) non hanno alcuna comprensione di come sia possibile usare la Rete per coinvolgere gli elettori e creare consenso. I loro staff si muovono ancora in modo rudimentale e applicano a Internet le stesse categorie dei media di massa: è ovvio che in questa ottica, una qualsiasi iniziativa che si esaurisce online non può competere con la Tv, la radio o i giornali. In più di un’occasione, siamo stati respinti perché c’era prima il programma della Rai, di Mediaset, della Sette e così di seguito: sono convinto che siamo riusciti a strappare le adesioni di chi ha risposto solo perché il progetto era ospitato dal sito del Sole 24 Ore.

2. Soprattutto a sinistra, si sono scimmiottati gli americani producendo video virali, ma nessuno si è accorto che la vera novità della campagna di Obama è usare la Rete per gestire un sistema di relazioni, ossia come strumento per governare l’attività di centinaia di migliaia di volontari, che si muovo attivamente sul territorio. Ad ogni modo, nonostante i tanti video che sono circolati su YouTube, molti degli staff dei candidati non erano attrezzati per produrre dei video e questo è stato uno dei motivi per cui non siamo riusciti a raccogliere molte risposte: banalmente non è stato possibile incrociare le agende dei candidati.

3. Fare un progetto di giornalismo partecipativo insieme con una testata giornalistica ha pro e contro. Andrea Beggi fa notare che “la funzione del medium tradizionale sembra quella di veicolare gli interventi verso l’interlocutore, vestendoli con un abito rassicurante”. E’ vero ma solo parzialmente, perché in un progetto come 10domande non ci può essere controllo editoriale e quindi la lista delle domande non si può indirizzare in una direzione piuttosto che un’altra. Il ruolo del giornalista professionista in questo caso diventa notarile e questo mette a disagio sia lui che il suo interlocutore. Come si fa a inserire i quesiti del nostro progetto nella linea editoriale di un quotidiano come Il Sole 24 Ore? Non si fa e questo, inevitabilmente, raffredda gli entusiasmi della redazione e lascia perplessi anche gli intervistati perché rende l’esposizione mediatica meno prevedibile.

Concludo: 10domande è stata un’esperienza estremamente interessante. Per un verso è stato un successo: la qualità delle domande era ottima; i feedback ricevuti da chi ha partecipato ci hanno permesso di imparare moltissime cose che sistematizzeremo e condivideremo in un report nelle prossime settimane. Per un altro verso è stato un insuccesso, per esempio: a eccezione dello spazio dedicatogli da Nova 24, il progetto ha ricevuto pochissima visibilità fuori dalla rete; non abbiamo previsto che sarebbe stato necessario andare con una nostra telecamera a registrare le domande.

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