Voglia di startup. Human microseed 2/2

Abbiamo detto che gli ingredienti fondamentali di un acceleratore sono i soldi, l’apprendimento e le relazioni. Nel precedente post, ho proposto un modo per sostituire i soldi con risorse molto più pregiate, ossia intelligenze che sono disposte a dedicare le proprie competenze a favore della startup a titolo di investimento.
 
Per quanto riguarda l’apprendimento e le relazioni, dobbiamo tenere conto che l’obiettivo non è creare un acceleratore, ma fare una startup, quindi non dobbiamo porci nell’ottica di avere un programma di formazione da mettere a disposizione degli imprenditori. Piuttosto, dobbiamo fare un modo che che tutti i partecipanti all’impresa (fondatori e human microseeder) condividano un metodo di lavoro, il cui obiettivo è massimizzare le probabilità di successo della startup.
 
Il metodo di riferimento per chi si occupa di startup è senza dubbio quello del customer development, descritto da Steve Blank in The Four Steps to the Epiphany. Per le Internet startup, si può più specificamente fare riferimento al modello della Lean Startup, messo a punto da Eric Ries: si tratta di una declinazione operativa del customer development in cui l’attività di produzione di software viene realizzata impiegando metodi agili.
 
Partendo da questa base, con Fabio Lalli stiamo mettendo a punto un’ulteriore declinazione operativa del modello, che abbiamo chiamato Startup72h prendendo spunto dall’esperienza maturata da Fabio con Yeplike! e dalla presentazione che ha fatto all’ignite di Codemotion.
 
L’idea di base è molto semplice. Nel customer development, il gruppo di lavoro è diviso in: un problem team che lavora a stretto contatto con il cliente per capire i suoi bisogni, effettuare i test e via di seguito; un solution team che sviluppa il prodotto. Nel nostro modello, entrambi i team lavorano in iterazioni di 72 ore eliminando tutti i fronzoli e concentrandosi unicamente sul risultato da raggiungere. Le iterazioni del solution team possono essere anche molto serrate: per esempio tre persone che lavorano per tre giorni (magari un weekend) e rilasciano una funzionalità o una nuova versione del servizio. Le iterazioni del problem team, invece, sono per forza di cosa più diluite nel tempo perché è necessario interagire con il cliente e ci sono inevitabilmente dei tempi morti.
 
A partire dalla prossima settimana dedicherò una serie di post a descrivere il metodo del customer development così come lo racconta Steve Blank, in modo che sia più chiara la declinazione che intendiamo farne io e Fabio con Startup72h.
 
Spiegare il metodo di lavoro è una delle due componenti dell’apprendimento; la seconda è comunque rappresentata dal mentoring, attraverso una serie di incontri di tutto il gruppo di lavoro con imprenditori ed esperti che si renderanno disponibili a condividere quello che sanno con noi.
 
Infine, le relazioni. Su questo fronte, è ovvio che il sottoscritto metterà a disposizione della startup la propria rete di relazioni, ma non basta. E’ necessario lavorare proattivamente per arricchire il network, costruendo una mappa degli stakeholder con i quali accendere e alimentare una relazione che sia funzionale al raggiungimento degli obiettivi della startup.

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By Nicola Mattina