Social Tv secondo Marco Magnocavallo

Il numero di venerdì di Startup Wikli, la newsletter settimanale di Marco Magnocavallo, è dedicato alla social tv. Ne riporto un brano a integrazione degli appunti che ho pubblicato qualche giorno fa:

La TV aumentata dall’interazioni tra gli utenti non è sicuramente un’idea nuova visto che le prime piattaforme sono ancora del lontano 2000. Esperimenti che si basavano sull’uso del telecomando come input e degli SMS come canale di comunicazione. Il tutto penalizzato da un’usabilità molto bassa e soprattutto dalla mancanza di un grafo sociale. A chi importa in effetti di chattare e interagire con perfetti sconosciuti?
La rivoluzione è progressivamente in arrivo e mi chiedo: saranno le startup o i colossi ad avere successo?
Da una parte abbiamo AppleTV, Google TV, XBOX, NetFlix, i colossi dell’elettronica come Samsung con la Smart TV e Sony mentre agli antipodi ci sono giovani e aggressive startup come Playphilo, Gomiso e GetGlue.
Se i colossi lavorano per cercare di integrare nella TV i servizi più famosi come Facebook, Twitter e Flickr oltre ad aver aggiunto un primo embrione per i suggerimenti dei contenuti da vedere grazie alle preferenze degli altri utenti, dall’altra ci sono piattaforme nuove che partono dal grafo sociale per costruire un’esperienza di fruizione dei contenuti completamente nuova.
Playphilo, fresca di un Round A di finanziamento, cerca di portare il modello di Foursquare (si effettua il check-in sul programma che si sta vedendo) più Twitter (si commenta insieme alle altre persone) nel mondo della televisione. Un modello simile a quello che diversi di noi hanno sperimentato in modo empirico negli ultimi tempi: TV sintonizzata da una parte e computer o tablet per interagire su Facebook/Twitter/Friendfeed.
Come Playphilo anche GoMiso, che pur se è partita da pochi mesi sembra avere già una trazione molto interessante, unisce badge e stream di commenti per conquistare gli utenti. Non bisogna inoltre dimenticare che GoMiso ha ricevuto un finanziamento di 1,5 milioni di dollari nientemeno che da Google Ventures e Hearst Media.
Curioso anche il caso di BeeTV. La startup israeliana aveva raccolto due anni fa 8 milioni di dollari di finanziamento per lavorare a un sistema di suggerimenti sui programmi da guardare e qualche giorno fa ha cambiato modello, raccogliendo un altro milione e mezzo di dollari, spostandosi verso la socializzazione durante la visione di un programma televisivo.
Il futuro della televisione passerà quindi dalle nuove startup o dalle piattaforme evolute dei colossi?
A sentire quanto dice Ynon Kreiz, CEO di Endemol: “social media meets television is the next big thing” e vedendo l’esperimento fallito di FOX mi spingerei più sul modello di TV aumentata dal grafo sociale.