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La giusta direzione? Mah!

Stasera sono stato all’incontro di Prossima Italia al Caffè Letterario a Roma. Il titolo era assai ambizioso (la Giusta direzione) e anche l’intento:

Una direzione parallela, con il Pd restituito ai suoi elettori, quelli che in questi giorni sono molto preoccupati e non sempre comprendono le scelte dei vertici nazionali. Una direzione in cui raccogliere i mille messaggi pervenuti sul sito di Prossima Italia, ribadire l’importanza delle primarie e del loro senso politico, dire ad alta voce: prima gli elettori. Il Pd era nato per questo e se vuole vincere, questo deve essere capace di fare. Attraverso le voci autorevoli dei leader di sempre e di chi al Pd guarda soprattutto per il futuro del Paese.

Beh! Mi spiace, ma nelle due ore che sono rimasto ad ascoltare gli interventi mi sono annoiato mortalmente e con me molti dei partecipanti, visto che dopo poco la maggior parte delle persone chiacchierava in piccoli capannelli mentre il programma andava avanti senza alcun entusiasmo.

Mi sono annoiato non tanto per il format o per la poca abilità dei relatori, ma per la totale mancanza di contenuti. Come spesso accade in queste occasioni, infatti, la maggior parte delle persone sale sul palco per proporre la propria analisi definitiva dei mali del Partito democratico. Che ovviamente sono noti e condivisi sicché tutti ripetono le stesse cose: non vogliamo fare l’alleanza con Casini, Rutelli e Fini; i dirigenti del partito non vogliono fare le primarie; nel Partito democratico non c’è democrazia interna. E via di seguito.

Queste cose le sappiamo già, le diciamo ovunque offline e online. Forse sarebbe il caso di fare un passo avanti; di passare dalla lamentela fine a se stessa, dall’analisi banale con cui tutto concordano e che tutti sono disposti ad applaudire, a qualcosa di più concreto. Qualcosa che possa smentire D’Alema quando dice che una classe dirigente deve dimostrare di essere tale per sostituire quella precedente.

Se tutti concordiamo che le primarie sono un necessario strumento di esercizio delle prerogative degli elettori, allora non dobbiamo incontrarci per discutere del fatto che Fassino non le vuole fare a Torino perché ha paura di perderle. Dobbiamo discutere di come fare in modo che le primarie non siano eludibili.
Cosa posso fare io che abito a Roma per aiutare gli elettori di Torino a promuovere le primarie nella propria città? Perché io sono disponibilie a fare qualcosa per affermare il principio e a fare pressione affinché esso trovi applicazione. Devo fare come in America? Telefonare alla direzione nazionale del Pd? Spedire un’email? Scrivere ai giornali? Prendere un treno per partecipare a delle attività nel capoluogo piemontese? Sono disponibile! Quello che mi rifiuto di fare è perdere tempo ad ascoltare la solita tiritera, come se l’unica cosa possibile fosse cercare di convincere Fassino con le buone a sottoporsi a una selezione che probabilmente lo vedrebbe sconfitto.

Analizzare i problemi senza proporre delle soluzioni concrete e percorribili è tipico dei partiti di opposizione, di quelli che sanno che non andranno al governo. E’ tipico anche delle correnti minoritarie all’interno dei partiti e – almeno fino ad ora – Prossima Italia non fa eccezione. Questo atteggiamento non produce una classe dirigente in grado di prendere in mano le redini prima di un partito e poi di un Paese.