Le startup digitali entrano nell’agenda del Governo

Leggo su Quotidianamente che:

il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, svelerà la nascita di una «task force governativa sulle start up» durante l’incontro romano organizzato da Stefano Parisi di Confindustria digitale. «L’obiettivo— ha confermato al Corriere lo stesso Passera—è di arrivare a concepire un pacchetto di misure di varia natura – amministrative, fiscali, di semplificazione burocratica, di credito d’imposta e in generale di incentivi, di sostegno all’internazionalizzazione – per alimentare in Italia un ambiente nuovo che incoraggi e promuova la creazione e la crescita di imprese innovative». Dunque un decreto sul tema che dovrebbe rimanere autonomo rispetto a DigItalia, quello sull’Agenda digitale.

Il gruppo è coordinato dal capo della segreteria tecnica Infrastrutture, Alessandro Fusacchia, e sarà composto da Paolo Barberis (che ha appena avviato l’acceleratore Nana Bianca a Firenze), Mario Mariani (Net Value), Massimiliano Magrini (Annapurna), Riccardo Donadon (H-Farm), Andrea Di Camillo (Principia), Selene Biffi (Youth Action for Change), Annibale D’Elia (Bollenti Spiriti), Giuseppe Ragusa (Luiss), Giorgio Carcano (ComoNExT) ed Enrico Pozzi, psicoanalista (d’altro canto per fare una startup in Italia bisogna essere un po’ pazzi!). A loro si aggiungono Luca De Biase e Donatella Solda-Kutzmann, consulente del ministro.

Trovo interessante e positivo che nel gruppo sia stata inserita Selene Biffi, che si occupa di innovazione sociale. Allo stesso tempo, mi sembra una buona mossa aver creato un braccio operativo in forma di associazione: Italia Startup, presieduta da Donadon, dovrebbe mettere a punto delle linee guida da affidare a Passera e indicare le condizioni operative per stimolare il brodo primordiale.

Visti i nomi nel gruppo, il focus è chiaramente sulle startup digitali. Visti i tempi di questo Governo, è prevedibile (ed auspicabile) che l’associazione si concentri su cose molto tattiche: un insieme di norme che possano essere inserite velocemente in un decreto. I principi sono già tracciati nel sito dell’associazione:

  • Detassazione operazioni di investimento in Startup e/o di operazioni di M&A avente come target startup italiane.
  • Deroga a normativa TUF/TUB e regolamenti Banca d’Italia per mini-SGR che intendono esclusivamente gestire e/o già gestiscono fondi che investono in Startup.
  • Deroga al TUF per permettere la raccolta di capitale attraverso il sistema del Crowdfunding fino ad un massimo di Euro 300.000 senza dover applicare la normativa sulla raccolta del risparmio ai sensi del TUF.
  • Creazione di un sistema di “Safe Harbor” in modo tale che per i primi tre anni dalla costituzione di una Startup, la stessa sia soggetta unicamente al codice civile, il codice penale e alcune leggi tassativamente indicate (es: leggi per la tutela della salute e della sicurezza, leggi ambientali…).
  • Annullamento, per i primi tre anni dalla costituzione della Startup, dei costi ed degli adempimenti burocratici camerali (anche rivedendo il sistema di funzionamento e governance delle SRL). Sostituzione degli adempimenti burocratici con semplici autocertificazioni (che dovranno essere soggette a controlli di verifica) da inviare alle CCIAA.

Personalmente non sono un amante delle zone franche e delle deroghe alle norme, perché non siamo un Paese che se lo può permettere: deroghiamo fin troppo e troviamo qualsiasi scusa per derogare ulteriormente. Gli interventi “emergenziali” in Italia sono pericolosi: non credo che abbiamo bisogno di stimolare la nascita di nuove imprese tout-court, ma la nascita di imprese sane in grado di crescere anche quando vengono meno gli stimoli dello Stato. Imprese scalabili e in grado di competere sui mercati internazionali.

Ovviamente, questo governo non ha il tempo e la forza per fare interventi di carattere strutturale, tipo: introdurre il merito nelle università e nei centri di ricerca; fare in modo che la giustizia civile abbia tempi da Paese civile; promuovere l’apprendimento sul fare impresa. Quindi inutile parlarne!

5 comments

  • Ciao Nicola.

    E’ vero. Io sono nella task force e nella Associazione con un obiettivo preciso, assegnatomi dalla mia corporazione professionale: a ogni startup il suo psicoanalista, pagato dal VC di turno…
    Non sono d’accordo con te sulle ‘zone franche’, fiscalità speciali ecc. La normalità è anomala inb Italia, e creare l’eccezione è solo produrre artificialmente isole di normalità.
    A presto!

    Enrico

  • Ciao Enrico,

    spero mi perdonerai per aver celiato un po’ 🙂 Fuori dagli scherzi, colgo l’occasione per sottolineare un aspetti sottovalutato: si parla troppo di startup e troppo poco di imprenditori, mentre varrebbe la pena spostare l’attenzione sulle persone.

    Dalla mia esperienza, uno dei principali rischi che corrono gli imprenditori del digitale è di confrontarsi con i consumatori solo attraverso la mediazione della tecnologia. Il pericolo è di non riuscire mai dalla propria comfort zone e quindi di coltivare solamente il confronto rassicurante evitando quello che ti mette in crisi. Mutatis mutandis, è un manifestazione dei fenomeni che la Turkle descrive nel suo ultimo libro (ne scriverò nel prossimo post). Ovviamente questo approccio espone a maggiori rischi di fallimento perché non ci fa intravedere i problemi.

    A presto
    Nicola

  • Trovo sicuramente apprezzabili gli sforzi del governo nel cercare di ridurre burocrazia e tassazione per le startup ed è molto pragmatica la tua considerazione dell’ultimo paragrafo, ma finché in questo paese non si troverà il modo di innestare un vero e proprio cambiamento sociale e culturale del fare impresa, le startup saranno sempre poche ed avranno vita difficile.
    Io credo fermamente che il vero motore di tutto sia il merito, che deve essere il punto di riferimento di qualunque attività, a partire dalla ricerca nelle università fino ad arrivare alle imprese commerciali ed ai criteri con cui vengono loro commissionati i lavori. Gli Stati Uniti, dove si sono sviluppate realtà modello come la Silicon Valley, non a caso hanno sempre avuto tra i valori cardine il merito.
    Senza interventi strutturali si rischia solo di dopare il mercato rendendo ancora più difficile la vita alla poche startup già esistenti che lavorano bene contando unicamente sulle proprie forze.

By Nicola Mattina