La comunicazione interna a un punto morto

Nordisk Kommunikation ha intervistato 12.000 dipendenti di 24 aziende scandinave in merito alla comunicazione interna delle proprie organizzazioni. Le risposte non sono state molto incoraggianti: così riferisce Fredrik Wackå su Corporate Blogging Info.
La ricerca evidenzia tre problemi principali:

  • il top management non è né visibile né credibile. Solo il 4% degli intervistati pensa che i propri dirigenti facciano quello che dicono;
  • la comunicazione strategica è un insuccesso: solo il 50% degli impiegati sanno dire con esattezza quali sono gli obiettivi e le strategie delle proprie aziende;
  • il 50% degli intervistati pensa di non essere sufficientemente informato in merito ai cambiamenti in corso nell’organizzazione di cui fa parte.

Wackå è cauto e fa notare che i risultati della ricerca possono essere in parte influenzati dal fatto che la società promotrice si occupa di comunicazione interna e che “non farebbe molti soldi se dicesse che va tutto bene”. Tuttavia, chi ha lavorato in grandi organizzazioni sa che i tre punti evidenziati non sono poi così lontani dalla verità.
Senza arrivare agli eccessivi entusiasmi di Jonathan Schwartz (se vuoi essere un leader, allora non puoi fare a meno di un blog), che punta la sua attenzione solo su uno strumento, non si può non condividere l’affermazione per cui un “leader deve trovare dei modi per comunicare direttamente con i propri collaboratori”. E’ ovvio che un dirigente non può diventare visibile aggirandosi instancabilmente tra corridoi e stabilimenti, ma – con la Rete – esistono tanti altri modi: “ci stiamo dirigendo rapidamente verso una situazione in cui visibilità e credibilità sono possibili per un leader che vuole essere visibile e ha le qualità per essere credibile”.
La conclusione di Wackå è semplice: “i risultati non sono positivi, ma è il meglio che possiamo ottenere con gli strumenti di comunicazione che usiamo oggi. Per migliorare, le aziende devono adottare forme di comunicazione partecipativa”.