Da Karl Popper a Steve Blank

Oggi mi è capito di riprendere in mano un libro di Karl Popper che ho studiato per l’esame di metodologia delle scienze sociali con Dario Antiseri. Il parallelo tra l’epistemologia popperiana, il metodo scientifico e le più recenti teorie sull’imprenditorialità scientifica di Steve Blank ed Eric Ries sono evidenti.

Infatti, la nascita e la crescita di un’impresa è caratterizzata dall’apprendimento e dalla scoperta e da un’incertezza di fondo, perché si parte da ipotesi che vanno progressivamente testate e corroborate fino ad arrivare a un sistema coerente, ossia un’organizzazione con un solido modello di business. Almeno, fino a quando non cambiano le condizioni del mercato e quindi occorre iniziare tutto d’accapo. L’approccio che Steve Blank insegna ai suoi allievi alle università di Stanford e Berlekey è erede dell’epistemologia di Karl Popper che sta alla base del metodo scientifico:

Il risultato di esperimenti è la selezione di ipotesi che hanno superata la prova degli esperimenti, in base all’eliminazione di quelle ipotesi che non vi sono riuscite, e che perciò sono state scartate. E’ importante rendersi conto delle conseguenze di questo punto di vista. Eccole: tutti gli esperimenti possono essere interpretati come tentativi di estirpare teorie false, di cercare i punti deboli di una teoria per poterla scartare qualora gli esperimenti ne provassero la falsità. Questo punto di vista viene qualche volta giudicato paradossale; si osserva che il nostro scopo è di stabilire delle teorie, e non di eliminare quelle false. Ma appunto perché noi miriamo a stabilire delle teorie nel miglior modo possibile, dobbiamo sottometterle alle più dure prove possibili; cioè dobbiamo cercarne le eventuali falle, e far di tutto per provarne la falsità. Se, nonostante i nostri sforzi massimi, non riusciamo a provare che sono false, soltanto allora possiamo dire di aver sottoposto le teorie ad esperimenti severi. Ecco perché la scoperta di esempi che convalidano una teoria vale pochissimo se non abbiamo tentato, senza riuscirvi, di trovare degli esempi che la confutano. Perché se abbiamo poco senso critico, troveremo sempre quello che desideriamo: cercheremo, e troveremo quelle conferme; distoglieremo lo sguardo da ciò (e quindi non vedremo) che potrebbe mettere in pericolo le teorie che ci sono care. In questo modo è facilissimo ottenere prove, apparentemente schiaccianti di una teoria che, se fosse stata invece avvicinata con animo critico, sarebbe stata confutata. Affinché funzioni il metodo della selezione per mezzo dell’eliminazione, e per assicurare la sopravvivenza delle teorie più adatte, è necessario che la loro lotta per la vita sia dura. (Karl Popper, Miseria dello storicismo)

Così come uno scienziato formula delle teorie e poi costruisce un sistema di test per metterle alla prova dei fatti, allo stesso modo un neo imprenditore formula delle ipotesi sui bisogni dei consumatori, sui prodotti che potrebbero soddisfarli, sulla loro produzione e commercializzazione con l’obiettivo di capire se tali ipotesi sono realistiche e quindi possano rappresentare una solida base di un modello di business. Un tema che meriterebbe di essere approfondito 🙂

6 comments

  • Un post magnifico.
    Il pensiero popperiano e le sue declinazioni nella cultura digitale saranno a mio avviso la chiave dei prossimi 5 anni di riflessioni su processi, metodi, metodologie e strumenti.

    Per approfondire consiglio la lettura de “Il cigno nero” di Nassim Taleb. E capirai perché *non* posso essere troppo affezionato all’agile come metodo “tutto incluso”, come soluzione facile.

    Mille di questi post!

    • Penso di capire quello che vuoi dire: il tuo è uno spunto di riflessione ricchissimo di conseguenze… Grazie 🙂

  • 1. Popper non sta alla base del metodo scientifico: Karl è nato alcuni secoli dopo che era stato formulato da Galileo, Bacon e altri.
    2. Il mercato è un giudice più severo dei test che gli scienziati possono mettere in atto e meno passibile di interpreatazioni.
    2.1 Il mercato a differenza della realtà immutabile che la scienza cerca di conoscere, è una realtà dinamica influenzata e per certi versi creata dagli stessi attori che vi operano ( senza tirare in ballo heisenberg).
    2.2 infatti non condivido l’assunto che il mercato sia qualcosa assunto come dato.
    3. Popper rischia di essere fuorviante con la sua idea della scienza come luogo ideale a cui fare riferimento.
    Piuttosto sarebbe il caso di valorizzare visioni della ricerca scientifica meno idealizzate e più concrete, che già hanno fatto breccia nel mondo del business: il ruolo dei paradigmi e la capacità di infragerli concepiti da Kuhn; l’anarchia e l’irrazionalità della ricerca scientifica di Feyarabend.

    • Gianluca,
      grazie per la precisazione: in effettila frase è formulata in modo impreciso. Non intendevo dire che Popper ha inventato il metodo scientifico: il suo decisivo ruolo mi sembra ben riassunto nella voce di wikipedia sull’argomento http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_scientifico
      A prescindere dell’universalità e immutabilità della realtà che osserviamo, il problema è la nostra capacità di esplorarla e conoscerla. Questo vale per la natura, per la società e il mercato. In tutti i casi facciamo delle ipotesi sul loro funzionamento, ma non è detto che siano corrette: quindi assumiamo che siano vere fin quando non abbiamo dimostrato il contrario. Lo fanno gli scienziati e dovrebbero imparare a farlo anche manager e imprenditori 🙂
      Tra le altre cose, ragionare su questi temi, porta automaticamente a fare delle riflessioni sulle conseguenze delle nostre azioni.
      Mi riprometto di studiare meglio l’argomento…

  • Gianluca: su #2, il mercato non può essere più severo delle leggi fisiche, che non ammettono eccezioni. E la realtà è dinamica, esattamente come il mercato.

    Nicola: spunto interessante, forze leggermente forzato?

    • @Nicola Non condivido il giudizio della superiorità morale degli scienziati che puntano alla verità, rispetto a manager e imprenditori. Kuhn, regata bene e altri raccontano una storia molto meno idilliaca di come funziona la scienza rispetto a quanto vuol farci credere Popper.

      @Simone. Nel breve periodo lo è:-) Le leggi fisiche non ammettono eccezioni, sono pressocché eterne eppure dopo millenni le conosciamo ancora poco.
      Il mercato non ha leggi eterne. impiega un paio di settimane a dire che un prodotto fa schifo. Se invece sei bravo, te ne infischi delle leggi in vigore fino a quel momento e ne promulghi di nuove.

By Nicola Mattina