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Traumi d’infanzia

Estasi culinarie non è riuscito a coinvolgermi più di tanto: anche se la scrittura di Muriel Barbery ha sicuramente delle finezze, la trama risulta complessivamente piatta e scontata. Un famoso critico gastronomico, sul letto di morte, va alla ricerca del sapore “definitivo” che – alla fine – non proviene da una raffinata prelibatezza preparata da un cuoco di chiara fama, ma da una busta di bignè di Carrefour. Insomma, quello che il protagonista cerca è un semplice sapore dell’infanzia.
Nulla di particolarmente coinvolgente, quindi, in questo romanzo, ma un passaggio merita di essere citato (probabilmente perché mi ricorda la mia di infanzia). A raccontare è la figlia del protagonista:

Lui assaggiò un bignè, fece una smorfia, spinse indietro il piatto e ci osservò. Senza guardarlo, sentivo che alla mia destra Jean stava facendo una fatica terribile a deglutire; io invece rimandavo il momento in cui ne avrei preso un altro boccone, e stupidamente lo guardavo impietrita mentre ci fissava.
“Ti piace?”, mi chiese con la sua voce roca.
Panico e smarrimento. Vicino a me Jean ansimava piano. Mi feci violenza.
“Sì” dissi con un debole borbottio.
“Perché?” proseguì facendosi sempre più brusco, anche se mi ero accorta che dentro quegli occhi, che per la prima volta in tanti anni mi scrutavano davvero, c’era un scintilla nuova, inedita, come un impalpabile pulviscolo di aspettativa, di speranza, inconcepibile, angosciosa e paralizzante perché da tempo ero abituata al fatto che lui non si aspettava nulla da me.
“Be’… perché è buono?” mi arrischiai curvando le spalle.
Avevo perso. Quante volte da allora sono riandata col pensiero – e con le immagini – a quell’episodio lacerante, a quel momento in cui qualcosa sarebbe potuto cambiare, in cui l’aridità della mia infanzia priva di padre avrebbe potuto tramutarsi in un amore nuovo, radioso… Sullo schermo doloroso dei miei desideri delusi i secondi sfilano al rallentatore: la domanda, la risposta, l’attesa, poi l’annientamento. Il bagliore dei suoi occhi si spegne rapido così come si era acceso. Lui si volta disgustato, paga e io me ne torno di nuovo nella prigione della sua indifferenza.